Marco Margaria, 34 anni ad aprile, da quasi sei anni è fuori dall’Italia e in questo periodo in Danimarca, dove lavora in una panetteria.
Marco, ci racconta come è arrivato in Danimarca?
I miei genitori hanno un’azienda agricola con le vacche piemontesi, io mi sono diplomato ragioniere e ho iniziato la mia attività lavorativa in ufficio, ma non mi piaceva. Allora ho deciso di intraprendere l’attività di macellaio, alla Cooperativa Agricola Buschese. Nel frattempo alla sera frequentavo alcuni corsi amatoriali di cucina, fino ad iscrivermi all’Università del Gusto di Pollenzo, per fare un corso di cucina popolare italiana. Da lì arrivo a Belluno, al Ristorante Dolada di Riccardo De Pra, una delle stelle più longeve d’Italia, dove mi fermo per due anni. Poi cresce in me la curiosità della vita all’estero, anche per migliorare il mio inglese, ma non volevo andare in Inghilterra per i problemi legati alla Brexit e così ho scelto un paese scandinavo, dove la cucina stava crescendo molto.
Inizio in un ristorante nordico italiano e poi cambio per un posto in osteria, fino ad arrivare in una delle migliori panetterie di Copenaghen e dopo tre anni diventare capo panettiere. La panetteria cresce e da media compagnia diventa grande, da 5 dipendenti arriva a 15, quando ho deciso di lasciare, anche se il mio titolare mi aveva assegnato un posto di supervisore.
Una scelta legata alla conoscenza della mia compagna, originaria dello Sri Lanka, con la sua famiglia trasferitasi in Danimarca quando lei aveva un anno. Dopo un anno che ci eravamo conosciuti abbiamo deciso di avere un figlio, ed ora abbiamo una bambina di due anni e mezzo.
Conciliare il lavoro e la famiglia, mi ha imposto di fare delle scelte in ambito lavorativo, dettata anche dalla società danese, dove una persona dovrebbe lavorare otto ore al giorno, stare otto ore con la propria famiglia e dormire otto ore.
Adesso ho cambiato lavoro da poco, faccio sempre il panettiere, 37 ore a settimana, 4 giorni da dieci ore durante la prima settimana e 3 giorni nella seconda.
La remunerazione rispetto alle ore di lavoro?
Al netto sono circa 20 euro all’ora, basato anche in seguito alla mia esperienza, all’inizio la partenza base era di circa 14 euro.
Come si sta in Danimarca al di là dell’aspetto lavorativo?
In Danimarca l’istruzione e la sanità sono gratuite, la tassazione è automatica quando sei dipendente, con il conguaglio a marzo, tutto disponibile online con pochi click.
La disoccupazione statale non esiste, devi iscriverti ad un patronato, versare mensilmente e solo dopo un anno accedere alla disoccupazione, nel frattempo puoi avere aiuti dallo Stato. Non esiste il tfr e la pensione viene concordata con datore di lavoro, in parte coperta dall’azienda e in parte dalla persona, oppure si opta per una pensione privata.
Il costo della vita è alto ma bilanciato, chi lavora nell’hospitality guadagna di meno, mentre in ufficio lo stipendio parte da 3000 euro netti.
Per affittare una camera in un appartamento condiviso si spende dai 700 ai 1200 euro al mese, uno studio sui 1500 e un appartamento di 90 metri quadrati, 2000 euro di base. Dipende molto da zona. Per la spesa alimentare si spende un po’ di più dell’Italia, ma mancano i prodotti buoni, quasi tutto è importato e la scelta è scarsa.
Cosa le manca dell’Italia?
Sicuramente il cibo, infatti quando si torna in Italia in vacanza, il mangiare prodotti made in Italy è sempre al primo posto. Mi mancano le nostre montagne, qua tutto piatto e paesaggisticamente non è proprio “uao”, sì ci sono alcuni punti belli, ma la scelta è ridotta. L’inverno è lungo, parte da ottobre e arriva a marzo (cielo grigio, pioggia, vento e spolverata di neve).
L’estate è molto carina, con temperature che arrivano anche a 26 gradi e se non c’è una nuvola ti bruci a colpo sicuro.
Il ritmo di vita rispetto all’Italia?
La città è viva e ci sono diversi eventi, in più i cittadini vivono appieno i parchi e i canali.
