Alessandro Bonetto (foto Alma Delfino)
La sua trattoria è molto apprezzata per il vitello tonnato, gli gnocchi, le acciughe con il bagnetto e i piatti tipici della cucina piemontese.
Alessandro Bonetto è nato a Cuneo il 9 settembre 1974 e vive in una borgata di Venasca, “dove mi trovo da Dio. Sono solo, tranquillo, rilassato e in mezzo al bosco, e là riesco sempre a rilassarmi!”.
I suoi genitori?
Mia mamma Merita è mancata nel 2022, mio padre Pierfranco c’è ancora, vivo, vegeto ed in forma. Loro mi hanno insegnato a essere onesto, a lavorare, a rispettare gli altri. Siamo due fratelli e una sorella.
Dove ha trascorso la sua infanzia?
A Cuneo: ero un bambino molto vivace, mi muovevo in bicicletta. Vivevo in un condominio, praticavo più sport e mi divertivo in Oratorio.
Quando ha iniziato a lavorare?
Dopo aver fatto l’Alberghiero a Mondovì, ho iniziato a fare le stagioni negli alberghi: a Spotorno, a Cesenatico, a San Pietro di Monterosso Grana. Mi è servito molto, perché lavorando nelle cucine delle strutture alberghiere impari tutto e capisci cosa è il lavoro. Quando da giovane finivo di lavorare, nelle località turistiche uscivo per fare festa!
Le piaceva studiare?
Più o meno, studicchiavo! La mia materia preferita in quarta dell’Alberghiero era la geografia, perché mi piace viaggiare, girare il mondo, conoscere altre culture, assaggiare altri cibi diversi dai nostri…
Il suo grande amore per la cucina dove è nato?
È nato piano piano: prima nelle stagioni fatte negli alberghi, poi da militare nei Carabinieri (a Fossano e poi a Livorno) dove cucinavo per gli ufficiali e i sottufficiali, con 200 coperti da fare al giorno. Dopo il militare ho lavorato a Narzole e a Cesenatico, poi mi sono allontanato dai fornelli per lavorare con mio padre, che aveva un magazzino di materiali idraulici, ma quello non era il lavoro per me! Quindi ho lavorato per due anni a Montecarlo e nel 1999 sono arrivato a Venasca, per rilevare da Anna e Lucia Vincenti la ‘Trattoria del commercio”. Mia mamma è venuta poi ad aiutarmi al bar.
Il segreto per essere un grande cuoco?
Non lo so: perché io non mi considero un grande cuoco! Mi sento molto più semplicemente uno che spera di far mangiare piatti buoni agli altri! Una grande cuoca era invece la mia nonna paterna Rita Bono, lei faceva gli gnocchi più buoni che ho mai mangiato nella mia vita! Ricordo con l’acquolina in bocca le uova ripiene, gli agnolotti, il vitello tonnato preparati da lei… La cucina piemontese semplice, fatta con ingredienti buoni e che io ripropongo nel mio ristorante.
Le materie prime che lei usa?
È molto importante che siano di qualità e le patate le conservo in una fresca ed ottima cantina. Per gli gnocchi uso il ‘Tumin dal Mel’ e le patate della Valle Varaita e se le finisco, cucino con le patate della Bisalta e con quelle di Cuneo.
La gastronomia tipica locale, secondo lei?
Ha diverse eccellenze. Non solo gli gnocchi, ci sono ottimi formaggi e salumi, il pane e i grissini (ottimi perché qui c’è l’acqua buona), che ho la fortuna di poter reperire qui, e sono a Km zero.
La fatica più grande?
Ho due giovani figli: Margherita che ha 8 anni e Andrea di 10. La mia compagna Silvana ha 40 anni. Quel che mi pesa molto, è la mancanza del tempo libero, per via del lavoro che faccio, per stare con loro. Mi immaginavo una vita diversa, arrivato a 40 o 50 anni, ma ho incrociato un commercialista inaffidabile, grazie al quale ho preso una multa di 100 mila euro e in quegli anni, per quella ‘bastonata’, sono dovuto ripartire da zero. Così i primi anni della vita di mio figlio non sono riuscito a godermeli!
La soddisfazione più grande?
La gente che fa i complimenti e soddisfatta ritorna nella trattoria. I piatti più apprezzati sono il vitello tonnato e gli gnocchi.
