Cristina Barbero è nata a Savigliano il 5 aprile 1983: “Vivo da sempre a Piasco, a parte nei periodi dell’università o del lavoro al ‘Don Gnocchi’ a Torino, nei quali, però, tornavo sempre a casa nel fine settimana. Mia mamma Maria Clara è di Piasco ed è stata maestra elementare, anche in diverse scuole di montagna in valle Varaita. Mio papà Silvano è di Verzuolo e ha lavorato per più di 40 anni alla Burgo. Mio fratello Giorgio ha 7 anni più di me ed è nella Comunità Papa Giovanni da quasi 20 anni.
I suoi giochi da bambina?
Ho sempre giocato molto, soprattutto all’aperto, in oratorio, a casa e dagli amici. E mi sono sempre piaciuti i giochi in scatola, ma anche le carte (mio nonno Giancarlo mi ha insegnato a giocare a scopa quando non avevo ancora finito l’asilo!) e lo sperimentare, nel giardino, sport diversi.
Che valori le hanno insegnato i suoi genitori?
Sicuramente l’importanza delle relazioni (dagli affetti familiari, all’amicizia, al cercare di essere attenti a chi percorre un pezzo di vita con te), la solidarietà in gesti semplici ma concreti, la coerenza, la fede…
Le scuole?
Le Elementari e le Medie a Piasco, poi il Liceo Scientifico a Saluzzo e l’Università a Torino. Mi piaceva studiare e ho sempre dedicato molto tempo allo studio, ma anche alle attività dell’Oratorio e della Polisportiva Piaschese.
Cosa sognava di fare da bambina?
Prima la maestra, poi la professoressa di matematica, poi volevo studiare teologia, ma per una serie di avvenimenti o ‘strane coincidenze’ ho cambiato settore. Sono passata, dal voler studiare la matematica (forse perchè è l’unica scienza perfetta, l’unica cosa che non è, come si dice, un’opinione) al rendermi conto che invece nel mondo non c’è nulla di perfetto e che non si possono fare troppi calcoli, nella concretezza della vita. L’avvenimento principale è stato un incidente in palestra a Busca in quinta superiore, a novembre. Mentre giocavo a pallavolo ho avuto un trauma cranico e ho ‘sperimentato’ per un paio d’ore cosa significa essere emiplegico…
Quando ha iniziato a lavorare?
Dopo un anno di servizio civile a Piasco, nel 2007, al ‘Don Gnocchi’ di Torino come neuropsicomotricista nei servizi di riabilitazione a domicilio e in quello di idroterapia presso la piscina del Centro di Santa Maria ai Colli. Poi ho lavorato in diversi Centri diurni per disabili, tra Racconigi, Saluzzo e Cuneo.
Nel frattempo mi sono anche occupata di ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento, con difficoltà scolastiche o problematiche cognitive. Oggi lavoro all’interno dei Centri diurni della Cooperativa ‘Il Ramo’, legata alla Comunità Papa Giovanni XXIII.
Cosa fate nel ‘Centro La Gocciolina’ di Frassino, del quale lei è la referente?
Cerchiamo di dare ai ragazzi che lo frequentano un impegno diurno, con attività di gruppo o individuali che vengono individuate tenendo conto dei bisogni e delle preferenze di ognuno, per andare a incidere positivamente sulla loro qualità di vita. Oltre all’assistenza di base, fondamentale per garantire il benessere primario dei ragazzi, le attività principali che svolgiamo sono legate alla creatività, alla musica, al massaggio, alla stimolazione cognitiva, al vivere esperienze multi sensoriali, ma anche ad attività di inclusione all’interno di scuole di ordini diversi presenti sul territorio. Con la bella stagione, cercheremo anche di effettuare qualche uscita in più nella zona.
I ragazzi disabili visti da vicino?
È sicuramente un mondo molto complesso, per fortuna non più un mondo completamente a parte, ma sicuramente per una reale inclusione i passi da fare sono ancora tanti!
La fatica e la soddisfazione più grandi?
