“Per noi l’Italia è casa, è il nostro punto di riferimento, è il paese in cui viviamo e anche quello che vogliamo poter contribuire a far crescere. Ma per farlo serve la cittadinanza, senza di essa non abbiamo diritto al voto, all’assistenza sanitaria, alle opportunità sportive e a quelle scolastiche come l’Erasmus. È importante capire che diversità è ricchezza, la cittadinanza è un diritto e pertanto non dovrebbe neanche essere chiesta. Questa è la nostra battaglia e dobbiamo vincerla”. Con questa testimonianza portata da Masseni Cisse, una ragazza italiana di seconda generazione, si è aperta oggi, sabato 5 aprile, la campagna referendaria sulla cittadinanza del comitato provinciale per il “Sì” che raccoglie al suo interno associazioni, partiti e organizzazioni uniti dalla volontà di informare i cittadini e portarli al voto l’8 e il 9 giugno.
Cinque saranno i quesiti abrogativi su cui gli italiani dovranno esprimersi quest’estate, quattro sono dedicati al tema della sicurezza sul lavoro e uno al diritto di cittadinanza. Ed è su quest’ultimo che i tanti partiti e le tante realtà che compongono il comitato sono d’accordo: bisogna votare “Sì” perché si tratta di “una battaglia di civiltà, equità, coesione e giustizia sociale a cui non possiamo più sottrarci. Una battaglia importante per il nostro Paese, necessaria anche per compensare il calo demografico che stiamo vivendo e per portare equilibrio nel sistema pensionistico”. Un passo avanti, che è poi anche un passo indietro perché prevede il ritorno alla situazione precedente alla Bossi-Fini del 1992, in grado di cambiare la vita a 1,5/2 milioni di persone definito “necessario per migliorare l’inclusione sociale e l’accesso ai diritti, oltre che l’allineamento agli standard europei in materia”.
Tra i tanti interventi di partiti e associazioni che si sono succeduti questa mattina, sabato 5 aprile, allo Shisha Lounge di piazza Boves, anche quello della consigliera regionale Giulia Marro che ha spiegato come il comitato intende sensibilizzare i cittadini: “Andremo per strada, con i banchetti, ad eventi, nelle piazze e porteremo le testimonianze di persone che hanno affrontato il percorso di richiesta di cittadinanza che ad oggi richiede circa 10/14 anni di tempo. Un’attesa assurda per un qualcosa che spetta di diritto a chi se no in questo paese rischia di avere solo dei doveri. Un tempo troppo lungo che votando ‘Sì’ abbiamo la possibilità di ridurre di circa 5 anni”. Diverse testimonianze sono già state ascoltate oggi in un luogo che non è stato scelto in modo casuale, anzi “lo Shisha Lounge, che chiude a mezzanotte ormai da un anno, è frequentato da tante persone di prima e seconda generazione, è un luogo dove origini diverse convivono insieme e proprio per questo lo abbiamo aperto ai cittadini – ha spiegato la Marro: per creare un’occasione di dialogo”.
Da tutti i partecipanti un grande invito ad andare a votare per permettere al referendum di raggiungere il quorum: “Cerchiamo di rendere visibili gli invisibili”.