I piatti che lei ama cucinare di più?
Sicuramente gli gnocchi, quando li preparo penso sempre a mia nonna!
E i dolci, perché sono un golosastro...
I suoi clienti chi sono?
Tanti della zona, tanti operai che vengono a mangiare i menù di lavoro. Tanti i turisti che arrivano in Valle Varaita: fra di loro molti francesi, tedeschi ed olandesi.
Dal punto di vita turistico, la Valle potrebbe fare qualcosa di più?
Negli ultimi anni, è mancata la neve, e poi ci sono state le conseguenze del Covid, che però ha fatto anche capire a tanti che ci sono altre possibilità. Oggi vedo che si sta lavorando bene con le passeggiate a piedi e con le bici.
Le guerre di oggi?
Siamo malmessi e spostarsi nel mondo è diventato pericoloso. C’è gente che ha troppo e gente che crepa di fame, con troppe ingiustizie. Le guerre si combattono per sporchi interessi. Non viviamo in un bel mondo, con noi (ma non so ancora per quanto) che viviamo nella parte fortunata del pianeta.
Cosa mette al primo posto nella sua vita?
La famiglia, i figli, la serenità e la tranquillità. E il tempo libero che manca, lavorando io dalle 12 alle 16 ore al giorno.
Cambierebbe il suo lavoro, oggi?
Il lavoro mi piace ma vorrei avere almeno una domenica libera al mese!
paesi
Alessandro Bonetto (foto Alma Delfino)
La sua trattoria è molto apprezzata per il vitello tonnato, gli gnocchi, le acciughe con il bagnetto e i piatti tipici della cucina piemontese.
Alessandro Bonetto è nato a Cuneo il 9 settembre 1974 e vive in una borgata di Venasca, “dove mi trovo da Dio. Sono solo, tranquillo, rilassato e in mezzo al bosco, e là riesco sempre a rilassarmi!”.
I suoi genitori?
Mia mamma Merita è mancata nel 2022, mio padre Pierfranco c’è ancora, vivo, vegeto ed in forma. Loro mi hanno insegnato a essere onesto, a lavorare, a rispettare gli altri. Siamo due fratelli e una sorella.
Dove ha trascorso la sua infanzia?
A Cuneo: ero un bambino molto vivace, mi muovevo in bicicletta. Vivevo in un condominio, praticavo più sport e mi divertivo in Oratorio.
Quando ha iniziato a lavorare?
Dopo aver fatto l’Alberghiero a Mondovì, ho iniziato a fare le stagioni negli alberghi: a Spotorno, a Cesenatico, a San Pietro di Monterosso Grana. Mi è servito molto, perché lavorando nelle cucine delle strutture alberghiere impari tutto e capisci cosa è il lavoro. Quando da giovane finivo di lavorare, nelle località turistiche uscivo per fare festa!
Le piaceva studiare?
Più o meno, studicchiavo! La mia materia preferita in quarta dell’Alberghiero era la geografia, perché mi piace viaggiare, girare il mondo, conoscere altre culture, assaggiare altri cibi diversi dai nostri…
Il suo grande amore per la cucina dove è nato?
È nato piano piano: prima nelle stagioni fatte negli alberghi, poi da militare nei Carabinieri (a Fossano e poi a Livorno) dove cucinavo per gli ufficiali e i sottufficiali, con 200 coperti da fare al giorno. Dopo il militare ho lavorato a Narzole e a Cesenatico, poi mi sono allontanato dai fornelli per lavorare con mio padre, che aveva un magazzino di materiali idraulici, ma quello non era il lavoro per me! Quindi ho lavorato per due anni a Montecarlo e nel 1999 sono arrivato a Venasca, per rilevare da Anna e Lucia Vincenti la ‘Trattoria del commercio”. Mia mamma è venuta poi ad aiutarmi al bar.
Il segreto per essere un grande cuoco?
Non lo so: perché io non mi considero un grande cuoco! Mi sento molto più semplicemente uno che spera di far mangiare piatti buoni agli altri! Una grande cuoca era invece la mia nonna paterna Rita Bono, lei faceva gli gnocchi più buoni che ho mai mangiato nella mia vita! Ricordo con l’acquolina in bocca le uova ripiene, gli agnolotti, il vitello tonnato preparati da lei… La cucina piemontese semplice, fatta con ingredienti buoni e che io ripropongo nel mio ristorante.
