Ivano Martinetti, 58 anni di Alba, è consigliere regionale dei 5 Stelle. Imprenditore nel settore dell’edilizia, si è occupato anche di ristorazione e turismo. Nel 2014 viene eletto nel consiglio comunale di Alba per il Movimento 5 Stelle ricoprendo il ruolo di capogruppo. Nel 2019 entra per la prima volta in consiglio regionale, anche se con soli 551 voti di preferenza personale per i 5 Stelle che in provincia superano l’8%, quarti tra tutti i partiti.
Come è stata l’esperienza di questi anni in consiglio regionale arrivando da una sola esperienza albese?
Il salto e la differenza sono notevoli. Certo è difficile incidere dall’opposizione su temi importanti come la sanità o il trasporto pubblico su cui sei, il più delle volte, dai banchi della minoranza proprio inascoltato.
I 5 Stelle sono molto cambiati in questi anni: da movimento del vaffa a partito di governo, si trova sempre a suo agio?
I 5 Stelle hanno vissuto dei cambiamenti e io stesso, da consigliere comunale ad Alba sono passato all’ufficio di presidenza in consiglio regionale. Le evoluzioni si devono vivere e ce ne siamo accorti come movimento passando dall’opposizione nazionale a partito di governo. Ma basta essere sempre fedeli ai propri ideali e alle buone abitudini. Io un “vaffa” in tasca me lo tengo sempre, perché ci sono situazioni in cui puoi fare solo più quello. Hai consapevolezza di quello che sei stato chiamato a fare dai cittadini e ti rendi conto della differenza di opportunità da opposizione a governo dove devi prendere decisioni.
In Piemonte anche sono cambiate tante cose, siete passati da otto consiglieri regionali nel 2014 a tre oggi e siete passati da governare la città capoluogo con l’Appendino, all’opposizione, state perdendo terreno?
Perdere consenso stando al governo è normale in Italia da diversi decenni. È successo a tutti. Si paga in termini di voti anche se fai bene, ma l’importante e non perdere la strada, non mollare i temi che sono nostri: la giustizia sociale, la transizione ecologica, la legalità. In questi anni abbiamo fatto un buon lavoro in Piemonte e ci sarà riconosciuto.
Da consigliere di cosa va fiero in questa legislatura?
Per me una grande soddisfazione è stata la legge sulla canapa industriale, che ho scritto, discusso e visto votare all’unanimità. Una legge sul sostegno a questa coltura e alle filiere collegate. Un modo per dare dignità al nostro territorio perché non tutti sono fortunati come le Langhe dove abbiamo “il petrolio nelle vigne” come si dice dalle mie parti.
Cosa non le è piaciuto?
Tutta la gestione della partita sanità. È una vera vergogna. Cirio e Icardi hanno fatto solo annunci e niente in modo pratico e reale, nemmeno un mattone fermo né a Cuneo né da altre parti. Siamo la Regione con gli ospedali più vecchi del Paese. Facessimo un ospedale ogni 5 anni saremmo già sulla buona strada. E poi in questi cinque anni in Piemonte siamo arretrati e di molto sui diritti, sull’ambiente e sul consumo di suolo.
Cosa avrebbe voluto fare e non è riuscito?
Ho presentato molti emendamenti alle varie leggi di bilancio che sono stati completamente ignorati, soprattutto sulla sicurezza stradale, che rimane un problema enorme in provincia, trasporto pubblico e sanità.
Ma quale sanità? I 5 Stelle si sono sempre battuti per la sanità pubblica?
Certo, ma Cirio e Icardi stanno sbagliando tutto anche a Cuneo, che non è un ospedale locale come quello di Verduno ma è quello provinciale di tutti. Lo scempio di Verduno ha due cose da insegnare: ci vuole un’area idonea e facilmente raggiungibile, e Confreria in quel senso può andare bene; e i finanziamenti che devono essere sicuri ma il Partenariato pubblico privato, come non ha funzionato a Verduno, non funzionerà a Cuneo. Sono sistemi che non vanno bene perché causano un collasso economico delle aziende sanitarie pubbliche.
