Tre mesi in bicicletta alla scoperta della Cambogia (da novembre 2017 a febbraio 2018), è l’avventura vissuta da Albino Pellegrino e dalla moglie Carmen (Carmelina) Cometto di Madonna delle Grazie, appassionati viaggiatori alla scoperta del mondo, sempre in bicicletta.
Un’esperienza che ha portato i due bikers nel “paese del sorriso” dove la gente vive di agricoltura e di pesca, abita sulle palafitte e, pur tra tante difficoltà, appare sempre serena e sorridente.
Scoprire mondi e popoli sconosciuti è stato per anni un sogno nel cassetto di Albino (classe 1957). A 18 anni la sua prima avventura con una Fiat 500 di seconda mano alla volta di Pontechianale, alla scoperta dei laghi blu, poi, per anni, altre gite tra le nostre montagne, le prime traversate di più giorni ed arrampicate con amici esperti.
“Nel gruppo - racconta Albino - arriva poi Carmen, pure lei con spirito avventuriero e trainante, e con un po’ di incoscienza e fortuna si fanno esperienze sui 4000 della Val d’Aosta, la traversata con gli sci da Chamonix a Zermatt, la notte sul monte Bianco in un igloo improvvisato, il Cervino.
Anni dopo, una foto in casa di amici ed il loro incoraggiamento a partire per paesi lontani apre un nuovo spiraglio alle avventure sognate da bambino. Con molti dubbi partimmo per un mese a piedi in Nepal ed India, esperienza indimenticabile che si trasformerà subito in un’idea fissa: continuare a scoprire le realtà del mondo”.
Con Carmen, diventata mia moglie, scoprimmo che si poteva portare la bici sugli aerei e conoscere il mondo viaggiando in bicicletta, così nel 1998 eravamo nel misterioso triangolo d’oro della Thailandia. L’anno successivo partimmo per lo Yunnan. Ormai la voglia di andare superava qualsiasi dubbio sulle eventuali difficoltà, eravamo giovani ed entusiasti. Seguirono l’Egitto, l’India, il Sudamerica, il bellissimo Ladack alla scoperta del Buddhismo, il Marocco, il Mali.
Decidemmo di approfondire le nostre conoscenze con qualche esperienza di volontariato iniziata in un piccolo ospedale nel nord del Kenya. Dopo l’incontro con don Ferdinando che collabora con i missionari Salesiani, partimmo per il Burundi, poi l’Angola ed infine sei anni a Goma in Congo, zona di perenne conflitto causato dagli interessi internazionali.
Rientrati in Italia e ripreso nuovamente le bici, partimmo per il Sudamerica, sei mesi a cavallo delle Ande Argentine, Cilene e Boliviane fino in Equador, paesaggi incredibili.
Negli anni successivi tornammo in Africa per periodi più brevi alternandone altri in bicicletta verso Cuba e poi il sud est asiatico, Cambogia e Birmania, dalla quale rientrammo pochi giorni prima che chiudessero gli aeroporti per l’arrivo del Covid.
Dopo la prima esperienza in Thailandia, la bicicletta era diventata il mezzo in assoluto migliore per il nostro modo di concepire un viaggio alla scoperta di nuovi paesaggi e culture, vivendo lungo le strade, tra la gente”.
Come organizzate i viaggi?
“Li organizziamo noi stessi, magari iniziando un anno prima. Cerchiamo notizie del paese di destinazione in biblioteca o su riviste. Ora, con la tecnologia, tutto è diventato più semplice. Prepariamo un itinerario che può variare in caso di necessità o problemi. Solitamente ci muoviamo per strade secondarie, tra piccoli villaggi di campagna. Gli incontri sono genuini e la gente è sempre curiosa, cordiale, disponibile a darci una mano. L’unica dote richiesta, secondo me, è un buon spirito di adattamento alle varie situazioni che si possono presentare”.
Quali sono le maggiori difficoltà?
“È indispensabile un po’ di conoscenza sulla manutenzione delle bici, sempre sui 50 kg tra cibo, tenda, cucina ed in particolare acqua; ci sono le classiche forature, il dover sostituire qualche raggio che immancabilmente si rompe, regolare il centraggio di ruote o freni, pulire il cambio… Chiaramente servono un minimo di attrezzi e ricambi indispensabili, introvabili in altri paesi”.
Quali consigli daresti a chi intende intraprendere un viaggio come i vostri?
“Consiglio di provare, in modo da scoprire il mondo vero e non solo quello che ci fanno vedere i media o i tour operator. Con le normali attenzioni il mondo non è più pericoloso che a casa nostra e più lo si conosce, più si resta sbalorditi del contrario.“Un lungo viaggio - dice un proverbio giapponese - inizia sempre con un piccolo passo”.
cuneo
Tre mesi in bicicletta alla scoperta della Cambogia (da novembre 2017 a febbraio 2018), è l’avventura vissuta da Albino Pellegrino e dalla moglie Carmen (Carmelina) Cometto di Madonna delle Grazie, appassionati viaggiatori alla scoperta del mondo, sempre in bicicletta.
