cuneo

Il marzo molto nevoso non cambia i dati di “Nevediversa”

07 aprile 2024

Cuneo

Limone Piemonte - Quota 1400 Gli impianti da sci sulla poca neve invernale delle montagne cuneesi a Quota 1400 di Limone Piemonte nel dicembre 2023. Da qualche giorno è disponibile e scaricabile dal sito di Legambiente il dossier Nevediversa, rapporto che l’associazione ambientalista redige annualmente sulle condizioni del manto nevoso presente sui rilievi montani della Penisola. Come sempre dettagliato e ricco di dati relativi alle diverse aree italiane, il corposo volume (poco più di 200 pagine) delinea un quadro di ciò che è ormai sotto gli occhi di tutti e che potrebbe essere sintetizzato da queste parole poste in premessa: “meno neve e più caldo, questo è il trend. E le benefiche nevicate di marzo non saranno sufficienti a invertire la tendenza”. Coordinato dalla dottoressa Vanda Bonardo (referente nazionale Alpi per Legambiente, intervistata qualche settimana fa sulle pagine di questo giornale) e realizzato da un pool di giornalisti specializzati in tematiche dell’ambiente, il dossier si apre con un breve saggio a firma di Luca Mercalli e Daniele Cat Berro, entrambi membri della Società Meteorologica Italiana. Secondo i due autori, che citano uno studio universitario condotto nel 2023, “il manto nevoso sulle Alpi centrali non è mai stato effimero come oggi in almeno seicento anni, e nell’ultimo secolo la sua durata si è accorciata in media di un mese a causa di un riscaldamento atmosferico di circa 2 gradi centigradi”. E tutto ciò, concludono i due autori, non può che generare conseguenze di lungo periodo e di grande impatto complessivo: “l’attuale riduzione di nevosità - scrivono - assume dunque una rilevanza storica straordinaria, con effetti negativi sugli ecosistemi naturali, l’agricoltura, la produzione idroelettrica e il turismo invernale basato sullo sci”. Sono tanti e variegati gli aspetti trattati dal documento, in alcuni casi arricchiti da cifre e grafici di facile lettura: si va dalla ‘mappatura’ degli impianti di risalita abbandonati e di quelli ancora in uso, ai sempre più alti costi economici che il progressivo assottigliarsi del manto nevoso impone alle aree alpine o appenniniche a tradizionale vocazione sciistica; dagli interventi che danno voce ad attori che, pur in ambiti differenti, lavorano e operano in quota (imprenditori ed esponenti sindacali), alle Olimpiadi invernali che si terranno tra Milano e Cortina nel 2026, cui – per ovvie ragioni – è dedicato un intero capitolo. Come detto, il dossier riguarda l’intero territorio nazionale, ma al suo interno la narrazione si articola - a seconda dell’argomento trattato - in base alle singole regioni. Ed è perciò interessante scorrerne le pagine per capire cosa si dice a proposito delle terre alte che occupano il sud-ovest del Piemonte. Si scopre così che se nel capitolo “Brutte idee e brutti progetti” si parla della recente costruzione di una pista per skiroll in valle Pesio, che secondo gli autori del rapporto deturperebbe il territorio consumando suolo prezioso che avrebbe potuto essere altrimenti conservato, in quello che reca il titolo “La carta delle buone pratiche”. Le top ten sono ben due le località alpine della provincia di Cuneo ad assurgere a modello di riferimento di una fruizione sostenibile e lungimirante dei territori montani: parliamo di Pian Muné, in valle Po, e della valle Maira. Al di là di tutto, leggendo il dossier un dato però emerge chiaro, quasi a suggerire una delle possibili strade che sarebbe bene percorrere in futuro, e cioè che soltanto un ripensamento complessivo - culturale, sociale ed economico - del nostro rapporto con la neve e con la sua presenza sempre meno scontata sulle nostre montagne potrà garantirci la possibilità di ristabilire quell’equilibrio con l’ambiente circostante al quale non possiamo permetterci il lusso di rinunciare.   pista skiroll chiusa pesio2 La pista rossa di skiroll in Valle Pesio