Le materie prime che lei usa?
È molto importante che siano di qualità e le patate le conservo in una fresca ed ottima cantina. Per gli gnocchi uso il ‘Tumin dal Mel’ e le patate della Valle Varaita e se le finisco, cucino con le patate della Bisalta e con quelle di Cuneo.
La gastronomia tipica locale, secondo lei?
Ha diverse eccellenze. Non solo gli gnocchi, ci sono ottimi formaggi e salumi, il pane e i grissini (ottimi perché qui c’è l’acqua buona), che ho la fortuna di poter reperire qui, e sono a Km zero.
La fatica più grande?
Ho due giovani figli: Margherita che ha 8 anni e Andrea di 10. La mia compagna Silvana ha 40 anni. Quel che mi pesa molto, è la mancanza del tempo libero, per via del lavoro che faccio, per stare con loro. Mi immaginavo una vita diversa, arrivato a 40 o 50 anni, ma ho incrociato un commercialista inaffidabile, grazie al quale ho preso una multa di 100 mila euro e in quegli anni, per quella ‘bastonata’, sono dovuto ripartire da zero. Così i primi anni della vita di mio figlio non sono riuscito a godermeli!
La soddisfazione più grande?
La gente che fa i complimenti e soddisfatta ritorna nella trattoria. I piatti più apprezzati sono il vitello tonnato e gli gnocchi.
I piatti che lei ama cucinare di più?
Sicuramente gli gnocchi, quando li preparo penso sempre a mia nonna!
E i dolci, perché sono un golosastro...
I suoi clienti chi sono?
Tanti della zona, tanti operai che vengono a mangiare i menù di lavoro. Tanti i turisti che arrivano in Valle Varaita: fra di loro molti francesi, tedeschi ed olandesi.
Dal punto di vita turistico, la Valle potrebbe fare qualcosa di più?
Negli ultimi anni, è mancata la neve, e poi ci sono state le conseguenze del Covid, che però ha fatto anche capire a tanti che ci sono altre possibilità. Oggi vedo che si sta lavorando bene con le passeggiate a piedi e con le bici.
Le guerre di oggi?
Siamo malmessi e spostarsi nel mondo è diventato pericoloso. C’è gente che ha troppo e gente che crepa di fame, con troppe ingiustizie. Le guerre si combattono per sporchi interessi. Non viviamo in un bel mondo, con noi (ma non so ancora per quanto) che viviamo nella parte fortunata del pianeta.
Cosa mette al primo posto nella sua vita?
La famiglia, i figli, la serenità e la tranquillità. E il tempo libero che manca, lavorando io dalle 12 alle 16 ore al giorno.
Cambierebbe il suo lavoro, oggi?
Il lavoro mi piace ma vorrei avere almeno una domenica libera al mese!
Vivere e lavorare in valle Varaita
10 febbraio 2024
Cuneo
Alessandro Bonetto (foto Alma Delfino)
La sua trattoria è molto apprezzata per il vitello tonnato, gli gnocchi, le acciughe con il bagnetto e i piatti tipici della cucina piemontese.
Alessandro Bonetto è nato a Cuneo il 9 settembre 1974 e vive in una borgata di Venasca, “dove mi trovo da Dio. Sono solo, tranquillo, rilassato e in mezzo al bosco, e là riesco sempre a rilassarmi!”.
I suoi genitori?
Mia mamma Merita è mancata nel 2022, mio padre Pierfranco c’è ancora, vivo, vegeto ed in forma. Loro mi hanno insegnato a essere onesto, a lavorare, a rispettare gli altri. Siamo due fratelli e una sorella.
Dove ha trascorso la sua infanzia?
A Cuneo: ero un bambino molto vivace, mi muovevo in bicicletta. Vivevo in un condominio, praticavo più sport e mi divertivo in Oratorio.
Quando ha iniziato a lavorare?
Dopo aver fatto l’Alberghiero a Mondovì, ho iniziato a fare le stagioni negli alberghi: a Spotorno, a Cesenatico, a San Pietro di Monterosso Grana. Mi è servito molto, perché lavorando nelle cucine delle strutture alberghiere impari tutto e capisci cosa è il lavoro. Quando da giovane finivo di lavorare, nelle località turistiche uscivo per fare festa!
