Alexsander Dedi (foto di Alma Delfino)
Alexsander Dedi è nato in Albania, a Scutari, il 7 settembre 1965: la sua è una storia di perfetta integrazione, avvenuta nella ‘provincia Granda’.
Oggi vive a Madonna delle Grazie: “Mio padre Marc faceva il fabbro ed è mancato, mia mamma Domenica la contadina. Siamo quattro figli”.
Lei quando è arrivato in Italia?
“Sono sbarcato nella primavera del 1996 a Brindisi, su un gommone: eravamo una cinquantina di persone e in quei momenti ho cercato di dimenticare la paura, speravo che il viaggio andasse bene e io cercavo in Italia una vita migliore! Avevo pagato quasi un milione di lire agli scafisti. Sono arrivato qui a Madonna delle Grazie a Cuneo, dove c’era un mio parente”.
In Albania chi era restato?
“Mia moglie Liliane e i nostri due figli Bianca e Isidor, che erano piccoli e sono arrivati qui nel 2000. È stato faticoso non poterli vedere per quattro anni, alla fine per fortuna la mia famiglia si è ricomposta ed avevano tutti i documenti in regola quando sono arrivati a Madonna delle Grazie. Il rispetto delle regole è fondamentale”.
Il primo impatto con Cuneo è stato faticoso?
“Non è stato faticoso, perché se sei onesto e ti comporti bene vieni accolto bene. Non conoscevo la lingua italiana e piano piano l’ho imparata”.
Che lavori ha fatto?
“Agli inizi ho lavorato in una stalla di maiali. Poi sono andato a fare il fabbro a Castelletto Stura per 8 anni: il padrone si chiamava Michele Botto, mi aveva fatto fare un lavoro al mattino… e a mezzogiorno mi ha detto che mi avrebbe assunto, perché conoscevo il mestiere del fabbro. Poi ho lavorato nell’azienda Caroni per due mesi e quindi mi sono messo in proprio: nella vita devi avere degli obiettivi e devi andare avanti”.
E oggi?
“La mia azienda (che fa serramenti, ringhiere, cancelli, carpenterie metalliche, più la ferramenta) ha sede a San Chiaffredo di Tarantasca e dà lavoro a 14 persone: e questo per me è motivo di grande soddisfazione! Abbiamo anche l’incarico della manutenzione dei capannoni di un grande gruppo di supermercati, per il Piemonte e la Liguria. Tante volte lavoriamo di notte quando sono chiusi al pubblico. Il lavoro non manca, se sei onesto e ti comporti bene”.
Una giornata particolare?
“Ero in bici, a Madonna delle Grazie. Ho trovato un portafoglio per strada: c’erano tremila euro dentro. Sono risalito al proprietario e gliel’ho portato a casa e non ho preteso nulla. Io nella vita non mi sono mai messo un centesimo degli altri in tasca”.
Cosa è importante per lei?
“La dignità delle persone e i valori. Ai nostri figli abbiamo insegnato il rispetto, l’importanza dell’onestà, il cercare di aiutare gli altri, il valore della famiglia”.
In Albania come viveva?
“Non morivi di fame, ma il regime era molto pesante e non potevi dire apertamente cosa pensavi. Oggi a distanza di anni per fortuna la situazione è cambiata in meglio e il Paese è molto diverso. Ogni tanto vado a fare un salto laggiù, per trovare mia mamma e i miei familiari”.
Lei in cosa crede?
“Io credo in Dio, il nostro Signore che ha creato l’universo. Il credere in Dio mi ha aiutato negli anni difficili della mia vita e mi ha dato speranza. Siamo cattolici convinti: mia moglie va a Messa tutte le domeniche, io per motivi di lavoro non sempre ci riesco. Il mondo è pieno di sorprese, nessun incontro è casuale e senza l’aiuto del Signore non vai da nessuna parte!”.
Il segreto per far durare i matrimoni?
“Bisogna rispettarsi, è la prima cosa! Sia nella famiglia che nella vita. Da solo, non sei niente e non puoi andare da nessuna parte”.
Il mondo di oggi?
