Barbara Bianco (foto Alma Delfino)
Maria Assunta Bianco (ma per tutti è Barbara) vive a Saluzzo: “I primi due nomi mi sono stati assegnati dalla Suora dell’Ospedale di Saluzzo, quando sembrava che non dovessi sopravvivere alla nascita, nel 1973. Quando, dopo mesi trascorsi al Regina Margherita a Torino, sono tornata a casa sono stata battezzata, aggiungendo il nome Barbara. Vivo da sempre a Saluzzo”.
Che ricordi ha della sua infanzia?
Ricordo felicemente le mie vacanze scolastiche in campagna a casa di mia nonna a Pascaretto (una frazione di Pinerolo). Trascorrevo le giornate a correre nella natura, a giocare con altri bambini, con il cane Joe, e sempre con le coccole di mia nonna!
I suoi genitori?
Mia mamma Mariuccia era di Sanfront, in val Po, figlia di margari e mio papà Guido è di Verzuolo.
Mi raccontavano spesso della loro infanzia difficile, mia mamma è stata ‘affittata’ ad una famiglia come inserviente e mio papà lavorava nelle cascine come manovale. Poi, quando si sono sposati, mia mamma ha aperto il negozio di commestibili in via Palazzo di città a Saluzzo, che ha gestito fino alla fine degli anni Novanta. Mio papà intanto ha lavorato alla Fiat e nel tempo libero si occupava dei giardini privati: e alla sera è stato la ‘maschera’ al Cinema Splendor, del Politeama Civico e, fino non molto tempo fa, della Multisala di Saluzzo.
Che ricordi ha del Cinema Politeama?
Al Cinema andavo spesso con mia mamma, il primo cartone che ho visto è stato ‘Bambi’. Da bambina i locali mi sembravano tanto grandi e, ai miei occhi, mio papà mi appariva piccolino rispetto allo schermo e a quei grandi spazi! La bottega di mia mamma invece era un po’ la mia seconda casa, dove trascorrevo molto tempo facendo i compiti mentre lei lavorava. La cosa bella era il cortile situato nel retro del negozio dove andavo a giocare con altri bambini, anche se qualche volta la panettiera ci urlava di abbassare la voce, perché il panettiere Beppe Bianco riposava!
Le scuole?
Il mio percorso scolastico non è stato semplice, essendo dislessica ho faticato a seguire i programmi perché in quei tempi il problema non era riconosciuto. Dopo le Medie ho frequentato l’Istituto d’arte Amleto Bertoni a Saluzzo e poi ho iniziato a lavorare. Solo a 36 anni ho ripreso gli studi per praticare il mio lavoro attuale di massaggiatrice olistica sportiva.
Quando ha iniziato a lavorare e che ha fatto?
Da ragazzina nelle vacanze estive facevo la baby sitter. Abbandonati gli studi, ho lavorato in un laboratorio di cucito, dove si lavorava dieci ore al giorno senza pause e si doveva chiedere il permesso anche per andare in bagno! Se non sj rispettava la produzione, ci si fermava fino a tardi. Un vero incubo! In seguito, ho iniziato a lavorare nel laboratorio di fotocomposizione di Paolo Fusta, allora mio fidanzato e attuale marito. Questo fino al 2010 quando, con i figli ormai grandi, ho frequentato un corso per diventare massaggiatrice sportiva e olistica.
Oggi ha realizzato il suo sogno?
Sì, dopo tante peripezie ho realizzato il mio desiderio giovanile, perché già a 16 anni avrei voluto scegliere questo settore ma, essendo la scuola a Torino, non avevo il consenso di mio papà. Oggi sono felice di poter dare sollievo a chi soffre. E proprio in questo periodo completo il mio sogno ampliando l’attività con uno studio nuovo, sempre a Saluzzo.
Suo marito Paolo come è da vicino?
