
Gianpaolo Rottigni con la madre Graziella Galliano
Dopo una vita passata in gastronomia, per lei è venuto il tempo di lasciare. Graziella Galliano è nata a Cuneo l’11 novembre 1942 e vive a Sampeyre: “I miei genitori, Maria Maddalena ed Epifanio, abitavano ad Alba prima di venire qui. Mia mamma lavorava alla Calissano e poi alla Cinzano, mio padre era stato prima un guardiacaccia e poi aveva fatto il guardiano alla Cinzano”.
Lei ha conosciuto la povertà?
No, da mangiare ce n’era. Io poi ho iniziato a lavorare presto, dopo la terza media: sono entrata nel 1958 alla Ferrero di Alba, pensi che ero la dipendente numero 712… E quando mi sono licenziata otto anni dopo, che mi ero sposata, per tornare a Sampeyre, c’erano già 5.500 dipendenti dell’azienda dolciaria! Ho ricordi bellissimi di quegli anni in Ferrero: eravamo una grande famiglia e i dipendenti erano trattati benissimo! C’era ancora Giovanni Ferrero (il titolare con Pietro), ricordo ancora la sirena che suonava per annunciare la sua morte, in quei momenti una grande tristezza. Giovanni era uno di noi!
Che scuole ha frequentato?
Le medie e poi a 16 anni ho iniziato già a lavorare. Avevo il diploma di dattilografia.
Suo marito?
Piero Rottigni (il grande amore della mia vita) l’ho conosciuto qui a Sampeyre, dove venivo d’estate da mia nonna. Eravamo ragazzi (io sedicenne e lui aveva un anno di più), ci trovavamo di sera fra ragazzi tutti insieme per fare delle passeggiate, nelle quali cantavamo anche. Ci siamo piaciuti subito! Ci siamo sposati sabato 9 ottobre del 1966 davanti al vicario don Salomone e poi abbiamo fatto una bella festa al ‘Nebin’: eravamo una quarantina di persone. Era una giornata piovosa: ma la pioggia non ha rovinato la nostra grande felicità!
Suo marito Piero visto da vicino come era?
Una favola! Un uomo disponibile, gentile, non sgridava mai i ragazzi quando guidava i bus, era stato volontario nella Croce Rossa, impegnato con gli Alpini. La sua essenza? Era davvero un buono. La sua famiglia era arrivata da
Bergamo: mio suocero lavorava nella Centrale di Sampeyre, dopo aver lavorato dieci anni in Francia. Io con Piero sono stata davvero felice. Da cinque anni mi manca moltissimo la sua compagnia!
La sua famiglia?
Io convivo con un dolore enorme, per la morte improvvisa di Pier Luigi, uno dei miei due figli: è il dolore più assurdo che c’è! Soffro moltissimo, è molto difficile dover andare a piangere sulla tomba di tuo figlio.
Le piace lavorare nella gastronomia?
Questo negozio l’abbiamo aperto il primo gennaio del 1968. A me piace stare in mezzo alla gente! Abbiamo tanti clienti che ci fanno i complimenti per i nostri agnolotti, preparati con ingredienti genuini e di qualità: mia mamma raccomandava sempre di ‘mangiare sempre poco, ma buono!’, l’importante è mangiare bene (senza guardare troppo il prezzo). Io ho imparato a farli in casa da mia mamma, che era un’ottima cuoca: li preparavamo per tutta la settimana, allora non c’erano ancora i frigo e li allargavamo su dei teli, collocati sui letti, per farli asciugare. Mia mamma era stata anche la responsabile della mensa del ‘Muscatel’ di Alba. Mio marito Piero era bravissimo nel prepararli e da quattro anni c’è mio figlio Gianpaolo, per fortuna.
Lei ha visto cambiare Sampeyre, nell’arco della sua lunga vita...
Sì, è vero. La Sampeyre di una volta: eravamo più semplici, più uniti, più solidali. C’era molta più gente e nel 1958 qui c’erano 14 botteghe: e lavoravano tutte, perché le borgate erano tutte abitate, con tanti bambini e ogni borgata aveva le sue scuole… Poi tanti sampeyresi sono emigrati in Francia. E negli anni Settanta/Ottanta c’è stato il boom del turismo e un mucchio di lavoro: in quegli anni io avevo due dipendenti in negozio durante tutto l’anno, più una ragazza d’estate. Nel 1966, sono stata la prima consigliera comunale qui e ricordo le tante battaglie fatte sugli orari dei negozi.
E oggi?
Oggi la situazione è cambiata tantissimo, soprattutto nell’ultimo periodo. Con il Covid tante persone anziane se ne sono andate e la mancanza della neve peggiora la situazione. In paese si vedono meno giovani. Per un insieme di cose, i paesi di montagna stanno soffrendo moltissimo.
Cosa custodisce nel suo cuore?
Tanti ricordi! E voglio aggiungere che mio figlio Gianpaolo (che ha girato il mondo) è molto bravo in cucina. Anche l’insalata russa e il pesce che prepariamo sono molto apprezzati. Io ho 81 anni ed è venuto il momento di lasciare, dopo tanti anni di lavoro: anche se mi spiace molto. Voglio ringraziare i numerosi clienti, fra di loro ho tanti amici. E spero di poterli rivedere ancora.
Nella sua vita, cosa mette al primo posto?
La famiglia e il lavoro. Per fortuna mia mamma Maria Maddalena e mia suocera Caterina (due favole di persona!) mi hanno sempre sostenuta, a casa con i bimbi e qui in negozio.
In cosa crede?
In Dio e a casa mia prego molto. Io spero dopo questa vita di poter riabbracciare Piero e tutti i miei cari, non finisce tutto qua. Se il Padreterno mi proponesse di vivere un’altra volta, direi di sì: sposando sempre Piero, ma per favore senza grandi dolori!

Piero Rottigni