“È bello da vedere, ma purtroppo è esagerato. Si stanno perdendo i valori legati alle nostre radici. Purtroppo le persone credenti sono poche e il troppo benessere ha rovinato la società in cui viviamo. Un bravo genitore deve sapere dire dei no ai figli, se vuole educarli bene. Oggi i giovani io li vedo sovente disorientati e i telefonini hanno distrutto i rapporti fra le persone”.
Le guerre?
“Oggi quando vedo che ce ne sono ancora tante, ci sto male e penso alla povera gente e ai tanti innocenti che muoiono. Le guerre si combattono per i soldi e per sporchi interessi”.
Papa Francesco?
“Mi piace, perché ha i poveri nel cuore. Però purtroppo i suoi insegnamenti non sono ascoltati dai politici”.
Dopo questa vita terrena, che ci sarà?
“Io spero di poter riabbracciare mio padre e i miei cari. Ci sono i Santi, ci sono i miracoli e io penso che la nostra vita non si conclude qui”.
Lei fa il nonno?
“Quando riesco, certamente sì: ho quattro nipoti e quando sto con loro, sono felice. I nipoti ti fanno ritornare bambino, ti fanno ritornare genitore, è bello poter vivere momenti di felicità con loro”.
Alla fine lei è contento di essere finito in provincia di Cuneo?
“Certamente! Io sono contentissimo di poter vivere qui, dove mi trovo bene. L’Italia è bella, ma la provincia di Cuneo per me è il posto più bello!”.
cuneo
Alexsander Dedi (foto di Alma Delfino)
Alexsander Dedi è nato in Albania, a Scutari, il 7 settembre 1965: la sua è una storia di perfetta integrazione, avvenuta nella ‘provincia Granda’.
Oggi vive a Madonna delle Grazie: “Mio padre Marc faceva il fabbro ed è mancato, mia mamma Domenica la contadina. Siamo quattro figli”.
Lei quando è arrivato in Italia?
“Sono sbarcato nella primavera del 1996 a Brindisi, su un gommone: eravamo una cinquantina di persone e in quei momenti ho cercato di dimenticare la paura, speravo che il viaggio andasse bene e io cercavo in Italia una vita migliore! Avevo pagato quasi un milione di lire agli scafisti. Sono arrivato qui a Madonna delle Grazie a Cuneo, dove c’era un mio parente”.
In Albania chi era restato?
“Mia moglie Liliane e i nostri due figli Bianca e Isidor, che erano piccoli e sono arrivati qui nel 2000. È stato faticoso non poterli vedere per quattro anni, alla fine per fortuna la mia famiglia si è ricomposta ed avevano tutti i documenti in regola quando sono arrivati a Madonna delle Grazie. Il rispetto delle regole è fondamentale”.
Il primo impatto con Cuneo è stato faticoso?
“Non è stato faticoso, perché se sei onesto e ti comporti bene vieni accolto bene. Non conoscevo la lingua italiana e piano piano l’ho imparata”.
Che lavori ha fatto?
“Agli inizi ho lavorato in una stalla di maiali. Poi sono andato a fare il fabbro a Castelletto Stura per 8 anni: il padrone si chiamava Michele Botto, mi aveva fatto fare un lavoro al mattino… e a mezzogiorno mi ha detto che mi avrebbe assunto, perché conoscevo il mestiere del fabbro. Poi ho lavorato nell’azienda Caroni per due mesi e quindi mi sono messo in proprio: nella vita devi avere degli obiettivi e devi andare avanti”.
E oggi?
“La mia azienda (che fa serramenti, ringhiere, cancelli, carpenterie metalliche, più la ferramenta) ha sede a San Chiaffredo di Tarantasca e dà lavoro a 14 persone: e questo per me è motivo di grande soddisfazione! Abbiamo anche l’incarico della manutenzione dei capannoni di un grande gruppo di supermercati, per il Piemonte e la Liguria. Tante volte lavoriamo di notte quando sono chiusi al pubblico. Il lavoro non manca, se sei onesto e ti comporti bene”.
Una giornata particolare?
“Ero in bici, a Madonna delle Grazie. Ho trovato un portafoglio per strada: c’erano tremila euro dentro. Sono risalito al proprietario e gliel’ho portato a casa e non ho preteso nulla. Io nella vita non mi sono mai messo un centesimo degli altri in tasca”.
