Chiara Bravo, 26 anni, di Manta, si è laureata nel 2022 in Letteratura, Filologia e Linguistica italiana a Torino. Dopo un’esperienza di tirocinio estivo a Parigi e un anno di insegnamento a tempo determinato presso la scuola secondaria di primo grado di Sanfront-Paesana, ha lavorato per nove mesi come assistente di lingua italiana in Francia.
Dove ha insegnato? In cosa consisteva il suo compito?
Ho lavorato in una scuola media e in un liceo dell’Académie di Grenoble, per l’esattezza mi trovavo a Vienne, a venti chilometri a sud di Lione. Il mio ruolo era quello di far conoscere meglio ai ragazzi francesi la cultura e la lingua italiana, affiancando le loro insegnanti. Le mie lezioni erano quindi più basate sulla conversazione, sull’ascolto e sul gioco.
Come nasce il suo interesse per la lingua e la cultura francese?
Sicuramente ha influito molto la scuola superiore che ho frequentato, ovvero il Liceo linguistico Soleri-Bertoni di Saluzzo. Lì ho potuto studiare non solo la lingua, ma anche la letteratura francese, stimolando così il mio interesse per il Paese d’oltralpe. Ho dovuto però aspettare la conclusione dei miei studi universitari per poter svolgere una breve esperienza di tirocinio a Parigi ed è stata proprio questa a riaccendere in me la voglia di trascorrere un periodo in Francia.
Quali passaggi ha dovuto compiere per iniziare questo percorso?
Ammetto di avere scoperto questo bando casualmente, grazie ad una collega che me ne aveva parlato quando insegnavo nella scuola secondaria di Sanfront-Paesana.
Per candidarsi è stato sufficiente compilare il bando pubblicato sul sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito e alcuni mesi dopo mi è stato reso noto l’esito positivo della domanda e le scuole in cui avrei lavorato a partire dal mese ottobre. In Francia moltissimi istituti scolastici mettono a disposizione abitazioni per il proprio personale; questa è stata davvero una fortuna perché ha semplificato di molto il mio arrivo a Vienne.
Oltre alla Francia questa esperienza può essere svolta in diversi Paesi dell’UE ovvero Austria, Belgio, Germania, Irlanda, Regno Unito e Spagna.
Si è ritrovata anche a parlare del nostro territorio durante le sue lezioni?
L’argomento delle mie lezioni era sempre deciso con le insegnanti con cui lavoravo, quindi non potevo scegliere del tutto io l’ambito da trattare. Alcune delle tematiche sono state la cucina, il cinema, la musica, la storia, con riferimento ad esempio ai partigiani. Per quanto riguarda le feste e le tradizioni, ho parlato di Occit’amo, un festival molto apprezzato nelle nostre zone e che riguarda una cultura molto vicina anche al territorio dei ragazzi.
Durante la lezione di conoscenza, non ho potuto non presentare il bellissimo Castello della Manta, le nostre valli e la città di Torino. Infine, nella lezione sui dialetti italiani, ho fatto notare agli alunni la vicinanza tra il piemontese e il francese.
Quanto è conosciuto il Piemonte nella zona in cui è stata, dagli studenti ma anche dalle altre persone?
È conosciuta soprattutto la città di Torino, principalmente perché il Piemonte è vicino, ma anche perché ci sono molti ragazzi, perlopiù di origine marocchina o tunisina, che sono nati lì o nelle aree limitrofe e si sono poi spostati successivamente con le famiglie nelle zone di Grenoble e Lione. Questo è un fenomeno recente e fa sì che tanti sappiano bene la lingua italiana.
Come l’ha arricchita questa esperienza?
