Umberto Papa è nato a Torino nel 1986. Oggi vive in parte a Bergolo, con la sua ‘famiglia felina’ e in parte a Bellino, dall’aprile 2023, dove gestisce l’ ‘Osteria l’iero d’Eimà’ (Il fienile di Emma): “Non mancano passaggi a Torino e Firenze, dove vive il resto della mia famiglia umana”.
I suoi genitori?
Con i genitori sono stato molto fortunato, ne ho avuti tre! E mia mamma è in assoluto il mio essere umano preferito, da sempre e per sempre! Con la scuola il mio rapporto è sempre stato ostico, ricordo che già alle elementari provavo un senso di costrizione insostenibile nel dover sottostare a tempi e doveri imposti, e spesso immotivati.
Un ricordo di quegli anni?
Quell’unica volta in cui andai a pescare con mio padre e quando tirai su un pesce gatto, restai inorridito dalla sofferenza che ingenuamente gli stavo procurando, lo rimisi dov’era e non ho pescato mai più! Forse sono sempre stato vegano e in fin dei conti ci è solo voluto un po’ di tempo per far in modo che il senso interiore del ‘giusto’ fosse abbastanza forte da riuscire a scontrarsi con quel ‘giusto’ proposto dalla società.
Quando ha iniziato a lavorare?
A 15 anni, tra bar notturni e ristoranti. Lavori ne ho provati tanti! I più significativi: l’educatore e quelli relativi alla ristorazione. Ho anche avuto un’agenzia di traduzioni per qualche anno e un B&B.
Lei è stato educatore per anni: cosa ha lasciato questa esperienza in lei?
Quello dei disabili è un mondo magico! Ho iniziato quel percorso facendo il volontario a Lille, in un’associazione che si chiama “l’Arche” (per la quale poi ho lavorato sia a Lille che a Grenoble) che ha un approccio molto particolare all’handicap: non si fa per, si fa con. Difficile dire cosa mi abbia lasciato, è una parte fondamentale del mio percorso di formazione di essere umano consapevole. Sicuramente resta un po’ di amaro in bocca nello scoprire come la disabilità sia ancora un fattore fortemente discriminante e come le persone che decidono di dedicare il proprio tempo al prossimo, non siano considerate degne di adeguata remunerazione dal sistema capitalista che è stato deciso di adottare.
Fra l’estero dove è stato e l’Italia, c’è differenza da parte dello Stato nel sostegno a chi è in difficoltà?
Enormemente! In Italia un passo nella giusta direzione era stato fatto col reddito di cittadinanza. In Francia e in Germania, dove ho vissuto a lungo, lo Stato si preoccupa attivamente del benessere dei propri cittadini.
Il primo incontro con Bellino?
È stato casuale! Stavo cercando di prendere in gestione un rifugio, ma i proprietari hanno sempre paura quando si presenta qualcuno con un’idea che si scosta da ‘polenta e salsiccia’. Quando ho visto che l’Osteria di borgata Celle di Bellino cercava un gestore, mi sono detto: ‘Dai, vado a farmi dire di no anche questa volta!’. E invece ho trovato Beppe, una persona brillante che non ha avuto paura della sconosciuta novità!
Il lavoro nell’Osteria ricavata da un vecchio fienile le piace?
Beh, quando sono entrato in Osteria me ne sono subito innamorato! Quando poi Beppe mi ha raccontato di come lui e la sua compagna avessero loro stessi trasformato quello che era un fienile nel gioiello che è ora, ho capito che avevo a che fare con degli esseri umani belli.
Che tipo di cucina proponete?
La cucina è a base vegetale. Spesso definita, impropriamente, ‘vegana’. Ho delle camere per chi desidera soggiornare da me, propongo degli atelier di cucina, di fermentazione, di formaggi vegetali. Propongo, anche se non gestite direttamente da me, sessioni di yoga e di ‘massaggi thai’.
La fatica più grande?
Essere solo al timone è faticoso e stressante!
La soddisfazione più grande?
Sono tante! Quando i carnivori più irriducibili non riescono a non farmi i complimenti, stupiti loro stessi, e io gongolo... Un’altra grande soddisfazione sta per arrivare: coloro che non ritengono la specie umana superiore alle altre, sono persone che si contano sulle dita di una mano qui in valle Varaita. I ragazzi del piccolo Santuario di Nama a Villafalletto sono tra questi, e stiamo lavorando per creare una forma di sostegno reciproco.
Il mondo di oggi?
Credo che la discriminazione e il falso mito della tradizione siano l’origine del male! Nel momento in cui qualcuno ha pensato di valere più di qualcun altro, abbiamo rotto il vaso. Prima si son discriminati gli animali non umani, poi le donne, poi chi è visivamente diverso dall’uomo bianco, poi chi ha disabilità, poi chi crede in questo o quell’altro... Modi per discriminare ce ne sono tanti, e prima o poi tocca a tutti. Spesso in nome della tradizione si perpetrano degli atteggiamenti illogici solo perché ‘si è sempre fatto così’: anche se spesso quel ‘sempre’ è lungo non più di qualche decade.
paesi
Umberto Papa è nato a Torino nel 1986. Oggi vive in parte a Bergolo, con la sua ‘famiglia felina’ e in parte a Bellino, dall’aprile 2023, dove gestisce l’ ‘Osteria l’iero d’Eimà’ (Il fienile di Emma): “Non mancano passaggi a Torino e Firenze, dove vive il resto della mia famiglia umana”.
