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“Sovente capita che non sappiamo se il nostro vicino di casa può aver bisogno di noi”

04 maggio 2024

Cuneo

Giovanni Fornero con il figlio Andrea Giovanni Fornero con il figlio Andrea, davanti alla bottega Giovanni Fornero (‘Gianni di Montoso’) è nato nel 1956 a Trofarello, nella cintura di Torino. Oggi vive a Montoso, piccola località turistica di Bagnolo Piemonte, dove da 34 anni manda avanti un piccolo negozio. I suoi genitori?  Provengo da una famiglia semplice, terzo di quattro fratelli, con papà operaio e mamma casalinga. Di loro ho ricordi semplici, ma meravigliosi! Non mi hanno mai fatto conoscere la povertà e c’era sempre il necessario. Essendo nato e cresciuto sulla piazza del paese, ho sempre giocato molto a tutti i giochi che si facevano in quei tempi:  con il pallone, le biglie, a carte e a figurine... Le scuole? Ho frequentato solo le scuole dell’obbligo, situate vicino casa, con classi di circa 30 bambini. La mia materia preferita era la matematica, e poi ho fatto “l’università della piazza”, imparando molto stando in mezzo alle diverse tipologie della gente, dal povero al ricco, dal giovane all’anziano! Cosa sognava di fare da bambino?  Volevo diventare famoso come calciatore o ciclista. Ho iniziato a lavorare molto presto, a 14 anni, come fresatore in una piccola officina a Trofarello. A 20 anni volevo guadagnare di più ed ho lavorato tre giorni in una fonderia, ma ho capito subito che non era il mio lavoro. In seguito ho fatto il gruista a Cambiano. Nel 1988 ho aperto un supermercato a Ceresole D’Alba, che ho ceduto a fine 1989 per  acquistare poi da mio suocero il negozio a Montoso, dove svolgo tuttora con successo l’attività.  Da 34 anni lei è al Montoso: come si trova? Bene! Il mio è un piccolo grande emporio, dove si vende di tutto (frutta, verdura, salumi, formaggi...), prodotti tipici, bevande, liquori artigianali, detersivi, giocattoli, souvenir, tabacchi e giornali.  I suoi clienti chi sono?  I miei clienti io li chiamo “eroi” perché scelgono di fare gli acquisti qui, anziché nei grossi supermercati o discount, o comunque di fare la spesa in altri negozi di montagna per fare in modo che le poche attività dei paesi restino aperte. In tanti mi dicono che loro fanno la spesa da me perché non vogliono perdere il negozio! Una volta esisteva la villeggiatura e le vacanze duravano tre mesi, oggi il turismo è ‘mordi e fuggi’... Io per fortuna ho una clientela giovane con famiglie tramandate da cinque generazioni. Si può dire che io non chiudo mai per ferie e a parte il giorno di riposo infrasettimanale in bassa stagione, nonostante il paese conti pochi abitanti, sono sempre aperto, tutti i weekend e festività comprese. Gli incassi variano a secondo della stagione.  Quanti figli ha? Due figli: Andrea, il più grande, che lavora con me da quando aveva 18 anni e Fabrizo che è responsabile amministrativo a Prato Nevoso. Com’è cambiato il suo lavoro in questi anni? Moltissimo, ed è stato un lungo cammino dove sono stato prima studente e poi maestro. Ho imparato ogni giorno qualcosa e questo mi ha permesso di sopravvivere nel mondo di ieri e di oggi. La maggior parte dei miei clienti li conosco per nome e cognome, e quasi sempre mi mettono al corrente delle loro gioie e dei loro dolori.  La fatica e la soddisfazione più grande? Fatica e soddisfazioni si compensano, con la vita che scorre e il mondo che cambia: bisogna accontentarsi senza porsi limiti! Quando penso che sono riuscito a tenere in piedi un negozietto in una borgata di pochi abitanti per 34 anni, penso che sia un’impresa più unica che rara in Italia, ed è un grande motivo di soddisfazione personale!  La sua passione per il calciobalilla? La passione per il calciobalilla mi ha portato a giocare addirittura un campionato del mondo, senza contare i numerosi tornei svolti nelle nostre zone, dove chi ha giocato mi conosce certamente. Il calciobalilla è un gioco che ti insegna a vincere e a perdere, come nella vita, per poi restare comunque tutti amici.  Il mondo di oggi come lo vede? Il mondo di oggi infonde solo paure e cattive informazioni, e sovente non sappiamo più se il nostro vicino di casa ha bisogno di noi. Manca il dialogo tra le persone, oggi per molti ci sono solo più i messaggi telefonici, la gente è sola pur vivendo in città affollate. Io che vivo qui vedo però per la montagna un futuro meraviglioso! Quando la gente capirà che non è vita girare tutto il giorno nei centri commerciali (o passare ore a guardare le offerte su Internet) si riprenderà la vita fatta di cose semplici: e così la montagna rivivrà. Cosa mette al primo posto nella sua vita? Sicuramente i miei due figli (senza tralasciare i miei nipoti) con i quali ho un ottimo rapporto e mi sono sempre stati accanto, sia nel lavoro che per il resto. Quando si sveglia al mattino, il suo primo pensiero? Sono un pensionato che ama il proprio lavoro: mi alzo e vado in negozio, dove passo le mie giornate a chiacchierare con i clienti, perché il bello di una bottega di montagna è proprio questo! Qui la vita non è frenetica come nelle città.  
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