Enzo Tessuti di Dronero (foto Alma Delfino)
Enzo Tessuti è nato a Dronero l’11 luglio 1953: “I miei genitori si chiamavano Maria Margherita Rovera e Fiorenzo Tessuti, di lavoro facevano gli acciugai, così come mio nonno Sebastiano Rovera. In quei tempi molti montanari della valle Maira andavano al mare in Liguria a vendere i maglioni fatti con la lana e ritornavano a casa con le acciughe.
Enzo, i libri le piacevano?
No, non ero uno studente modello! Ho fatto la Media a Dronero, eravamo una ventina di ragazzi in classe. Nei primi 5 anni di Elementare, sono stato bocciato due volte... sovente non andavo a scuola! La licenza di scuola Media l’ho presa poi alle lezioni serali. Nel 1968 ho iniziato ad andare a lavorare in piazza con i miei.
Che ricordi ha della sua infanzia?
Ricordo poco, salvo quando con alcuni compagni andavamo in giro un po’ di qua e un po’ di là, ‘tagliando’ le lezioni di scuola. E io facevo anche le firme false di mio padre sul diario... Allora ero una testa particolare!!
Cosa sognava di fare da bambino?
Non avevo sogni e a 15 anni ho iniziato ad andare fare i diversi mercati: a Cuneo, a Caraglio, a Mondovì e a Dronero. Il lavoro l’ho imparato dai miei genitori, che raccomandavano sovente di trattare sempre bene i clienti! Perchè è questione di un attimo perdere i clienti, se non li tratti bene! Con il tempo poi ho imparato qualche segreto del mestiere: e oggi aprendo le latte, mi accorgo se le acciughe sono fresche, o no. E se sono da mangiare subito, o no.
Il suo è un lavoro difficile?
È l’orario che è impegnativo! Mi alzo sempre alle 4 e mezza del mattino (o alle cinque al massimo), in tutte le stagioni. Tolgo le acciughe dal frigo e le metto sul furgone (con il tonno, il merluzzo, i pesciolini sotto aceto e le altre cose) e poi vado ai mercati. Devo preparare il posto per il banco e d’inverno c’è anche la neve da spalare...
Le piace il suo lavoro?
Dopo tanti anni, continuo a fare questo lavoro per passione! A me piace stare in mezzo alla gente, parlare con le persone, con tanti clienti dopo anni di conoscenza siamo diventati amici...
Come sono cambiati i mercati nella sua vita?
Molto! In ogni paese nascono tanti supermercati e molta gente va di meno a comprare in piazza, così patiamo anche noi la concorrenza della grande distribuzione.
Chi arriva a comprare da lei?
Il 95 per cento sono clienti affezionati che ritornano volentieri al banco, ma mi accorgo che la crisi economica colpisce le famiglie: diverse persone hanno meno soldi da spendere, nel portafoglio. Così gli incassi sono più bassi, mentre le spese sono raddoppiate rispetto ad una volta!
Le acciughe che lei vende da dove arrivano?
Dalla Sicilia e dalla Spagna. Le nostre acciughe sono più piccoline, quelle della Spagna invece sono più carnose. Le più buone, purtroppo, non sono quelle italiane.
La fatica più grande?
Passando gli anni, con i dolori, la fatica più grande è quella di montare e smontare il banco, senza ombra di dubbio. Poi d’inverno tutto è più faticoso, con il freddo.
La soddisfazione più grande per lei?
Quando arrivano al banco i clienti che mi dicono: ‘Enzo, le acciughe che mi hai dato la scorsa settimana erano proprio buone. Dammi di nuovo per favore quelle!’.
Le chiedono anche delle ricette?
Qualcuno sì, e io distribuisco dei ricettari che mi danno le ditte. Per fare le acciughe con il bagnetto buono, ad esempio, è importante tagliare il prezzemolo con la mezza luna e non con il frullatore! E poi bisogna prepararle sempre con dell’olio di buona qualità.
La ‘Fiera degli acciugai’ di Dronero è ancora importante?
