Il giorno stesso della proclamazione di laurea a Torino festeggia con una camminata in valle Stura: così una studentessa di UniTo conserva il legame con la montagna.
“Mi sono laureata alcuni giorni fa e ho festeggiato andando in montagna a vedere il tramonto”: così Giulia Meineri, 23 anni, cuneese, ha deciso di festeggiare la propria laurea triennale in Lettere all’Università di Torino.
Giulia, che giornata è stata quella della sua laurea?
“Sono passata al mattino presto, una delle prime di tutta l’Università credo. Sono stata un’ora e mezza a Torino, giusto il tempo della proclamazione, poi sono tornata a Cuneo e sono andata dove più mi piace stare: in montagna.
Non sono mai stata una che ama le feste e i grandi eventi, quelli dove si è sempre al centro dell’attenzione. Così, dopo averne parlato un po’ in famiglia nei giorni prima della laurea, ho deciso di portare i miei genitori e le mie sorelle al lago di San Bernolfo, in valle Stura. È stata una giornata splendida: abbiamo camminato, guardato il tramonto in quota, poi cena al rifugio e casa. Mi sono sentita molto più felice di ogni altra festa che avrei potuto organizzare.”
È sempre stata un’amante della natura?
“Sì, di base sì, anche se al liceo non vedevo l’ora di andare a Torino, vivere la mia vita in città.”
Che cosa è successo dopo?
“Una volta che mi sono trasferita in centro ho capito che i palazzi e il rumore non fanno per me. Poi è scoppiato anche il Covid, nel frattempo. A un certo punto ho sentito che mi mancava l’aria e ho fatto la scelta di vivere per un po’ nella casa in campagna a Peveragno. È stato veramente rigenerante e da lì ho scoperto che quello è il mio posto.”
Rispetto a quando stava in città, com’è cambiato il suo rapporto con lo studio?
“Ho notato che ero sicuramente più serena nell’affrontare tutto. Non ho avuto crisi di ansia come invece è successo in passato. Ci sono stati miglioramenti sia nei voti, sia nel mio benessere psicologico.”
Come si è trovata in un grande centro urbano come Torino?
“Molto male. Non tanto per la città in sé, perché riconosco che sia comoda e anche piuttosto piccola. Però per me la misura di essere umano è un’altra. Quando stavo in Quadrilatero (un quartiere centrale di Torino, ndr) mi dava molto fastidio il chiasso, le auto, la gente che va sempre di fretta. Io stessa ero sempre agitata, nervosa. Ora mi sposto con i miei tempi, magari faccio anche più fatica, specie sui sentieri, però mi piace.”
Una “vita lenta”?
“Sì, anche se questo concetto è relativo. La vita di campagna non è stare sotto l’albero a leggere. Io oggi per esempio mi sono alzata all’alba, ho tagliato l’erba, curato l’orto, dopo andrò a camminare. Arriverò alla sera distrutta. Per la società non sarò stata produttiva, ma per i miei canoni sì, ho fatto molte cose che per me sono fondamentali.”
Ha fatto l’ultimo anno di università da pendolare, com’è andata?
“È stato molto faticoso perché partivo al mattino presto e tornavo alla sera. Alcune lezioni le perdevo quindi dovevo recuperarle dopo. Però era fantastico fare una passeggiata al parco oppure andare in montagna dopo. Staccavo la testa del tutto, stavo bene.”
Che cosa farà ora, durante l’estate?
“Lavorerò al rifugio Fauniera e mi preparerò per iniziare un corso annuale per diventare accompagnatrice naturalistica: saranno due sere a settimana a Peveragno più le camminate nei weekend. E nel frattempo inizierò la magistrale”
Consiglierebbe ad altri studenti di provare la sua stessa esperienza?
“Sì, credo che sarebbe utile a tutti staccare e andare per un po’ di tempo nel verde. Non serve passarci le settimane come faccio io, anche solo qualche giorno va bene.”
paesi
Il giorno stesso della proclamazione di laurea a Torino festeggia con una camminata in valle Stura: così una studentessa di UniTo conserva il legame con la montagna.