La fatica più grande è quella di interrogarsi spesso sul perchè di certe gravità, di certe situazioni, senza ovviamente trovare risposte. La soddisfazione più grande è quella di riuscire a creare una complicità, una relazione, fatta di sorrisi e semplici gesti o parole, o il vedere qualche ragazzo raggiungere un obiettivo, anche piccolo, ma per lui molto importante.
Cosa pensa della proposta del generale leghista che vorrebbe i disabili in classi separate dai coetanei?
Penso che sia una follia, per una serie di ragioni.
La sua famiglia, oggi?
Sono sposata da 14 anni e ho due figli di 11 e 9 anni, il più grande dono che potessi ricevere! È decisamente impegnativo essere genitori, ma è sicuramente una gran bella avventura.
Il mondo di oggi è attento ai deboli?
In parte: qualcuno sì, qualcuno un po’, qualcuno molto poco. Penso che se almeno aumentasse la consapevolezza dell’esistenza di tante situazioni di fragilità, ci sarebbe una maggiore attenzione.
Cosa è importante per lei nella vita?
Sicuramente i rapporti con le persone con cui condivido un qualcosa e il rinnovare quotidianamente la motivazione e il fondamento di determinate scelte.
Quando si sveglia di mattina, il primo suo pensiero?
Un grazie per avere una nuova giornata da vivere e la speranza di riuscire a combinare qualcosa di buono!
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Cristina Barbero è nata a Savigliano il 5 aprile 1983: “Vivo da sempre a Piasco, a parte nei periodi dell’università o del lavoro al ‘Don Gnocchi’ a Torino, nei quali, però, tornavo sempre a casa nel fine settimana. Mia mamma Maria Clara è di Piasco ed è stata maestra elementare, anche in diverse scuole di montagna in valle Varaita. Mio papà Silvano è di Verzuolo e ha lavorato per più di 40 anni alla Burgo. Mio fratello Giorgio ha 7 anni più di me ed è nella Comunità Papa Giovanni da quasi 20 anni.
I suoi giochi da bambina?
Ho sempre giocato molto, soprattutto all’aperto, in oratorio, a casa e dagli amici. E mi sono sempre piaciuti i giochi in scatola, ma anche le carte (mio nonno Giancarlo mi ha insegnato a giocare a scopa quando non avevo ancora finito l’asilo!) e lo sperimentare, nel giardino, sport diversi.
Che valori le hanno insegnato i suoi genitori?
Sicuramente l’importanza delle relazioni (dagli affetti familiari, all’amicizia, al cercare di essere attenti a chi percorre un pezzo di vita con te), la solidarietà in gesti semplici ma concreti, la coerenza, la fede…
Le scuole?
Le Elementari e le Medie a Piasco, poi il Liceo Scientifico a Saluzzo e l’Università a Torino. Mi piaceva studiare e ho sempre dedicato molto tempo allo studio, ma anche alle attività dell’Oratorio e della Polisportiva Piaschese.
Cosa sognava di fare da bambina?
Prima la maestra, poi la professoressa di matematica, poi volevo studiare teologia, ma per una serie di avvenimenti o ‘strane coincidenze’ ho cambiato settore. Sono passata, dal voler studiare la matematica (forse perchè è l’unica scienza perfetta, l’unica cosa che non è, come si dice, un’opinione) al rendermi conto che invece nel mondo non c’è nulla di perfetto e che non si possono fare troppi calcoli, nella concretezza della vita. L’avvenimento principale è stato un incidente in palestra a Busca in quinta superiore, a novembre. Mentre giocavo a pallavolo ho avuto un trauma cranico e ho ‘sperimentato’ per un paio d’ore cosa significa essere emiplegico…
Quando ha iniziato a lavorare?
Dopo un anno di servizio civile a Piasco, nel 2007, al ‘Don Gnocchi’ di Torino come neuropsicomotricista nei servizi di riabilitazione a domicilio e in quello di idroterapia presso la piscina del Centro di Santa Maria ai Colli. Poi ho lavorato in diversi Centri diurni per disabili, tra Racconigi, Saluzzo e Cuneo.
