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11 luglio 2026

editoriale

Carte di pagamento e addebiti diretti in conto

28 aprile 2024

Cuneo

pagamento con carta di credito La fantasia dei criminali elabora modalità di frode sempre nuove e l’utilizzo di alcuni strumenti di pagamento richiede particolare attenzione. Le decisioni dei Tribunali e dell’Arbitro Bancario Finanziario (organo deputato alla risoluzione delle controversie tra banche e clienti) vanno, infatti, sempre più nella direzione della responsabilizzazione degli operatori professionali e dei loro clienti. Le tendenze, infatti, sono quelle, da un lato, di non ritenere più giustificate condotte particolarmente ingenue da parte dei clienti e, dall’altro lato, di far ricadere sulle banche le conseguenze delle attività fraudolente particolarmente ingegnose, oppure delle quali non è possibile ricostruire la dinamica. Tra gli strumenti di pagamento oggetto delle indesiderate attenzioni dei truffatori, ci sono le carte di pagamento e l’addebito diretto in conto. Le prime sono strumenti con i quali abbiamo imparato ad avere confidenza e che hanno una certa tradizione in fatto di attività fraudolente. I meccanismi sono vari e possono consistere in contatti via sms, mail o anche chiamate telefoniche, con i quali la vittima viene indotta a rivelare i dati della propria carta. I giudici hanno ritenuto non giustificabile il comportamento di chi cade in truffe che, oramai, non dovrebbero più avere successo, essendo evitabili con l’ordinaria diligenza. La telefonata di uno sconosciuto che afferma di essere un addetto della banca del titolare della carta e che chiede che gli vengano comunicate informazioni sensibili, oppure la mail grossolanamente confezionata con gli stessi fini, non dovrebbero più ingannare nessuno; in caso contrario, il malcapitato correrà seriamente il rischio di non ottenere alcun rimborso delle somme sottratte. Proprio le mail evidentemente truffaldine, talvolta sgrammaticate o con ripetuti errori di battitura, possono essere particolarmente insidiose; chi si occupa di antifrode sa che non è un caso se continuano a circolare. I malfattori, infatti, sono perfettamente in grado di predisporre comunicazioni senza errori e verosimili, ma lo scopo della grossolanità del tentativo di truffa è quello di agganciare le persone particolarmente vulnerabili. Come per le attività economiche oneste, anche per quelle criminali valgono le analisi, da parte di chi le realizza, che riguardano costi, rischi, benefici e opportunità. Il tentativo di truffa, nei confronti di una persona attenta, espone il delinquente a rischi maggiori. Chi è attrezzato, infatti, può denunciare, segnalare, fingere di cadere nella frode per ottenere informazioni da trasmettere agli organi investigativi e, soprattutto, potrà essere frodato una sola volta. Chi, invece, è ingannato da approcci macroscopicamente truffaldini, avrà molte meno risorse per difendersi e potrà cadere in molteplici truffe, con conseguente massimizzazione dell’investimento criminale. Per l’addebito diretto in conto (anche noto come Sepa Direct Debit o SDD), i rischi di accessi truffaldini al conto sono connessi ai meccanismi di funzionamento dello strumento. Qualcuno ricorderà, infatti, che, ai tempi del RID bancario (Rapporto Interbancario Diretto), dopo aver firmato l’autorizzazione all’addebito (ad esempio, a fornitori di gas o luce), era necessario recarsi in banca per confermare l’autorizzazione, con ciò dando istruzioni alla banca stessa di accettare gli addebiti provenienti dai fornitori scelti. Dal 2014 non è più così, ed è sufficiente firmare il mandato per l’addebito diretto in conto in favore del creditore perché gli addebiti vengano accettati dalla banca e regolarmente contabilizzati, in assenza di opposizione da parte del titolare del conto nei termini indicati dalla legge (tendenzialmente entro otto settimane dall’ addebito). Non è mancato chi ha approfittato del meccanismo per sottoscrivere mandati all’addebito diretto (ovviamente, con una identità falsa) e indicando, come conto di addebito, quello di ignari “benefattori”, inconsapevolmente gravati del costo di servizi telefonici e televisivi oppure delle rate del prezzo di beni e servizi, a vantaggio di intraprendenti sconosciuti. I suggerimenti per non incappare in disavventure di questo tipo sono semplici: attivare i sistemi di avviso e notifica degli addebiti proposti dalla propria banca, segnalare immediatamente ai numeri di emergenza eventuali fatti sospetti, monitorare con frequenza e regolarità il proprio conto e, più in generale, prestare attenzione ai propri strumenti di pagamento.
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