Dal punto di vista professionale, mi ha permesso di vedere un altro sistema scolastico e un altro modo di insegnare le lingue straniere, senza libri e basato molto sul gioco e sui lavori di gruppo. Queste attività ludiche, di conseguenza, mi hanno consentito di scoprire nuovi metodi che potrei applicare nel mio futuro da insegnante. Come qualsiasi esperienza all’estero, mi ha poi dato più sicurezza dal punto di vista linguistico e mi ha messo alla prova, anche perché, a differenza di progetti che si possono svolgere durante gli studi, non c’era la scuola ad occuparsi della parte burocratica e questo mi ha costretta ad essere più autonoma. Anche dal punto di vista delle amicizie ho potuto conoscere nuove persone, non solo in ambito lavorativo. Infine, il fatto che il sistema scolastico francese abbia diverse pause didattiche durante l’anno, mi ha dato la possibilità di visitare frequentemente diverse mete in tutto il territorio.
Consiglierebbe quest’esperienza?
Per partecipare a questo bando bisogna avere una laurea magistrale e meno di 30 anni. Per chi è in questa fascia di età, possiede i requisiti necessari e ha un po’ di interesse per il mondo dell’insegnamento, sicuramente è un’esperienza molto arricchente da vari punti di vista. Quindi sì, la consiglio vivamente, può essere utile sia per chi vorrebbe insegnare, sia per chi vorrebbe trasferirsi in un altro Paese, ma ha bisogno di un lasso di tempo per entrare in contatto con la nuova realtà. Questo progetto, con le sue tempistiche, permette infatti sia di lavorare sia di scoprire più a fondo il posto in cui ci si trova e le opportunità che questo può offrire.
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Chiara Bravo, 26 anni, di Manta, si è laureata nel 2022 in Letteratura, Filologia e Linguistica italiana a Torino. Dopo un’esperienza di tirocinio estivo a Parigi e un anno di insegnamento a tempo determinato presso la scuola secondaria di primo grado di Sanfront-Paesana, ha lavorato per nove mesi come assistente di lingua italiana in Francia.
Dove ha insegnato? In cosa consisteva il suo compito?
Ho lavorato in una scuola media e in un liceo dell’Académie di Grenoble, per l’esattezza mi trovavo a Vienne, a venti chilometri a sud di Lione. Il mio ruolo era quello di far conoscere meglio ai ragazzi francesi la cultura e la lingua italiana, affiancando le loro insegnanti. Le mie lezioni erano quindi più basate sulla conversazione, sull’ascolto e sul gioco.
Come nasce il suo interesse per la lingua e la cultura francese?
Sicuramente ha influito molto la scuola superiore che ho frequentato, ovvero il Liceo linguistico Soleri-Bertoni di Saluzzo. Lì ho potuto studiare non solo la lingua, ma anche la letteratura francese, stimolando così il mio interesse per il Paese d’oltralpe. Ho dovuto però aspettare la conclusione dei miei studi universitari per poter svolgere una breve esperienza di tirocinio a Parigi ed è stata proprio questa a riaccendere in me la voglia di trascorrere un periodo in Francia.
Quali passaggi ha dovuto compiere per iniziare questo percorso?
Ammetto di avere scoperto questo bando casualmente, grazie ad una collega che me ne aveva parlato quando insegnavo nella scuola secondaria di Sanfront-Paesana.
Per candidarsi è stato sufficiente compilare il bando pubblicato sul sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito e alcuni mesi dopo mi è stato reso noto l’esito positivo della domanda e le scuole in cui avrei lavorato a partire dal mese ottobre. In Francia moltissimi istituti scolastici mettono a disposizione abitazioni per il proprio personale; questa è stata davvero una fortuna perché ha semplificato di molto il mio arrivo a Vienne.
Oltre alla Francia questa esperienza può essere svolta in diversi Paesi dell’UE ovvero Austria, Belgio, Germania, Irlanda, Regno Unito e Spagna.
Si è ritrovata anche a parlare del nostro territorio durante le sue lezioni?
L’argomento delle mie lezioni era sempre deciso con le insegnanti con cui lavoravo, quindi non potevo scegliere del tutto io l’ambito da trattare. Alcune delle tematiche sono state la cucina, il cinema, la musica, la storia, con riferimento ad esempio ai partigiani. Per quanto riguarda le feste e le tradizioni, ho parlato di Occit’amo, un festival molto apprezzato nelle nostre zone e che riguarda una cultura molto vicina anche al territorio dei ragazzi.
