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La maestra Isa, insegnante nelle piccole scuole della valle Varaita

27 aprile 2024

Cuneo

Maria Luisa (Isa) Bogetti Maria Luisa (Isa) Bogetti è nata a Venasca il 10 marzo 1940: “Mia mamma mi raccontava che era una domenica mattina, verso le 8. Era arrivata la cugina ‘Pinota’ da Saluzzo per tenere d’occhio i miei fratelli e le mie sorelle, poi quando sono tornati dalla Messa han trovato me, che ero già nata!”. La vostra famiglia? Eravamo sette figli: Wanda, Valerio, Mauro, Giovanna, Lidia, io e Paola. Mio papà Giovanni Bogetti, originario di Narzole, era un uomo profondamente buono e ha sempre aiutato tutti. Diceva sempre: ‘Io da bambino ho conosciuto la fame e la miseria e se posso aiuto chi è nel bisogno!’. Aveva iniziato a lavorare in un pastificio del paese, non lo trattavano bene e di notte chiudevano a chiave il pane che non potesse mangiarlo... Mia mamma, Luisa Bertinotti, era una maestra, molto severa e dialogava poco con noi: aveva le sue idee e alla fine dovevi fare quel che diceva lei. Aveva studiato fino alla quarta Elementare a Venasca, poi era andata a studiare a Saluzzo dalle suore francesi e quando aveva imparato bene la lingua era andata in Valle d’Aosta. Ma non si adattava a stare fuori ed era allora tornata a Venasca. Si era sposata nel 1923 con mio padre. Il pastificio di famiglia? Ho tantissimi ricordi! Aveva 14 dipendenti e la pasta era buona, e di martedì dalla fontanella nel cortile le operaie spaccavano le uova… Ha chiuso per le difficoltà economiche nel 1973, ma per Venasca è stata un’azienda importante perché ha dato lavoro a tanta gente.  Che valori sono stati trasmessi a voi figli dai vostri genitori? L’onestà, il rispetto per gli altri, la responsabilità e l’andare incontro a chi è in difficoltà. Per lei è stato facile crescere in una famiglia numerosa? È stato facile, perché tutti mi volevano bene. La mia sorella più grande, Lidia, quando sono nata io, aveva 7 anni. Le guerre di oggi? Siamo in un mondo brutto, e purtroppo ci sono molte persone cattive. Gli insegnamenti di Papa Francesco non li ascoltiamo e anche diverse persone vicino a lui sono all’acqua di rosa. Sono preoccupata per i giovani, che futuro li attende? Il maestro Beppe Paseri di Melle? Era mio marito. Ci siamo sposati il 22 agosto 1967 davanti a don Monge. Il viaggio di nozze l’abbiamo fatto in Valle d’Aosta, abbiamo avuto tre figli e oggi sono nonna di 4 nipoti.  Lei da bambina cosa avrebbe voluto fare?  La sarta o la pettinatrice, poi mia mamma aveva insistito che studiassi da maestra. Ho sempre amato i bambini. Come erano i bambini delle piccole scuole di montagna dove ha insegnato?  Era un mondo diverso! Non c’era la tv, non c’era la radio, ti scaldavi con la stufa, spesso non c’era l’acqua in casa. Ma quei bambini erano umili, molto affettuosi e desiderosi di imparare. Quando nevicava tanto, a San Maurizio di Frassino qualcuno di loro non veniva a scuola! Io non ero pratica della stufa e mio marito Beppe prima di andare a insegnare a borgata Norastra di Melle, accendeva la stufa nell’aula perché non patissimo il freddo. E un giorno aveva caricato i bambini di Melle in auto e li aveva portati a vedere Cuneo! Il martedì, negli anni Settanta, quando i ragazzi si fermavano a scuola di pomeriggio, preparava a Norastra per tutti loro il minestrone sul ‘putagè’… E poi? Ci siamo trasferiti a Saluzzo, per poter crescere i figli. Nel 1971 c’era stata una nevicata memorabile, con i tetti che crollavano e i vecchi ricordavano che da 60 anni non vedevano scendere così tanta neve! Oggi il clima è impazzito, ma non è un caso. Qualche ricordo dei banchi di scuola? A Lemma c’erano tre sorelline che vivevano a borgata Grossa: le ricordo bene, camminavano un quarto d’ora per venire alle lezioni. Per non farle andare su e giù da casa, le assistevamo, nelle pause del pranzo. I bambini mi facevano una grande tenerezza, ma non avevano paura della neve o di altro. Per me, quelli sono stati anni belli! Una ragazza carina alla quale avevo insegnato alla ‘Mario Musso’ di Saluzzo, un giorno mi incontra e mi fa tante feste: ‘Che piacere vederla, signora maestra! Anche io oggi insegno e spero di essere per i miei alunni tutto quello che lei è stata per me!’. E Chiaffredo di San Maurizio di Frassino, quando sono andata via, nell’ultimo giorno di scuola era salito su una roccia per cogliere i rododendri per me! Oggi è nella Casa di riposo Tapparelli di Saluzzo: come si trova? Locali belli, personale gentile, con la mia vicina di camera Rinuccia mi trovo bene e ci facciamo buona compagnia… Ma mi manca tanto casa mia, dopo due anni che sono qui. E di notte dormo poco. La vita? È difficile e bisogna adattarsi a tante cose. Io al primo posto, metto i figli (anche se ormai hanno le loro vite). E cerco di aiutare chi è in difficoltà. Credo in Dio, fra le difficoltà della vita, che mi condizionano. E vedo anche diverse persone buone che non sono state premiate, nelle loro esistenze: il nostro non è un mondo giusto.
Valle Varaita Venasca Maestra Pastificio Giovanni Bogetti