Cosa è importante per lei?
“La dignità delle persone e i valori. Ai nostri figli abbiamo insegnato il rispetto, l’importanza dell’onestà, il cercare di aiutare gli altri, il valore della famiglia”.
In Albania come viveva?
“Non morivi di fame, ma il regime era molto pesante e non potevi dire apertamente cosa pensavi. Oggi a distanza di anni per fortuna la situazione è cambiata in meglio e il Paese è molto diverso. Ogni tanto vado a fare un salto laggiù, per trovare mia mamma e i miei familiari”.
Lei in cosa crede?
“Io credo in Dio, il nostro Signore che ha creato l’universo. Il credere in Dio mi ha aiutato negli anni difficili della mia vita e mi ha dato speranza. Siamo cattolici convinti: mia moglie va a Messa tutte le domeniche, io per motivi di lavoro non sempre ci riesco. Il mondo è pieno di sorprese, nessun incontro è casuale e senza l’aiuto del Signore non vai da nessuna parte!”.
Il segreto per far durare i matrimoni?
“Bisogna rispettarsi, è la prima cosa! Sia nella famiglia che nella vita. Da solo, non sei niente e non puoi andare da nessuna parte”.
Il mondo di oggi?
“È bello da vedere, ma purtroppo è esagerato. Si stanno perdendo i valori legati alle nostre radici. Purtroppo le persone credenti sono poche e il troppo benessere ha rovinato la società in cui viviamo. Un bravo genitore deve sapere dire dei no ai figli, se vuole educarli bene. Oggi i giovani io li vedo sovente disorientati e i telefonini hanno distrutto i rapporti fra le persone”.
Le guerre?
“Oggi quando vedo che ce ne sono ancora tante, ci sto male e penso alla povera gente e ai tanti innocenti che muoiono. Le guerre si combattono per i soldi e per sporchi interessi”.
Papa Francesco?
“Mi piace, perché ha i poveri nel cuore. Però purtroppo i suoi insegnamenti non sono ascoltati dai politici”.
Dopo questa vita terrena, che ci sarà?
“Io spero di poter riabbracciare mio padre e i miei cari. Ci sono i Santi, ci sono i miracoli e io penso che la nostra vita non si conclude qui”.
Lei fa il nonno?
“Quando riesco, certamente sì: ho quattro nipoti e quando sto con loro, sono felice. I nipoti ti fanno ritornare bambino, ti fanno ritornare genitore, è bello poter vivere momenti di felicità con loro”.
Alla fine lei è contento di essere finito in provincia di Cuneo?
“Certamente! Io sono contentissimo di poter vivere qui, dove mi trovo bene. L’Italia è bella, ma la provincia di Cuneo per me è il posto più bello!”.
Alexsander, da Scutari alla provincia Granda
11 gennaio 2025
Cuneo
Alexsander Dedi (foto di Alma Delfino)
Alexsander Dedi è nato in Albania, a Scutari, il 7 settembre 1965: la sua è una storia di perfetta integrazione, avvenuta nella ‘provincia Granda’.
Oggi vive a Madonna delle Grazie: “Mio padre Marc faceva il fabbro ed è mancato, mia mamma Domenica la contadina. Siamo quattro figli”.
Lei quando è arrivato in Italia?
“Sono sbarcato nella primavera del 1996 a Brindisi, su un gommone: eravamo una cinquantina di persone e in quei momenti ho cercato di dimenticare la paura, speravo che il viaggio andasse bene e io cercavo in Italia una vita migliore! Avevo pagato quasi un milione di lire agli scafisti. Sono arrivato qui a Madonna delle Grazie a Cuneo, dove c’era un mio parente”.
In Albania chi era restato?
“Mia moglie Liliane e i nostri due figli Bianca e Isidor, che erano piccoli e sono arrivati qui nel 2000. È stato faticoso non poterli vedere per quattro anni, alla fine per fortuna la mia famiglia si è ricomposta ed avevano tutti i documenti in regola quando sono arrivati a Madonna delle Grazie. Il rispetto delle regole è fondamentale”.
Il primo impatto con Cuneo è stato faticoso?
