chiesa
“Malgrado i riflettori su Haiti si siano spenti ormai da mesi e la stampa internazionale e i tigì non parlino più di questo piccolo paese, la situazione non è assolutamente migliorata”.
A parlare è padre Massimo Miraglio, borgarino, missionario camilliano che da quasi 20 anni lavora nell’isola del Centro America. Da pochi mesi padre Massimo è rientrato a Jérémie, dopo un soggiorno in Italia che si è prolungato oltre le previsioni per la chiusura di ogni collegamento con l’isola.
“Anche dopo l’arrivo della forza internazionale dell’Onu, composta da soldati kenioti, del Belize e della Giamaica, la situazione rimane sempre molto molto difficile nella capitale Port-au-Prince. Le gang continuano a saccheggiare i territori e a imperversare con atti di violenza, posti di blocco, estorsioni. La presenza della forza multinazionale è quasi insignificante: non fanno operazioni sul territorio, hanno delle regole di ingaggio molto limitanti, non dispongono dei mezzi necessari per poter contrastare le bande armate”.
Non va meglio nel resto del territorio haitiano.
“I vari dipartimenti - spiega ancora padre Massimo - dipendono fortemente da Port-au-Prince: dal carburante agli alimentari, tutto ciò che può servire alla vita quotidiana arriva dalla capitale. Ma gli approvvigionamenti sono saltuari, a causa dei blocchi in entrata e in uscita, e questo ha determinato un fortissimo aumento dei prezzi. Cominciano a scarseggiare anche i beni essenziali: alimentari, medicinali, carburante, reperibili solo sul mercato nero a prezzi proibitivi. A fronte di questo ci sono pochissime attività economiche, pochissime possibilità di avere un lavoro. Anche le Ong (organizzazioni non governative) presenti sul territorio sono diminuite molto a causa dei problemi di sicurezza. Ora le famiglie si trovano a fronteggiare le spese per l’inizio del nuovo anno scolastico, ma il costo del materiale scolastico, dei libri, delle cartelle è lievitato spaventosamente e quindi ci sono molti bambini che non possono frequentare la scuola perché non hanno la possibilità di sostenere le relative spese”.
Anche Jérémie, cittadina cresciuta fino a raggiungere i 50.000 abitanti dove è presente una comunità camilliana, è in ginocchio. “Le stesse strutture fondamentali non funzionano - è la testimonianza del missionario -, la luce ormai non c’è da diversi anni, chi può si arrangia con una piccola lampadina o con un piccolo pannello solare. L’ospedale è in una situazione disastrosa e non è in grado assolutamente nemmeno di intervenire nei casi più semplici. Un altro problema importante è quello dell’acqua perché la rete di distribuzione è praticamente fuori uso, bisogna far ricorso alle cisterne di privati che raccolgono l’acqua piovana e poi la rivendono”.
Malgrado tutte le difficoltà, il lavoro pastorale e sociale di padre Massimo continua. In particolare, da qualche mese gli sforzi sono concentrati su una parrocchia dell’entroterra di Jérémie, la parrocchia della Madonna del Perpetuo Soccorso, nella località Pourcine - Pik Makaya, di cui padre Massimo è stato nominato parroco.
“Cerchiamo di tenere alta la speranza continuando a portare avanti dei progetti che siano alla nostra portata - spiega padre Miraglio - facendo leva sul coinvolgimento della comunità e anche sull’aiuto di qualche Ong. In questo periodo, ci stiamo concentrando su quattro cose che sono veramente importanti.
La prima: ultimare la costruzione di una piccola struttura in lamiera, teloni e legno del paese, dove ospitare la scuola materna. L’anno scorso c’era un’unica struttura che ospitava la scuola elementare e quella materna, ma visto l’aumento delle iscrizioni (ben 250!) per quest’anno è necessario avere una seconda struttura dove mettere i bambini più piccoli.
Il secondo progetto è quello dell’adduzione dell’acqua. Grazie anche alla collaborazione di una Ong locale stiamo cominciando questo lavoro, purtroppo però i fondi a disposizione non permetteranno di arrivare dove vorremmo arrivare. Sarà così possibile non solo portare l’acqua della sorgente al centro del villaggio, ma soprattutto potabilizzarla con l’aggiunta di cloro. Un aspetto fondamentale per migliorare la prevenzione sanitaria e debellare il colera e le infezioni intestinali.
