cuneo
Federico Borgna, ex sindaco di Cuneo e per otto anni anche presidente della Provincia, ha annunciato la partecipazione al bando del Comune di Cuneo per un posto nella nuova governance della Fondazione CrC. La sindaca di Cuneo Patrizia Manassero, oggi anche forte di un confronto con la sua maggioranza, rispondendo in consiglio comunale aveva già indicato che il suo predecessore “è il profilo giusto”. Borgna è dato ormai da settimane come uno dei possibili aspiranti alla presidenza e negli ultimi giorni come uno dei due maggiori contendenti con Mauro Gola, presidente della Camera di Commercio. Per questo è intervenuto mercoledì pomeriggio con un lungo comunicato.
Borgna si candida?
Sì, sono della partita.
Ma non è da solo, lo sa?
Oggi vedo due candidature la mia e di Mauro Gola più una serie di altre possibili opzioni come Francesco Cappello, Mariano Rabino, Mirco Spinardi, Massimo Gramondi, tutti nomi autorevoli e professionisti seri e competenti. Sono nomi che girano, ma per ora siamo tutti candidati a ricoprire il ruolo di consiglieri generali. Il passaggio alla candidatura in cda sarà successivo eppure oggi si sta svolgendo in un modo innaturale.
In che senso?
Siamo di fronte a tifoserie che si confrontano in modo muscolare ben lontane da proposte a servizio dell’istituzione Fondazione e del territorio.
Perché dice questo?
Perché non siamo di fronte a una campagna elettorale ma dovrebbe essere un percorso molto diverso. Per loro stessa natura le Fondazioni sono soggetti in relazione; la partecipazione deve essere allargata e responsabilizzata il più possibile, partecipazione all’economia, alla salute, alla vita culturale, allo sport, alla natura, alle grandi questioni che interessano il territorio e il mondo. Dunque dobbiamo costruire una governance di un’istituzione che non contempla la presenza di una maggioranza o di una minoranza. Si sta solo parlando di nomi e di governance e non ci si chiede che cosa ci si aspetta che la Fondazione faccia nei prossimi anni. Questo passaggio secondo me è naturale che si faccia e si faccia adesso.
E chi deve farlo?
Ovviamente gli stakeholder, in primis gli enti chiamati a designare, ma non solo. E deve essere frutto di un confronto tra coloro che contribuiscono a costruire la governance. Prima i programmi e i progetti e dopo le persone. D’altra parte credo che le Fondazioni debbano creare un luogo comune del possibile dove potersi trovare tutti uniti non solo per interessi personali puntuali, ma soprattutto per valori. Allargare la terra di mezzo dove si incrociano le vite temporanee delle amministrazioni, delle associazioni, delle cooperative, delle proloco, delle parrocchie, degli ospedali, delle realtà di volontariato, secondo regole uguali per tutti. Troviamo una sintesi capace di indirizzare e puntare l’attenzione sui perché piuttosto che sul cosa fare, perché il perché ci mette nelle condizioni di ripensare al senso di comunità e al futuro.
Ha già qualcosa in testa?
La Fondazione deve perseguire un’idea di laicità che non esclude, ma che riunisca in un luogo comune, che sappia dialogare tra le parti, tra le istituzioni, che alimenti il terreno della discussione e riflessione, che non sia di parte, che non sia solo governata da nomi, che non abbia forzature o padroni a cui rispondere, ma che nel principio dell’autonomia che la contraddistingue apra spazi di ascolto plurali. Non si può pensare di guidare questa istituzione senza l’umiltà e il coraggio di esperienze a servizio della comunità. I pilastri che dovrebbero reggere l’indirizzo della governance sono pochi ma saldi: la visione che abbiamo rispetto all’autonomia della Fondazione; l’immagine che abbiamo della struttura, che ha lavorato molto bene, ma sono convinto che la struttura non sia una macchina che esegue ordini, ma in tutte le istituzioni, sia uno strumento di attuazione dell’indirizzi che danno gli organi di governo nel rispetto delle regole generali e statutarie. E poi l’utilizzo e la valorizzazione del patrimonio rispetto ad alcune scelte etiche e di territorio. Nelle erogazioni l’attenzione per tutti a partire dai più fragili sia essi comuni, enti, associazioni o fasce sociali. Qualcuno si dimentica forse che la nostra provincia è fatta da 247 piccoli comuni che sono le sentinelle del territorio, che abitano e la rendono unica e solo con la vicinanza a tutte queste realtà possiamo permetterci di vivere oggi in una terra che sa prendersi cura di se stessa. E poi nel ruolo del Centro Studi che insieme alle Università provinciali possono essere una vera e propria infrastruttura immateriale della nostra comunità che può farci aspirare a grandi progetti che possano guidare a cambiamenti attesi e reali in tutti i campi, dallo sport alla cultura, dall’educazione al volontariato, dal mondo imprenditoriale alla formazione. Credo che la Fondazione possa aiutare a creare questo futuro, con gli strumenti e i modi di cui è capace, con la tessitura e l’esperienza di chi sa far dialogare tutte le realtà, senza prepotenza o forzature.
