editoriale
Deriva
Elogio della strada che non porta da nessuna parte. Antidoto alla pressione cui siamo sottoposti. Perché ci sono le scadenze. Perché bisogna darsi degli obiettivi e raggiungerli. L’azione deve essere efficace e il gesto adeguato, finalizzato, ottimizzato.
Traccia il percorso, stabilisci le tappe, programma con cura la tabella di marcia, per evitare tempi morti e la dispersione di energia. Eppure per crescere, o più precisamente per “fiorire”, c’è bisogno di spazio vuoto, di tempo perso, di cambi di rotta e di passo, di esplorazioni senza mappe e labirinti senza filo, di andate, ritorni, giri a vuoto. L’arte della deriva è quella di sapersi muovere a prescindere dal solito calcolo costi/benefici. La deriva è esercizio di stupore, pratica dell’inatteso, fiducia nel processo. Secondo Carlos Castaneda tutte le strade sono uguali perché non portano da nessuna parte. Piuttosto spiazzante per chi come noi corre di continuo dietro qualcosa di irrinunciabile o di inevitabile. Regalarsi qualche momento di deriva restituisce valore al singolo passo, ridimensionando il potere della tirannia dell’obiettivo. Istruzioni per praticare la deriva: uscire senza una meta, ignorando insegne e vetrine, orologi e monumenti, restando aperti all’apparizione inedita che cattura il nostro interesse. Sintonizzarci sui fuori programma, lasciandoci sorprendere dai “segni” e, di segno in segno, improvvisare sul momento il tragitto esteriore e interiore. Con la deriva lasciamo dietro di noi il già noto e accendiamo la torcia dell’attenzione su quello che esiste perché lo stiamo guardando adesso. Godiamoci i piccoli spettacoli che la vita fa andare in scena: un vaso di fiori sul davanzale, un viso sorridente, la luce dietro le montagne. Navighiamo a vista, dentro il mare delle possibilità, per una volta, senza stabilire la rotta dentro la testa, ma lasciando che sia il contatto e la relazione con quello che ci circonda a dare nuove indicazioni sulla direzione da prendere.
Per chi vuole tornarci su: Paolo Clemente, “La deriva. Istruzioni per perdersi”, Tlon 2020.
Deriva
11 maggio 2024
Cuneo
Deriva
Elogio della strada che non porta da nessuna parte. Antidoto alla pressione cui siamo sottoposti. Perché ci sono le scadenze. Perché bisogna darsi degli obiettivi e raggiungerli. L’azione deve essere efficace e il gesto adeguato, finalizzato, ottimizzato.
Traccia il percorso, stabilisci le tappe, programma con cura la tabella di marcia, per evitare tempi morti e la dispersione di energia. Eppure per crescere, o più precisamente per “fiorire”, c’è bisogno di spazio vuoto, di tempo perso, di cambi di rotta e di passo, di esplorazioni senza mappe e labirinti senza filo, di andate, ritorni, giri a vuoto. L’arte della deriva è quella di sapersi muovere a prescindere dal solito calcolo costi/benefici. La deriva è esercizio di stupore, pratica dell’inatteso, fiducia nel processo. Secondo Carlos Castaneda tutte le strade sono uguali perché non portano da nessuna parte. Piuttosto spiazzante per chi come noi corre di continuo dietro qualcosa di irrinunciabile o di inevitabile. Regalarsi qualche momento di deriva restituisce valore al singolo passo, ridimensionando il potere della tirannia dell’obiettivo. Istruzioni per praticare la deriva: uscire senza una meta, ignorando insegne e vetrine, orologi e monumenti, restando aperti all’apparizione inedita che cattura il nostro interesse. Sintonizzarci sui fuori programma, lasciandoci sorprendere dai “segni” e, di segno in segno, improvvisare sul momento il tragitto esteriore e interiore. Con la deriva lasciamo dietro di noi il già noto e accendiamo la torcia dell’attenzione su quello che esiste perché lo stiamo guardando adesso. Godiamoci i piccoli spettacoli che la vita fa andare in scena: un vaso di fiori sul davanzale, un viso sorridente, la luce dietro le montagne. Navighiamo a vista, dentro il mare delle possibilità, per una volta, senza stabilire la rotta dentro la testa, ma lasciando che sia il contatto e la relazione con quello che ci circonda a dare nuove indicazioni sulla direzione da prendere.
Per chi vuole tornarci su: Paolo Clemente, “La deriva. Istruzioni per perdersi”, Tlon 2020.