“Mi sono laureata alcuni giorni fa e ho festeggiato andando in montagna a vedere il tramonto”: così Giulia Meineri, 23 anni, cuneese, ha deciso di festeggiare la propria laurea triennale in Lettere all’Università di Torino.
Giulia, che giornata è stata quella della sua laurea?
“Sono passata al mattino presto, una delle prime di tutta l’Università credo. Sono stata un’ora e mezza a Torino, giusto il tempo della proclamazione, poi sono tornata a Cuneo e sono andata dove più mi piace stare: in montagna.
Non sono mai stata una che ama le feste e i grandi eventi, quelli dove si è sempre al centro dell’attenzione. Così, dopo averne parlato un po’ in famiglia nei giorni prima della laurea, ho deciso di portare i miei genitori e le mie sorelle al lago di San Bernolfo, in valle Stura. È stata una giornata splendida: abbiamo camminato, guardato il tramonto in quota, poi cena al rifugio e casa. Mi sono sentita molto più felice di ogni altra festa che avrei potuto organizzare.”
È sempre stata un’amante della natura?
“Sì, di base sì, anche se al liceo non vedevo l’ora di andare a Torino, vivere la mia vita in città.”
Che cosa è successo dopo?
“Una volta che mi sono trasferita in centro ho capito che i palazzi e il rumore non fanno per me. Poi è scoppiato anche il Covid, nel frattempo. A un certo punto ho sentito che mi mancava l’aria e ho fatto la scelta di vivere per un po’ nella casa in campagna a Peveragno. È stato veramente rigenerante e da lì ho scoperto che quello è il mio posto.”
Rispetto a quando stava in città, com’è cambiato il suo rapporto con lo studio?
“Ho notato che ero sicuramente più serena nell’affrontare tutto. Non ho avuto crisi di ansia come invece è successo in passato. Ci sono stati miglioramenti sia nei voti, sia nel mio benessere psicologico.”
Come si è trovata in un grande centro urbano come Torino?
“Molto male. Non tanto per la città in sé, perché riconosco che sia comoda e anche piuttosto piccola. Però per me la misura di essere umano è un’altra. Quando stavo in Quadrilatero (un quartiere centrale di Torino, ndr) mi dava molto fastidio il chiasso, le auto, la gente che va sempre di fretta. Io stessa ero sempre agitata, nervosa. Ora mi sposto con i miei tempi, magari faccio anche più fatica, specie sui sentieri, però mi piace.”
Una “vita lenta”?
“Sì, anche se questo concetto è relativo. La vita di campagna non è stare sotto l’albero a leggere. Io oggi per esempio mi sono alzata all’alba, ho tagliato l’erba, curato l’orto, dopo andrò a camminare. Arriverò alla sera distrutta. Per la società non sarò stata produttiva, ma per i miei canoni sì, ho fatto molte cose che per me sono fondamentali.”
Ha fatto l’ultimo anno di università da pendolare, com’è andata?
“È stato molto faticoso perché partivo al mattino presto e tornavo alla sera. Alcune lezioni le perdevo quindi dovevo recuperarle dopo. Però era fantastico fare una passeggiata al parco oppure andare in montagna dopo. Staccavo la testa del tutto, stavo bene.”
Che cosa farà ora, durante l’estate?
“Lavorerò al rifugio Fauniera e mi preparerò per iniziare un corso annuale per diventare accompagnatrice naturalistica: saranno due sere a settimana a Peveragno più le camminate nei weekend. E nel frattempo inizierò la magistrale”
Consiglierebbe ad altri studenti di provare la sua stessa esperienza?
“Sì, credo che sarebbe utile a tutti staccare e andare per un po’ di tempo nel verde. Non serve passarci le settimane come faccio io, anche solo qualche giorno va bene.”