Ha parlato di autonomia, si riferisce al progetto SuperFondazione?
L’autonomia per me è un valore fondamentale, è il rispetto del territorio per evitare che la nostra Fondazione finisca nell’orbita di altre Fondazioni e della pura finanza. Ormai se ne è sentito parlare più volte negli ultimi mesi e anche negli ultimi giorni.
Le traiettorie di enti come le Fondazioni sono cicliche per natura, con un inizio e una fine, ma ci si interroga ancora su quale è il loro futuro?
Per questo è importante la struttura. Gli uffici, l’architettura e le persone che lavorano per l’istituzione possono garantire traiettorie stabili nel tempo, evitando di essere oggetto di contese su chi governerà pro tempore l’istituzione. Non credo di poter essere smentito ma la capacità di visione, crescita e tecnica hanno fatto sì che oggi la Fondazione sia percepita con il ruolo che le viene universalmente riconosciuto. Non si distrugge o si svende una casa ogni volta che si cambiano gli inquilini, ma al contrario ci si augura che gli inquilini non distruggano ciò che fino ad oggi è stato costruito, e possano dare il contributo per renderla più aperta, accessibile, bella e patrimonio di inclusione. I governi passano, amministrano, indirizzano, ma i valori dell’istituzione rimangono grazie alle persone che ne fanno parte con le loro idee e la loro professionalità. Per questo dobbiamo essere orgogliosi di avere un’istituzione privata ma che lavora per tutta la comunità sopra ogni interesse.
Ma doveva pensarci lei?
Non lo so, ma so che è l’unica strada possibile per il bene del territorio. L’esperienza del confronto e della sintesi fatta in otto anni di governo della Provincia mi convince a credere solo in questa strada possibile. Voglio condividere una serie di domande per capire cosa pensano gli stakeholder. È utile adesso un momento di confronto e di costruzione per vedere quali siano i temi condivisi. La trasparenza nei rapporti è un valore importante da preservare.
C’è ancora tempo, e dove porterà?
Certo che c’è tempo. Arrivato alla costruzione di un programma ampiamente condiviso non c’è più bisogno di andare a scontri muscolari perché la governance è solo la conseguenza. Non conterà più chi sarà il presidente ma conterà la squadra che dovrà avere competenze, riconoscimento e fiducia da tutti per portare a compimento il progetto condiviso.
È una scelta condivisa?
Il richiamo alla concretezza e ai programmi condivisi è un’esigenza manifestata da tanti. Lo so perché li ho incontrati.
È passato dall’altra parte del tavolo, prima come sindaco era uno dei designanti ora uno dei possibili designati?
È vero, è la terza “campagna” di Fondazione che vivo. Dalla prima abbiamo imparato tanto, abbiamo fatto errori andando allo scontro ma siamo riusciti a ricostruire un tessuto, relazioni e un percorso positivo fino ad oggi, anche grazie all’ex presidente Gianni Genta che ha saputo dare un’impronta molto forte sul modo di interpretare la Fondazione e ne ha aperto le porte al futuro, dialogando con tutti.