Durante la lezione di conoscenza, non ho potuto non presentare il bellissimo Castello della Manta, le nostre valli e la città di Torino. Infine, nella lezione sui dialetti italiani, ho fatto notare agli alunni la vicinanza tra il piemontese e il francese.
Quanto è conosciuto il Piemonte nella zona in cui è stata, dagli studenti ma anche dalle altre persone?
È conosciuta soprattutto la città di Torino, principalmente perché il Piemonte è vicino, ma anche perché ci sono molti ragazzi, perlopiù di origine marocchina o tunisina, che sono nati lì o nelle aree limitrofe e si sono poi spostati successivamente con le famiglie nelle zone di Grenoble e Lione. Questo è un fenomeno recente e fa sì che tanti sappiano bene la lingua italiana.
Come l’ha arricchita questa esperienza?
Dal punto di vista professionale, mi ha permesso di vedere un altro sistema scolastico e un altro modo di insegnare le lingue straniere, senza libri e basato molto sul gioco e sui lavori di gruppo. Queste attività ludiche, di conseguenza, mi hanno consentito di scoprire nuovi metodi che potrei applicare nel mio futuro da insegnante. Come qualsiasi esperienza all’estero, mi ha poi dato più sicurezza dal punto di vista linguistico e mi ha messo alla prova, anche perché, a differenza di progetti che si possono svolgere durante gli studi, non c’era la scuola ad occuparsi della parte burocratica e questo mi ha costretta ad essere più autonoma. Anche dal punto di vista delle amicizie ho potuto conoscere nuove persone, non solo in ambito lavorativo. Infine, il fatto che il sistema scolastico francese abbia diverse pause didattiche durante l’anno, mi ha dato la possibilità di visitare frequentemente diverse mete in tutto il territorio.
Consiglierebbe quest’esperienza?
Per partecipare a questo bando bisogna avere una laurea magistrale e meno di 30 anni. Per chi è in questa fascia di età, possiede i requisiti necessari e ha un po’ di interesse per il mondo dell’insegnamento, sicuramente è un’esperienza molto arricchente da vari punti di vista. Quindi sì, la consiglio vivamente, può essere utile sia per chi vorrebbe insegnare, sia per chi vorrebbe trasferirsi in un altro Paese, ma ha bisogno di un lasso di tempo per entrare in contatto con la nuova realtà. Questo progetto, con le sue tempistiche, permette infatti sia di lavorare sia di scoprire più a fondo il posto in cui ci si trova e le opportunità che questo può offrire.
Chiara , assistente di lingua italiana in Francia
27 luglio 2024
Cuneo
Chiara Bravo, 26 anni, di Manta, si è laureata nel 2022 in Letteratura, Filologia e Linguistica italiana a Torino. Dopo un’esperienza di tirocinio estivo a Parigi e un anno di insegnamento a tempo determinato presso la scuola secondaria di primo grado di Sanfront-Paesana, ha lavorato per nove mesi come assistente di lingua italiana in Francia.
Dove ha insegnato? In cosa consisteva il suo compito?
Ho lavorato in una scuola media e in un liceo dell’Académie di Grenoble, per l’esattezza mi trovavo a Vienne, a venti chilometri a sud di Lione. Il mio ruolo era quello di far conoscere meglio ai ragazzi francesi la cultura e la lingua italiana, affiancando le loro insegnanti. Le mie lezioni erano quindi più basate sulla conversazione, sull’ascolto e sul gioco.
Come nasce il suo interesse per la lingua e la cultura francese?
Sicuramente ha influito molto la scuola superiore che ho frequentato, ovvero il Liceo linguistico Soleri-Bertoni di Saluzzo. Lì ho potuto studiare non solo la lingua, ma anche la letteratura francese, stimolando così il mio interesse per il Paese d’oltralpe. Ho dovuto però aspettare la conclusione dei miei studi universitari per poter svolgere una breve esperienza di tirocinio a Parigi ed è stata proprio questa a riaccendere in me la voglia di trascorrere un periodo in Francia.
