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Alberto Dalmasso, premiato dalla Fondazione Veronesi
22 giugno 2024
Cuneo
“Sono sempre stato appassionato di scienza. Ricordo con piacere uno dei regali che mi fecero i miei genitori da bambino: un telescopio. Forse, ha influenzato le mie scelte”. Così racconta Alberto Dalmasso, giovane ricercatore bovesano, recentemente premiato dalla Fondazione Veronesi per il suo lavoro “I geni chiave per le cellule tumorali circolanti nel tumore mammario triplo negativo”.
Un aneddoto, raccontato con un entusiasmo, che ci riporta a Marie Curie secondo la quale “uno studioso nel suo laboratorio non è solo un tecnico, è anche un bambino messo di fronte a fenomeni naturali che lo impressionano come una fiaba”. La storia di Alberto, classe 1997, assume le fattezze di una fiaba ancora in fase di elaborazione ma con riscontri positivi come il premio appena ricevuto. La ricerca, svolta con il collega Andrea Cossa e coordinata dal professor Pier Giuseppe Pellicci, Direttore della Ricerca dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano, confluirà nelle più importanti riviste scientifiche del mondo. Nel frattempo Dalmasso è stato anche invitato alla più grande conferenza di ricerca sul cancro al mondo (a San Diego, Usa) dove ha presentato il suo progetto.
“Il mio dottorato – racconta Dalmasso – si fonda sullo studio del tumore al seno; dal processo di metastatizzazione a quando diviene aggressivo a livello di metastasi polmonari. Grazie al riconoscimento potremo proseguire gli studi con isolamento delle cellule circolanti tumorali per studiare i geni, vederne i caratteri salienti e fare in modo che non si formino metastasi nei polmoni”.
Un importante traguardo intermedio all’interno di un percorso iniziato al Liceo Scientifico di Cuneo. Qui Dalmasso matura l’interesse per la biologia e le biotecnologie approdando poi all’Università di Torino con la specializzazione nelle biotecnologie molecolari. Se è vero come diceva Leonardo da Vinci che “la scienza è il capitano e la pratica sono i soldati”, Alberto Dalmasso si impegna in prima linea con anni di tirocinio nel mondo della ricerca oncologica occupandosi del fenomeno della disseminazione metastatica.
“Solo facendo il tirocinio - racconta il ricercatore - ho capito che questo era ciò che volevo fare nella mia vita. Siccome “la scienza non ha patria”, al termine dei 5 anni a Torino, mi sono iscritto a un dottorato a Milano (alla Semm, Scuola Europea Medicina Molecolare). Per continuare la carriera accademica, dovrò fare il “post doc”, magari all’estero per poi tornare in Italia e, seguendo la linea immaginaria della mia vita, aprire un laboratorio. Ho già in mente alcuni professori con i quali vorrei lavorare. Una possibilità potrebbe essere alla Columbia University di New York dove una scienziata aveva dimostrato interesse per il mio lavoro. Altrimenti in paesi del Nord Europa”. Obiettivi chiari che testimoniano consapevolezza e spirito di sacrificio, elementi acquisiti in famiglia.
“I miei genitori mi hanno sostenuto dandomi la possibilità di vivere l’esperienza totalizzante in laboratorio, luogo in cui non si ha orari e non esistono giorni di festa. Impegni a cuor leggero se hai bene in mente i tuoi obiettivi. Io e mia sorella non viviamo più in casa ma i nostri genitori ci hanno sempre aiutati. Per questo, appena possibile, mi piace tornare a Boves e andare in montagna con loro. Una passione, quella per le escursioni, che ci unisce”. Ma le camminate non sono l’unico sport sul quale si concentra Dalmasso. “Qui a Milano, ho scoperto la passione per il pugilato e lo pratico in palestra. Mi piace la filosofia e la solidarietà che si respira nel mondo della boxe. La volontà di migliorarsi e di superare le paure insieme”.
Alberto Dalmasso è stato premiato dalla Fondazione Veronesi per la ricerca sul tumore mammario svolta con il collega Andrea Cossa e coordinata dal professor Pier Giuseppe Pellicci, Direttore della Ricerca dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano