cuneo
Il primo Giubileo della storia si svolse nell’anno 1300
Tutto ha avuto inizio 725 anni fa, il 22 febbraio dell’anno 1300, quando papa Bonifacio VIII (succeduto a Celestino V, quello del “gran rifiuto”), con la bolla “Antiquorum habet” apriva il primo Giubileo della storia cristiana, concedendo ai pellegrini in visita alle basiliche degli Apostoli Pietro e Paolo “il perdono dei loro peccati, non solo pieno ed assai largo, ma anzi assai pienissimo… Stabiliamo che coloro i quali vogliano essere fatti partecipi di simile indulgenza da Noi concessa accedano alle suddette Basiliche, se saranno romani almeno per trenta giorni continui od intercalati ed almeno una volta al giorno; se poi saranno pellegrini o forestieri facciano allo stesso modo per quindici giorni”.
Dante Alighieri, che nel 1300 aveva 35 anni e si recò a Roma come pellegrino, nel canto 18.o dell’Inferno paragona il doppio senso di marcia dei dannati nelle bolge a quello dei pellegrini che andavano o tornavano da San Pietro passando il ponte nei pressi di Castel Sant’Angelo (“Come i Roman, per l’esercito molto/ L’anno del Giubileo, su per lo ponte/ Ànno a passar la gente modo colto;/ Che dell’un lato tutti ànno la fronte/ Verso il castello, e vanno a Santo Pietro,/ Dall’altra sponda vanno verso il monte.”).
Quanto a Dante e papa Bonifacio (definito “lo principe d’i novi Farisei”), sappiamo come il sommo poeta l’abbia sottoposto ad una sorta di dannazione preventiva, collocandolo (nel canto 19.o dell’Inferno), prima ancora della morte, tra i peccatori di simonia (cioè il traffico di denaro con le cose sacre), che stanno conficcati a testa in giù nelle Malebolge…
Quello del 2025 è il 114° Giubileo proclamato dalla Chiesa
Quasi due secoli dopo, nel 1475, papa Paolo II fissò a 25 anni l’intervallo di tempo tra un anno santo e l’altro; in alcune occasioni qualche Giubileo è “saltato”, per vicende storiche e politiche avverse (Roma occupata, influenza di anticlericali e massoni...): per esempio quelli degli anni 1800, 1850, 1875.
L’attuale Giubileo porta già il numero 114: la Porta Santa, aperta e poi di nuovo murata, all’inizio non esisteva, compare solo dal 1423 (il simbolo richiama le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni: “Io sono la porta dell’ovile…).
I pellegrini cuneesi ai Giubilei del 1925 e del 1950
Sfogliando giornali cuneesi del tempo passato, troviamo che 100 anni fa, nel 1925, il vescovo monsignor Giuseppe Castelli (rimasto poco più di tre anni in diocesi), nella lettera pastorale dedicata all’anno santo prescrive che, per ottenere l’indulgenza del Giubileo, i fedeli diocesani compiano, “se abitanti nel recinto di Cuneo” 10 visite a quattro chiese di città (la cattedrale è obbligatoria); se abitano fuori città, 10 visite alla chiesa parrocchiale, almeno di un quarto d’ora l’una; l’indulgenza plenaria si può ottenere due volte nell’anno.
Il vescovo presiede il primo dei due pellegrinaggi diocesani a Roma: si viaggia in treno (con la diocesi di Saluzzo); 245 gli aderenti cuneesi: i costi variano secondo le tre classi ferroviarie e le sistemazioni romane (L. 315 per la 3.a classe, con dormitorio comune, L. 580 la 1.a classe...); a Roma i pellegrini assisteranno anche alla beatificazione del piemontese Don Giuseppe Cafasso.
Nel 1950 è vescovo monsignor Giacomo Rosso: di nuovo due pellegrinaggi diocesani in treno: nel primo, tra aprile e maggio, sono presenti 415 persone (23 preti, 86 uomini, 306 donne), munite della Carta del pellegrino (rilasciata dal governo De Gasperi.): l’atmosfera gioiosa dell’anno santo sarà funestata dalla morte per “infezione tetanica” di una donna cuneese, madre di 12 figli: a favore della povera famiglia si farà una colletta tra i pellegrini, nel viaggio di ritorno.
Nell’immagine, la prima pagina de La Guida del 19 settembre 1950, con le fotografie del vescovo monsignor Rosso e del folto gruppo dei pellegrini cuneesi partecipanti.
