
Con l’apertura delle Porte Sante è iniziato ufficialmente il Giubileo 2025 dedicato alla Speranza e voluto da Papa Francesco. Dal 24 al 26 gennaio si è svolto, inoltre, a Roma, il primo degli eventi giubilari dedicato al mondo della comunicazione.
Il cuneese Guido Marino vi ha partecipato come volontario e racconta la sua esperienza di servizio. 63 anni, pensionato, sposato con Claudia, due figli e due nipoti, Marino ha frequentato l’associazione dei Tomasini e svolto volontariato in vari campi. Attualmente è impegnato con la Caritas della parrocchia di San Paolo nel doposcuola e nell’accoglienza migranti.
Perché questa esperienza di volontariato?
M’interessava vivere l’esperienza di questo grande evento dall’interno della macchina organizzativa, ma soprattutto mi attirava la possibilità di conoscere persone provenienti da realtà e luoghi diversi.
Che cosa fanno i volontari?
I volontari prestano servizio a titolo gratuito. L’organizzazione giubilare assicura vitto e alloggio per i giorni di servizio, mentre il viaggio è a carico del singolo.
Si può essere impiegati in diversi funzioni, ma principalmente i volontari accolgono i pellegrini presso i differenti punti di ritrovo, forniscono indicazioni, li accompagnano lungo i percorsi appositamente riservati e attraverso le Porte Sante.
Dove ha svolto il suo servizio?
Ho svolto il mio servizio davanti alla Porta Santa di San Pietro e sul sagrato della Basilica, gestendo i flussi di pellegrini e turisti, accompagnando i gruppi dentro la Basilica e fornendo informazioni a chi le chiedeva.
Il lavoro può essere faticoso dal punto di vista fisico perché si sta alcune ore in piedi, ma da punto di vista umano è assai arricchente.
Che cosa ha visto e che cosa ha pensato di fronte a tanta gente?
Davanti agli occhi scorre, infatti, il mondo intero (razze, lingue, dialetti), ma soprattutto migliaia di singole persone e quindi di storie di gioia o fatica che a volte s’intuiscono, forme di religiosità diverse. Offrire un sorriso di benvenuto, un breve saluto, una battuta scherzosa, mi ha aiutato a non limitare solamente il servizio alla gestione di un “traffico umano”.
Nell’incontro introduttivo, oltre agli aspetti organizzativi, ci è stato, infatti, spiegato che il volontario è testimone di ciò che l’Anno Santo rappresenta e siamo stati invitati anche ad accompagnare con la preghiera interiore l’umanità che ci scorreva davanti.
Chi sono i volontari che come lei decidono di fare questa esperienza?
Il popolo del volontari è molto vario per età e provenienza e si rinnova più o meno settimanalmente. Vi è una buona percentuale di romani e poi gente di altre regioni italiane. Vi sono anche presenze da Paesi stranieri. Ho avuto occasione di lavorare e vivere con volontari dalla Colombia, Hong Kong e Slovacchia. Tutti i volontari che arrivano da fuori Roma sono ospitati della Domus Spei che si trova a ridosso della Basilica di Sant’Andrea della Valle, a circa 1 km da via della Conciliazione, dove al civico 7 si trova l’info point ufficiale del Giubileo. Ho trovato un clima accogliente e sereno che ha permesso d’instaurare relazioni positive, aiutandomi a vivere bene questa breve esperienza.
Che cosa bisogna fare per fare l’esperienza che ha fatto lei?
Per prestare il proprio servizio come volontario è necessario compilare una domanda che si trova sul sito https://www.iubilaeum2025.va/it.html, nella pagina dedicata ai volontari.