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Anna Serena, dall’Unione industriale alla clausura

29 marzo 2025

Cuneo

Suor Anna Serena   In tanti fanno fatica a capire la sua scelta di vita, ma lei di certo è una donna felice. Suor Anna Serena, da poco madre badessa delle monache di clausura Clarisse di Bra, si presenta così: “Sono Marilena Pepino, ho 60 anni e ho vissuto a Roccavione fino ai 26 anni, quando sono entrata nel monastero delle Clarisse di Boves”. I suoi genitori? “Il mio papà Pietro era operaio e contadino, mia mamma Giuseppina casalinga, mia sorella Celestina è di 17 anni più vecchia di me: una famiglia semplice, con valori solidi alla base. Mi porto dentro il profumo delle cose semplici, del fieno, dei boschi, dei giochi con i bambini del vicinato, delle tante corse spensierate... delle gite in bici e in montagna!”.  Come avevano preso la sua scelta? “I miei genitori mi hanno trasmesso la fede, l’amore per la vita, il senso del dovere, il gusto delle cose semplici, l’onestà, la sincerità… Quando ho detto a loro che entravo in monastero non si sono stupiti più di tanto. La clausura li ha intimoriti all’inizio pensando al loro futuro da soli. Ben presto hanno scoperto che ero felice e che ero ancora più vicina a loro nell’affetto e nel ricordo della preghiera. Non solo, anche fisicamente nei momenti di difficoltà. Ora sono già in cielo”. Le scuole?  “Ho fatto le scuole dell’obbligo a Roccavione e la scuola per segretaria d’amministrazione a Cuneo. Sono sempre stata sensibile: mi commuovevo vedendo i bambini poveri alla tv e mi era venuta l’idea di diventare missionaria. Poi è arrivata l’adolescenza con i suoi interrogativi, dubbi e crisi. E’ stato l’incanto del Santuario di Sant’Anna di Vinadio a conquistarmi il cuore! Ed è stato proprio lì, a Vinadio, dopo l’esame di maturità, che ho saputo che all’Unione industriale di Cuneo cercavano una segretaria. Mi sono presentata, mi hanno assunta e ho lavorato lì per sette anni, come segretaria nell’Ufficio Edilizia”.  La chiamata come si è manifestata? “Da bambina pregavo sul solaio davanti alla statua della Madonna di Lourdes, o partecipavo ai Vespri domenicali in parrocchia, e dicevo tanti strafalcioni durante il canto in latino del ‘Tantum ergo’. Forse, senza saperlo, la chiamata è iniziata lì. Poi i segni graduali: l’attrazione alla persona di Gesù, quel senso di vuoto che ti prende quando apparentemente non sembra mancarti niente, una voglia matta di amare tutti senza possedere niente e nessuno! Quello che avevo non mi bastava più! Il volontariato in ospedale, l’incontro con la Città dei Ragazzi e infine con il monastero di Boves mi hanno dato le risposte che cercavo”. Oggi quale ruolo ha?  “Dal 17 settembre 2021 con le mie sorelle di Boves ci siamo trasferite al monastero di Bra: una nuova chiamata, come quella recente ad essere madre badessa. Il Signore chiama a servirlo in vari modi, ma la cosa più bella è appartenere a Lui. E’ questo che rende felici!”  In quante siete?  “Siamo in 14 sorelle dai 37 ai 92 anni, tutte con voti definitivi. Il lavoro più impegnativo è quello della produzione di ostie: poi ci sono i lavori in infermeria, portineria, cucina, sartoria, giardino, decorazione di ceri, ecc... Ma il lavoro non sarebbe sufficiente a sostenere le spese, se non arrivasse la Provvidenza!”. La vita in comunità? “Siamo impegnate in una vita di preghiera, lavoro, fraternità. Ospitiamo per giornate di ritiro in foresteria. In portineria accogliamo chi viene ad affidarsi alla nostra preghiera, chi domanda dei beni di prima necessità o desidera semplicemente essere ascoltato”. Una scelta come la vostra non è compresa da tutti… Lei madre Anna Serena si sente dentro o fuori al mondo? “Certo che una scelta come la nostra non è capita da tanti! Neanche io a 18 anni la capivo… Ma credo che il Signore si sia divertito un mondo con me! Ora mi sento molto più libera interiormente di quando ero fuori! Come sorella clarissa e ancora di più come madre mi sento pienamente dentro il mondo che viviamo, dentro la storia di oggi: una clarissa non può non fare sue le gioie, le speranze, le sofferenze che vive la gente ma senza lasciarsi sedurre dalla mentalità del mondo, dalle sue ambiguità, dal suo mettere al centro il proprio ‘io’ e i propri interessi. Vivere il Vangelo ti dona la gioia di fare la propria parte perché il mondo in cui viviamo sia più umano e più di Dio”.  La sua giornata tipo? “Inizia alle 5.15 con l’alzata, un caffè e la preghiera fino alle 8 (Ufficio delle letture, meditazione, Lodi, rosario). Dopo colazione e l’Ora terza segue il lavoro fino alle 12. Dopo l’Ora Sesta, il pranzo, il riordino della cucina, il tempo di silenzio, la preghiera di Nona, il tempo della formazione o gli incontri di fraternità, i Vespri e la Messa. Alla cena segue la ricreazione fino alla Compieta che conclude la giornata”. Lasciare Boves nel 2021 è stato difficile?  “Eh sì. Ci è costato molto! Lasciare una comunità così bella, con tanti legami, è stato un taglio sul vivo! Eppure il Signore ci aspettava a Bra… E le sorelle della Città dei Ragazzi hanno colmato il vuoto”. Che ricordi ha di quegli anni e che rapporti ha mantenuto con la Chiesa di Cuneo? “Tantissimi ricordi dei tanti appuntamenti di gioia! (uno tra i tanti, le veglie mensili di preghiera dell’11 del mese). Il legame con Boves, con la Chiesa di Cuneo, con le tante persone conosciute e amate è ancora molto forte: è sempre aria di casa, lì dove è nato tutto, dove ho ricevuto tutto… E’ parte del mio e del nostro cuore perché il legame della preghiera non si spezza mai. Ancora tanti amici bovesani e cuneesi vengono a trovarci e ogni volta è come se ci fossimo lasciati ieri!”. Non le manca il fatto di non avere avuto dei figli e di non essersi sposata?  “Di figli e di figlie spirituali... ne abbiamo tantissimi!”. Il mondo di oggi? “E’ un mondo assetato di ‘acqua’ vera! Ma spesso la cerca in luoghi sbagliati. C’è tanto bene, che cresce in silenzio…”. Come mai il messaggio di San Francesco e Santa Chiara a distanza di 800 anni è ancora così attuale? “Perché al centro non c’è un ideale astratto, ma il Vangelo, cioè la persona di Gesù Cristo”. Un pensiero sulla Pasqua che si avvicina? “Papa Francesco ci invita a ‘non lasciarci rubare la speranza’ perché Cristo ha vinto la morte, nonostante le tante sofferenze e le guerre dicano il contrario”.
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