Un’altra cosa positiva è che non bisogna correre, il tempo rallenta. Come ho menzionato prima si dà molto peso alla famiglia. Ora mia figlia va all’asilo e prima andava al nido da quando aveva 11 mesi (normale età dove tutti i bambini iniziano) questi due sono gli unici a pagamento, circa 500 euro al mese con mensa inclusa. Il ruolo da genitore è 50/50 qua, si va al parco, ci sono diverse attività oppure in casa a giocare.
Non è difficile vedere diversi papà al parco giochi, un aspetto molto positivo che penso in Italia sia difficile da trovare. Tra le altre cose ho avuto due mesi di paternità nel primo anno di vita di mia figlia.
Un’altra cosa è che se vuoi c’è la possibilità di reinventarsi, non è facile ma ci sono diverse scuole serali pubbliche o anche compagnie con crescite interne. L’università è gratuita e alcuni corsi sono in inglese.
Tornerebbe in Italia?
Al momento no, in quanto la mia famiglia è qua e la mia compagna dovrebbe imparare l’italiano, inoltre non sarebbe facile trovare un lavoro decente nel suo ambito.
Riguardo al mio stato lavorativo penso che piano piano ci si sta muovendo bene. Ho due cari amici con delle belle attività in Italia, uno a Paesana, la panetteria si chiama Forma, la seconda a Barge, panetteria Ribotta. Tutte e due lavorano bene e stanno seguendo le nuove tendenze, cioè pochi prodotti ma fatti bene, si punta sulla qualità.
paesi
Marco Margaria, 34 anni ad aprile, da quasi sei anni è fuori dall’Italia e in questo periodo in Danimarca, dove lavora in una panetteria.
Marco, ci racconta come è arrivato in Danimarca?
I miei genitori hanno un’azienda agricola con le vacche piemontesi, io mi sono diplomato ragioniere e ho iniziato la mia attività lavorativa in ufficio, ma non mi piaceva. Allora ho deciso di intraprendere l’attività di macellaio, alla Cooperativa Agricola Buschese. Nel frattempo alla sera frequentavo alcuni corsi amatoriali di cucina, fino ad iscrivermi all’Università del Gusto di Pollenzo, per fare un corso di cucina popolare italiana. Da lì arrivo a Belluno, al Ristorante Dolada di Riccardo De Pra, una delle stelle più longeve d’Italia, dove mi fermo per due anni. Poi cresce in me la curiosità della vita all’estero, anche per migliorare il mio inglese, ma non volevo andare in Inghilterra per i problemi legati alla Brexit e così ho scelto un paese scandinavo, dove la cucina stava crescendo molto.
Inizio in un ristorante nordico italiano e poi cambio per un posto in osteria, fino ad arrivare in una delle migliori panetterie di Copenaghen e dopo tre anni diventare capo panettiere. La panetteria cresce e da media compagnia diventa grande, da 5 dipendenti arriva a 15, quando ho deciso di lasciare, anche se il mio titolare mi aveva assegnato un posto di supervisore.
Una scelta legata alla conoscenza della mia compagna, originaria dello Sri Lanka, con la sua famiglia trasferitasi in Danimarca quando lei aveva un anno. Dopo un anno che ci eravamo conosciuti abbiamo deciso di avere un figlio, ed ora abbiamo una bambina di due anni e mezzo.
Conciliare il lavoro e la famiglia, mi ha imposto di fare delle scelte in ambito lavorativo, dettata anche dalla società danese, dove una persona dovrebbe lavorare otto ore al giorno, stare otto ore con la propria famiglia e dormire otto ore.
Adesso ho cambiato lavoro da poco, faccio sempre il panettiere, 37 ore a settimana, 4 giorni da dieci ore durante la prima settimana e 3 giorni nella seconda.
La remunerazione rispetto alle ore di lavoro?
Al netto sono circa 20 euro all’ora, basato anche in seguito alla mia esperienza, all’inizio la partenza base era di circa 14 euro.
Come si sta in Danimarca al di là dell’aspetto lavorativo?
In Danimarca l’istruzione e la sanità sono gratuite, la tassazione è automatica quando sei dipendente, con il conguaglio a marzo, tutto disponibile online con pochi click.
La disoccupazione statale non esiste, devi iscriverti ad un patronato, versare mensilmente e solo dopo un anno accedere alla disoccupazione, nel frattempo puoi avere aiuti dallo Stato. Non esiste il tfr e la pensione viene concordata con datore di lavoro, in parte coperta dall’azienda e in parte dalla persona, oppure si opta per una pensione privata.