Quali passaggi ha dovuto compiere per iniziare questo percorso?
Ammetto di avere scoperto questo bando casualmente, grazie ad una collega che me ne aveva parlato quando insegnavo nella scuola secondaria di Sanfront-Paesana.
Per candidarsi è stato sufficiente compilare il bando pubblicato sul sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito e alcuni mesi dopo mi è stato reso noto l’esito positivo della domanda e le scuole in cui avrei lavorato a partire dal mese ottobre. In Francia moltissimi istituti scolastici mettono a disposizione abitazioni per il proprio personale; questa è stata davvero una fortuna perché ha semplificato di molto il mio arrivo a Vienne.
Oltre alla Francia questa esperienza può essere svolta in diversi Paesi dell’UE ovvero Austria, Belgio, Germania, Irlanda, Regno Unito e Spagna.
Si è ritrovata anche a parlare del nostro territorio durante le sue lezioni?
L’argomento delle mie lezioni era sempre deciso con le insegnanti con cui lavoravo, quindi non potevo scegliere del tutto io l’ambito da trattare. Alcune delle tematiche sono state la cucina, il cinema, la musica, la storia, con riferimento ad esempio ai partigiani. Per quanto riguarda le feste e le tradizioni, ho parlato di Occit’amo, un festival molto apprezzato nelle nostre zone e che riguarda una cultura molto vicina anche al territorio dei ragazzi.
Durante la lezione di conoscenza, non ho potuto non presentare il bellissimo Castello della Manta, le nostre valli e la città di Torino. Infine, nella lezione sui dialetti italiani, ho fatto notare agli alunni la vicinanza tra il piemontese e il francese.
Quanto è conosciuto il Piemonte nella zona in cui è stata, dagli studenti ma anche dalle altre persone?
È conosciuta soprattutto la città di Torino, principalmente perché il Piemonte è vicino, ma anche perché ci sono molti ragazzi, perlopiù di origine marocchina o tunisina, che sono nati lì o nelle aree limitrofe e si sono poi spostati successivamente con le famiglie nelle zone di Grenoble e Lione. Questo è un fenomeno recente e fa sì che tanti sappiano bene la lingua italiana.
Come l’ha arricchita questa esperienza?
Dal punto di vista professionale, mi ha permesso di vedere un altro sistema scolastico e un altro modo di insegnare le lingue straniere, senza libri e basato molto sul gioco e sui lavori di gruppo. Queste attività ludiche, di conseguenza, mi hanno consentito di scoprire nuovi metodi che potrei applicare nel mio futuro da insegnante. Come qualsiasi esperienza all’estero, mi ha poi dato più sicurezza dal punto di vista linguistico e mi ha messo alla prova, anche perché, a differenza di progetti che si possono svolgere durante gli studi, non c’era la scuola ad occuparsi della parte burocratica e questo mi ha costretta ad essere più autonoma. Anche dal punto di vista delle amicizie ho potuto conoscere nuove persone, non solo in ambito lavorativo. Infine, il fatto che il sistema scolastico francese abbia diverse pause didattiche durante l’anno, mi ha dato la possibilità di visitare frequentemente diverse mete in tutto il territorio.
Consiglierebbe quest’esperienza?
Per partecipare a questo bando bisogna avere una laurea magistrale e meno di 30 anni. Per chi è in questa fascia di età, possiede i requisiti necessari e ha un po’ di interesse per il mondo dell’insegnamento, sicuramente è un’esperienza molto arricchente da vari punti di vista. Quindi sì, la consiglio vivamente, può essere utile sia per chi vorrebbe insegnare, sia per chi vorrebbe trasferirsi in un altro Paese, ma ha bisogno di un lasso di tempo per entrare in contatto con la nuova realtà. Questo progetto, con le sue tempistiche, permette infatti sia di lavorare sia di scoprire più a fondo il posto in cui ci si trova e le opportunità che questo può offrire.