(foto Alma Delfino)
Ama la vita e lo stare in mezzo alla gente. Massimo Re è nato il 2 gennaio 1970 a Cuneo, “dove vivo tuttora e dove spero di morire il più tardi possibile! Mia mamma Elda e mio papà Giuseppe hanno avuto un importante ruolo nella mia vita sia per l’educazione nella crescita che per la formazione nel lavoro. Con loro ho iniziato ad andare insieme ai miei fratelli al mercato, e poi finite le scuole superiori ho iniziato subito a lavorare nell’azienda di famiglia”.
Che ricordi ha della sua infanzia?
“Da bambino la fantasia non mi mancava! La cosa con la quale giocavo più volentieri erano i mattoncini tipo “Lego” (allora solamente fatti di colore mattone o bianchi e quasi solamente rettangolari) ma riuscivo a creare di tutto, soprattutto velieri o astronavi stellari, e con essi nascevano favole fantastiche. Mi ricordo che avevo addirittura creato un piccolo spettacolo ricostruendo la storia di Robinson Crusoe!”.
Le scuole?
“A Borgo San Giuseppe sia le elementari che le medie, poi l’istituto Grandis con un corso di applicato ai servizi amministrativi. Due anni di studi, che mi hanno insegnato quello che poteva servirmi per la contabilità dell’azienda familiare. Da bambino sognavo di diventare un astronauta, ma poi la realtà e stata quella di continuare l’attività di famiglia”.
E poi?
“Mentre ero ancora in fase di esami, ho iniziato a lavorare con i miei genitori facendo l’ambulante, vendendo abiti al mercato di Cuneo e Borgo San Dalmazzo, Boves e Peveragno. Il lavoro mi ha sempre stuzzicato, anche perché mia nonna Mari mi raccontava sempre gli inizi della nostra azienda!”.
Cosa le raccontava la sua nonna?
“Le miserie dei primi anni di lavoro nel dopoguerra dove gli incassi erano piccoli: ascoltandola mi veniva la pelle d’oca, mi raccontava che lei cuciva soprattutto i pantaloni e le camicie da lavoro, poi mio nonno in bici le portava a vendere… Mio nonno Piere un giorno era partito per andare a Tenda in Francia a fare una fiera, e dopo un lungo sudato percorso fatto tutto in bici, arrivato a destinazione aveva dovuto fare dietrofront a mani vuote... perché la fiera era stata fatta il giorno prima!”.
L’azienda di famiglia come è cresciuta negli anni?
“Ora abbiamo mezzi molto moderni per andare ai mercati, e in questi anni abbiamo anche ingrandito l’attività aprendo un negozio a Borgo San Giuseppe, sotto la casa dei miei genitori. In azienda oggi siamo in sei: io, mia sorella Nicoletta, mia moglie Daniela, Maura mia cugina, Patrizia e Luca”.
La sua giornata tipo?
“Mi alzo alle 5 del mattino per andare ai mercati, poi dopo aver preparato il tutto si parte con la vendita, fino alle 13.30. Tornato a casa, mangio con la mia famiglia e verso le 14.30 vado in negozio per poi aprirlo, e si lavora fino alle 19.30. Quindi finalmente a casa con la mia splendida famiglia: mia moglie Dani, e i nostri tre figli Francesco, Pietro e Annalisa!”.
Le piace andare in piazza?
“Il lavoro al mercato per me è sempre una festa! Mia nonna mi raccontava che andando nelle piazze la gente la aspettava per chiederle come stava la famiglia… Quindi non era solo un rapporto legato alle vendite, ma si instauravano delle vere e proprie amicizie. È una festa anche oggi, perché ancora oggi mi accorgo che la gente ti viene anche solo a salutare…. e noi abbiamo bisogno di loro perché sono una parte importante della nostra famiglia!”.
Oggi le persone sono serene?
“Le persone sono più o meno serene, anche perché gli eventi di questi anni non hanno fatto molto bene alla società. Noi facciamo anche un po’ da psicologi e loro lo fanno anche un po’ con noi”.
La fatica più grande?
“D’inverno quando nevica, perché pur di non saltare il mercato ci si alza al mattino presto e si deve spalare la neve. La soddisfazione più grande è vedere che l’attività, nonostante il periodo non troppo florido, continua a fiorire sempre e a sfornare continuamente novità: all’abbigliamento maschile e femminile, abbiamo aggiunto una linea di taglie comode e abbiamo aggiunto anche articoli più specializzati nella linea da montagna”.