Il costo della vita è alto ma bilanciato, chi lavora nell’hospitality guadagna di meno, mentre in ufficio lo stipendio parte da 3000 euro netti.
Per affittare una camera in un appartamento condiviso si spende dai 700 ai 1200 euro al mese, uno studio sui 1500 e un appartamento di 90 metri quadrati, 2000 euro di base. Dipende molto da zona. Per la spesa alimentare si spende un po’ di più dell’Italia, ma mancano i prodotti buoni, quasi tutto è importato e la scelta è scarsa.
Cosa le manca dell’Italia?
Sicuramente il cibo, infatti quando si torna in Italia in vacanza, il mangiare prodotti made in Italy è sempre al primo posto. Mi mancano le nostre montagne, qua tutto piatto e paesaggisticamente non è proprio “uao”, sì ci sono alcuni punti belli, ma la scelta è ridotta. L’inverno è lungo, parte da ottobre e arriva a marzo (cielo grigio, pioggia, vento e spolverata di neve).
L’estate è molto carina, con temperature che arrivano anche a 26 gradi e se non c’è una nuvola ti bruci a colpo sicuro.
Il ritmo di vita rispetto all’Italia?
La città è viva e ci sono diversi eventi, in più i cittadini vivono appieno i parchi e i canali.
Un’altra cosa positiva è che non bisogna correre, il tempo rallenta. Come ho menzionato prima si dà molto peso alla famiglia. Ora mia figlia va all’asilo e prima andava al nido da quando aveva 11 mesi (normale età dove tutti i bambini iniziano) questi due sono gli unici a pagamento, circa 500 euro al mese con mensa inclusa. Il ruolo da genitore è 50/50 qua, si va al parco, ci sono diverse attività oppure in casa a giocare.
Non è difficile vedere diversi papà al parco giochi, un aspetto molto positivo che penso in Italia sia difficile da trovare. Tra le altre cose ho avuto due mesi di paternità nel primo anno di vita di mia figlia.
Un’altra cosa è che se vuoi c’è la possibilità di reinventarsi, non è facile ma ci sono diverse scuole serali pubbliche o anche compagnie con crescite interne. L’università è gratuita e alcuni corsi sono in inglese.
Tornerebbe in Italia?
Al momento no, in quanto la mia famiglia è qua e la mia compagna dovrebbe imparare l’italiano, inoltre non sarebbe facile trovare un lavoro decente nel suo ambito.
Riguardo al mio stato lavorativo penso che piano piano ci si sta muovendo bene. Ho due cari amici con delle belle attività in Italia, uno a Paesana, la panetteria si chiama Forma, la seconda a Barge, panetteria Ribotta. Tutte e due lavorano bene e stanno seguendo le nuove tendenze, cioè pochi prodotti ma fatti bene, si punta sulla qualità.
Marco, panettiere in Danimarca
22 marzo 2025
Cuneo
Marco Margaria, 34 anni ad aprile, da quasi sei anni è fuori dall’Italia e in questo periodo in Danimarca, dove lavora in una panetteria.
Marco, ci racconta come è arrivato in Danimarca?
I miei genitori hanno un’azienda agricola con le vacche piemontesi, io mi sono diplomato ragioniere e ho iniziato la mia attività lavorativa in ufficio, ma non mi piaceva. Allora ho deciso di intraprendere l’attività di macellaio, alla Cooperativa Agricola Buschese. Nel frattempo alla sera frequentavo alcuni corsi amatoriali di cucina, fino ad iscrivermi all’Università del Gusto di Pollenzo, per fare un corso di cucina popolare italiana. Da lì arrivo a Belluno, al Ristorante Dolada di Riccardo De Pra, una delle stelle più longeve d’Italia, dove mi fermo per due anni. Poi cresce in me la curiosità della vita all’estero, anche per migliorare il mio inglese, ma non volevo andare in Inghilterra per i problemi legati alla Brexit e così ho scelto un paese scandinavo, dove la cucina stava crescendo molto.
Inizio in un ristorante nordico italiano e poi cambio per un posto in osteria, fino ad arrivare in una delle migliori panetterie di Copenaghen e dopo tre anni diventare capo panettiere. La panetteria cresce e da media compagnia diventa grande, da 5 dipendenti arriva a 15, quando ho deciso di lasciare, anche se il mio titolare mi aveva assegnato un posto di supervisore.