Per rispondere uso le parole della canzone di Jovanotti: ‘A te che sei il mio grande amore, il mio amore grande’. Io sostengo sempre volentieri Paolo nei suoi progetti editoriali o nei suoi hobby sportivi, e lui mi ha sempre appoggiato nelle mie scelte. E’ stato lui la mia ‘cavia’ durante i miei corsi per diventare massaggiatrice! In casa, con i nostri due figli, io faccio la parte della mamma buona e lui quella del papà rigoroso. Ma insieme facciamo squadra!
È difficile il mestiere di genitore, oggi?
Penso che sia sempre stato difficile, e forse ancor di più lo è oggi perché i ragazzi si vedono costretti ad allontanarsi per studiare e per costruirsi un futuro, rendendo così più difficoltoso mantenere una relazione e capire i loro problemi.
Il mondo di oggi come lo vede?
Luci e ombre: da una parte siamo costretti ad un frenesia dettata dal dover seguire un ritmo di vita che in fondo ci viene imposto e io sono preoccupata dall’avanzare incontrollato della tecnologia che non sempre ci porta serenità e spesso viene usata male. Dall’altro, non possiamo ancora lamentarci perché osservando il mondo, ci sono Paesi travolti dalla guerra o in povertà, mentre da noi qui, al momento, si vive ancora bene e soprattutto in pace.
Cosa mette al primo posto nella sua vita?
Il rispetto (che io ho per gli altri, e lo pretendo verso di me). Elisabetta, Samuele e Paolo, cioè la mia famiglia: sono l’essenza della mia vita!
paesi
Barbara Bianco (foto Alma Delfino)
Maria Assunta Bianco (ma per tutti è Barbara) vive a Saluzzo: “I primi due nomi mi sono stati assegnati dalla Suora dell’Ospedale di Saluzzo, quando sembrava che non dovessi sopravvivere alla nascita, nel 1973. Quando, dopo mesi trascorsi al Regina Margherita a Torino, sono tornata a casa sono stata battezzata, aggiungendo il nome Barbara. Vivo da sempre a Saluzzo”.
Che ricordi ha della sua infanzia?
Ricordo felicemente le mie vacanze scolastiche in campagna a casa di mia nonna a Pascaretto (una frazione di Pinerolo). Trascorrevo le giornate a correre nella natura, a giocare con altri bambini, con il cane Joe, e sempre con le coccole di mia nonna!
I suoi genitori?
Mia mamma Mariuccia era di Sanfront, in val Po, figlia di margari e mio papà Guido è di Verzuolo.
Mi raccontavano spesso della loro infanzia difficile, mia mamma è stata ‘affittata’ ad una famiglia come inserviente e mio papà lavorava nelle cascine come manovale. Poi, quando si sono sposati, mia mamma ha aperto il negozio di commestibili in via Palazzo di città a Saluzzo, che ha gestito fino alla fine degli anni Novanta. Mio papà intanto ha lavorato alla Fiat e nel tempo libero si occupava dei giardini privati: e alla sera è stato la ‘maschera’ al Cinema Splendor, del Politeama Civico e, fino non molto tempo fa, della Multisala di Saluzzo.
Che ricordi ha del Cinema Politeama?
Al Cinema andavo spesso con mia mamma, il primo cartone che ho visto è stato ‘Bambi’. Da bambina i locali mi sembravano tanto grandi e, ai miei occhi, mio papà mi appariva piccolino rispetto allo schermo e a quei grandi spazi! La bottega di mia mamma invece era un po’ la mia seconda casa, dove trascorrevo molto tempo facendo i compiti mentre lei lavorava. La cosa bella era il cortile situato nel retro del negozio dove andavo a giocare con altri bambini, anche se qualche volta la panettiera ci urlava di abbassare la voce, perché il panettiere Beppe Bianco riposava!
Le scuole?
Il mio percorso scolastico non è stato semplice, essendo dislessica ho faticato a seguire i programmi perché in quei tempi il problema non era riconosciuto. Dopo le Medie ho frequentato l’Istituto d’arte Amleto Bertoni a Saluzzo e poi ho iniziato a lavorare. Solo a 36 anni ho ripreso gli studi per praticare il mio lavoro attuale di massaggiatrice olistica sportiva.
Quando ha iniziato a lavorare e che ha fatto?
