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Bruna: la guerra e gli ebrei nascosti nel ‘secou’ delle castagne a Gilba

13 ottobre 2024

Cuneo

Bruna Danna Bruna Danna è nata a Saluzzo il 19 marzo 1936: «Dopo i primi vent’anni vissuti a Treniere di Brossasco, nel 1956 mi sono sposata e sono andata a vivere nella cascina Autin di mio marito Aldo a Manta. Dal 2017 vivo a Moretta». I suoi genitori?  «Mia mamma Caterina è rimasta vedova molto giovane e ha cresciuto da sola i suoi sei figli. Come gli altri bambini di Treniere e delle borgate vicine, andavo a scuola a Brossasco. Scendevamo a piedi in paese sia di mattina sia di pomeriggio: d’inverno spesso la neve rendeva impraticabile il percorso e noi bambini non potevamo neanche andare a scuola. Ho frequentato i cinque anni delle Elementari, però a partire dai nove anni gli ultimi mesi non frequentavo perché per necessità andavo a lavorare a servizio per pascolo o altri lavori di casa in altre famiglie della vallata. Ritornavo solo a giugno per sostenere gli esami e dopo riprendevo il lavoro fino all’autunno. Ricordo con particolare affetto la maestra Paola Botta di Brossasco, che aveva capito la mia situazione, ripetendomi spesso che senz’altro sarei stata una buona moglie e una brava mamma». I suoi ricordi dell’infanzia?  «Nella borgata c’erano tanti bambini e tanta miseria, quindi ci sono ricordi belli e quelli di una vita non facile. Con gli altri bambini ci trovavamo a giocare e a scherzare quando non c’erano lavori da svolgere. Essendo mia mamma vedova e poiché due miei fratelli (poi seguiti dal terzo maschio) erano emigrati in Francia in cerca di lavoro, mi sono ritrovata ad essere il suo “braccio destro”: la volontà non mi mancava e facevo qualsiasi tipo di lavoro, anche quelli più faticosi. Una delle attività principali era raccogliere le castagne e portarle a vendere al mercato a Venasca alle cinque del mattino, facendo la prima parte del percorso fino al Colletto con una “lesa”». Due ricordi belli? «L’arrivo di pacchi spediti da parenti americani contenenti panettoni e torrone e le sere della domenica passate a ballare a Brossasco sotto gli occhi vigili di mia mamma, quando avevo 15 anni. Mi è sempre piaciuto parlare con la gente, e sognavo di fare la commerciante. Il sogno poi si è realizzato perché per quattro anni ho anche gestito con mio marito un negozio di “granatin” a Saluzzo». E oggi? «Oggi sono pensionata dopo aver lavorato in campagna al fianco di mio marito per 63 anni. Insieme abbiamo coltivato mele, pesche, kiwi, prugne e albicocche portate poi ai mercati generali di Torino, svegliandoci spesso nel cuore della notte». La guerra?  «Ero bambina: però ricordo distintamente il passaggio degli aerei che talvolta sganciavano bombe e una volta avevano colpito una famiglia sfollata da Brossasco, nel vallone di fronte. Per alcuni mesi nella primavera del 1944 mia mamma, pur in gravi ristrettezze economiche, ha ospitato e nascosto nel “secou” (l’essiccatoio delle castagne) una famiglia di ebrei torinesi in fuga dalla città: genitori e due bambini, più o meno miei coetanei. Mamma, da cui ogni settimana i partigiani passavano a ritirare due etti di burro (come dalle altre famiglie della borgata), condivideva con loro quello che aveva: castagne, uova, polenta e un po’ di latte. Poiché avevamo solo due mucche, il latte era poco e  lo allungavamo con l’acqua, in modo che bastasse per tutti. Queste persone, quando sentivano degli spari o rumori sconosciuti, scappavano terrorizzate nel bosco per nascondersi. Dopo la guerra abbiamo provato a cercarli a Torino, dove avevano un negozio di stoffe, ma non li abbiamo trovati, e ci è dispiaciuto». Dove aveva conosciuto suo marito? «A 19 anni una domenica pomeriggio, mentre ballavo a Melle, ho conosciuto mio marito Aldo Rinaudo: un colpo di fulmine. Ci siamo sposati nell’aprile del 1956 e ho vissuto con lui 63 anni di grande armonia e amore. Il viaggio di nozze a Venezia. Abbiamo avuto tre figli e poi sette nipoti e oggi già cinque pronipoti. Purtroppo cinque anni fa Aldo ci ha lasciati e ancora oggi il vuoto è incolmabile». Che valori ha cercato di trasmettere ai figli? «Il senso dell’onestà, del rispetto e dell’armonia, cercando di creare sempre un ambiente sereno e ricco di dialogo». La soddisfazione più grande? «È  la meravigliosa famiglia che io e Aldo abbiamo costruito». Il mondo di oggi? «Spesso è complicato e non è sempre limpido. Ho però fiducia nei giovani e in quello che possono costruire». Cosa mette al primo posto nella sua vita? «La famiglia, senza ombra di dubbio».
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