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Sabato 20 luglio 2024

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Racconigi, “La bellezza rivelata”

Ultimi giorni per vedere l’installazione di Sara Masoero

Racconigi

La Guida - Racconigi, “La bellezza rivelata”

Sara Masoero

Sara Masoero è l’artista dell’installazione “La bellezza rivelata” con cui, in occasione del centenario della nascita di Franco Basaglia, ha scelto di raccontare le storie nascoste delle persone internate nell’ex manicomio di Racconigi.
La mostra, ancora visitabile sabato 18 e domenica 19 maggio dalle 16 alle 19, si trova infatti proprio a Racconigi, nella cappella di San Rocco, un tempo 18camera ardente e dunque ultimo e solitario luogo di sosta per chi aveva vissuto più o meno a lungo l’esperienza di marginalizzazione tra le mura dell’edificio. Una cascata di storie, 150, sottratte all’oblio, e di lettere, 79, scritte dai parenti in attesa di notizie, e di fiori, i cui dettagli colti attraverso un uso innovativo della fotografia macro, in grado di restituire all’occhio di chi guarda particolari invisibili a occhio nudo, danno origine a un’esperienza estetica ed emotiva molto potente.

Qual è stata la scintilla da cui è divampata l’idea di quest’opera?

“Far sbocciare la bellezza nei luoghi in cui c’è stato dolore. In un periodo molto difficile della mia vita, segnato da lutto e malattia, ho sentito il bisogno di curarmi con la bellezza. Ho scelto la macchina fotografica e i fiori. La tecnica macro permette di ingrandire i dettagli minimi, le sfumature di un petalo, la trasparenza delle ali di un insetto. Dal mio interesse “storico” per le condizioni degli ultimi e dall’immersione nella bellezza invisibile, rivelata dall’occhio fotografico, è nata l’idea di restituire bellezza a esistenze segnate dal rifiuto, dall’oblio e dall’orrore”.

Tanto colore per vite in bianco e nero.

“Colore, calore, eleganza e intimità per vite rifiutate e private di quel superfluo che è tanto necessario alla nostra di dignità. Al centro della installazione è stato collocato uno specchio, vietato in manicomio per ragioni di sicurezza, eppure indispensabile alla consapevolezza di sé e della propria identità. Intorno allo specchio è stato creato un elegante salottino d’epoca. Gli oggetti scelti creano quell’intimità familiare che la vita manicomiale ha negato”.

Sul salottino ricade la leggerezza delle strisce di tulle appese  su cui scorre un fiume di foto di fiori, ciascuno abbinato a un paziente entrato e mai più uscito.

“La trasparenza del tulle è in contrasto con l’opacità delle mura del manicomio. La trasparenza svela le storie tornate alla luce grazie alla mia ricerca d’archivio, che ha restituito foto, nomi, diagnosi, numero di matricola, data di ingresso e di morte, le lettere dei parenti che chiedevano notizie aggrappandosi alla speranza in una risposta che la maggior parte delle volte, almeno fino al 1950, non viene concessa. La verità è che bastava pochissimo per essere internati: un comportamento eccentrico, lievemente disallineato rispetto alla norma, uno stato depressivo, attacchi di panico. Si entrava e ci si restava per quarant’anni. Altri, anche giovanissimi, morivano dopo pochi mesi”.

L’istallazione ci accoglie e ci avvolge in un’esperienza multisensoriale.

“A livello sonoro si è raggiunti dalla lettura di alcune parti de L’altra verità di Alda Merini, la poetessa internata per oltre dieci anni e dalla canzone evocativa di Ólafur Arnalds “Particles”. Dal punto di vista tattile ci sono le lettere, trascritte a mano su carta antichizzata, che possono essere toccate, e buste colorate da cui fuoriescono a metà, per rispetto e delicatezza, i dettagli dei volti degli internati. Sono frammenti di storie dimenticate. Ho voluto creare la possibilità di una vicinanza fisica per queste persone ‘non viste’ e ‘non ascoltate’”.

La tua ricerca continua e anche il viaggio dell’installazione.

“Il mio progetto è arrivare a raccogliere 500 storie. L’installazione prosegue il suo viaggio nel torinese e il mio sogno è farla arrivare in altre ex strutture manicomiali italiane. Le storie di queste vite finalmente varcheranno il muro attraverso la sensibilità e il ricordo di coloro che le hanno viste”.

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