chiesa
Il nome
23 giugno 2024
Cuneo
Secondo lo psicanalista junghiano James Hillman non veniamo al mondo “vuoti”, ma come contenitori di un’immagine ispiratrice del nostro destino, della nostra vocazione. Studioso di miti, Hillman, nel fondamentale saggio “Il codice dell’anima” (Adelphi 1996), rifacendosi al mito di Er, narrato nella “Repubblica” di Platone, scrive: “Noi nasciamo con un carattere che è dato, che è un dono - come nella fiaba - delle fate madrine al momento della nascita.” L’autore riprende un’idea antica: ciascuno viene al mondo perché chiamato. Prima della nascita l’anima di ognuno sceglie un disegno che vivremo sulla terra e riceve un compagno, in greco antico “daimon”, che ci guidi in questo compimento, perché nel venire al mondo perdiamo consapevolezza della strada prescelta. Hillman sostiene che ciascuno è portatore di un’unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di essere vissuta. Va scoperta, perché si manifesta per gradi, anche attraverso quelle fratture e discontinuità che di solito ci fanno paura e che giudichiamo.
Qualcosa del genere lo ha detto padre Massimo Miraglio, missionario di Borgo San Dalmazzo, presente accanto ai più poveri della terra nell’isola caraibica di Haiti: “Come ha scritto anche Sant’Ignazio di Loyola, cerco da sempre il nome che Dio mi ha dato, il nome con cui Dio mi ha chiamato. Per Sant’Ignazio questo nome era ‘pellegrino’. Il mio lo sto scoprendo a poco a poco e ha a che fare con la condivisione, con il dare valore agli ultimi, ma anche con il saper lasciar andare le cose che non mi conducono al ‘nome’ cui devo tendere. Il nome che ti è stato assegnato può spingerti in direzioni che appaiono non logiche, non consequenziali, eppure in continuità con il tuo scopo, con il piano di Dio che magari non corrisponde ad ABCD ma a ZATQ, una sequenza improbabile che è il nome che Dio ti ha dato”.