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“Dobbiamo cambiare gli stili di vita, partendo da noi stessi”

09 marzo 2024

Cuneo

Anna Peyrache e Adriano Lemmi Anna Peyrache (psicologa a riposo) e Adriano Lemmi (ex consulente aziendale) vivono  sulle colline della verde Umbria, vicino a Todi, ma un pezzo del loro cuore è restato ai piedi del Monviso. Non guardano la tv (“Perchè trasmette paure e tensioni, e non amore”) e fanno parte di una rete che ospita giovani che vogliono imparare a lavorare la terra. Adriano Lemmi (nato il 27 gennaio 1951 a Roma) è in pensione dal 2011, la moglie Anna Peyrache è originaria di Bellino ed è in pensione dal 2018: “Ci siamo conosciuti tramite amici ed è stato subito un colpo di fulmine, ma Anna non si fidava per nulla, agli inizi, di me! Dopo mesi di tentativi a vuoto, tramite un suo fratello le ho mandato una canzone che avevo scritto per lei e finalmente sono riuscito a colpirla ed affondarla!” scherza Adriano. La loro famiglia è composta dai figli Jan Eric e Roberta e dagli amati nipoti. Anna Peyrache è nata a Guidonia il 9 marzo 1954: “I miei era originari  di Celle e di Prafauchier di Bellino. Mio padre faceva il cameriere, mia mamma la casalinga. Siamo sei figli: ci ritroviamo spesso, loro vivono vicino a Roma”. Bellino, per voi? Anna: “Le mie radici, la mia infanzia. Ci andavo da bambina e ho ricordi bellissimi della casa di mia nonna, a Celle. Un mondo da favola: ricordo bene le mucche, le donne vestite di nero che di domenica indossavano qualcosa di colorato. Ero bambina e mi ricordo anche di don Bartolomeo Ruffa, un prete alto, magro e gran chiacchierone! Ricordo anche le sue suore: vivevano a Celle e facevano la stessa vita dei montanari”. Adriano: “Mi sono innamorato subito di Bellino, perché è una meraviglia! Le montagne, il creato, le case, l’atmosfera, il paese: è la bellezza della Natura, che ti fa capire che il creato è un dono!”. La borgata Puy di Casteldelfino? “La casa della nonna di Anna aveva più proprietari e allora abbiamo provato a cercare qualcosa. Fabrizio Allais prima ci ha trovato un’abitazione nel centro di Casteldelfino, che abbiamo comprato. E nel giorno dell’atto, ci ha proposto il Puy, dove abbiamo provato subito le emozioni della vita di montagna! Così abbiamo comprato lassù, ma ci servivano dei terreni vicini. Nei pressi, c’era la vecchia casa dove era nata suor Margherita Perin”.  Il primo incontro con suor Margherita? “Lei, suora Salesiana (nata il 23 aprile del 1922 e morta il 5 aprile del 2008), viveva allora nella ‘Casa Madre Angela Vespa’ di Nizza Monferrato. Ho fatto fatica ad entrare in quella Casa religiosa, allora ero un grande anticlericale, pieno di pregiudizi... Aria fritta assolutamente inutile  e ho percepito  ‘Marguerito’ come una donna rimasta bambina (Adriano si commuove e si mette a piangere, ndr): ci raccontava della sua infanzia, dei suoi giochi, dei balli… In ‘Marguerito’ ho trovato una dolcezza e una serenità che mi hanno aperto il cuore! Da quel momento, c’è stato un cambiamento radicale nella mia vita, ancora in atto oggi nel nostro sviluppo spirituale. E lei ci diceva sempre che il Puy è il posto più bello del mondo, con una semplicità disarmante... Quando andavo a trovarla a Nizza Monferrato, la vedevo sempre contenta e birichina!”. Anna: “Al primo impatto ho capito che lei era proprio una suora di lassù! La semplicità, l’ingenuità, la purezza tipiche delle montanare dell’alta valle Varaita di quei tempi. Sistemata la casa al Puy (dove tornavamo sovente più volte nell’anno ) dopo quattro anni abbiamo dovuto venderla, per problemi economici”. La parola Puy cosa vi fa venire in mente? Adriano: “Ci penso sempre, e credo che quella bellezza non è più apprezzata dai tanti che si rinchiudono nelle città e nei supermercati”.  Anna: “È una borgata abbandonata che si è svuotata della vita di una volta, con tante case che crollano. Oggi ci vive qualcuno, ma sono persone estranee a quei luoghi”. Tornate in valle Varaita? “Sì, ogni tanto per respirare quell’aria pura e trovare i diversi amici che abbiamo, con i quali abbiamo legami fortissimi”. La valle Varaita su cosa dovrebbe puntare? Anna: “È un discorso difficile. I turisti che arrivano portano elementi positivi e negativi”. Il mondo di oggi? “Purtroppo siamo diventati troppo materialisti, troppo egoisti. E i tanti accadimenti gravi, ce li manda il Signore per svegliarci e per ricordarci che abbiamo una missione e dobbiamo cambiare i nostri stili di vita, partendo da noi stessi. La Fede ci dovrebbe ricordare che nessuno di noi muore, dopo le nostre vite terrene”. La morte? “Non ci mette in crisi, è la fine della nostra breve esperienza terrena. Non dobbiamo guardare troppo cosa fanno gli altri, dobbiamo metterci davanti allo specchio e guardare noi stessi. Ed è importante non giudicare gli altri, ogni persona ha un suo vissuto. Da 46 anni stiamo insieme e viviamo questo intenso cammino spirituale”.  
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