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Il Pd in un vicolo cieco, Cirio solo annunci

18 febbraio 2024

Cuneo

Maurizio Marello Maurizio Marello, 57 anni, di Alba, avvocato, è consigliere regionale del Pd dal 2019. È stato per dieci anni consigliere comunale poi, dal 2009 al 2019, sindaco della città di Alba e per quattro anni anche consigliere provinciale.  Che differenza c’è tra fare il sindaco e il consigliere regionale? Sono due esperienze molto diverse. Fare il sindaco è un compito amministrativo su questioni pratiche, a contatto della gente. Hai sempre bene in testa la tua città e le sue esigenze. Fare il consigliere regionale è tutt’altra cosa, è un compito politico, devi fare leggi e dovresti programmare a larghe vedute. Quel che è certo è che fare il sindaco prima mi ha aiutato a fare il consigliere adesso, non sarebbe stata la stessa cosa a parti invertite. Quest’anno risulta tra i consiglieri regionali più assenti alle sedute, la stanchezza di essere minoranza? No è stata una questione personale. È stato un anno difficile per me a causa di problemi di salute che mi hanno allontanato e condizionato. Non è stata la stessa presenza degli anni precedenti. Per fortuna i problemi sono stati superati. Da consigliere, sebbene di minoranza, di cosa va fiero? Mi sono tanto occupato di bilancio e di urbanistica, sono stato più volte relatore per il gruppo. Abbiamo fermato maldestri tentativi di questa maggioranza di modificare significativamente e in modo peggiorativo la materia urbanistica. C’è però una legge di cui vado fiero ed è quella sui disturbi alimentari. Il Piemonte non aveva una legge che disciplinasse questo enorme problema e abbiamo lavorato tutti per arrivare a una norma, cambiata tante volte, ma votata all’unanimità. Poi ci sono state tante cose di cui occuparsi sul territorio: Asti-Cuneo, l’Alba-Asti, Tenda, sanità Che cosa non le è piaciuto? Ero abituato a fare il sindaco e presentavo le cose quando le avevo fatte. Invece questa giunta fa solo annunci, e la comunicazione è la materia su cui Cirio è un assoluto maestro. L’esempio su tutti è la sanità: a sentire Cirio e Icardi sembra che ci siano già almeno sette nuovi ospedali in Piemonte e invece siamo allo stesso punto del 2019, anzi con ospedali cinque anni più vecchi, un’edilizia obsoleta. Non è serio e “l’annuncite” causa solo sfiducia da parte del cittadino. Cosa avrebbe voluto fare e non è riuscito? Due cose che riguardano il territorio e che sono le competenze maggiori della Regione: la sanità e i trasporti. Riaprire le linee ferroviarie sospese come la Bra-Cavallermaggiore che è uno scandalo rimanga chiusa o la Saluzzo-Savigliano-Cuneo e ridisegnare il trasporto non solo in chiave Torinocentrica facendo rinascere una rete su ferro come era vent’anni fa. Eppure la Alba-Asti l’avete aperta... La Alba-Asti è stata la prima ad essere riaperta ma per una tratta solo sospesa e non un ramo secco, aveva 2.000 utenti al giorno e ora si stanno raggiungendo di nuovo quei numeri. Ma non bisogna fermarsi, la provincia sta pagando cara l’incapacità e la mancanza di visione di questa giunta.  È stata una legislatura, per quanto riguarda il cuneese, tutta spostata su Alba? A Cuneo c’è chi dice che Marello o Cirio è tutta la stessa cosa, pensano solo ad Alba? Marello non è come Cirio. Abbiamo la stessa provenienza, ma siamo agli antipodi. È stato un caso che questa legislatura abbia espresso tanti albesi (Cirio, Icardi, Marello, Martinotti, ndr) ma le Langhe per anni non hanno avuto rappresentanza in Regione. Non ho sinceramente visto favoritismi per l’albese. Neppure sulla sanità?  