Un’esperienza che ha portato i due bikers nel “paese del sorriso” dove la gente vive di agricoltura e di pesca, abita sulle palafitte e, pur tra tante difficoltà, appare sempre serena e sorridente.
Scoprire mondi e popoli sconosciuti è stato per anni un sogno nel cassetto di Albino (classe 1957). A 18 anni la sua prima avventura con una Fiat 500 di seconda mano alla volta di Pontechianale, alla scoperta dei laghi blu, poi, per anni, altre gite tra le nostre montagne, le prime traversate di più giorni ed arrampicate con amici esperti.
“Nel gruppo - racconta Albino - arriva poi Carmen, pure lei con spirito avventuriero e trainante, e con un po’ di incoscienza e fortuna si fanno esperienze sui 4000 della Val d’Aosta, la traversata con gli sci da Chamonix a Zermatt, la notte sul monte Bianco in un igloo improvvisato, il Cervino.
Anni dopo, una foto in casa di amici ed il loro incoraggiamento a partire per paesi lontani apre un nuovo spiraglio alle avventure sognate da bambino. Con molti dubbi partimmo per un mese a piedi in Nepal ed India, esperienza indimenticabile che si trasformerà subito in un’idea fissa: continuare a scoprire le realtà del mondo”.
Con Carmen, diventata mia moglie, scoprimmo che si poteva portare la bici sugli aerei e conoscere il mondo viaggiando in bicicletta, così nel 1998 eravamo nel misterioso triangolo d’oro della Thailandia. L’anno successivo partimmo per lo Yunnan. Ormai la voglia di andare superava qualsiasi dubbio sulle eventuali difficoltà, eravamo giovani ed entusiasti. Seguirono l’Egitto, l’India, il Sudamerica, il bellissimo Ladack alla scoperta del Buddhismo, il Marocco, il Mali.
Decidemmo di approfondire le nostre conoscenze con qualche esperienza di volontariato iniziata in un piccolo ospedale nel nord del Kenya. Dopo l’incontro con don Ferdinando che collabora con i missionari Salesiani, partimmo per il Burundi, poi l’Angola ed infine sei anni a Goma in Congo, zona di perenne conflitto causato dagli interessi internazionali.
Rientrati in Italia e ripreso nuovamente le bici, partimmo per il Sudamerica, sei mesi a cavallo delle Ande Argentine, Cilene e Boliviane fino in Equador, paesaggi incredibili.
Negli anni successivi tornammo in Africa per periodi più brevi alternandone altri in bicicletta verso Cuba e poi il sud est asiatico, Cambogia e Birmania, dalla quale rientrammo pochi giorni prima che chiudessero gli aeroporti per l’arrivo del Covid.
Dopo la prima esperienza in Thailandia, la bicicletta era diventata il mezzo in assoluto migliore per il nostro modo di concepire un viaggio alla scoperta di nuovi paesaggi e culture, vivendo lungo le strade, tra la gente”.
Come organizzate i viaggi?
“Li organizziamo noi stessi, magari iniziando un anno prima. Cerchiamo notizie del paese di destinazione in biblioteca o su riviste. Ora, con la tecnologia, tutto è diventato più semplice. Prepariamo un itinerario che può variare in caso di necessità o problemi. Solitamente ci muoviamo per strade secondarie, tra piccoli villaggi di campagna. Gli incontri sono genuini e la gente è sempre curiosa, cordiale, disponibile a darci una mano. L’unica dote richiesta, secondo me, è un buon spirito di adattamento alle varie situazioni che si possono presentare”.
Quali sono le maggiori difficoltà?
“È indispensabile un po’ di conoscenza sulla manutenzione delle bici, sempre sui 50 kg tra cibo, tenda, cucina ed in particolare acqua; ci sono le classiche forature, il dover sostituire qualche raggio che immancabilmente si rompe, regolare il centraggio di ruote o freni, pulire il cambio… Chiaramente servono un minimo di attrezzi e ricambi indispensabili, introvabili in altri paesi”.
Quali consigli daresti a chi intende intraprendere un viaggio come i vostri?
“Consiglio di provare, in modo da scoprire il mondo vero e non solo quello che ci fanno vedere i media o i tour operator. Con le normali attenzioni il mondo non è più pericoloso che a casa nostra e più lo si conosce, più si resta sbalorditi del contrario.“Un lungo viaggio - dice un proverbio giapponese - inizia sempre con un piccolo passo”.