“Non è stato faticoso, perché se sei onesto e ti comporti bene vieni accolto bene. Non conoscevo la lingua italiana e piano piano l’ho imparata”.
Che lavori ha fatto?
“Agli inizi ho lavorato in una stalla di maiali. Poi sono andato a fare il fabbro a Castelletto Stura per 8 anni: il padrone si chiamava Michele Botto, mi aveva fatto fare un lavoro al mattino… e a mezzogiorno mi ha detto che mi avrebbe assunto, perché conoscevo il mestiere del fabbro. Poi ho lavorato nell’azienda Caroni per due mesi e quindi mi sono messo in proprio: nella vita devi avere degli obiettivi e devi andare avanti”.
E oggi?
“La mia azienda (che fa serramenti, ringhiere, cancelli, carpenterie metalliche, più la ferramenta) ha sede a San Chiaffredo di Tarantasca e dà lavoro a 14 persone: e questo per me è motivo di grande soddisfazione! Abbiamo anche l’incarico della manutenzione dei capannoni di un grande gruppo di supermercati, per il Piemonte e la Liguria. Tante volte lavoriamo di notte quando sono chiusi al pubblico. Il lavoro non manca, se sei onesto e ti comporti bene”.
Una giornata particolare?
“Ero in bici, a Madonna delle Grazie. Ho trovato un portafoglio per strada: c’erano tremila euro dentro. Sono risalito al proprietario e gliel’ho portato a casa e non ho preteso nulla. Io nella vita non mi sono mai messo un centesimo degli altri in tasca”.
Cosa è importante per lei?
“La dignità delle persone e i valori. Ai nostri figli abbiamo insegnato il rispetto, l’importanza dell’onestà, il cercare di aiutare gli altri, il valore della famiglia”.
In Albania come viveva?
“Non morivi di fame, ma il regime era molto pesante e non potevi dire apertamente cosa pensavi. Oggi a distanza di anni per fortuna la situazione è cambiata in meglio e il Paese è molto diverso. Ogni tanto vado a fare un salto laggiù, per trovare mia mamma e i miei familiari”.
Lei in cosa crede?
“Io credo in Dio, il nostro Signore che ha creato l’universo. Il credere in Dio mi ha aiutato negli anni difficili della mia vita e mi ha dato speranza. Siamo cattolici convinti: mia moglie va a Messa tutte le domeniche, io per motivi di lavoro non sempre ci riesco. Il mondo è pieno di sorprese, nessun incontro è casuale e senza l’aiuto del Signore non vai da nessuna parte!”.
Il segreto per far durare i matrimoni?
“Bisogna rispettarsi, è la prima cosa! Sia nella famiglia che nella vita. Da solo, non sei niente e non puoi andare da nessuna parte”.
Il mondo di oggi?
“È bello da vedere, ma purtroppo è esagerato. Si stanno perdendo i valori legati alle nostre radici. Purtroppo le persone credenti sono poche e il troppo benessere ha rovinato la società in cui viviamo. Un bravo genitore deve sapere dire dei no ai figli, se vuole educarli bene. Oggi i giovani io li vedo sovente disorientati e i telefonini hanno distrutto i rapporti fra le persone”.
Le guerre?
“Oggi quando vedo che ce ne sono ancora tante, ci sto male e penso alla povera gente e ai tanti innocenti che muoiono. Le guerre si combattono per i soldi e per sporchi interessi”.
Papa Francesco?
“Mi piace, perché ha i poveri nel cuore. Però purtroppo i suoi insegnamenti non sono ascoltati dai politici”.
Dopo questa vita terrena, che ci sarà?
“Io spero di poter riabbracciare mio padre e i miei cari. Ci sono i Santi, ci sono i miracoli e io penso che la nostra vita non si conclude qui”.
Lei fa il nonno?
“Quando riesco, certamente sì: ho quattro nipoti e quando sto con loro, sono felice. I nipoti ti fanno ritornare bambino, ti fanno ritornare genitore, è bello poter vivere momenti di felicità con loro”.
Alla fine lei è contento di essere finito in provincia di Cuneo?
“Certamente! Io sono contentissimo di poter vivere qui, dove mi trovo bene. L’Italia è bella, ma la provincia di Cuneo per me è il posto più bello!”.