Da ragazzina nelle vacanze estive facevo la baby sitter. Abbandonati gli studi, ho lavorato in un laboratorio di cucito, dove si lavorava dieci ore al giorno senza pause e si doveva chiedere il permesso anche per andare in bagno! Se non sj rispettava la produzione, ci si fermava fino a tardi. Un vero incubo! In seguito, ho iniziato a lavorare nel laboratorio di fotocomposizione di Paolo Fusta, allora mio fidanzato e attuale marito. Questo fino al 2010 quando, con i figli ormai grandi, ho frequentato un corso per diventare massaggiatrice sportiva e olistica.
Oggi ha realizzato il suo sogno?
Sì, dopo tante peripezie ho realizzato il mio desiderio giovanile, perché già a 16 anni avrei voluto scegliere questo settore ma, essendo la scuola a Torino, non avevo il consenso di mio papà. Oggi sono felice di poter dare sollievo a chi soffre. E proprio in questo periodo completo il mio sogno ampliando l’attività con uno studio nuovo, sempre a Saluzzo.
Suo marito Paolo come è da vicino?
Per rispondere uso le parole della canzone di Jovanotti: ‘A te che sei il mio grande amore, il mio amore grande’. Io sostengo sempre volentieri Paolo nei suoi progetti editoriali o nei suoi hobby sportivi, e lui mi ha sempre appoggiato nelle mie scelte. E’ stato lui la mia ‘cavia’ durante i miei corsi per diventare massaggiatrice! In casa, con i nostri due figli, io faccio la parte della mamma buona e lui quella del papà rigoroso. Ma insieme facciamo squadra!
È difficile il mestiere di genitore, oggi?
Penso che sia sempre stato difficile, e forse ancor di più lo è oggi perché i ragazzi si vedono costretti ad allontanarsi per studiare e per costruirsi un futuro, rendendo così più difficoltoso mantenere una relazione e capire i loro problemi.
Il mondo di oggi come lo vede?
Luci e ombre: da una parte siamo costretti ad un frenesia dettata dal dover seguire un ritmo di vita che in fondo ci viene imposto e io sono preoccupata dall’avanzare incontrollato della tecnologia che non sempre ci porta serenità e spesso viene usata male. Dall’altro, non possiamo ancora lamentarci perché osservando il mondo, ci sono Paesi travolti dalla guerra o in povertà, mentre da noi qui, al momento, si vive ancora bene e soprattutto in pace.
Cosa mette al primo posto nella sua vita?
Il rispetto (che io ho per gli altri, e lo pretendo verso di me). Elisabetta, Samuele e Paolo, cioè la mia famiglia: sono l’essenza della mia vita!
Dall’infanzia a Saluzzo al sogno realizzato di dare sollievo a chi soffre
24 febbraio 2024
Cuneo
Barbara Bianco (foto Alma Delfino)
Maria Assunta Bianco (ma per tutti è Barbara) vive a Saluzzo: “I primi due nomi mi sono stati assegnati dalla Suora dell’Ospedale di Saluzzo, quando sembrava che non dovessi sopravvivere alla nascita, nel 1973. Quando, dopo mesi trascorsi al Regina Margherita a Torino, sono tornata a casa sono stata battezzata, aggiungendo il nome Barbara. Vivo da sempre a Saluzzo”.
Che ricordi ha della sua infanzia?
Ricordo felicemente le mie vacanze scolastiche in campagna a casa di mia nonna a Pascaretto (una frazione di Pinerolo). Trascorrevo le giornate a correre nella natura, a giocare con altri bambini, con il cane Joe, e sempre con le coccole di mia nonna!
I suoi genitori?
Mia mamma Mariuccia era di Sanfront, in val Po, figlia di margari e mio papà Guido è di Verzuolo.
Mi raccontavano spesso della loro infanzia difficile, mia mamma è stata ‘affittata’ ad una famiglia come inserviente e mio papà lavorava nelle cascine come manovale. Poi, quando si sono sposati, mia mamma ha aperto il negozio di commestibili in via Palazzo di città a Saluzzo, che ha gestito fino alla fine degli anni Novanta. Mio papà intanto ha lavorato alla Fiat e nel tempo libero si occupava dei giardini privati: e alla sera è stato la ‘maschera’ al Cinema Splendor, del Politeama Civico e, fino non molto tempo fa, della Multisala di Saluzzo.
