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Il diacono che si sente chiamato a vivere il Vangelo ogni giorno nel suo quotidiano

07 luglio 2024

Cuneo

Giorgio Sabena foto di Alma Delfino Giorgio Sabena (foto di Alma Delfino) È un uomo dal cuore buono, che ogni giorno si sforza di vivere gli insegnamenti del Vangelo. Giorgio Sabena è nato il 2 marzo 1941 a Saluzzo: “Mio padre Battista, classe 1902, invalido del lavoro dopo essere stato travolto da un albero, faceva il ciabattino in piazza Risorgimento. Mia madre Maria Busca (nata nel 1906 ad Oneglia) faceva l’operaia... e un po’ di tutto. Si erano conosciuti in ospedale. Avevo una sorellina, Graziella, morta a 7 mesi per una malattia infantile”. Da bambino cosa faceva? Abitavo in via Martiri e giocavo con i miei amici con palloni di stracci o con le pietre. Le mie vacanze erano andare nella Cascina Palazzo di via della Croce, dove viveva un mio zio. Andavo anche a trovare le mie zie ad Imperia, che mi coccolavano: stavo almeno un mese all’anno al mare e mi piaceva! Andavo a scuola con Gigi Ferraro, ottima persona, ed eravamo molto amici! Da bambino ho iniziato a frequentare la Parrocchia dove ho poi incontrato persone che hanno segnato la mia vita. Che lavori ha fatto? Il primo agosto 1960, dopo aver finito Ragioneria, il San Paolo di Saluzzo mi aveva chiamato e ho lavorato in banca per tutta la vita fino al 1992: un lavoro che mi piaceva, io ho sempre amato molto il contatto con le persone. L’incontro con Paola Bogetti? L’avevo conosciuta alla Fuci, era di Venasca. Una simpatia che si è trasformata in amore e ci siamo sposati a Venasca il 4 settembre 1968, davanti a don Carlo Cravero (già morto, un prete molto in gamba!). Il viaggio di nozze l’abbiamo fatto alle Cinque Terre ed eravamo felici! Paola era severa con se stessa, gentile e aperta all’incontro con gli altri: la prima cosa che mi aveva colpito di lei era il suo sorriso! Abbiamo avuto tre figli: Enrico (musicista e tecnico del suono), Chiara (religiosa consacrata) e Marco (impiegato). Sono nonno felice di Benedetta, Emma, Lucia ed Alice. Sua moglie le manca molto? Paola è morta nel novembre 2002, per un tumore. Ci siamo fatti compagnia fino alla fine. Non posso dimenticare il momento in cui è arrivato l’esito infausto della malattia: ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso di vivere gli ultimi tempi in modo positivo, per i nostri figli e per noi. Anche nella malattia, ci sono stati momenti molto belli! Abbiamo pregato insieme, ma è difficile spiegare Dio e che la preghiera è importante: per me Lui è un Padre buono, che ci vuole bene nonostante i nostri errori.  L’incontro con Paolo VI? Io sono stato presidente dell’Azione cattolica diocesana: una esperienza per me importante e bellissima di crescita umana e cristiana, grazie alla quale ho capito tante cose! Ero a Roma in San Pietro quando Paolo VI ha detto: ‘L’impegno politico è la prima forma di carità’. Sono stato colpito da quelle parole… e ho continuato da quel momento con maggior grinta il mio impegno verso gli altri. Anche nella Democrazia Cristiana eravamo riusciti un po’ a cambiare in meglio la situazione… Lei è stato consigliere comunale a Saluzzo? Sì, per due mandati. Prima all’opposizione e poi nell’Ulivo con Anna Maria Olivero ci siamo dati da fare e con Paolo Allemano abbiamo vinto le elezioni! Ho capito quanto è complicato amministrare per i tempi lunghi della burocrazia, ma ho diversi ricordi belli: non mi sono mai lasciato ‘comprare’ e ho sempre difeso le mie convinzioni… Poi ho dato le dimissioni, perché ero diventato diacono.  Diacono perché? Nella Chiesa c’è l’ordine sacro: i diaconi, i preti, i vescovi. Ho ricevuto il sacramento dell’ordine e sono diacono permanente: in Diocesi siamo in nove, più due che si stanno preparando. Ma il diacono non è una figura poco considerata? Potrebbe anche essere, ma per me non è un dettaglio importante. Il contatto con gli ammalati, il portare la Comunione nelle case sono momenti importanti. Io sono andato più volte a sostituire i preti nelle Messe domenicali, facendo la liturgia della Parola. E a me piace molto fare due minuti di silenzio, invitando i fedeli a comunicare al Signore quello che ci sta particolarmente a cuore. I preti oggi sono una razza in via di estinzione.  Come vede il ruolo delle donne nella Chiesa? I problemi si potranno risolvere con un coinvolgimento maggiore dei laici. Su diverse questioni, le donne valgono di più di noi uomini: ma oggi purtroppo non sono molto considerate nella Chiesa, anche se Papa Francesco ha fatto qualche passo in avanti nella giusta direzione… Il Vangelo? È un libro bellissimo che racconta cose meravigliose! È molto difficile metterlo in pratica, ma vale la pena di provarci, davvero. Lei è stato anche vice cappellano dell’Ospedale di Saluzzo. L’esperienza con i malati cosa le ha insegnato? Mi ha insegnato l’essenziale, e ho capito che la vita non è sempre rose e fiori!  Un ricordo dei vescovi che ha incontrato? Egidio Luigi Lanzo, il Cappuccino con la barbetta: era abbastanza nervoso. Antonio Fustella, un santo: capace di stare con la gente. Sebastiano Dho: molto deciso sulle idee, a me piaceva molto. Don Diego Bona: un pacifista convinto, un vescovo alla buona. Giuseppe Guerrini: su molte questioni abbiamo le stesse idee, è molto vicino ai malati e a chi è in difficoltà. E va a celebrare volentieri le Messe per pochi montanari, perché manca il parroco impegnato altrove. Cristiano Bodo: quello che ho da dirgli glielo dico sempre, poi lui fa quello che vuole. Lei è impegnato nell’Equipe Notre Dame? Si è un movimento francese di coppie che si incontrano e si confrontano. Dal 1975 sono lì, è stata un’esperienza molto positiva di aiuto alle famiglie che mi ha dato energìa in altri ambiti.  Le guerre di oggi? Sono disgustato di fronte alle guerre. Il dono della pace è la prima cosa che dovremmo cercare. Gli insegnamenti di Papa Francesco (che mi piace molto) non sono purtroppo molto ascoltati. La cosa più importante per lei nella vita? L’onestà e il cercare di aiutare chi è in difficoltà (senza aspettarmi nessun grazie). Se mi guardo indietro, spero che il Signore sia soddisfatto di me e so bene che avrei potuto fare molto di più. L’idea della morte mi sfiora, non ho paura di morire ma spero di vivere ancora un po’! La morte per me sarà il ricongiungermi con Paola, davanti al Signore.
Saluzzo Vangelo Gueera Gymnasium Carolinum