cultura
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A Vinadio un Forte che “abbraccia” il paese
23 ottobre 2024
Cuneo
Chiunque arrivi oggi a Vinadio rimane impressionato dalla possente mole del Forte Albertino, che caratterizza buona parte del centro storico. Re Carlo Emanuele III aveva pensato di rafforzare il sistema difensivo della Valle Stura già nel 1744, durante la guerra con i Franco-Spagnoli, ma bisognerà aspettare la fine del secolo per la decisione definitiva. Re Carlo Alberto scelse infatti Vinadio come località strategica da fortificare: lo sbarramento aveva infatti la funzione di difesa e di controllo per il transito lungo la Valle Stura, ma anche lungo le vallette laterali che la collegano con la Francia. Venne progettato dall’ingegner Barabino, con interventi degli ingegneri Chiodo e Racchia. Nella realizzazione del Forte, rischiò di essere abbattuta addirittura la chiesa parrocchiale dedicata a San Fiorenzo e fu risparmiata solo grazie all’intervento del sovrano, come ricordo e ringraziamento fu collocata una lapide ancora visibile nella navata destra. Vennero invece sacrificate ben 42 abitazioni, il cimitero e la confraternita di Sant’Anna. I lavori per la costruzione del Forte presero il via il 24 agosto 1834 e durarono fino al 1847. Fu un cantiere di proporzioni gigantesche, che impegnò fino a 4000 persone (provenienti soprattutto da Biellese e dal Bergamasco) per la costruzione di quello che è considerato uno dei migliori esempi di ingegneria e tecnica militare secondo in Piemonte solo al Forte di Fenestrelle. La lunghezza complessiva delle mura è di circa 1.200 metri e in alcuni punti l’altezza supera i 18 metri con uno spessore alla base di 2 metri. Va detto che il gigantesco complesso non fu mai teatro di importanti eventi bellici. Al momento della conclusione del cantiere il fronte nemico si era spostato verso l’Austria. I successivi eventi politici – che portarono il regno sabaudo all’alleanza con i Francesi - furono la causa del mancato armamento del forte. Nel 1862 fu utilizzato come carcere per i Garibaldini fermati in Aspromonte per impedire l’avanzata su Roma. Nel 1939 fu in parte rimesso in funzione come sbarramento di fondovalle.