Albino e Carmen “Bugianen alla scoperta del mondo” in bicicletta
28 aprile 2024
Cuneo
Tre mesi in bicicletta alla scoperta della Cambogia (da novembre 2017 a febbraio 2018), è l’avventura vissuta da Albino Pellegrino e dalla moglie Carmen (Carmelina) Cometto di Madonna delle Grazie, appassionati viaggiatori alla scoperta del mondo, sempre in bicicletta.
Un’esperienza che ha portato i due bikers nel “paese del sorriso” dove la gente vive di agricoltura e di pesca, abita sulle palafitte e, pur tra tante difficoltà, appare sempre serena e sorridente.
Scoprire mondi e popoli sconosciuti è stato per anni un sogno nel cassetto di Albino (classe 1957). A 18 anni la sua prima avventura con una Fiat 500 di seconda mano alla volta di Pontechianale, alla scoperta dei laghi blu, poi, per anni, altre gite tra le nostre montagne, le prime traversate di più giorni ed arrampicate con amici esperti.
“Nel gruppo - racconta Albino - arriva poi Carmen, pure lei con spirito avventuriero e trainante, e con un po’ di incoscienza e fortuna si fanno esperienze sui 4000 della Val d’Aosta, la traversata con gli sci da Chamonix a Zermatt, la notte sul monte Bianco in un igloo improvvisato, il Cervino.
Anni dopo, una foto in casa di amici ed il loro incoraggiamento a partire per paesi lontani apre un nuovo spiraglio alle avventure sognate da bambino. Con molti dubbi partimmo per un mese a piedi in Nepal ed India, esperienza indimenticabile che si trasformerà subito in un’idea fissa: continuare a scoprire le realtà del mondo”.
Con Carmen, diventata mia moglie, scoprimmo che si poteva portare la bici sugli aerei e conoscere il mondo viaggiando in bicicletta, così nel 1998 eravamo nel misterioso triangolo d’oro della Thailandia. L’anno successivo partimmo per lo Yunnan. Ormai la voglia di andare superava qualsiasi dubbio sulle eventuali difficoltà, eravamo giovani ed entusiasti. Seguirono l’Egitto, l’India, il Sudamerica, il bellissimo Ladack alla scoperta del Buddhismo, il Marocco, il Mali.
Decidemmo di approfondire le nostre conoscenze con qualche esperienza di volontariato iniziata in un piccolo ospedale nel nord del Kenya. Dopo l’incontro con don Ferdinando che collabora con i missionari Salesiani, partimmo per il Burundi, poi l’Angola ed infine sei anni a Goma in Congo, zona di perenne conflitto causato dagli interessi internazionali.
Rientrati in Italia e ripreso nuovamente le bici, partimmo per il Sudamerica, sei mesi a cavallo delle Ande Argentine, Cilene e Boliviane fino in Equador, paesaggi incredibili.
Negli anni successivi tornammo in Africa per periodi più brevi alternandone altri in bicicletta verso Cuba e poi il sud est asiatico, Cambogia e Birmania, dalla quale rientrammo pochi giorni prima che chiudessero gli aeroporti per l’arrivo del Covid.
Dopo la prima esperienza in Thailandia, la bicicletta era diventata il mezzo in assoluto migliore per il nostro modo di concepire un viaggio alla scoperta di nuovi paesaggi e culture, vivendo lungo le strade, tra la gente”.
Come organizzate i viaggi?
“Li organizziamo noi stessi, magari iniziando un anno prima. Cerchiamo notizie del paese di destinazione in biblioteca o su riviste. Ora, con la tecnologia, tutto è diventato più semplice. Prepariamo un itinerario che può variare in caso di necessità o problemi. Solitamente ci muoviamo per strade secondarie, tra piccoli villaggi di campagna. Gli incontri sono genuini e la gente è sempre curiosa, cordiale, disponibile a darci una mano. L’unica dote richiesta, secondo me, è un buon spirito di adattamento alle varie situazioni che si possono presentare”.
Quali sono le maggiori difficoltà?
“È indispensabile un po’ di conoscenza sulla manutenzione delle bici, sempre sui 50 kg tra cibo, tenda, cucina ed in particolare acqua; ci sono le classiche forature, il dover sostituire qualche raggio che immancabilmente si rompe, regolare il centraggio di ruote o freni, pulire il cambio… Chiaramente servono un minimo di attrezzi e ricambi indispensabili, introvabili in altri paesi”.
Quali consigli daresti a chi intende intraprendere un viaggio come i vostri?
“Consiglio di provare, in modo da scoprire il mondo vero e non solo quello che ci fanno vedere i media o i tour operator. Con le normali attenzioni il mondo non è più pericoloso che a casa nostra e più lo si conosce, più si resta sbalorditi del contrario.“Un lungo viaggio - dice un proverbio giapponese - inizia sempre con un piccolo passo”.