Certamente, ma è completamente cambiata. Era l’occasione per ritrovarsi fra noi acciugai e arrivavano anche da Milano, Bologna, Torino... Eravamo in 60 o 70 e mangiavamo pranzo insieme... erano dei momenti di festa belli! Della vecchia generazione presente alla Fiera di Dronero, io sono l’ultimo rimasto: e tengo duro, finché riesco! Gli altri hanno comprato le licenze e arrivano da fuori.
La sua famiglia?
Io sono divorziato, ho due figlie e sono nonno felice di tre nipoti. Alle mie figlie ho sempre raccomandato di essere brave e di rispettare gli altri. Mi piace stare con i nipoti, vengono a trovarmi sovente... Ora non ho più tempo e faccio solo più due mercati alla settimana: quelli di Dronero e di Mondovì, oltre qualche fiera.
Il mondo di oggi?
Non mi piace per niente! La gente è sempre di fretta, i rapporti umani non sono più quelli di una volta e i cellulari hanno rovinato tutto! A me spiace anche che i giovani che incontri per la strada non ti salutano... o addirittura ti ridono in faccia!
Cosa è importante per lei?
Soprattutto la salute e la famiglia. Sto male quando vedo le guerre in televisione: quale mondo lasciamo ai nostri figli e ai nostri nipoti? Abbiamo sbagliato quasi tutto. Io credo in Dio anche se non vado tanto in chiesa. Finita la vita terrena, credo che finirà tutto. Facendo un bilancio della mia vita, sono abbastanza soddisfatto, perché ho fatto le cose che mi piacevano!
paesi
Enzo Tessuti di Dronero (foto Alma Delfino)
Enzo Tessuti è nato a Dronero l’11 luglio 1953: “I miei genitori si chiamavano Maria Margherita Rovera e Fiorenzo Tessuti, di lavoro facevano gli acciugai, così come mio nonno Sebastiano Rovera. In quei tempi molti montanari della valle Maira andavano al mare in Liguria a vendere i maglioni fatti con la lana e ritornavano a casa con le acciughe.
Enzo, i libri le piacevano?
No, non ero uno studente modello! Ho fatto la Media a Dronero, eravamo una ventina di ragazzi in classe. Nei primi 5 anni di Elementare, sono stato bocciato due volte... sovente non andavo a scuola! La licenza di scuola Media l’ho presa poi alle lezioni serali. Nel 1968 ho iniziato ad andare a lavorare in piazza con i miei.
Che ricordi ha della sua infanzia?
Ricordo poco, salvo quando con alcuni compagni andavamo in giro un po’ di qua e un po’ di là, ‘tagliando’ le lezioni di scuola. E io facevo anche le firme false di mio padre sul diario... Allora ero una testa particolare!!
Cosa sognava di fare da bambino?
Non avevo sogni e a 15 anni ho iniziato ad andare fare i diversi mercati: a Cuneo, a Caraglio, a Mondovì e a Dronero. Il lavoro l’ho imparato dai miei genitori, che raccomandavano sovente di trattare sempre bene i clienti! Perchè è questione di un attimo perdere i clienti, se non li tratti bene! Con il tempo poi ho imparato qualche segreto del mestiere: e oggi aprendo le latte, mi accorgo se le acciughe sono fresche, o no. E se sono da mangiare subito, o no.
Il suo è un lavoro difficile?
È l’orario che è impegnativo! Mi alzo sempre alle 4 e mezza del mattino (o alle cinque al massimo), in tutte le stagioni. Tolgo le acciughe dal frigo e le metto sul furgone (con il tonno, il merluzzo, i pesciolini sotto aceto e le altre cose) e poi vado ai mercati. Devo preparare il posto per il banco e d’inverno c’è anche la neve da spalare...
Le piace il suo lavoro?
Dopo tanti anni, continuo a fare questo lavoro per passione! A me piace stare in mezzo alla gente, parlare con le persone, con tanti clienti dopo anni di conoscenza siamo diventati amici...
Come sono cambiati i mercati nella sua vita?
Molto! In ogni paese nascono tanti supermercati e molta gente va di meno a comprare in piazza, così patiamo anche noi la concorrenza della grande distribuzione.
Chi arriva a comprare da lei?
Il 95 per cento sono clienti affezionati che ritornano volentieri al banco, ma mi accorgo che la crisi economica colpisce le famiglie: diverse persone hanno meno soldi da spendere, nel portafoglio. Così gli incassi sono più bassi, mentre le spese sono raddoppiate rispetto ad una volta!