Il mondo di oggi?
“Sicuramente è più frenetico di un tempo, soprattutto i giovani sono martellati un sacco dai ‘social’ che fanno sì che la complicità che avevamo noi da ragazzi ora sia addormentata dietro a un cellulare, non esiste quasi più il rapporto umano! Noi siamo contenti perché i nostri tre figli hanno avuto un'educazione cristiana e molto familiare, dove il confronto sta alla base di tutto: quindi i problemi si affrontano insieme”.
Cosa è importante per lei?
“Cercare di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, la famiglia mi aiuta sempre a vederlo così e ogni tanto me lo rabboccano loro con dei veri momenti di gioia”.
Al mattino quando si sveglia, cosa pensa?
“Penso: ‘No!, è già nuovamente l’ora di alzarsi’, poi recito una piccola preghiera al buon Dio, e così inizio con una marcia in più. C’è una cosa che mi aiuta anche a tenere alto l’umore, oltre alla fortuna di avere al mio fianco una donna speciale: mi rilasso cantando in allegria, insieme a mio figlio Pietro e ai miei amici, nella Corale ‘La Baita’, e sono davvero dei momenti belli”.
cuneo
(foto Alma Delfino)
Ama la vita e lo stare in mezzo alla gente. Massimo Re è nato il 2 gennaio 1970 a Cuneo, “dove vivo tuttora e dove spero di morire il più tardi possibile! Mia mamma Elda e mio papà Giuseppe hanno avuto un importante ruolo nella mia vita sia per l’educazione nella crescita che per la formazione nel lavoro. Con loro ho iniziato ad andare insieme ai miei fratelli al mercato, e poi finite le scuole superiori ho iniziato subito a lavorare nell’azienda di famiglia”.
Che ricordi ha della sua infanzia?
“Da bambino la fantasia non mi mancava! La cosa con la quale giocavo più volentieri erano i mattoncini tipo “Lego” (allora solamente fatti di colore mattone o bianchi e quasi solamente rettangolari) ma riuscivo a creare di tutto, soprattutto velieri o astronavi stellari, e con essi nascevano favole fantastiche. Mi ricordo che avevo addirittura creato un piccolo spettacolo ricostruendo la storia di Robinson Crusoe!”.
Le scuole?
“A Borgo San Giuseppe sia le elementari che le medie, poi l’istituto Grandis con un corso di applicato ai servizi amministrativi. Due anni di studi, che mi hanno insegnato quello che poteva servirmi per la contabilità dell’azienda familiare. Da bambino sognavo di diventare un astronauta, ma poi la realtà e stata quella di continuare l’attività di famiglia”.
E poi?
“Mentre ero ancora in fase di esami, ho iniziato a lavorare con i miei genitori facendo l’ambulante, vendendo abiti al mercato di Cuneo e Borgo San Dalmazzo, Boves e Peveragno. Il lavoro mi ha sempre stuzzicato, anche perché mia nonna Mari mi raccontava sempre gli inizi della nostra azienda!”.
Cosa le raccontava la sua nonna?
“Le miserie dei primi anni di lavoro nel dopoguerra dove gli incassi erano piccoli: ascoltandola mi veniva la pelle d’oca, mi raccontava che lei cuciva soprattutto i pantaloni e le camicie da lavoro, poi mio nonno in bici le portava a vendere… Mio nonno Piere un giorno era partito per andare a Tenda in Francia a fare una fiera, e dopo un lungo sudato percorso fatto tutto in bici, arrivato a destinazione aveva dovuto fare dietrofront a mani vuote... perché la fiera era stata fatta il giorno prima!”.
L’azienda di famiglia come è cresciuta negli anni?
“Ora abbiamo mezzi molto moderni per andare ai mercati, e in questi anni abbiamo anche ingrandito l’attività aprendo un negozio a Borgo San Giuseppe, sotto la casa dei miei genitori. In azienda oggi siamo in sei: io, mia sorella Nicoletta, mia moglie Daniela, Maura mia cugina, Patrizia e Luca”.
La sua giornata tipo?
