È diretto, chiaro, talora provocante, il linguaggio che le autrici usano per affrontare il tema della disabilità. E lo fanno a ragion veduta essendo loro stesse persone con disabilità. Il titolo stesso richiama la necessità di una vera “decostruzione” che faccia piazza pulita di certi atteggiamenti più o meno consapevoli, certamente diffusi.
Una demolizione che procede a tamburo battente, perché, dicono le autrici, solo con una svolta radicale è pensabile riconoscere la persona disabile nella sua interezza fisica, psicologica e sentimentale. Vogliono stravolgere un “tipo di narrazione esasperata ed esasperante, per stravolgere il modo in cui le persone non-disabili si rapportano alle persone con disabilità”. Normalità è la parola chiave con cui le autrici invitano a confrontarsi. Non però una revisione critica di tale concetto, peraltro obiettivamente scontata seppur nei fatti non realizzata, condotta da persone non-disabili. Piuttosto una vivace protesta volta a far rientrare nella normalità la vita della persona con disabilità.
Nel relazionarsi si dimentica cioè quanto queste esistenze abbiano e sperimentino tutte le caratteristiche di una qualsiasi altra vita. C’è un’emotività, una sessualità, desideri e attese che generalmente vengono letti attraverso la lente della disabilità, come qualcosa di altro rispetto alle manifestazioni “normali”. Il che comporta la sottovalutazione o addirittura la negazione della sfera emotiva, sentimentale, sessuale.
Lungo questa linea lo stile diretto scelto dalle autrici consente di denunciare atteggiamenti a prima vista positivi e accoglienti. I complimenti per una meta raggiunta, per esempio, vengono rifiutati, provocatoriamente definiti “insulti”, perché presuppongono un’immagine limitante della persona con disabilità: “non vogliamo sentirci dire che siamo eroi”.
Decostruzione antiabilista
di Claudia Maltese, Gresa Fazliu
Editrice Eris
euro 6,9