Il terzo progetto riguarda la costruzione di una piccola casa di accoglienza, per poter alloggiare i visitatori di passaggio e i tecnici (agronomi, ingegneri, formatori dei maestri…) che vengono per aiutarci nei progetti di sviluppo del villaggio.
Infine c’è il progetto del vivaio del caffè, importantissimo perché dobbiamo rilanciare la produzione caffettiera della zona, che in passato rappresentava una grossa risorsa: i primi passi sono stati mossi, grazie anche a un contributo ricevuto dalla Lavazza Foundation”.
Progetti mirati e a portata di mano, ma comunque impegnativi per una popolazione stremata come quella di Haiti.
“Tutti questi progetti - rimarca il sacerdote camilliano - sono importanti per poter ridare forza, coraggio e speranza alla popolazione che vive (anche in queste zone più remote) in grandi difficoltà, sia per i problemi di sicurezza, sia per la mancanza di collegamenti con i mercati che si assommano a un’agricoltura ancora poco sviluppata e alla fragilità del territorio, soggetto al passaggio di tempeste e uragani. Sono progetti con costi limitati ma che possono veramente cambiare la vita della comunità, dando alla gente la possibilità di continuare a vivere nella zona anziché andare a intasare le bidonville delle città. Sono progetti che hanno bisogno comunque di un sostegno economico per poter essere realizzati: attraverso la Onlus Madian Orizzonti dei Padri camilliani di Torino è possibile appunto aiutare questi progetti e la realizzazione di questi sogni che potrebbero veramente cambiare la vita alla gente e permettere anche a tanti bambini di crescere in modo più tranquillo e più sereno”.
Per contribuire è possibile utilizzare uno dei seguenti canali: Conto corrente postale: 70170733 – Bonifico bancario: IBAN IT22S02008 01046000101096394
Quattro progetti per ridare speranza alla gente di Haiti
20 ottobre 2024
Cuneo
“Malgrado i riflettori su Haiti si siano spenti ormai da mesi e la stampa internazionale e i tigì non parlino più di questo piccolo paese, la situazione non è assolutamente migliorata”.
A parlare è padre Massimo Miraglio, borgarino, missionario camilliano che da quasi 20 anni lavora nell’isola del Centro America. Da pochi mesi padre Massimo è rientrato a Jérémie, dopo un soggiorno in Italia che si è prolungato oltre le previsioni per la chiusura di ogni collegamento con l’isola.
“Anche dopo l’arrivo della forza internazionale dell’Onu, composta da soldati kenioti, del Belize e della Giamaica, la situazione rimane sempre molto molto difficile nella capitale Port-au-Prince. Le gang continuano a saccheggiare i territori e a imperversare con atti di violenza, posti di blocco, estorsioni. La presenza della forza multinazionale è quasi insignificante: non fanno operazioni sul territorio, hanno delle regole di ingaggio molto limitanti, non dispongono dei mezzi necessari per poter contrastare le bande armate”.
Non va meglio nel resto del territorio haitiano.
“I vari dipartimenti - spiega ancora padre Massimo - dipendono fortemente da Port-au-Prince: dal carburante agli alimentari, tutto ciò che può servire alla vita quotidiana arriva dalla capitale. Ma gli approvvigionamenti sono saltuari, a causa dei blocchi in entrata e in uscita, e questo ha determinato un fortissimo aumento dei prezzi. Cominciano a scarseggiare anche i beni essenziali: alimentari, medicinali, carburante, reperibili solo sul mercato nero a prezzi proibitivi. A fronte di questo ci sono pochissime attività economiche, pochissime possibilità di avere un lavoro. Anche le Ong (organizzazioni non governative) presenti sul territorio sono diminuite molto a causa dei problemi di sicurezza. Ora le famiglie si trovano a fronteggiare le spese per l’inizio del nuovo anno scolastico, ma il costo del materiale scolastico, dei libri, delle cartelle è lievitato spaventosamente e quindi ci sono molti bambini che non possono frequentare la scuola perché non hanno la possibilità di sostenere le relative spese”.