“Mi alzo alle 5 del mattino per andare ai mercati, poi dopo aver preparato il tutto si parte con la vendita, fino alle 13.30. Tornato a casa, mangio con la mia famiglia e verso le 14.30 vado in negozio per poi aprirlo, e si lavora fino alle 19.30. Quindi finalmente a casa con la mia splendida famiglia: mia moglie Dani, e i nostri tre figli Francesco, Pietro e Annalisa!”.
Le piace andare in piazza?
“Il lavoro al mercato per me è sempre una festa! Mia nonna mi raccontava che andando nelle piazze la gente la aspettava per chiederle come stava la famiglia… Quindi non era solo un rapporto legato alle vendite, ma si instauravano delle vere e proprie amicizie. È una festa anche oggi, perché ancora oggi mi accorgo che la gente ti viene anche solo a salutare…. e noi abbiamo bisogno di loro perché sono una parte importante della nostra famiglia!”.
Oggi le persone sono serene?
“Le persone sono più o meno serene, anche perché gli eventi di questi anni non hanno fatto molto bene alla società. Noi facciamo anche un po’ da psicologi e loro lo fanno anche un po’ con noi”.
La fatica più grande?
“D’inverno quando nevica, perché pur di non saltare il mercato ci si alza al mattino presto e si deve spalare la neve. La soddisfazione più grande è vedere che l’attività, nonostante il periodo non troppo florido, continua a fiorire sempre e a sfornare continuamente novità: all’abbigliamento maschile e femminile, abbiamo aggiunto una linea di taglie comode e abbiamo aggiunto anche articoli più specializzati nella linea da montagna”.
Il mondo di oggi?
“Sicuramente è più frenetico di un tempo, soprattutto i giovani sono martellati un sacco dai ‘social’ che fanno sì che la complicità che avevamo noi da ragazzi ora sia addormentata dietro a un cellulare, non esiste quasi più il rapporto umano! Noi siamo contenti perché i nostri tre figli hanno avuto un'educazione cristiana e molto familiare, dove il confronto sta alla base di tutto: quindi i problemi si affrontano insieme”.
Cosa è importante per lei?
“Cercare di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, la famiglia mi aiuta sempre a vederlo così e ogni tanto me lo rabboccano loro con dei veri momenti di gioia”.
Al mattino quando si sveglia, cosa pensa?
“Penso: ‘No!, è già nuovamente l’ora di alzarsi’, poi recito una piccola preghiera al buon Dio, e così inizio con una marcia in più. C’è una cosa che mi aiuta anche a tenere alto l’umore, oltre alla fortuna di avere al mio fianco una donna speciale: mi rilasso cantando in allegria, insieme a mio figlio Pietro e ai miei amici, nella Corale ‘La Baita’, e sono davvero dei momenti belli”.
Massimo, le fatiche e la bellezza del lavoro da ambulante sulle piazze cuneesi
18 gennaio 2025
Cuneo
(foto Alma Delfino)
Ama la vita e lo stare in mezzo alla gente. Massimo Re è nato il 2 gennaio 1970 a Cuneo, “dove vivo tuttora e dove spero di morire il più tardi possibile! Mia mamma Elda e mio papà Giuseppe hanno avuto un importante ruolo nella mia vita sia per l’educazione nella crescita che per la formazione nel lavoro. Con loro ho iniziato ad andare insieme ai miei fratelli al mercato, e poi finite le scuole superiori ho iniziato subito a lavorare nell’azienda di famiglia”.
Che ricordi ha della sua infanzia?
“Da bambino la fantasia non mi mancava! La cosa con la quale giocavo più volentieri erano i mattoncini tipo “Lego” (allora solamente fatti di colore mattone o bianchi e quasi solamente rettangolari) ma riuscivo a creare di tutto, soprattutto velieri o astronavi stellari, e con essi nascevano favole fantastiche. Mi ricordo che avevo addirittura creato un piccolo spettacolo ricostruendo la storia di Robinson Crusoe!”.
Le scuole?
“A Borgo San Giuseppe sia le elementari che le medie, poi l’istituto Grandis con un corso di applicato ai servizi amministrativi. Due anni di studi, che mi hanno insegnato quello che poteva servirmi per la contabilità dell’azienda familiare. Da bambino sognavo di diventare un astronauta, ma poi la realtà e stata quella di continuare l’attività di famiglia”.
