cuneo
Grandi imprese, capitalismo e regole
11 agosto 2024
Cuneo
Sono tempi complicati per le grandi imprese globali. Nelle ultime settimane, gli organi di informazione, non solo specialistica, hanno dato un certo risalto ad alcune notizie che fanno riflettere. Ad esempio, si è appreso che l’ONU, nel Digital Economy Report, ha lanciato l’allarme sugli impatti, sempre più seri, della crescita dell’economia digitale sul consumo di acqua ed elettricità. Secondo il rapporto, il consumo stimato di energia elettrica dei 13 maggiori operatori di data center (semplificando, l’insieme delle apparecchiature attraverso le quali si immagazzinano e si utilizzano i dati in formato digitale) è più che raddoppiato tra il 2018 e il 2022.
Si calcola che, nel 2022, il consumo è stato pari a 460 TWh (terawattora, un miliardo di kilowattora), superando, così, quello complessivo della Francia, di 459 TWh. Le proiezioni indicano che, entro il 2026 la cifra potrebbe più che raddoppiare, arrivando a 1.000 TWh. Tra i maggiori consumatori di energia ci sono Amazon, Alphabet, Microsoft e Meta. Non meno significativo, inoltre, è il consumo di acqua per il raffreddamento delle macchine anche se, per ciò che riguarda il fabbisogno idrico, i dati disponibili non sono molti e possono variare in funzione delle diverse tecnologie di raffreddamento.
In ogni caso, sembra indubbio che l’economia digitale sia molto meno “green” di quanto piaccia pensare e paiono quanto mai opportune le richieste di interventi regolamentari sui consumi sollecitati dall’Unctad (la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo).
Per ciò che riguarda la regolarità fiscale, nei giorni scorsi è stata data la notizia di un sequestro preventivo d’urgenza per 121 milioni di euro da parte della Procura di Milano nei confronti di Amazon Italia Transport, società che si occupa della logistica, nel nostro paese, del colosso del commercio elettronico. I responsabili della società hanno dichiarato di rispettare le leggi e manifestato l’intenzione di collaborare con le autorità che, per parte loro, stanno indagando su quella che ipotizzano essere “una complessa frode fiscale derivante dall’utilizzo, da parte della beneficiaria finale, del meccanismo illecito di fatture per operazioni giuridicamente inesistenti a fronte della stipula di fittizi contratti di appalto per la somministrazione di manodopera, in violazione della normativa di settore, che ha portato all’emissione e al conseguente utilizzo dei falsi documenti”.
Elementari canoni di rispetto della presunzione di innocenza, da un lato, e, dall’altro lato, l’ovvia osservazione che, in fatto di consumi energetici e idrici, i colossi dei servizi digitali non hanno commesso alcun illecito, inducono alla prudenza nei toni e nelle considerazioni.
Detto questo, pare altrettanto evidente che sarà sempre più strategico l’articolato confronto dialettico tra nuovi scenari economici e sociali, protezione del mercato e della libera concorrenza e regole a tutela della collettività e, in particolare, dei più deboli.
L’equilibrio che sarà necessario trovare non potrà che essere globale e, in questo, le grandi multinazionali hanno accumulato un vantaggio che dovrà essere recuperato in fretta dai regolatori, dai governi e dalle istituzioni internazionali. Per decenni, oramai, un certo immobilismo normativo e istituzionale ha lasciato completa libertà di manovra a realtà economiche che hanno potuto crescere ed espandersi contando su capitali, tecnologie e patrimoni informativi che non hanno conosciuto e non conoscono confini. Il livello di pressione politica, di impatto sul tessuto economico e sociale e, oggi, anche sulle risorse naturali di questi giganti, richiede uno sforzo di condivisione di percorsi e di obiettivi che non può più essere differito.
Sotto questo aspetto, paiono non poco ingenue visioni particolaristiche, autoreferenziali o isolazioniste, che sembrano alimentate più da letture semplicistiche che da una seria riflessione sulla contemporaneità e sul futuro (molto) prossimo che ci attende. Alle azioni delle rinnovate istituzioni comunitarie e agli esiti delle elezioni americane sono affidati passi che segneranno non poco ciò che verrà. L’auspicio è che le fragilità che le società occidentali hanno mostrato diventino lo stimolo a correggere ciò che deve essere rivisto e a valorizzare il molto che, nonostante tutto, continua a essere fecondo.