La pista di skiroll in valle Pesio

Nel capitolo “Brutte idee e brutti progetti” si parla della recente costruzione di una pista per skiroll in valle Pesio, che secondo gli autori del rapporto deturperebbe il territorio consumando suolo prezioso che avrebbe potuto essere altrimenti conservato.“Sebbene non si tratti di un’infrastruttura dedicata allo sci alpino e proponga una pratica sportiva abitualmente considerata in armonia con la natura - sostengono gli autori del report - lo skiroll in valle Pesio è stato un’occasione per produrre un deturpamento del territorio e un ingiustificabile consumo di suolo. Un vero guasto realizzato nel corso del 2023, visibile dalla strada che porta alla Certosa di Pesio e al Parco del Marguareis: un nastro di asfalto rossastro che ora copre i campi per una lunghezza totale di quasi 3 chilometri dalla struttura da dove inizia la pista di sci da fondo (Centro Sportivo Marguareis) e ne ricalca il percorso. Siamo all’inizio della Valle Pesio, valle morfologicamente molto stretta, dove l’inter-vento si sviluppa in un lembo di terra prativa da sempre coltivata che sta tra il vicino torrente Pesio e la strada Provinciale. Si prevede bitume “additivato con pigmenti vinilici colorati in granulo”. Una pista realizzata su terreni prativi espropriati grazie alla dichiarazione di “opera di pubblica utilità” e che ha finito tuttavia per mutare per sempre la visuale, peraltro meravigliosa, del paesaggio montano dell’alta valle.   Pian Munè Pian Munè

Pian Munè e la valle Maira, due esempi da seguire

Nel capitolo “La carta delle buone pratiche”, nella top ten si sono ben due località alpine della provincia di Cuneo ad assurgere a modello di riferimento Le parole dedicate dal documento di Legambiente ai due esempi virtuosi sopra richiamati e presenti in provincia di Cuneo parlano chiaro. “Pian Muné, località della valle Po nel comune di Paesana – si legge infatti –, offre la possibilità di trascorrere giornate in montagna in un’area organizzata e accessibile a tutti, sia dal punto di vista economico sia funzionale”. Qui ci si è strutturati “per offrire attività di svago in tutte le stagioni e si sta lavorando per superare il concetto di sola stazione sciistica per sviluppare, invece, un’area organizzata di sport e svago per un target di clientela ampio». Ogni momento dell’anno è indicato per praticare sport all’aria aperta, dallo sci alpino – appunto – alle ciaspole, dal trekking alla mountain bike, dal fitwalking alla pet therapy, principalmente con asini e cavalli, grazie alla collaborazione avviata con associazioni locali. Insomma, un esempio vincente (e auspicabilmente replicabile) di differenziazione e di destagionalizzazione che garantisce continuità di intelligente fruizione a un intero territorio, con conseguenti ricadute positive per le  comunità che lo abitano”. Allo stesso modo anche la valle Maira, che in questo documento viene considerata nel suo complesso, rappresenta un buon modello di riferimento che, in un’epoca di profonde riflessioni intorno alle ‘aree interne’ e al loro futuro più o meno prossimo, ha saputo ripensarsi e, per certi aspetti, inventarsi da zero per un buon tratto della sua estensione. “Qui il boom dello sci da discesa non è mai arrivato – si legge nelle pagine del dossier –. Libera, verde e incontaminata, la valle Maira è riuscita a preservarsi dal cemento e dagli impianti di risalita per diventare il paradiso di chi ama il turismo slow e per gli amanti dell’outdoor. È il luogo delle Alpi in cui si è più creduto nel turismo dolce, con un grande investimento economico e culturale”. Anche qui, come nel caso di Pian Muné, la differenziazione delle attività sportive a basso impatto ecologico che è possibile praticare, unita a una buona rete di attività ricettive diffuse lungo i numerosi percorsi a disposizione dei frequentatori, ha finito per diventare la vera cifra identificativa di un’area che è oggi conosciuta e apprezzata ben oltre i confini nazionali, soprattutto da chi proviene dai Paesi del nord del continente. Insomma, conclude il documento, “uno straordinario esempio di lungimiranza e di capacità di cogliere le opportunità del futuro che dovrebbe essere di esempio per tante altre località montane alla ricerca di un’identità da tradurre in potenzialità di sviluppo locale”.
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