Giulia: ho festeggiato la laurea andando in montagna a vedere il tramonto
14 luglio 2024
Cuneo
Il giorno stesso della proclamazione di laurea a Torino festeggia con una camminata in valle Stura: così una studentessa di UniTo conserva il legame con la montagna.
“Mi sono laureata alcuni giorni fa e ho festeggiato andando in montagna a vedere il tramonto”: così Giulia Meineri, 23 anni, cuneese, ha deciso di festeggiare la propria laurea triennale in Lettere all’Università di Torino.
Giulia, che giornata è stata quella della sua laurea?
“Sono passata al mattino presto, una delle prime di tutta l’Università credo. Sono stata un’ora e mezza a Torino, giusto il tempo della proclamazione, poi sono tornata a Cuneo e sono andata dove più mi piace stare: in montagna.
Non sono mai stata una che ama le feste e i grandi eventi, quelli dove si è sempre al centro dell’attenzione. Così, dopo averne parlato un po’ in famiglia nei giorni prima della laurea, ho deciso di portare i miei genitori e le mie sorelle al lago di San Bernolfo, in valle Stura. È stata una giornata splendida: abbiamo camminato, guardato il tramonto in quota, poi cena al rifugio e casa. Mi sono sentita molto più felice di ogni altra festa che avrei potuto organizzare.”
È sempre stata un’amante della natura?
“Sì, di base sì, anche se al liceo non vedevo l’ora di andare a Torino, vivere la mia vita in città.”
Che cosa è successo dopo?
“Una volta che mi sono trasferita in centro ho capito che i palazzi e il rumore non fanno per me. Poi è scoppiato anche il Covid, nel frattempo. A un certo punto ho sentito che mi mancava l’aria e ho fatto la scelta di vivere per un po’ nella casa in campagna a Peveragno. È stato veramente rigenerante e da lì ho scoperto che quello è il mio posto.”
Rispetto a quando stava in città, com’è cambiato il suo rapporto con lo studio?
“Ho notato che ero sicuramente più serena nell’affrontare tutto. Non ho avuto crisi di ansia come invece è successo in passato. Ci sono stati miglioramenti sia nei voti, sia nel mio benessere psicologico.”
Come si è trovata in un grande centro urbano come Torino?
“Molto male. Non tanto per la città in sé, perché riconosco che sia comoda e anche piuttosto piccola. Però per me la misura di essere umano è un’altra. Quando stavo in Quadrilatero (un quartiere centrale di Torino, ndr) mi dava molto fastidio il chiasso, le auto, la gente che va sempre di fretta. Io stessa ero sempre agitata, nervosa. Ora mi sposto con i miei tempi, magari faccio anche più fatica, specie sui sentieri, però mi piace.”
Una “vita lenta”?
“Sì, anche se questo concetto è relativo. La vita di campagna non è stare sotto l’albero a leggere. Io oggi per esempio mi sono alzata all’alba, ho tagliato l’erba, curato l’orto, dopo andrò a camminare. Arriverò alla sera distrutta. Per la società non sarò stata produttiva, ma per i miei canoni sì, ho fatto molte cose che per me sono fondamentali.”
Ha fatto l’ultimo anno di università da pendolare, com’è andata?
“È stato molto faticoso perché partivo al mattino presto e tornavo alla sera. Alcune lezioni le perdevo quindi dovevo recuperarle dopo. Però era fantastico fare una passeggiata al parco oppure andare in montagna dopo. Staccavo la testa del tutto, stavo bene.”
Che cosa farà ora, durante l’estate?
“Lavorerò al rifugio Fauniera e mi preparerò per iniziare un corso annuale per diventare accompagnatrice naturalistica: saranno due sere a settimana a Peveragno più le camminate nei weekend. E nel frattempo inizierò la magistrale”
Consiglierebbe ad altri studenti di provare la sua stessa esperienza?
“Sì, credo che sarebbe utile a tutti staccare e andare per un po’ di tempo nel verde. Non serve passarci le settimane come faccio io, anche solo qualche giorno va bene.”