Una scelta legata alla conoscenza della mia compagna, originaria dello Sri Lanka, con la sua famiglia trasferitasi in Danimarca quando lei aveva un anno. Dopo un anno che ci eravamo conosciuti abbiamo deciso di avere un figlio, ed ora abbiamo una bambina di due anni e mezzo.
Conciliare il lavoro e la famiglia, mi ha imposto di fare delle scelte in ambito lavorativo, dettata anche dalla società danese, dove una persona dovrebbe lavorare otto ore al giorno, stare otto ore con la propria famiglia e dormire otto ore.
Adesso ho cambiato lavoro da poco, faccio sempre il panettiere, 37 ore a settimana, 4 giorni da dieci ore durante la prima settimana e 3 giorni nella seconda.
La remunerazione rispetto alle ore di lavoro?
Al netto sono circa 20 euro all’ora, basato anche in seguito alla mia esperienza, all’inizio la partenza base era di circa 14 euro.
Come si sta in Danimarca al di là dell’aspetto lavorativo?
In Danimarca l’istruzione e la sanità sono gratuite, la tassazione è automatica quando sei dipendente, con il conguaglio a marzo, tutto disponibile online con pochi click.
La disoccupazione statale non esiste, devi iscriverti ad un patronato, versare mensilmente e solo dopo un anno accedere alla disoccupazione, nel frattempo puoi avere aiuti dallo Stato. Non esiste il tfr e la pensione viene concordata con datore di lavoro, in parte coperta dall’azienda e in parte dalla persona, oppure si opta per una pensione privata.
Il costo della vita è alto ma bilanciato, chi lavora nell’hospitality guadagna di meno, mentre in ufficio lo stipendio parte da 3000 euro netti.
Per affittare una camera in un appartamento condiviso si spende dai 700 ai 1200 euro al mese, uno studio sui 1500 e un appartamento di 90 metri quadrati, 2000 euro di base. Dipende molto da zona. Per la spesa alimentare si spende un po’ di più dell’Italia, ma mancano i prodotti buoni, quasi tutto è importato e la scelta è scarsa.
Cosa le manca dell’Italia?
Sicuramente il cibo, infatti quando si torna in Italia in vacanza, il mangiare prodotti made in Italy è sempre al primo posto. Mi mancano le nostre montagne, qua tutto piatto e paesaggisticamente non è proprio “uao”, sì ci sono alcuni punti belli, ma la scelta è ridotta. L’inverno è lungo, parte da ottobre e arriva a marzo (cielo grigio, pioggia, vento e spolverata di neve).
L’estate è molto carina, con temperature che arrivano anche a 26 gradi e se non c’è una nuvola ti bruci a colpo sicuro.
Il ritmo di vita rispetto all’Italia?
La città è viva e ci sono diversi eventi, in più i cittadini vivono appieno i parchi e i canali.
Un’altra cosa positiva è che non bisogna correre, il tempo rallenta. Come ho menzionato prima si dà molto peso alla famiglia. Ora mia figlia va all’asilo e prima andava al nido da quando aveva 11 mesi (normale età dove tutti i bambini iniziano) questi due sono gli unici a pagamento, circa 500 euro al mese con mensa inclusa. Il ruolo da genitore è 50/50 qua, si va al parco, ci sono diverse attività oppure in casa a giocare.
Non è difficile vedere diversi papà al parco giochi, un aspetto molto positivo che penso in Italia sia difficile da trovare. Tra le altre cose ho avuto due mesi di paternità nel primo anno di vita di mia figlia.
Un’altra cosa è che se vuoi c’è la possibilità di reinventarsi, non è facile ma ci sono diverse scuole serali pubbliche o anche compagnie con crescite interne. L’università è gratuita e alcuni corsi sono in inglese.
Tornerebbe in Italia?
Al momento no, in quanto la mia famiglia è qua e la mia compagna dovrebbe imparare l’italiano, inoltre non sarebbe facile trovare un lavoro decente nel suo ambito.
Riguardo al mio stato lavorativo penso che piano piano ci si sta muovendo bene. Ho due cari amici con delle belle attività in Italia, uno a Paesana, la panetteria si chiama Forma, la seconda a Barge, panetteria Ribotta. Tutte e due lavorano bene e stanno seguendo le nuove tendenze, cioè pochi prodotti ma fatti bene, si punta sulla qualità.