Nel frattempo mi sono anche occupata di ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento, con difficoltà scolastiche o problematiche cognitive. Oggi lavoro all’interno dei Centri diurni della Cooperativa ‘Il Ramo’, legata alla Comunità Papa Giovanni XXIII.
Cosa fate nel ‘Centro La Gocciolina’ di Frassino, del quale lei è la referente?
Cerchiamo di dare ai ragazzi che lo frequentano un impegno diurno, con attività di gruppo o individuali che vengono individuate tenendo conto dei bisogni e delle preferenze di ognuno, per andare a incidere positivamente sulla loro qualità di vita. Oltre all’assistenza di base, fondamentale per garantire il benessere primario dei ragazzi, le attività principali che svolgiamo sono legate alla creatività, alla musica, al massaggio, alla stimolazione cognitiva, al vivere esperienze multi sensoriali, ma anche ad attività di inclusione all’interno di scuole di ordini diversi presenti sul territorio. Con la bella stagione, cercheremo anche di effettuare qualche uscita in più nella zona.
I ragazzi disabili visti da vicino?
È sicuramente un mondo molto complesso, per fortuna non più un mondo completamente a parte, ma sicuramente per una reale inclusione i passi da fare sono ancora tanti!
La fatica e la soddisfazione più grandi?
La fatica più grande è quella di interrogarsi spesso sul perchè di certe gravità, di certe situazioni, senza ovviamente trovare risposte. La soddisfazione più grande è quella di riuscire a creare una complicità, una relazione, fatta di sorrisi e semplici gesti o parole, o il vedere qualche ragazzo raggiungere un obiettivo, anche piccolo, ma per lui molto importante.
Cosa pensa della proposta del generale leghista che vorrebbe i disabili in classi separate dai coetanei?
Penso che sia una follia, per una serie di ragioni.
La sua famiglia, oggi?
Sono sposata da 14 anni e ho due figli di 11 e 9 anni, il più grande dono che potessi ricevere! È decisamente impegnativo essere genitori, ma è sicuramente una gran bella avventura.
Il mondo di oggi è attento ai deboli?
In parte: qualcuno sì, qualcuno un po’, qualcuno molto poco. Penso che se almeno aumentasse la consapevolezza dell’esistenza di tante situazioni di fragilità, ci sarebbe una maggiore attenzione.
Cosa è importante per lei nella vita?
Sicuramente i rapporti con le persone con cui condivido un qualcosa e il rinnovare quotidianamente la motivazione e il fondamento di determinate scelte.
Quando si sveglia di mattina, il primo suo pensiero?
Un grazie per avere una nuova giornata da vivere e la speranza di riuscire a combinare qualcosa di buono!
“Nel nostro mondo non c’è nulla di perfetto e non si possono fare troppi calcoli, nella concretezza della vita”
16 giugno 2024
Cuneo
Cristina Barbero è nata a Savigliano il 5 aprile 1983: “Vivo da sempre a Piasco, a parte nei periodi dell’università o del lavoro al ‘Don Gnocchi’ a Torino, nei quali, però, tornavo sempre a casa nel fine settimana. Mia mamma Maria Clara è di Piasco ed è stata maestra elementare, anche in diverse scuole di montagna in valle Varaita. Mio papà Silvano è di Verzuolo e ha lavorato per più di 40 anni alla Burgo. Mio fratello Giorgio ha 7 anni più di me ed è nella Comunità Papa Giovanni da quasi 20 anni.
I suoi giochi da bambina?
Ho sempre giocato molto, soprattutto all’aperto, in oratorio, a casa e dagli amici. E mi sono sempre piaciuti i giochi in scatola, ma anche le carte (mio nonno Giancarlo mi ha insegnato a giocare a scopa quando non avevo ancora finito l’asilo!) e lo sperimentare, nel giardino, sport diversi.
Che valori le hanno insegnato i suoi genitori?
Sicuramente l’importanza delle relazioni (dagli affetti familiari, all’amicizia, al cercare di essere attenti a chi percorre un pezzo di vita con te), la solidarietà in gesti semplici ma concreti, la coerenza, la fede…
Le scuole?