Che ricordi ha del Cinema Politeama?
Al Cinema andavo spesso con mia mamma, il primo cartone che ho visto è stato ‘Bambi’. Da bambina i locali mi sembravano tanto grandi e, ai miei occhi, mio papà mi appariva piccolino rispetto allo schermo e a quei grandi spazi! La bottega di mia mamma invece era un po’ la mia seconda casa, dove trascorrevo molto tempo facendo i compiti mentre lei lavorava. La cosa bella era il cortile situato nel retro del negozio dove andavo a giocare con altri bambini, anche se qualche volta la panettiera ci urlava di abbassare la voce, perché il panettiere Beppe Bianco riposava!
Le scuole?
Il mio percorso scolastico non è stato semplice, essendo dislessica ho faticato a seguire i programmi perché in quei tempi il problema non era riconosciuto. Dopo le Medie ho frequentato l’Istituto d’arte Amleto Bertoni a Saluzzo e poi ho iniziato a lavorare. Solo a 36 anni ho ripreso gli studi per praticare il mio lavoro attuale di massaggiatrice olistica sportiva.
Quando ha iniziato a lavorare e che ha fatto?
Da ragazzina nelle vacanze estive facevo la baby sitter. Abbandonati gli studi, ho lavorato in un laboratorio di cucito, dove si lavorava dieci ore al giorno senza pause e si doveva chiedere il permesso anche per andare in bagno! Se non sj rispettava la produzione, ci si fermava fino a tardi. Un vero incubo! In seguito, ho iniziato a lavorare nel laboratorio di fotocomposizione di Paolo Fusta, allora mio fidanzato e attuale marito. Questo fino al 2010 quando, con i figli ormai grandi, ho frequentato un corso per diventare massaggiatrice sportiva e olistica.
Oggi ha realizzato il suo sogno?
Sì, dopo tante peripezie ho realizzato il mio desiderio giovanile, perché già a 16 anni avrei voluto scegliere questo settore ma, essendo la scuola a Torino, non avevo il consenso di mio papà. Oggi sono felice di poter dare sollievo a chi soffre. E proprio in questo periodo completo il mio sogno ampliando l’attività con uno studio nuovo, sempre a Saluzzo.
Suo marito Paolo come è da vicino?
Per rispondere uso le parole della canzone di Jovanotti: ‘A te che sei il mio grande amore, il mio amore grande’. Io sostengo sempre volentieri Paolo nei suoi progetti editoriali o nei suoi hobby sportivi, e lui mi ha sempre appoggiato nelle mie scelte. E’ stato lui la mia ‘cavia’ durante i miei corsi per diventare massaggiatrice! In casa, con i nostri due figli, io faccio la parte della mamma buona e lui quella del papà rigoroso. Ma insieme facciamo squadra!
È difficile il mestiere di genitore, oggi?
Penso che sia sempre stato difficile, e forse ancor di più lo è oggi perché i ragazzi si vedono costretti ad allontanarsi per studiare e per costruirsi un futuro, rendendo così più difficoltoso mantenere una relazione e capire i loro problemi.
Il mondo di oggi come lo vede?
Luci e ombre: da una parte siamo costretti ad un frenesia dettata dal dover seguire un ritmo di vita che in fondo ci viene imposto e io sono preoccupata dall’avanzare incontrollato della tecnologia che non sempre ci porta serenità e spesso viene usata male. Dall’altro, non possiamo ancora lamentarci perché osservando il mondo, ci sono Paesi travolti dalla guerra o in povertà, mentre da noi qui, al momento, si vive ancora bene e soprattutto in pace.
Cosa mette al primo posto nella sua vita?
Il rispetto (che io ho per gli altri, e lo pretendo verso di me). Elisabetta, Samuele e Paolo, cioè la mia famiglia: sono l’essenza della mia vita!