In che senso?
Le aziende dovranno pagare canoni che le impiccano e dovranno sopperire andando a tagliare i servizi alla gente o dando ai privati anche i servizi sanitari.
Una combinazione o è stata una legislatura, per quanto riguarda il cuneese, tutta spostata su Alba e Langhe?
Un caso, ma per quanto mi riguarda mi sono occupato molto di Cuneo, dall’ospedale alla Ferrovia delle Meraviglie. Non abbiamo trascurato questa parte della provincia ma Cuneo con la montagna è un territorio complicato. Nelle Langhe il turismo è un volano incredibile e trascina tutto il resto.
Eppure l’unica ferrovia riaperta è stata l’Alba-Asti?
È vero e il paradosso è che negli anni prima Cirio e la destra non la volevano. Ma Cirio è una macchina da voti e dunque particolarmente attento al suo territorio.
La regola dei due mandati vale sempre nel Movimento? Se sì deve lasciare spazio a qualcun altro?
La regola c’è, ma dal 2019 c’è il mandato zero. Il primo mandato da consigliere comunale dunque non conta. Ho fatto un mandato in Regione e resto a disposizione per la ricandidatura.
Vi siete convinti dopo la vittoria della Todde in Sardegna, del campo largo con il Pd anche in Piemonte come avverrà in marzo in Abruzzo?
Abbiamo affrontato in maniera molto seria la questione finora. Qui in Piemonte abbiamo posto al Pd una serie di temi, ospedali di Torino e finanziamenti in sanità in primis, e aspettiamo ancora risposte, non solo politiche. Nei prossimi giorni ci sarà un incontro forse definitivo. Quel che è certo è che Piemonte e Sardegna sono due territori diversi e anche due storie molto diverse in una regione con un terzo dei nostri abitanti.
Perché l’esperienza di cinque anni di opposizione comune non può bastare?
Insieme abbiamo fatto opposizione in Regione con battaglie comuni come quella del gioco patologico d’azzardo. Ma un conto è fare opposizione un altro è governare. per farlo insieme devi avere un progetto condiviso a lunga durata e non dover affrontare i problemi e le divisioni dopo.
C’è già un’anticipazione della possibile lista cuneese?
Assolutamente no, stiamo ancora parlando di programma e non di nomi e lo faremo anche a Cuneo il 22 marzo in Sala Falco in un incontro pubblico.
Se il Movimento 5 Stelle andrà da solo, si fa il suo nome come candidato presidente. Conferma?
Confermo che sono a disposizione e basta. Un po’ di esperienza l’ho fatta, ho girato il Piemonte in questi cinque anni. Ma davvero non siamo proprio alla fase dei nomi.
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Ivano Martinetti, 58 anni di Alba, è consigliere regionale dei 5 Stelle. Imprenditore nel settore dell’edilizia, si è occupato anche di ristorazione e turismo. Nel 2014 viene eletto nel consiglio comunale di Alba per il Movimento 5 Stelle ricoprendo il ruolo di capogruppo. Nel 2019 entra per la prima volta in consiglio regionale, anche se con soli 551 voti di preferenza personale per i 5 Stelle che in provincia superano l’8%, quarti tra tutti i partiti.
Come è stata l’esperienza di questi anni in consiglio regionale arrivando da una sola esperienza albese?
Il salto e la differenza sono notevoli. Certo è difficile incidere dall’opposizione su temi importanti come la sanità o il trasporto pubblico su cui sei, il più delle volte, dai banchi della minoranza proprio inascoltato.
I 5 Stelle sono molto cambiati in questi anni: da movimento del vaffa a partito di governo, si trova sempre a suo agio?
I 5 Stelle hanno vissuto dei cambiamenti e io stesso, da consigliere comunale ad Alba sono passato all’ufficio di presidenza in consiglio regionale. Le evoluzioni si devono vivere e ce ne siamo accorti come movimento passando dall’opposizione nazionale a partito di governo. Ma basta essere sempre fedeli ai propri ideali e alle buone abitudini. Io un “vaffa” in tasca me lo tengo sempre, perché ci sono situazioni in cui puoi fare solo più quello. Hai consapevolezza di quello che sei stato chiamato a fare dai cittadini e ti rendi conto della differenza di opportunità da opposizione a governo dove devi prendere decisioni.