E poi?
“Mentre ero ancora in fase di esami, ho iniziato a lavorare con i miei genitori facendo l’ambulante, vendendo abiti al mercato di Cuneo e Borgo San Dalmazzo, Boves e Peveragno. Il lavoro mi ha sempre stuzzicato, anche perché mia nonna Mari mi raccontava sempre gli inizi della nostra azienda!”.
Cosa le raccontava la sua nonna?
“Le miserie dei primi anni di lavoro nel dopoguerra dove gli incassi erano piccoli: ascoltandola mi veniva la pelle d’oca, mi raccontava che lei cuciva soprattutto i pantaloni e le camicie da lavoro, poi mio nonno in bici le portava a vendere… Mio nonno Piere un giorno era partito per andare a Tenda in Francia a fare una fiera, e dopo un lungo sudato percorso fatto tutto in bici, arrivato a destinazione aveva dovuto fare dietrofront a mani vuote... perché la fiera era stata fatta il giorno prima!”.
L’azienda di famiglia come è cresciuta negli anni?
“Ora abbiamo mezzi molto moderni per andare ai mercati, e in questi anni abbiamo anche ingrandito l’attività aprendo un negozio a Borgo San Giuseppe, sotto la casa dei miei genitori. In azienda oggi siamo in sei: io, mia sorella Nicoletta, mia moglie Daniela, Maura mia cugina, Patrizia e Luca”.
La sua giornata tipo?
“Mi alzo alle 5 del mattino per andare ai mercati, poi dopo aver preparato il tutto si parte con la vendita, fino alle 13.30. Tornato a casa, mangio con la mia famiglia e verso le 14.30 vado in negozio per poi aprirlo, e si lavora fino alle 19.30. Quindi finalmente a casa con la mia splendida famiglia: mia moglie Dani, e i nostri tre figli Francesco, Pietro e Annalisa!”.
Le piace andare in piazza?
“Il lavoro al mercato per me è sempre una festa! Mia nonna mi raccontava che andando nelle piazze la gente la aspettava per chiederle come stava la famiglia… Quindi non era solo un rapporto legato alle vendite, ma si instauravano delle vere e proprie amicizie. È una festa anche oggi, perché ancora oggi mi accorgo che la gente ti viene anche solo a salutare…. e noi abbiamo bisogno di loro perché sono una parte importante della nostra famiglia!”.
Oggi le persone sono serene?
“Le persone sono più o meno serene, anche perché gli eventi di questi anni non hanno fatto molto bene alla società. Noi facciamo anche un po’ da psicologi e loro lo fanno anche un po’ con noi”.
La fatica più grande?
“D’inverno quando nevica, perché pur di non saltare il mercato ci si alza al mattino presto e si deve spalare la neve. La soddisfazione più grande è vedere che l’attività, nonostante il periodo non troppo florido, continua a fiorire sempre e a sfornare continuamente novità: all’abbigliamento maschile e femminile, abbiamo aggiunto una linea di taglie comode e abbiamo aggiunto anche articoli più specializzati nella linea da montagna”.
Il mondo di oggi?
“Sicuramente è più frenetico di un tempo, soprattutto i giovani sono martellati un sacco dai ‘social’ che fanno sì che la complicità che avevamo noi da ragazzi ora sia addormentata dietro a un cellulare, non esiste quasi più il rapporto umano! Noi siamo contenti perché i nostri tre figli hanno avuto un'educazione cristiana e molto familiare, dove il confronto sta alla base di tutto: quindi i problemi si affrontano insieme”.
Cosa è importante per lei?
“Cercare di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, la famiglia mi aiuta sempre a vederlo così e ogni tanto me lo rabboccano loro con dei veri momenti di gioia”.
Al mattino quando si sveglia, cosa pensa?
“Penso: ‘No!, è già nuovamente l’ora di alzarsi’, poi recito una piccola preghiera al buon Dio, e così inizio con una marcia in più. C’è una cosa che mi aiuta anche a tenere alto l’umore, oltre alla fortuna di avere al mio fianco una donna speciale: mi rilasso cantando in allegria, insieme a mio figlio Pietro e ai miei amici, nella Corale ‘La Baita’, e sono davvero dei momenti belli”.