Borgna: l’autonomia per evitare che la nostra Fondazione finisca nell’orbita di altre Fondazioni e della pura finanza
16 marzo 2024
Cuneo
Federico Borgna, ex sindaco di Cuneo e per otto anni anche presidente della Provincia, ha annunciato la partecipazione al bando del Comune di Cuneo per un posto nella nuova governance della Fondazione CrC. La sindaca di Cuneo Patrizia Manassero, oggi anche forte di un confronto con la sua maggioranza, rispondendo in consiglio comunale aveva già indicato che il suo predecessore “è il profilo giusto”. Borgna è dato ormai da settimane come uno dei possibili aspiranti alla presidenza e negli ultimi giorni come uno dei due maggiori contendenti con Mauro Gola, presidente della Camera di Commercio. Per questo è intervenuto mercoledì pomeriggio con un lungo comunicato.
Borgna si candida?
Sì, sono della partita.
Ma non è da solo, lo sa?
Oggi vedo due candidature la mia e di Mauro Gola più una serie di altre possibili opzioni come Francesco Cappello, Mariano Rabino, Mirco Spinardi, Massimo Gramondi, tutti nomi autorevoli e professionisti seri e competenti. Sono nomi che girano, ma per ora siamo tutti candidati a ricoprire il ruolo di consiglieri generali. Il passaggio alla candidatura in cda sarà successivo eppure oggi si sta svolgendo in un modo innaturale.
In che senso?
Siamo di fronte a tifoserie che si confrontano in modo muscolare ben lontane da proposte a servizio dell’istituzione Fondazione e del territorio.
Perché dice questo?
Perché non siamo di fronte a una campagna elettorale ma dovrebbe essere un percorso molto diverso. Per loro stessa natura le Fondazioni sono soggetti in relazione; la partecipazione deve essere allargata e responsabilizzata il più possibile, partecipazione all’economia, alla salute, alla vita culturale, allo sport, alla natura, alle grandi questioni che interessano il territorio e il mondo. Dunque dobbiamo costruire una governance di un’istituzione che non contempla la presenza di una maggioranza o di una minoranza. Si sta solo parlando di nomi e di governance e non ci si chiede che cosa ci si aspetta che la Fondazione faccia nei prossimi anni. Questo passaggio secondo me è naturale che si faccia e si faccia adesso.
E chi deve farlo?
Ovviamente gli stakeholder, in primis gli enti chiamati a designare, ma non solo. E deve essere frutto di un confronto tra coloro che contribuiscono a costruire la governance. Prima i programmi e i progetti e dopo le persone. D’altra parte credo che le Fondazioni debbano creare un luogo comune del possibile dove potersi trovare tutti uniti non solo per interessi personali puntuali, ma soprattutto per valori. Allargare la terra di mezzo dove si incrociano le vite temporanee delle amministrazioni, delle associazioni, delle cooperative, delle proloco, delle parrocchie, degli ospedali, delle realtà di volontariato, secondo regole uguali per tutti. Troviamo una sintesi capace di indirizzare e puntare l’attenzione sui perché piuttosto che sul cosa fare, perché il perché ci mette nelle condizioni di ripensare al senso di comunità e al futuro.
Ha già qualcosa in testa?