Le Elementari e le Medie a Piasco, poi il Liceo Scientifico a Saluzzo e l’Università a Torino. Mi piaceva studiare e ho sempre dedicato molto tempo allo studio, ma anche alle attività dell’Oratorio e della Polisportiva Piaschese.
Cosa sognava di fare da bambina?
Prima la maestra, poi la professoressa di matematica, poi volevo studiare teologia, ma per una serie di avvenimenti o ‘strane coincidenze’ ho cambiato settore. Sono passata, dal voler studiare la matematica (forse perchè è l’unica scienza perfetta, l’unica cosa che non è, come si dice, un’opinione) al rendermi conto che invece nel mondo non c’è nulla di perfetto e che non si possono fare troppi calcoli, nella concretezza della vita. L’avvenimento principale è stato un incidente in palestra a Busca in quinta superiore, a novembre. Mentre giocavo a pallavolo ho avuto un trauma cranico e ho ‘sperimentato’ per un paio d’ore cosa significa essere emiplegico…
Quando ha iniziato a lavorare?
Dopo un anno di servizio civile a Piasco, nel 2007, al ‘Don Gnocchi’ di Torino come neuropsicomotricista nei servizi di riabilitazione a domicilio e in quello di idroterapia presso la piscina del Centro di Santa Maria ai Colli. Poi ho lavorato in diversi Centri diurni per disabili, tra Racconigi, Saluzzo e Cuneo.
Nel frattempo mi sono anche occupata di ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento, con difficoltà scolastiche o problematiche cognitive. Oggi lavoro all’interno dei Centri diurni della Cooperativa ‘Il Ramo’, legata alla Comunità Papa Giovanni XXIII.
Cosa fate nel ‘Centro La Gocciolina’ di Frassino, del quale lei è la referente?
Cerchiamo di dare ai ragazzi che lo frequentano un impegno diurno, con attività di gruppo o individuali che vengono individuate tenendo conto dei bisogni e delle preferenze di ognuno, per andare a incidere positivamente sulla loro qualità di vita. Oltre all’assistenza di base, fondamentale per garantire il benessere primario dei ragazzi, le attività principali che svolgiamo sono legate alla creatività, alla musica, al massaggio, alla stimolazione cognitiva, al vivere esperienze multi sensoriali, ma anche ad attività di inclusione all’interno di scuole di ordini diversi presenti sul territorio. Con la bella stagione, cercheremo anche di effettuare qualche uscita in più nella zona.
I ragazzi disabili visti da vicino?
È sicuramente un mondo molto complesso, per fortuna non più un mondo completamente a parte, ma sicuramente per una reale inclusione i passi da fare sono ancora tanti!
La fatica e la soddisfazione più grandi?
La fatica più grande è quella di interrogarsi spesso sul perchè di certe gravità, di certe situazioni, senza ovviamente trovare risposte. La soddisfazione più grande è quella di riuscire a creare una complicità, una relazione, fatta di sorrisi e semplici gesti o parole, o il vedere qualche ragazzo raggiungere un obiettivo, anche piccolo, ma per lui molto importante.
Cosa pensa della proposta del generale leghista che vorrebbe i disabili in classi separate dai coetanei?
Penso che sia una follia, per una serie di ragioni.
La sua famiglia, oggi?
Sono sposata da 14 anni e ho due figli di 11 e 9 anni, il più grande dono che potessi ricevere! È decisamente impegnativo essere genitori, ma è sicuramente una gran bella avventura.
Il mondo di oggi è attento ai deboli?
In parte: qualcuno sì, qualcuno un po’, qualcuno molto poco. Penso che se almeno aumentasse la consapevolezza dell’esistenza di tante situazioni di fragilità, ci sarebbe una maggiore attenzione.
Cosa è importante per lei nella vita?
Sicuramente i rapporti con le persone con cui condivido un qualcosa e il rinnovare quotidianamente la motivazione e il fondamento di determinate scelte.
Quando si sveglia di mattina, il primo suo pensiero?
Un grazie per avere una nuova giornata da vivere e la speranza di riuscire a combinare qualcosa di buono!