Assolutamente no, quello che mi spiace è che questa giunta Cirio sia sulla sanità indietro, anzi incamminati su tutti gli errori madornali compiuti a Verduno. Cirio ha aperto l’ospedale nel 2020 in piena emergenza Covid e si è preso un merito che non ha. Verduno era solo più da aprire, la  prima pietra era della Bresso nel 2007 e il merito della conclusione dell’opera è di Chiamparino che ci ha messo i soldi. Così lo stesso per l’Asti-Cuneo, ferma da 30 anni, ma Cirio non ha fatto nulla. Quando parla di errori di Verduno a cosa si riferisce? Lei è stato sindaco di Alba ed era anche a protestare con il Pd per la sanità davanti all’ospedale di Cuneo che è stato in questi anni solo bistrattato. L’ospedale di Cuneo non riguarda solo i cuneesi ma tutta la provincia ed è un eccellenza che bisogna difendere. Verduno ci avrebbe dovuto insegnare che i progetti si devono fare bene da subito perché ci siamo trovati in una situazione assurda di dispersione enorme di tempo e di soldi: bisogna valutare bene tutti i contratti, il  partenariato pubblico privato, i progetti, le forme e le entità di finanziamento chiare in tutti i dettagli. Ad Alba nel 2013 è stato completamente fermato il cantiere, se non fosse stato per Chiamparino sarebbe ancora tale. E poi ci si dimentica che Verduno è già nato male dalla scelta del sito su cui costruire, e ha sceglierlo è stato il sindaco Demaria e il vicesindaco Alberto Cirio, ma il governatore ha fatto che dimenticarselo. Io all’epoca giocavo ancora a pallone. Il Pd sta dando un’immagine di sé, di confusione, mancata identità e divisione, arriverete a una sintesi? Ha ragione. Ad ottobre avevamo due disponibilità autorevoli alla presidenza, Daniele Valle, consigliere regionale e Chiara Gribaudo, parlamentare di lungo corso. La strada maestra sta nelle primarie che dovevano essere a gennaio, un confronto sincero che avrebbe fatto partire la macchina elettorale puntando al coinvolgimento. Il Pd si è perso, ha cercato l’accordo con i 5 Stelle e questo ha fatto saltare tutto. Siamo finiti in un vicolo cieco.  Ma la Schlein eletta con le primarie, e che lei ha sostenuto, una volta segretaria ha evitato le primarie ovunque?  Ho sostenuto la Schlein perché vedevo la necessità di uno strappo forte in un Pd logorato che ha triturato grandi segretari, Letta su tutti. Ma stiamo attendendo ancora la svolta: mi piacerebbe che si costituisse un Pd con posizioni chiare e nette, non un partito movimentista ma davvero alternativo alla destra sulle cose che contano: giustizia, fisco, riforma costituzionale, ambiente. Un Pd che offra ai cittadini un progetto chiaro su cui poter essere valutato.  È vero che è un Pd Torinocentrico quello piemontese? No, è vero però che in Piemonte c’è Torino con i suoi 2,5 milioni di persone della Città metropolitana e tutto il resto del Piemonte che è diverso geograficamente, socialmente, culturalmente ed economicamente. Il Pd a Torino è forte sempre.  Questo campo largo con i 5 Stelle si fa o no?  Sono da sempre per il campo largo da ricercare dai 5Stelle alla sinistra fino al Terzo Polo, come unica alternativa credibile a questo centrodestra. I 5 Stelle hanno avuto un atteggiamento ripiegato su se stesso ma noi non siamo ancora riusciti a uscire dallo scacco. Come finisce? Non sono molto fiducioso oggi, ma spero di sbagliarmi. Il Pd piemontese ce l’ha messa tutta. Se si corre uniti si deciderà comunque a Roma chi sarà il candidato. Si ricandida? Penso di sì. Chi sarà nella lista? Non ne abbiamo ancora parlato. Ci sarà Calderoni e bisogna fare una lista forte coprendo le aree della provincia con equilibrio di genere.
Alberto Cirio Pd Regione Consigliere regionale Maurizio Marello