In Piemonte anche sono cambiate tante cose, siete passati da otto consiglieri regionali nel 2014 a tre oggi e siete passati da governare la città capoluogo con l’Appendino, all’opposizione, state perdendo terreno?
Perdere consenso stando al governo è normale in Italia da diversi decenni. È successo a tutti. Si paga in termini di voti anche se fai bene, ma l’importante e non perdere la strada, non mollare i temi che sono nostri: la giustizia sociale, la transizione ecologica, la legalità. In questi anni abbiamo fatto un buon lavoro in Piemonte e ci sarà riconosciuto.
Da consigliere di cosa va fiero in questa legislatura?
Per me una grande soddisfazione è stata la legge sulla canapa industriale, che ho scritto, discusso e visto votare all’unanimità. Una legge sul sostegno a questa coltura e alle filiere collegate. Un modo per dare dignità al nostro territorio perché non tutti sono fortunati come le Langhe dove abbiamo “il petrolio nelle vigne” come si dice dalle mie parti.
Cosa non le è piaciuto?
Tutta la gestione della partita sanità. È una vera vergogna. Cirio e Icardi hanno fatto solo annunci e niente in modo pratico e reale, nemmeno un mattone fermo né a Cuneo né da altre parti. Siamo la Regione con gli ospedali più vecchi del Paese. Facessimo un ospedale ogni 5 anni saremmo già sulla buona strada. E poi in questi cinque anni in Piemonte siamo arretrati e di molto sui diritti, sull’ambiente e sul consumo di suolo.
Cosa avrebbe voluto fare e non è riuscito?
Ho presentato molti emendamenti alle varie leggi di bilancio che sono stati completamente ignorati, soprattutto sulla sicurezza stradale, che rimane un problema enorme in provincia, trasporto pubblico e sanità.
Ma quale sanità? I 5 Stelle si sono sempre battuti per la sanità pubblica?
Certo, ma Cirio e Icardi stanno sbagliando tutto anche a Cuneo, che non è un ospedale locale come quello di Verduno ma è quello provinciale di tutti. Lo scempio di Verduno ha due cose da insegnare: ci vuole un’area idonea e facilmente raggiungibile, e Confreria in quel senso può andare bene; e i finanziamenti che devono essere sicuri ma il Partenariato pubblico privato, come non ha funzionato a Verduno, non funzionerà a Cuneo. Sono sistemi che non vanno bene perché causano un collasso economico delle aziende sanitarie pubbliche.
In che senso?
Le aziende dovranno pagare canoni che le impiccano e dovranno sopperire andando a tagliare i servizi alla gente o dando ai privati anche i servizi sanitari.
Una combinazione o è stata una legislatura, per quanto riguarda il cuneese, tutta spostata su Alba e Langhe?
Un caso, ma per quanto mi riguarda mi sono occupato molto di Cuneo, dall’ospedale alla Ferrovia delle Meraviglie. Non abbiamo trascurato questa parte della provincia ma Cuneo con la montagna è un territorio complicato. Nelle Langhe il turismo è un volano incredibile e trascina tutto il resto.
Eppure l’unica ferrovia riaperta è stata l’Alba-Asti?
È vero e il paradosso è che negli anni prima Cirio e la destra non la volevano. Ma Cirio è una macchina da voti e dunque particolarmente attento al suo territorio.
La regola dei due mandati vale sempre nel Movimento? Se sì deve lasciare spazio a qualcun altro?
La regola c’è, ma dal 2019 c’è il mandato zero. Il primo mandato da consigliere comunale dunque non conta. Ho fatto un mandato in Regione e resto a disposizione per la ricandidatura.
Vi siete convinti dopo la vittoria della Todde in Sardegna, del campo largo con il Pd anche in Piemonte come avverrà in marzo in Abruzzo?
