L’ultramaratoneta bovesano Gianluca Coniglio è stato scelto come pacer accompagnatore del campione paralimpico Richard Whitehead alla Maratona di Milano di domenica 6 aprile. Insieme con il collega e amico spagnolo Jaime Gutierrez Vicente, il portacolori della Boves Run aiuterà l’atleta britannico a correre i 42,195 km al tempo in 2:50:00. Una soddisfazione per Coniglio (che ha all’attivo 55 fra maratona e ultra) che fungerà da metronomo per Whitehead, la cui storia ha emozionato e commosso il mondo.
Classe 1976, Whitehead ha subito l’amputazione delle gambe a causa di una patologia congenita. Un problema che non gli ha impedito di dedicarsi allo sport di altissimo livello. Insegnante di nuoto, ha anche preso parte alle Olimpiadi invernali di Torino 2006 nel Hockey su slitta. In Maratona ha stabilito un primo record mondiale nel 2010 a Chicago (2:42:52). Alle Olimpiadi di Londra 2012 ha dovuto reinventarsi sprinter (non esisteva infatti la maratona per gli atleti amputati). Nello Stadio Olimpico ha conquistato l’oro nei 200 metri con il record del mondo (24,38 secondi). Un titolo confermato anche a Rio de Janeiro nel 2016 (con l’aggiunta dell’argento nei 100 metri). A Tokyo 2020 è salito sul secondo gradino del podio sempre nel mezzo giro di pista.
Lo scorso ottobre Whitehead si è riappropriato del miglior tempo al mondo sulla prova regina tagliando il traguardo a Chicago in 2:41:36. Nell’anno in corso, il campione britannico, anche ambasciatore della lotta contro il cancro alle ossa e ai tessuti molli, ha l’ambizioso progetto di completare 20 maratone in tutto il mondo. Una sfida che vuole celebrare l’esordio sulla distanza, avvenuto a New York nel novembre 2004. A metà marzo è stato fra i protagonisti della Run Rome The Marathon.
Coniglio e Gutierrez detteranno il ritmo nella maratona del capoluogo meneghino, una gara che vedrà al via oltre 12000 podisti provenienti da tutto il mondo. Un ruolo di generosità e responsabilità che l’atleta bovesano conosce bene. Sono anni infatti che il cinquantunenne ha deciso di mettere a disposizione degli altri atleti la sua capacità di essere guida, motivatore e punto di riferimento per i compagni di fatica.
Questa volta un impegno arduo, a un ritmo importante ma anche la soddisfazione di poter scrivere a sei mani una nuova pagina di storia della maratona.