Giubileo: i pellegrini cuneesi a Roma nel 1925 e nel 1950
09 febbraio 2025
Cuneo
Il primo Giubileo della storia si svolse nell’anno 1300
Tutto ha avuto inizio 725 anni fa, il 22 febbraio dell’anno 1300, quando papa Bonifacio VIII (succeduto a Celestino V, quello del “gran rifiuto”), con la bolla “Antiquorum habet” apriva il primo Giubileo della storia cristiana, concedendo ai pellegrini in visita alle basiliche degli Apostoli Pietro e Paolo “il perdono dei loro peccati, non solo pieno ed assai largo, ma anzi assai pienissimo… Stabiliamo che coloro i quali vogliano essere fatti partecipi di simile indulgenza da Noi concessa accedano alle suddette Basiliche, se saranno romani almeno per trenta giorni continui od intercalati ed almeno una volta al giorno; se poi saranno pellegrini o forestieri facciano allo stesso modo per quindici giorni”.
Dante Alighieri, che nel 1300 aveva 35 anni e si recò a Roma come pellegrino, nel canto 18.o dell’Inferno paragona il doppio senso di marcia dei dannati nelle bolge a quello dei pellegrini che andavano o tornavano da San Pietro passando il ponte nei pressi di Castel Sant’Angelo (“Come i Roman, per l’esercito molto/ L’anno del Giubileo, su per lo ponte/ Ànno a passar la gente modo colto;/ Che dell’un lato tutti ànno la fronte/ Verso il castello, e vanno a Santo Pietro,/ Dall’altra sponda vanno verso il monte.”).
Quanto a Dante e papa Bonifacio (definito “lo principe d’i novi Farisei”), sappiamo come il sommo poeta l’abbia sottoposto ad una sorta di dannazione preventiva, collocandolo (nel canto 19.o dell’Inferno), prima ancora della morte, tra i peccatori di simonia (cioè il traffico di denaro con le cose sacre), che stanno conficcati a testa in giù nelle Malebolge…
Quello del 2025 è il 114° Giubileo proclamato dalla Chiesa
Quasi due secoli dopo, nel 1475, papa Paolo II fissò a 25 anni l’intervallo di tempo tra un anno santo e l’altro; in alcune occasioni qualche Giubileo è “saltato”, per vicende storiche e politiche avverse (Roma occupata, influenza di anticlericali e massoni...): per esempio quelli degli anni 1800, 1850, 1875.
L’attuale Giubileo porta già il numero 114: la Porta Santa, aperta e poi di nuovo murata, all’inizio non esisteva, compare solo dal 1423 (il simbolo richiama le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni: “Io sono la porta dell’ovile…).
I pellegrini cuneesi ai Giubilei del 1925 e del 1950
Sfogliando giornali cuneesi del tempo passato, troviamo che 100 anni fa, nel 1925, il vescovo monsignor Giuseppe Castelli (rimasto poco più di tre anni in diocesi), nella lettera pastorale dedicata all’anno santo prescrive che, per ottenere l’indulgenza del Giubileo, i fedeli diocesani compiano, “se abitanti nel recinto di Cuneo” 10 visite a quattro chiese di città (la cattedrale è obbligatoria); se abitano fuori città, 10 visite alla chiesa parrocchiale, almeno di un quarto d’ora l’una; l’indulgenza plenaria si può ottenere due volte nell’anno.
Il vescovo presiede il primo dei due pellegrinaggi diocesani a Roma: si viaggia in treno (con la diocesi di Saluzzo); 245 gli aderenti cuneesi: i costi variano secondo le tre classi ferroviarie e le sistemazioni romane (L. 315 per la 3.a classe, con dormitorio comune, L. 580 la 1.a classe...); a Roma i pellegrini assisteranno anche alla beatificazione del piemontese Don Giuseppe Cafasso.
Nel 1950 è vescovo monsignor Giacomo Rosso: di nuovo due pellegrinaggi diocesani in treno: nel primo, tra aprile e maggio, sono presenti 415 persone (23 preti, 86 uomini, 306 donne), munite della Carta del pellegrino (rilasciata dal governo De Gasperi.): l’atmosfera gioiosa dell’anno santo sarà funestata dalla morte per “infezione tetanica” di una donna cuneese, madre di 12 figli: a favore della povera famiglia si farà una colletta tra i pellegrini, nel viaggio di ritorno.
Nell’immagine, la prima pagina de La Guida del 19 settembre 1950, con le fotografie del vescovo monsignor Rosso e del folto gruppo dei pellegrini cuneesi partecipanti.