cuneo
Un miliardo di follower per Ronaldo, quando vale solo ciò che ha visibilità
21 settembre 2024
Cuneo
È notizia di questi giorni che Cristiano Ronaldo ha raggiunto il miliardo di follower sui vari social; per la precisione, 638 milioni su Instagram, 170 su Facebook e 113 su X - (già Twitter). Il campione portoghese è diventato, così, l’essere umano con il maggior seguito virtuale, superando la cantante americana Taylor Swift che, secondo le stime più recenti, non raggiungerebbe i seicento milioni.
Se si considera che gli abitanti della terra sono circa otto miliardi e duecento milioni, ciò significa che, più o meno, un abitante della terra su otto “segue” il nostro. Comprensibile l’entusiasmo del campione che, nel dichiarare, “Stiamo facendo la storia”, ha certamente detto qualcosa di vero.
Forse un pochino provocatoriamente, si potrebbe, però, anche affermare che, più che la storia, l’uomo con più follower al mondo stia facendo l’economia.
Il legame diretto tra “seguaci - visualizzatori”, visibilità dei contenuti commerciali e introiti da sponsorizzazioni di vario tipo è, infatti, immediato e i già pingui forzieri di Cristiano Ronaldo si accingono a vivere stagioni sempre più floride.
Sociologi, psicologi ed economisti hanno, da tempo, sottolineato i rapporti sempre più stretti tra visibilità, circuiti economici virtuali e reali e valore. È un dato di fatto che i personaggi più in vista nel mondo dello sport, dello spettacolo, del cinema (e così via), nel generare redditi attraverso l’esposizione della propria persona e di vicende della propria vita (talvolta anche personalissime) abbiano inaugurato una nuova stagione della quale qualcuno avrebbe, probabilmente, fatto a meno. Al di là di valutazioni di ordine etico circa la sovraesposizione social, e delle relative spirali imitative hanno portato alla progressiva contrazione della sfera di ciò che è intimo, quello che si osserva è che, se vale solo ciò che viene mostrato, allora tutto quello che non acquista visibilità, rischia di essere considerato di poco o di nessun valore.
Una frase di William Wordsworth recita: “La parte migliore della vita di una persona buona sono i suoi piccoli, sottaciuti e dimenticati gesti di gentilezza e di affetto”.
Il contrasto tra il pensiero del poeta inglese e i nuovi circuiti economici che vivono di follower non potrebbe essere più evidente. Non si tratta, solo, delle storture di una cultura sempre più dominata dalla dittatura dell’apparire e sulle relative conseguenze. Quello che pare da sottolineare è il valore di piccoli gesti che non solo non vengono mostrati, ostentati, esibiti ma che, addirittura, sono sottaciuti e dimenticati. A ben vedere, si tratta di un punto di vista e di un modo di ragionare che collide frontalmente non solo con la cultura dell’apparenza, ma anche, e forse ancora di più, con quella del possesso. Un gesto dimenticato è un gesto non posseduto neppure dalla memoria, forse nemmeno dalla memoria di chi lo ha compiuto, men che meno dall’archivio dei mille dispositivi con i quali, oggi, tutto viene fotografato, filmato o registrato. L’altra faccia della cultura dell’apparire, infatti, è la smania di catturare attimi o esperienze. A molti può essere familiare l’immagine di turisti che fotografano un monumento o un’opera d’arte senza neppure guardarla, se non attraverso una fotocamera. Ci si vuole quasi appropriare, illusoriamente, del momento in cui si osserva, senza dare spazio alla dimensione contemplativa che, evidentemente, non è archiviabile nella memoria di un dispositivo. La foto o il video di ricordi, in sé, non solo non sono un problema ma, anzi, contribuiscono a fare memoria, e quindi a custodire, un momento speciale o un’esperienza da ricordare. Tuttavia, quando il momento non viene vissuto affatto, perché il video o la fotografia diventano l’esperienza, allora questo significa che la dimensione appropriativa ha fagocitato quella contemplativa e l’arricchimento interiore corre il rischio di essere sostituito da un file nella memoria dello smartphone. I piccoli gesti che rappresentano la parte migliore di una persona buona secondo Wordsworth, invece, hanno la dignità della gratuità totale, perché non sono neppure archiviati. Ci vuole coraggio per sostenere la consapevolezza dell’apparente irrilevanza di tanti piccoli gesti di gentilezza e di affetto che non attirano follower ma che, nella loro delicatezza, illuminano la nostra ordinarissima quotidianità.