Le piaceva studiare?
Più o meno, studicchiavo! La mia materia preferita in quarta dell’Alberghiero era la geografia, perché mi piace viaggiare, girare il mondo, conoscere altre culture, assaggiare altri cibi diversi dai nostri…
Il suo grande amore per la cucina dove è nato?
È nato piano piano: prima nelle stagioni fatte negli alberghi, poi da militare nei Carabinieri (a Fossano e poi a Livorno) dove cucinavo per gli ufficiali e i sottufficiali, con 200 coperti da fare al giorno. Dopo il militare ho lavorato a Narzole e a Cesenatico, poi mi sono allontanato dai fornelli per lavorare con mio padre, che aveva un magazzino di materiali idraulici, ma quello non era il lavoro per me! Quindi ho lavorato per due anni a Montecarlo e nel 1999 sono arrivato a Venasca, per rilevare da Anna e Lucia Vincenti la ‘Trattoria del commercio”. Mia mamma è venuta poi ad aiutarmi al bar.
Il segreto per essere un grande cuoco?
Non lo so: perché io non mi considero un grande cuoco! Mi sento molto più semplicemente uno che spera di far mangiare piatti buoni agli altri! Una grande cuoca era invece la mia nonna paterna Rita Bono, lei faceva gli gnocchi più buoni che ho mai mangiato nella mia vita! Ricordo con l’acquolina in bocca le uova ripiene, gli agnolotti, il vitello tonnato preparati da lei… La cucina piemontese semplice, fatta con ingredienti buoni e che io ripropongo nel mio ristorante.
Le materie prime che lei usa?
È molto importante che siano di qualità e le patate le conservo in una fresca ed ottima cantina. Per gli gnocchi uso il ‘Tumin dal Mel’ e le patate della Valle Varaita e se le finisco, cucino con le patate della Bisalta e con quelle di Cuneo.
La gastronomia tipica locale, secondo lei?
Ha diverse eccellenze. Non solo gli gnocchi, ci sono ottimi formaggi e salumi, il pane e i grissini (ottimi perché qui c’è l’acqua buona), che ho la fortuna di poter reperire qui, e sono a Km zero.
La fatica più grande?
Ho due giovani figli: Margherita che ha 8 anni e Andrea di 10. La mia compagna Silvana ha 40 anni. Quel che mi pesa molto, è la mancanza del tempo libero, per via del lavoro che faccio, per stare con loro. Mi immaginavo una vita diversa, arrivato a 40 o 50 anni, ma ho incrociato un commercialista inaffidabile, grazie al quale ho preso una multa di 100 mila euro e in quegli anni, per quella ‘bastonata’, sono dovuto ripartire da zero. Così i primi anni della vita di mio figlio non sono riuscito a godermeli!
La soddisfazione più grande?
La gente che fa i complimenti e soddisfatta ritorna nella trattoria. I piatti più apprezzati sono il vitello tonnato e gli gnocchi.
I piatti che lei ama cucinare di più?
Sicuramente gli gnocchi, quando li preparo penso sempre a mia nonna!
E i dolci, perché sono un golosastro...
I suoi clienti chi sono?
Tanti della zona, tanti operai che vengono a mangiare i menù di lavoro. Tanti i turisti che arrivano in Valle Varaita: fra di loro molti francesi, tedeschi ed olandesi.
Dal punto di vita turistico, la Valle potrebbe fare qualcosa di più?
Negli ultimi anni, è mancata la neve, e poi ci sono state le conseguenze del Covid, che però ha fatto anche capire a tanti che ci sono altre possibilità. Oggi vedo che si sta lavorando bene con le passeggiate a piedi e con le bici.
Le guerre di oggi?
Siamo malmessi e spostarsi nel mondo è diventato pericoloso. C’è gente che ha troppo e gente che crepa di fame, con troppe ingiustizie. Le guerre si combattono per sporchi interessi. Non viviamo in un bel mondo, con noi (ma non so ancora per quanto) che viviamo nella parte fortunata del pianeta.
Cosa mette al primo posto nella sua vita?
La famiglia, i figli, la serenità e la tranquillità. E il tempo libero che manca, lavorando io dalle 12 alle 16 ore al giorno.
Cambierebbe il suo lavoro, oggi?
Il lavoro mi piace ma vorrei avere almeno una domenica libera al mese!