Scrive Mauro Calderoni, consigliere del Partito Democratico in Regione Piemonte. “Mesi fa, quando anche la destra di governo si accorse improvvisamente dell’esperienza di ospitalità straordinaria per i lavoratori stagionali nel saluzzese, ne fece un modello Piemonte. Un’operazione mediatica che banalizzava una realtà ben più complessa: la rete di accoglienza attivata nei comuni esiste solo grazie all’impegno costante di sindaci, associazioni, forze dell’ordine, sindacati, terzo settore e aziende illuminate. Fui l’unico allora ad eccepire che non si trattava certo di un sistema facilmente replicabile. E, soprattutto, che è un sistema che ha sempre avuto bisogno di risorse, arrivate nel tempo da fondi regionali, ministeriali, bancari, comunali e dalle stesse aziende agricole. Nel 2022, con l’approvazione del Pnrr si sperava finalmente di dare stabilità a questo progetto, garantendo continuità senza il solito affanno nel reperire finanziamenti. Ma la notizia giunta da Bruxelles chiude definitivamente la porta a questa prospettiva.
Il termine per la realizzazione dei progetti resta fissato a metà 2026, e il nostro progetto, per sua natura complesso e articolato, non potrà vedere la luce nella sua interezza. Ed anche oggi dunque mi ritrovo solo di fronte alle sottovalutazioni della minoranza saluzzese sull’iter di approvazione e all’ottimismo ingiustificato del presidente Cirio e di Coldiretti. Ahimè infatti, tutto ciò si scontra con la realtà. Sì, le risorse arriveranno, ma non nei tempi necessari. E così, un’opportunità storica per consolidare un sistema di accoglienza dignitoso e funzionale rischia di sfumare.
Occorre essere onesti: ci abbiamo provato, ma non siamo riusciti a concretizzare il progetto. E non per colpa nostra. Regione, Ministero e persino il Commissario straordinario avevano riconosciuto il valore del progetto della rete saluzzese. Ma senza il tempo necessario per realizzarlo, la politica degli annunci e degli slogan si scontra con la realtà dei fatti. E a pagarne il prezzo, come sempre, saranno i territori e le persone che in essi vivono e lavorano”.