Anche Jérémie, cittadina cresciuta fino a raggiungere i 50.000 abitanti dove è presente una comunità camilliana, è in ginocchio. “Le stesse strutture fondamentali non funzionano - è la testimonianza del missionario -, la luce ormai non c’è da diversi anni, chi può si arrangia con una piccola lampadina o con un piccolo pannello solare. L’ospedale è in una situazione disastrosa e non è in grado assolutamente nemmeno di intervenire nei casi più semplici. Un altro problema importante è quello dell’acqua perché la rete di distribuzione è praticamente fuori uso, bisogna far ricorso alle cisterne di privati che raccolgono l’acqua piovana e poi la rivendono”.
Malgrado tutte le difficoltà, il lavoro pastorale e sociale di padre Massimo continua. In particolare, da qualche mese gli sforzi sono concentrati su una parrocchia dell’entroterra di Jérémie, la parrocchia della Madonna del Perpetuo Soccorso, nella località Pourcine - Pik Makaya, di cui padre Massimo è stato nominato parroco.
“Cerchiamo di tenere alta la speranza continuando a portare avanti dei progetti che siano alla nostra portata - spiega padre Miraglio - facendo leva sul coinvolgimento della comunità e anche sull’aiuto di qualche Ong. In questo periodo, ci stiamo concentrando su quattro cose che sono veramente importanti.
La prima: ultimare la costruzione di una piccola struttura in lamiera, teloni e legno del paese, dove ospitare la scuola materna. L’anno scorso c’era un’unica struttura che ospitava la scuola elementare e quella materna, ma visto l’aumento delle iscrizioni (ben 250!) per quest’anno è necessario avere una seconda struttura dove mettere i bambini più piccoli.
Il secondo progetto è quello dell’adduzione dell’acqua. Grazie anche alla collaborazione di una Ong locale stiamo cominciando questo lavoro, purtroppo però i fondi a disposizione non permetteranno di arrivare dove vorremmo arrivare. Sarà così possibile non solo portare l’acqua della sorgente al centro del villaggio, ma soprattutto potabilizzarla con l’aggiunta di cloro. Un aspetto fondamentale per migliorare la prevenzione sanitaria e debellare il colera e le infezioni intestinali.
Il terzo progetto riguarda la costruzione di una piccola casa di accoglienza, per poter alloggiare i visitatori di passaggio e i tecnici (agronomi, ingegneri, formatori dei maestri…) che vengono per aiutarci nei progetti di sviluppo del villaggio.
Infine c’è il progetto del vivaio del caffè, importantissimo perché dobbiamo rilanciare la produzione caffettiera della zona, che in passato rappresentava una grossa risorsa: i primi passi sono stati mossi, grazie anche a un contributo ricevuto dalla Lavazza Foundation”.
Progetti mirati e a portata di mano, ma comunque impegnativi per una popolazione stremata come quella di Haiti.
“Tutti questi progetti - rimarca il sacerdote camilliano - sono importanti per poter ridare forza, coraggio e speranza alla popolazione che vive (anche in queste zone più remote) in grandi difficoltà, sia per i problemi di sicurezza, sia per la mancanza di collegamenti con i mercati che si assommano a un’agricoltura ancora poco sviluppata e alla fragilità del territorio, soggetto al passaggio di tempeste e uragani. Sono progetti con costi limitati ma che possono veramente cambiare la vita della comunità, dando alla gente la possibilità di continuare a vivere nella zona anziché andare a intasare le bidonville delle città. Sono progetti che hanno bisogno comunque di un sostegno economico per poter essere realizzati: attraverso la Onlus Madian Orizzonti dei Padri camilliani di Torino è possibile appunto aiutare questi progetti e la realizzazione di questi sogni che potrebbero veramente cambiare la vita alla gente e permettere anche a tanti bambini di crescere in modo più tranquillo e più sereno”.
Per contribuire è possibile utilizzare uno dei seguenti canali: Conto corrente postale: 70170733 – Bonifico bancario: IBAN IT22S02008 01046000101096394