La Fondazione deve perseguire un’idea di laicità che non esclude, ma che riunisca in un luogo comune, che sappia dialogare tra le parti, tra le istituzioni, che alimenti il terreno della discussione e riflessione, che non sia di parte, che non sia solo governata da nomi, che non abbia forzature o padroni a cui rispondere, ma che nel principio dell’autonomia che la contraddistingue apra spazi di ascolto plurali. Non si può pensare di guidare questa istituzione senza l’umiltà e il coraggio di esperienze a servizio della comunità. I pilastri che dovrebbero reggere l’indirizzo della governance sono pochi ma saldi: la visione che abbiamo rispetto all’autonomia della Fondazione; l’immagine che abbiamo della struttura, che ha lavorato molto bene, ma sono convinto che la struttura non sia una macchina che esegue ordini, ma in tutte le istituzioni, sia uno strumento di attuazione dell’indirizzi che danno gli organi di governo nel rispetto delle regole generali e statutarie. E poi l’utilizzo e la valorizzazione del patrimonio rispetto ad alcune scelte etiche e di territorio. Nelle erogazioni l’attenzione per tutti a partire dai più fragili sia essi comuni, enti, associazioni o fasce sociali. Qualcuno si dimentica forse che la nostra provincia è fatta da 247 piccoli comuni che sono le sentinelle del territorio, che abitano e la rendono unica e solo con la vicinanza a tutte queste realtà possiamo permetterci di vivere oggi in una terra che sa prendersi cura di se stessa. E poi nel ruolo del Centro Studi che insieme alle Università provinciali possono essere una vera e propria infrastruttura immateriale della nostra comunità che può farci aspirare a grandi progetti che possano guidare a cambiamenti attesi e reali in tutti i campi, dallo sport alla cultura, dall’educazione al volontariato, dal mondo imprenditoriale alla formazione. Credo che la Fondazione possa aiutare a creare questo futuro, con gli strumenti e i modi di cui è capace, con la tessitura e l’esperienza di chi sa far dialogare tutte le realtà, senza prepotenza o forzature.
Ha parlato di autonomia, si riferisce al progetto SuperFondazione?
L’autonomia per me è un valore fondamentale, è il rispetto del territorio per evitare che la nostra Fondazione finisca nell’orbita di altre Fondazioni e della pura finanza. Ormai se ne è sentito parlare più volte negli ultimi mesi e anche negli ultimi giorni.
Le traiettorie di enti come le Fondazioni sono cicliche per natura, con un inizio e una fine, ma ci si interroga ancora su quale è il loro futuro?
Per questo è importante la struttura. Gli uffici, l’architettura e le persone che lavorano per l’istituzione possono garantire traiettorie stabili nel tempo, evitando di essere oggetto di contese su chi governerà pro tempore l’istituzione. Non credo di poter essere smentito ma la capacità di visione, crescita e tecnica hanno fatto sì che oggi la Fondazione sia percepita con il ruolo che le viene universalmente riconosciuto. Non si distrugge o si svende una casa ogni volta che si cambiano gli inquilini, ma al contrario ci si augura che gli inquilini non distruggano ciò che fino ad oggi è stato costruito, e possano dare il contributo per renderla più aperta, accessibile, bella e patrimonio di inclusione. I governi passano, amministrano, indirizzano, ma i valori dell’istituzione rimangono grazie alle persone che ne fanno parte con le loro idee e la loro professionalità. Per questo dobbiamo essere orgogliosi di avere un’istituzione privata ma che lavora per tutta la comunità sopra ogni interesse.
Ma doveva pensarci lei?
Non lo so, ma so che è l’unica strada possibile per il bene del territorio. L’esperienza del confronto e della sintesi fatta in otto anni di governo della Provincia mi convince a credere solo in questa strada possibile. Voglio condividere una serie di domande per capire cosa pensano gli stakeholder. È utile adesso un momento di confronto e di costruzione per vedere quali siano i temi condivisi. La trasparenza nei rapporti è un valore importante da preservare.
C’è ancora tempo, e dove porterà?
Certo che c’è tempo. Arrivato alla costruzione di un programma ampiamente condiviso non c’è più bisogno di andare a scontri muscolari perché la governance è solo la conseguenza. Non conterà più chi sarà il presidente ma conterà la squadra che dovrà avere competenze, riconoscimento e fiducia da tutti per portare a compimento il progetto condiviso.
È una scelta condivisa?
Il richiamo alla concretezza e ai programmi condivisi è un’esigenza manifestata da tanti. Lo so perché li ho incontrati.
È passato dall’altra parte del tavolo, prima come sindaco era uno dei designanti ora uno dei possibili designati?
È vero, è la terza “campagna” di Fondazione che vivo. Dalla prima abbiamo imparato tanto, abbiamo fatto errori andando allo scontro ma siamo riusciti a ricostruire un tessuto, relazioni e un percorso positivo fino ad oggi, anche grazie all’ex presidente Gianni Genta che ha saputo dare un’impronta molto forte sul modo di interpretare la Fondazione e ne ha aperto le porte al futuro, dialogando con tutti.