Le acciughe che lei vende da dove arrivano?
Dalla Sicilia e dalla Spagna. Le nostre acciughe sono più piccoline, quelle della Spagna invece sono più carnose. Le più buone, purtroppo, non sono quelle italiane.
La fatica più grande?
Passando gli anni, con i dolori, la fatica più grande è quella di montare e smontare il banco, senza ombra di dubbio. Poi d’inverno tutto è più faticoso, con il freddo.
La soddisfazione più grande per lei?
Quando arrivano al banco i clienti che mi dicono: ‘Enzo, le acciughe che mi hai dato la scorsa settimana erano proprio buone. Dammi di nuovo per favore quelle!’.
Le chiedono anche delle ricette?
Qualcuno sì, e io distribuisco dei ricettari che mi danno le ditte. Per fare le acciughe con il bagnetto buono, ad esempio, è importante tagliare il prezzemolo con la mezza luna e non con il frullatore! E poi bisogna prepararle sempre con dell’olio di buona qualità.
La ‘Fiera degli acciugai’ di Dronero è ancora importante?
Certamente, ma è completamente cambiata. Era l’occasione per ritrovarsi fra noi acciugai e arrivavano anche da Milano, Bologna, Torino... Eravamo in 60 o 70 e mangiavamo pranzo insieme... erano dei momenti di festa belli! Della vecchia generazione presente alla Fiera di Dronero, io sono l’ultimo rimasto: e tengo duro, finché riesco! Gli altri hanno comprato le licenze e arrivano da fuori.
La sua famiglia?
Io sono divorziato, ho due figlie e sono nonno felice di tre nipoti. Alle mie figlie ho sempre raccomandato di essere brave e di rispettare gli altri. Mi piace stare con i nipoti, vengono a trovarmi sovente... Ora non ho più tempo e faccio solo più due mercati alla settimana: quelli di Dronero e di Mondovì, oltre qualche fiera.
Il mondo di oggi?
Non mi piace per niente! La gente è sempre di fretta, i rapporti umani non sono più quelli di una volta e i cellulari hanno rovinato tutto! A me spiace anche che i giovani che incontri per la strada non ti salutano... o addirittura ti ridono in faccia!
Cosa è importante per lei?
Soprattutto la salute e la famiglia. Sto male quando vedo le guerre in televisione: quale mondo lasciamo ai nostri figli e ai nostri nipoti? Abbiamo sbagliato quasi tutto. Io credo in Dio anche se non vado tanto in chiesa. Finita la vita terrena, credo che finirà tutto. Facendo un bilancio della mia vita, sono abbastanza soddisfatto, perché ho fatto le cose che mi piacevano!
Enzo, l’ultimo acciugaio di Dronero
13 luglio 2024
Cuneo
Enzo Tessuti di Dronero (foto Alma Delfino)
Enzo Tessuti è nato a Dronero l’11 luglio 1953: “I miei genitori si chiamavano Maria Margherita Rovera e Fiorenzo Tessuti, di lavoro facevano gli acciugai, così come mio nonno Sebastiano Rovera. In quei tempi molti montanari della valle Maira andavano al mare in Liguria a vendere i maglioni fatti con la lana e ritornavano a casa con le acciughe.
Enzo, i libri le piacevano?
No, non ero uno studente modello! Ho fatto la Media a Dronero, eravamo una ventina di ragazzi in classe. Nei primi 5 anni di Elementare, sono stato bocciato due volte... sovente non andavo a scuola! La licenza di scuola Media l’ho presa poi alle lezioni serali. Nel 1968 ho iniziato ad andare a lavorare in piazza con i miei.
Che ricordi ha della sua infanzia?
Ricordo poco, salvo quando con alcuni compagni andavamo in giro un po’ di qua e un po’ di là, ‘tagliando’ le lezioni di scuola. E io facevo anche le firme false di mio padre sul diario... Allora ero una testa particolare!!
Cosa sognava di fare da bambino?