I suoi genitori?
Con i genitori sono stato molto fortunato, ne ho avuti tre! E mia mamma è in assoluto il mio essere umano preferito, da sempre e per sempre! Con la scuola il mio rapporto è sempre stato ostico, ricordo che già alle elementari provavo un senso di costrizione insostenibile nel dover sottostare a tempi e doveri imposti, e spesso immotivati.
Un ricordo di quegli anni?
Quell’unica volta in cui andai a pescare con mio padre e quando tirai su un pesce gatto, restai inorridito dalla sofferenza che ingenuamente gli stavo procurando, lo rimisi dov’era e non ho pescato mai più! Forse sono sempre stato vegano e in fin dei conti ci è solo voluto un po’ di tempo per far in modo che il senso interiore del ‘giusto’ fosse abbastanza forte da riuscire a scontrarsi con quel ‘giusto’ proposto dalla società.
Quando ha iniziato a lavorare?
A 15 anni, tra bar notturni e ristoranti. Lavori ne ho provati tanti! I più significativi: l’educatore e quelli relativi alla ristorazione. Ho anche avuto un’agenzia di traduzioni per qualche anno e un B&B.
Lei è stato educatore per anni: cosa ha lasciato questa esperienza in lei?
Quello dei disabili è un mondo magico! Ho iniziato quel percorso facendo il volontario a Lille, in un’associazione che si chiama “l’Arche” (per la quale poi ho lavorato sia a Lille che a Grenoble) che ha un approccio molto particolare all’handicap: non si fa per, si fa con. Difficile dire cosa mi abbia lasciato, è una parte fondamentale del mio percorso di formazione di essere umano consapevole. Sicuramente resta un po’ di amaro in bocca nello scoprire come la disabilità sia ancora un fattore fortemente discriminante e come le persone che decidono di dedicare il proprio tempo al prossimo, non siano considerate degne di adeguata remunerazione dal sistema capitalista che è stato deciso di adottare.
Fra l’estero dove è stato e l’Italia, c’è differenza da parte dello Stato nel sostegno a chi è in difficoltà?
Enormemente! In Italia un passo nella giusta direzione era stato fatto col reddito di cittadinanza. In Francia e in Germania, dove ho vissuto a lungo, lo Stato si preoccupa attivamente del benessere dei propri cittadini.
Il primo incontro con Bellino?
È stato casuale! Stavo cercando di prendere in gestione un rifugio, ma i proprietari hanno sempre paura quando si presenta qualcuno con un’idea che si scosta da ‘polenta e salsiccia’. Quando ho visto che l’Osteria di borgata Celle di Bellino cercava un gestore, mi sono detto: ‘Dai, vado a farmi dire di no anche questa volta!’. E invece ho trovato Beppe, una persona brillante che non ha avuto paura della sconosciuta novità!
Il lavoro nell’Osteria ricavata da un vecchio fienile le piace?
Beh, quando sono entrato in Osteria me ne sono subito innamorato! Quando poi Beppe mi ha raccontato di come lui e la sua compagna avessero loro stessi trasformato quello che era un fienile nel gioiello che è ora, ho capito che avevo a che fare con degli esseri umani belli.
Che tipo di cucina proponete?
La cucina è a base vegetale. Spesso definita, impropriamente, ‘vegana’. Ho delle camere per chi desidera soggiornare da me, propongo degli atelier di cucina, di fermentazione, di formaggi vegetali. Propongo, anche se non gestite direttamente da me, sessioni di yoga e di ‘massaggi thai’.
La fatica più grande?
Essere solo al timone è faticoso e stressante!
La soddisfazione più grande?
Sono tante! Quando i carnivori più irriducibili non riescono a non farmi i complimenti, stupiti loro stessi, e io gongolo... Un’altra grande soddisfazione sta per arrivare: coloro che non ritengono la specie umana superiore alle altre, sono persone che si contano sulle dita di una mano qui in valle Varaita. I ragazzi del piccolo Santuario di Nama a Villafalletto sono tra questi, e stiamo lavorando per creare una forma di sostegno reciproco.
Il mondo di oggi?
Credo che la discriminazione e il falso mito della tradizione siano l’origine del male! Nel momento in cui qualcuno ha pensato di valere più di qualcun altro, abbiamo rotto il vaso. Prima si son discriminati gli animali non umani, poi le donne, poi chi è visivamente diverso dall’uomo bianco, poi chi ha disabilità, poi chi crede in questo o quell’altro... Modi per discriminare ce ne sono tanti, e prima o poi tocca a tutti. Spesso in nome della tradizione si perpetrano degli atteggiamenti illogici solo perché ‘si è sempre fatto così’: anche se spesso quel ‘sempre’ è lungo non più di qualche decade.