Abbiamo affrontato in maniera molto seria la questione finora. Qui in Piemonte abbiamo posto al Pd una serie di temi, ospedali di Torino e finanziamenti in sanità in primis, e aspettiamo ancora risposte, non solo politiche. Nei prossimi giorni ci sarà un incontro forse definitivo. Quel che è certo è che Piemonte e Sardegna sono due territori diversi e anche due storie molto diverse in una regione con un terzo dei nostri abitanti.
Perché l’esperienza di cinque anni di opposizione comune non può bastare?
Insieme abbiamo fatto opposizione in Regione con battaglie comuni come quella del gioco patologico d’azzardo. Ma un conto è fare opposizione un altro è governare. per farlo insieme devi avere un progetto condiviso a lunga durata e non dover affrontare i problemi e le divisioni dopo.
C’è già un’anticipazione della possibile lista cuneese?
Assolutamente no, stiamo ancora parlando di programma e non di nomi e lo faremo anche a Cuneo il 22 marzo in Sala Falco in un incontro pubblico.
Se il Movimento 5 Stelle andrà da solo, si fa il suo nome come candidato presidente. Conferma?
Confermo che sono a disposizione e basta. Un po’ di esperienza l’ho fatta, ho girato il Piemonte in questi cinque anni. Ma davvero non siamo proprio alla fase dei nomi.
Un “vaffa” in tasca me lo tengo sempre
03 marzo 2024
Cuneo
Ivano Martinetti, 58 anni di Alba, è consigliere regionale dei 5 Stelle. Imprenditore nel settore dell’edilizia, si è occupato anche di ristorazione e turismo. Nel 2014 viene eletto nel consiglio comunale di Alba per il Movimento 5 Stelle ricoprendo il ruolo di capogruppo. Nel 2019 entra per la prima volta in consiglio regionale, anche se con soli 551 voti di preferenza personale per i 5 Stelle che in provincia superano l’8%, quarti tra tutti i partiti.
Come è stata l’esperienza di questi anni in consiglio regionale arrivando da una sola esperienza albese?
Il salto e la differenza sono notevoli. Certo è difficile incidere dall’opposizione su temi importanti come la sanità o il trasporto pubblico su cui sei, il più delle volte, dai banchi della minoranza proprio inascoltato.
I 5 Stelle sono molto cambiati in questi anni: da movimento del vaffa a partito di governo, si trova sempre a suo agio?
I 5 Stelle hanno vissuto dei cambiamenti e io stesso, da consigliere comunale ad Alba sono passato all’ufficio di presidenza in consiglio regionale. Le evoluzioni si devono vivere e ce ne siamo accorti come movimento passando dall’opposizione nazionale a partito di governo. Ma basta essere sempre fedeli ai propri ideali e alle buone abitudini. Io un “vaffa” in tasca me lo tengo sempre, perché ci sono situazioni in cui puoi fare solo più quello. Hai consapevolezza di quello che sei stato chiamato a fare dai cittadini e ti rendi conto della differenza di opportunità da opposizione a governo dove devi prendere decisioni.
In Piemonte anche sono cambiate tante cose, siete passati da otto consiglieri regionali nel 2014 a tre oggi e siete passati da governare la città capoluogo con l’Appendino, all’opposizione, state perdendo terreno?
Perdere consenso stando al governo è normale in Italia da diversi decenni. È successo a tutti. Si paga in termini di voti anche se fai bene, ma l’importante e non perdere la strada, non mollare i temi che sono nostri: la giustizia sociale, la transizione ecologica, la legalità. In questi anni abbiamo fatto un buon lavoro in Piemonte e ci sarà riconosciuto.
Da consigliere di cosa va fiero in questa legislatura?
Per me una grande soddisfazione è stata la legge sulla canapa industriale, che ho scritto, discusso e visto votare all’unanimità. Una legge sul sostegno a questa coltura e alle filiere collegate. Un modo per dare dignità al nostro territorio perché non tutti sono fortunati come le Langhe dove abbiamo “il petrolio nelle vigne” come si dice dalle mie parti.
Cosa non le è piaciuto?