Non avevo sogni e a 15 anni ho iniziato ad andare fare i diversi mercati: a Cuneo, a Caraglio, a Mondovì e a Dronero. Il lavoro l’ho imparato dai miei genitori, che raccomandavano sovente di trattare sempre bene i clienti! Perchè è questione di un attimo perdere i clienti, se non li tratti bene! Con il tempo poi ho imparato qualche segreto del mestiere: e oggi aprendo le latte, mi accorgo se le acciughe sono fresche, o no. E se sono da mangiare subito, o no.
Il suo è un lavoro difficile?
È l’orario che è impegnativo! Mi alzo sempre alle 4 e mezza del mattino (o alle cinque al massimo), in tutte le stagioni. Tolgo le acciughe dal frigo e le metto sul furgone (con il tonno, il merluzzo, i pesciolini sotto aceto e le altre cose) e poi vado ai mercati. Devo preparare il posto per il banco e d’inverno c’è anche la neve da spalare...
Le piace il suo lavoro?
Dopo tanti anni, continuo a fare questo lavoro per passione! A me piace stare in mezzo alla gente, parlare con le persone, con tanti clienti dopo anni di conoscenza siamo diventati amici...
Come sono cambiati i mercati nella sua vita?
Molto! In ogni paese nascono tanti supermercati e molta gente va di meno a comprare in piazza, così patiamo anche noi la concorrenza della grande distribuzione.
Chi arriva a comprare da lei?
Il 95 per cento sono clienti affezionati che ritornano volentieri al banco, ma mi accorgo che la crisi economica colpisce le famiglie: diverse persone hanno meno soldi da spendere, nel portafoglio. Così gli incassi sono più bassi, mentre le spese sono raddoppiate rispetto ad una volta!
Le acciughe che lei vende da dove arrivano?
Dalla Sicilia e dalla Spagna. Le nostre acciughe sono più piccoline, quelle della Spagna invece sono più carnose. Le più buone, purtroppo, non sono quelle italiane.
La fatica più grande?
Passando gli anni, con i dolori, la fatica più grande è quella di montare e smontare il banco, senza ombra di dubbio. Poi d’inverno tutto è più faticoso, con il freddo.
La soddisfazione più grande per lei?
Quando arrivano al banco i clienti che mi dicono: ‘Enzo, le acciughe che mi hai dato la scorsa settimana erano proprio buone. Dammi di nuovo per favore quelle!’.
Le chiedono anche delle ricette?
Qualcuno sì, e io distribuisco dei ricettari che mi danno le ditte. Per fare le acciughe con il bagnetto buono, ad esempio, è importante tagliare il prezzemolo con la mezza luna e non con il frullatore! E poi bisogna prepararle sempre con dell’olio di buona qualità.
La ‘Fiera degli acciugai’ di Dronero è ancora importante?
Certamente, ma è completamente cambiata. Era l’occasione per ritrovarsi fra noi acciugai e arrivavano anche da Milano, Bologna, Torino... Eravamo in 60 o 70 e mangiavamo pranzo insieme... erano dei momenti di festa belli! Della vecchia generazione presente alla Fiera di Dronero, io sono l’ultimo rimasto: e tengo duro, finché riesco! Gli altri hanno comprato le licenze e arrivano da fuori.
La sua famiglia?
Io sono divorziato, ho due figlie e sono nonno felice di tre nipoti. Alle mie figlie ho sempre raccomandato di essere brave e di rispettare gli altri. Mi piace stare con i nipoti, vengono a trovarmi sovente... Ora non ho più tempo e faccio solo più due mercati alla settimana: quelli di Dronero e di Mondovì, oltre qualche fiera.
Il mondo di oggi?
Non mi piace per niente! La gente è sempre di fretta, i rapporti umani non sono più quelli di una volta e i cellulari hanno rovinato tutto! A me spiace anche che i giovani che incontri per la strada non ti salutano... o addirittura ti ridono in faccia!
Cosa è importante per lei?
Soprattutto la salute e la famiglia. Sto male quando vedo le guerre in televisione: quale mondo lasciamo ai nostri figli e ai nostri nipoti? Abbiamo sbagliato quasi tutto. Io credo in Dio anche se non vado tanto in chiesa. Finita la vita terrena, credo che finirà tutto. Facendo un bilancio della mia vita, sono abbastanza soddisfatto, perché ho fatto le cose che mi piacevano!