Umberto, per anni educatore e ora oste in Valle Varaita
23 marzo 2024
Cuneo
Umberto Papa è nato a Torino nel 1986. Oggi vive in parte a Bergolo, con la sua ‘famiglia felina’ e in parte a Bellino, dall’aprile 2023, dove gestisce l’ ‘Osteria l’iero d’Eimà’ (Il fienile di Emma): “Non mancano passaggi a Torino e Firenze, dove vive il resto della mia famiglia umana”.
I suoi genitori?
Con i genitori sono stato molto fortunato, ne ho avuti tre! E mia mamma è in assoluto il mio essere umano preferito, da sempre e per sempre! Con la scuola il mio rapporto è sempre stato ostico, ricordo che già alle elementari provavo un senso di costrizione insostenibile nel dover sottostare a tempi e doveri imposti, e spesso immotivati.
Un ricordo di quegli anni?
Quell’unica volta in cui andai a pescare con mio padre e quando tirai su un pesce gatto, restai inorridito dalla sofferenza che ingenuamente gli stavo procurando, lo rimisi dov’era e non ho pescato mai più! Forse sono sempre stato vegano e in fin dei conti ci è solo voluto un po’ di tempo per far in modo che il senso interiore del ‘giusto’ fosse abbastanza forte da riuscire a scontrarsi con quel ‘giusto’ proposto dalla società.
Quando ha iniziato a lavorare?
A 15 anni, tra bar notturni e ristoranti. Lavori ne ho provati tanti! I più significativi: l’educatore e quelli relativi alla ristorazione. Ho anche avuto un’agenzia di traduzioni per qualche anno e un B&B.
Lei è stato educatore per anni: cosa ha lasciato questa esperienza in lei?
Quello dei disabili è un mondo magico! Ho iniziato quel percorso facendo il volontario a Lille, in un’associazione che si chiama “l’Arche” (per la quale poi ho lavorato sia a Lille che a Grenoble) che ha un approccio molto particolare all’handicap: non si fa per, si fa con. Difficile dire cosa mi abbia lasciato, è una parte fondamentale del mio percorso di formazione di essere umano consapevole. Sicuramente resta un po’ di amaro in bocca nello scoprire come la disabilità sia ancora un fattore fortemente discriminante e come le persone che decidono di dedicare il proprio tempo al prossimo, non siano considerate degne di adeguata remunerazione dal sistema capitalista che è stato deciso di adottare.
Fra l’estero dove è stato e l’Italia, c’è differenza da parte dello Stato nel sostegno a chi è in difficoltà?
Enormemente! In Italia un passo nella giusta direzione era stato fatto col reddito di cittadinanza. In Francia e in Germania, dove ho vissuto a lungo, lo Stato si preoccupa attivamente del benessere dei propri cittadini.
Il primo incontro con Bellino?
È stato casuale! Stavo cercando di prendere in gestione un rifugio, ma i proprietari hanno sempre paura quando si presenta qualcuno con un’idea che si scosta da ‘polenta e salsiccia’. Quando ho visto che l’Osteria di borgata Celle di Bellino cercava un gestore, mi sono detto: ‘Dai, vado a farmi dire di no anche questa volta!’. E invece ho trovato Beppe, una persona brillante che non ha avuto paura della sconosciuta novità!
Il lavoro nell’Osteria ricavata da un vecchio fienile le piace?
Beh, quando sono entrato in Osteria me ne sono subito innamorato! Quando poi Beppe mi ha raccontato di come lui e la sua compagna avessero loro stessi trasformato quello che era un fienile nel gioiello che è ora, ho capito che avevo a che fare con degli esseri umani belli.
Che tipo di cucina proponete?
La cucina è a base vegetale. Spesso definita, impropriamente, ‘vegana’. Ho delle camere per chi desidera soggiornare da me, propongo degli atelier di cucina, di fermentazione, di formaggi vegetali. Propongo, anche se non gestite direttamente da me, sessioni di yoga e di ‘massaggi thai’.
La fatica più grande?
Essere solo al timone è faticoso e stressante!
La soddisfazione più grande?
Sono tante! Quando i carnivori più irriducibili non riescono a non farmi i complimenti, stupiti loro stessi, e io gongolo... Un’altra grande soddisfazione sta per arrivare: coloro che non ritengono la specie umana superiore alle altre, sono persone che si contano sulle dita di una mano qui in valle Varaita. I ragazzi del piccolo Santuario di Nama a Villafalletto sono tra questi, e stiamo lavorando per creare una forma di sostegno reciproco.
Il mondo di oggi?
Credo che la discriminazione e il falso mito della tradizione siano l’origine del male! Nel momento in cui qualcuno ha pensato di valere più di qualcun altro, abbiamo rotto il vaso. Prima si son discriminati gli animali non umani, poi le donne, poi chi è visivamente diverso dall’uomo bianco, poi chi ha disabilità, poi chi crede in questo o quell’altro... Modi per discriminare ce ne sono tanti, e prima o poi tocca a tutti. Spesso in nome della tradizione si perpetrano degli atteggiamenti illogici solo perché ‘si è sempre fatto così’: anche se spesso quel ‘sempre’ è lungo non più di qualche decade.