Tutta la gestione della partita sanità. È una vera vergogna. Cirio e Icardi hanno fatto solo annunci e niente in modo pratico e reale, nemmeno un mattone fermo né a Cuneo né da altre parti. Siamo la Regione con gli ospedali più vecchi del Paese. Facessimo un ospedale ogni 5 anni saremmo già sulla buona strada. E poi in questi cinque anni in Piemonte siamo arretrati e di molto sui diritti, sull’ambiente e sul consumo di suolo.
Cosa avrebbe voluto fare e non è riuscito?
Ho presentato molti emendamenti alle varie leggi di bilancio che sono stati completamente ignorati, soprattutto sulla sicurezza stradale, che rimane un problema enorme in provincia, trasporto pubblico e sanità.
Ma quale sanità? I 5 Stelle si sono sempre battuti per la sanità pubblica?
Certo, ma Cirio e Icardi stanno sbagliando tutto anche a Cuneo, che non è un ospedale locale come quello di Verduno ma è quello provinciale di tutti. Lo scempio di Verduno ha due cose da insegnare: ci vuole un’area idonea e facilmente raggiungibile, e Confreria in quel senso può andare bene; e i finanziamenti che devono essere sicuri ma il Partenariato pubblico privato, come non ha funzionato a Verduno, non funzionerà a Cuneo. Sono sistemi che non vanno bene perché causano un collasso economico delle aziende sanitarie pubbliche.
In che senso?
Le aziende dovranno pagare canoni che le impiccano e dovranno sopperire andando a tagliare i servizi alla gente o dando ai privati anche i servizi sanitari.
Una combinazione o è stata una legislatura, per quanto riguarda il cuneese, tutta spostata su Alba e Langhe?
Un caso, ma per quanto mi riguarda mi sono occupato molto di Cuneo, dall’ospedale alla Ferrovia delle Meraviglie. Non abbiamo trascurato questa parte della provincia ma Cuneo con la montagna è un territorio complicato. Nelle Langhe il turismo è un volano incredibile e trascina tutto il resto.
Eppure l’unica ferrovia riaperta è stata l’Alba-Asti?
È vero e il paradosso è che negli anni prima Cirio e la destra non la volevano. Ma Cirio è una macchina da voti e dunque particolarmente attento al suo territorio.
La regola dei due mandati vale sempre nel Movimento? Se sì deve lasciare spazio a qualcun altro?
La regola c’è, ma dal 2019 c’è il mandato zero. Il primo mandato da consigliere comunale dunque non conta. Ho fatto un mandato in Regione e resto a disposizione per la ricandidatura.
Vi siete convinti dopo la vittoria della Todde in Sardegna, del campo largo con il Pd anche in Piemonte come avverrà in marzo in Abruzzo?
Abbiamo affrontato in maniera molto seria la questione finora. Qui in Piemonte abbiamo posto al Pd una serie di temi, ospedali di Torino e finanziamenti in sanità in primis, e aspettiamo ancora risposte, non solo politiche. Nei prossimi giorni ci sarà un incontro forse definitivo. Quel che è certo è che Piemonte e Sardegna sono due territori diversi e anche due storie molto diverse in una regione con un terzo dei nostri abitanti.
Perché l’esperienza di cinque anni di opposizione comune non può bastare?
Insieme abbiamo fatto opposizione in Regione con battaglie comuni come quella del gioco patologico d’azzardo. Ma un conto è fare opposizione un altro è governare. per farlo insieme devi avere un progetto condiviso a lunga durata e non dover affrontare i problemi e le divisioni dopo.
C’è già un’anticipazione della possibile lista cuneese?
Assolutamente no, stiamo ancora parlando di programma e non di nomi e lo faremo anche a Cuneo il 22 marzo in Sala Falco in un incontro pubblico.
Se il Movimento 5 Stelle andrà da solo, si fa il suo nome come candidato presidente. Conferma?
Confermo che sono a disposizione e basta. Un po’ di esperienza l’ho fatta, ho girato il Piemonte in questi cinque anni. Ma davvero non siamo proprio alla fase dei nomi.