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Università è cara ma ancora apre più possibilità ai giovani

15 novembre 2024

Cuneo

Se i costi per ottenere il diploma di scuola superiore sono contenuti e analoghi per tutte le famiglie, immatricolarsi all’Università è, oggi, una realtà costosa, a volte quasi un lusso che diventa difficile permettersi, sia con l’Ateneo nella propria città sia da fuorisede. Tuttavia, sulla base dei dati rilasciati dall’Istat, è vero che essere in possesso di un titolo di laurea facilita l’ingresso nel mondo del lavoro.  L’Isee universitario Innanzitutto, presso la sede universitaria centrale di Torino e la sede decentrata di Cuneo, le famiglie pagano un contributo calcolato sulla base delle proprie condizioni economiche. Ciò significa che, entro il 22 novembre 2024, gli studenti dovranno richiedere l’Isee universitario, che permetterà di calcolare l’importo totale da pagare, che sarà poi suddiviso in quattro tranche: la prima è uguale per tutti, ammonta 156 euro (140 euro di tassa regionale per il diritto allo studio + 16 euro di imposta di bollo) e va saldata al momento dell’immatricolazione o iscrizione ai corsi successivi al primo. Le altre, invece, verranno erogate in maniera crescente dal sistema e saranno differenti per ogni famiglia, proprio perché calcolate sulle singole capacità economiche. Tutte, però, hanno le medesime scadenze per tutti gli studenti: la seconda va versata entro il 29 novembre 2024; la terza ha come termine ultimo il 31 marzo 2025 e, se è inferiore o uguale a 160 euro, è l’ultima; tuttavia, se l’Isee è abbondante e la terza rata è superiore a 160 euro, si aggiunge una quarta rata da saldare entro il 30 maggio 2025.  L’importo massimo delle tasse annuali è attribuito alle famiglie in due circostanze: quando l’Isee non è stato richiesto entro il 23 novembre; quando esso ha un valore superiore a 85.000 euro.  Per agevolare le previsioni sui costi, sul sito online dell’Università di Torino, è disponibile un simulatore di tasse: riportando approssimativamente quello che si crede essere il proprio Isee, lo strumento fornisce la cifra complessiva dell’imposta da pagare, suddivisa poi in quattro tranche, proprio come accade per la procedura dei pagamenti.   Le risorse di Unito  In questi ultimi anni, nonostante il costo medio della vita stia aumentando, l’Università di Torino ha assistito ad un lento, se pur progressivo, incremento delle immatricolazioni che, oggi, corrispondono circa a 81mila studenti (62% sono femmine e 38% sono maschi). Si conferma, inoltre, il trend avviato intorno all’anno accademico 2020/2021 che riguarda la provenienza dagli Istituti superiori: nonostante la maggior parte degli universitari provenga dai Licei, molti di loro si sono diplomati presso Istituti Tecnici e Professionali.  Inoltre, UniTo possiede un primato a livello nazionale per quanto riguarda le politiche di inclusione degli universitari con disabilità o Dsa (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) e la distribuzione tra studenti e studentesse è proporzionale. Nel 2021/2022, presso l’Università di Torino, erano 1.002 gli studenti con disabilità e 2.338 quelli con disturbi specifici dell’apprendimento. Il bilancio di Ateneo ha visto, sempre nel 2021/2022, un investimento di 648.000 euro in azioni dedicate alla Disabilità e ai Dsa.  Inoltre, il numero di tirocini è decisamente incrementato rispetto al periodo pandemico, dimostrando un ritorno alla normalità e la loro validità: infatti, circa il 36.52% degli studenti universitari ha avuto almeno un’esperienza lavorativa, grazie alle offerte dell’Ateneo. I dati istat  In base ai dati rilasciati dall’Istat (2023), oggi, ormai il diploma è considerato il livello di formazione minimo indispensabile per una partecipazione al mercato del lavoro, che abbia potenziale di crescita professionale. In Italia, il 65,5% dei 25-64enni possiede almeno un titolo di studio secondario superiore, quota in crescita di 2.5 punti percentuali rispetto al 2022 (63%). Il valore, simile a quello spagnolo (64.2%), resta però decisamente inferiore al tedesco (83.1%), al francese (83.7%) e a quello medio europeo (79.8%). In crescita anche la quota di chi ha conseguito un titolo di studio terziario (21.6% con un +1.3% rispetto al 20.3% del 2022), che tuttavia rimane inferiore alla media europea (35.1%) ed è circa la metà di quella registrata in Francia e Spagna (rispettivamente 42.4% e 41.4%). Resta invariato, infine, il vantaggio occupazionale della laurea sul diploma. Nella popolazione di età compresa tra i 25 e i 64 anni, il tasso di occupazione aumenta, tra il 2022 e il 2023, di circa un punto percentuale per qualsiasi titolo di studio: per quelli più bassi, si registra un +0.8 p.p. per i bassi; per quelli medi un +1,0 tondo; mentre per i titoli di studio alti si arriva al +0.9.  Nel 2023, tra coloro che possiedono un titolo terziario, il tasso di occupazione raggiunge l’84.3%, valore superiore di 11 punti percentuali rispetto a quello di chi ha un titolo secondario superiore (73.3%) e di 30 punti percentuali rispetto a chi ha conseguito al più un titolo secondario inferiore (54.1%). Il tasso di disoccupazione dei laureati, pari al 3.6%, è invece significativamente più basso rispetto a quello dei diplomati (6.2%) e a quello di coloro con basso titolo di studio (10.7%). Si conferma, dunque, l’evidente “premio” occupazionale dell’istruzione, in termini di aumento della quota di occupati al crescere del titolo di studio conseguito. Nel nostro Paese, tuttavia, le opportunità occupazionali rimangono più basse di quelle medie europee anche per chi raggiunge un titolo terziario: il tasso di occupazione medio nell’Ue27 (87.6%) è superiore a quello dell’Italia di 3.3 punti percentuali, differenza solo leggermente inferiore a quella osservata per i titoli medio-bassi (rispettivamente 4.5 e 4.6 punti).
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