La medaglia consegnata a Mattia dai colleghi dell’Unieuro di Saluzzo, nell’ultimo suo giorno di lavoro.
Mattia ha 28 anni e vive in un paese delle valle Varaita. La sua vita non è facile a causa di una emiparesi, è stato operato al cervello per una malattia rara e ha il braccio sinistro ko: ma Mattia è innamorato della vita e non si arrende di fronte alle difficoltà che incontra.
Mattia, come è la sua vita?
“È una vita tutto sommato normale, con un braccio fuori uso. Io guido un mezzo senza patente, purtroppo per legge non me la danno. Mi sposto usando i mezzi pubblici, se devo raggiungere luoghi più lontani”.
Dove trova la forza per sorridere?
“Sono felice di vivere, so che non mi devo arrendere: e noto che c’è tanta gente che sta peggio di me. Io non mi abbatto, e la forza di volontà mi aiuta. Nella vita bisogna lottare: non c’è nessuno che ti regala niente!”.
Lei è credente?
“Faccio fatica a credere, di fronte a quei bambini che hanno sofferenze atroci che ho incontrato in diversi ospedali e penso che Dio non c’è, sennò queste situazioni molto dolorose non ci sarebbero!”.
La sua esperienza negli Ospedali?
“Al Niguarda di Milano, dove mi hanno operato, ho trovato medici e infermieri fantastici, professionali e sensibili! A Cuneo, al Santa Croce, ho trovato la dottoressa Zitta (oggi è a Mondovì): è meravigliosa! Lei ci ha sempre sostenuti, le siamo riconoscenti e non possiamo che ringraziarla! Poi ho girato ospedali di Marsiglia, di Parigi. A Verona mi aveva visitato un ‘luminare’… All’epoca, avevo 8 anni ed era il 2004, la Sanità funzionava discretamente bene: oggi tutto mi pare peggiorato. A Milano ad esempio oggi ci sono purtroppo diversi problemi nel farci seguire, e comunichi con loro solo via mail”.
Il lavoro a Saluzzo all’Unieuro?
“Mi sono trovato molto bene con i colleghi splendidi, dal 5 maggio al 30 novembre. Mi sono impegnato al massimo, ma sono restato un po’ deluso dal fatto che mi hanno lasciato a casa. Facevo un po’ di tutto e non mi tiravo indietro, svolgendo anche certe mansioni che non avrei dovuto fare. Nell’ultimo giorno di lavoro, mi hanno festeggiato e mi hanno regalato una simpatica medaglia. Tutti loro pensavano che io restassi, invece non è successo”.
Mattia, lei cosa spera che succeda nel suo futuro?
“Io spero di trovare una occupazione, sono disponibile a fare di tutto: dalla vendita nei negozi, a fare l’impiegato in ufficio, sto prendendo la patente europea dei computer… Non mi piace stare fermo a guardare il soffitto! Purtroppo ho fatto molte domande di lavoro, ma nemmeno mi rispondono: ho mandato decine di curriculum, ma nessuno li considera!”.
Il padre, artigiano, racconta che “Mattia è un buono e ha un carattere allegro, lui si è diplomato in Scienze umanistiche al Liceo, senza aiuti. Per sei mesi ha lavorato come addetto alle vendite a Saluzzo, dove si era trovato benissimo, è anche molto bravo sui pc, poi purtroppo lo hanno lasciato a casa. Lui appartiene alle ‘categorie protette’, ma parliamoci chiaro: diverse aziende pretendono da una persona diversamente abile che sia come gli altri, ma se hai un braccio ko, come puoi fare tutti i lavori di fatica che fanno gli altri? Ma nonostante l’handicap, riesce a fare tantissime cose! Perchè non mettono alla prova lui e quelli come lui?”.
È difficile questa situazione?
“Se Mattia lavora sta bene e si sente realizzato. Se invece non lavora, non è felice, trovandosi tante porte chiuse, come succede a tante altre persone come lui. Il Centro per l’impiego non serve a nulla, i diversamente abili nei fatti non sono considerati. Un collega di Mattia mi ha detto: ‘Mattia ci ha insegnato tante cose, noi abbiamo tante cose da imparare da lui!’ . Lui non si lamenta mai ed è abituato a stare in mezzo alla gente. E ieri mi sono arrabbiato, perché il ‘Consorzio socio assistenziale Monviso solidale’, che ci conosce, non ci ha comunicato che c’è un concorso per un collaboratore amministrativo part time per persona diversamente abile: Mattia ha i requisiti per partecipare al concorso e ha fatto la domanda in extremis! Io ho saputo per caso del concorso… Non vogliamo trattamenti di favore… Ma perché il Consorzio non avvisa i diversamente abili che c’è questa possibilità per loro? E poi c’è un altro problema serio...”.
Quale?
“I Comuni in molti concorsi pubblici pretendono la patente, e tagliano fuori così molti diversamente abili, perché una percentuale di loro non ha la patente. È assurdo! In Piemonte le norme sono più rigide che altrove: e Mattia che è iscritto al Centro per l’impiego di Saluzzo, ma non può fare domande di lavoro fuori dalla ‘Granda’ (dove le possibilità di lavoro sono più limitate)”.
Arriva la madre: “Io sono orgogliosissima di Mattia! Non ha mai fatto pesare la sua disabilità, è allegro e sereno, si gestisce da solo. Ma sono molto demoralizzata di fronte alle decine di porte chiuse incontrate: perché nella nostra società sono discriminati i giovani che hanno qualche problema di salute? Eppure sarebbe importante per un giovane di 27 anni avere un lavoro e la propria autonomia economica!”.
Mattia lancia un appello: “Spero altri disabili come me non si abbattano mai e reagiscano e non si diano per vinti. Per il lavoro, mi auguro di trovare un imprenditore che mi metta alla prova e mi faccia lavorare, rendendomi felice”.
Tra i datori di lavoro che leggono ‘la Guida’ ci sono sicuramente persone sensibili e attente agli altri: se qualcuno di loro vuole dare a Mattia la possibilità di una vita diversa, si faccia avanti e contatti la segreteria del giornale, per avere i suoi recapiti.
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La medaglia consegnata a Mattia dai colleghi dell’Unieuro di Saluzzo, nell’ultimo suo giorno di lavoro.
Mattia ha 28 anni e vive in un paese delle valle Varaita. La sua vita non è facile a causa di una emiparesi, è stato operato al cervello per una malattia rara e ha il braccio sinistro ko: ma Mattia è innamorato della vita e non si arrende di fronte alle difficoltà che incontra.
Mattia, come è la sua vita?
“È una vita tutto sommato normale, con un braccio fuori uso. Io guido un mezzo senza patente, purtroppo per legge non me la danno. Mi sposto usando i mezzi pubblici, se devo raggiungere luoghi più lontani”.
Dove trova la forza per sorridere?
“Sono felice di vivere, so che non mi devo arrendere: e noto che c’è tanta gente che sta peggio di me. Io non mi abbatto, e la forza di volontà mi aiuta. Nella vita bisogna lottare: non c’è nessuno che ti regala niente!”.
Lei è credente?
“Faccio fatica a credere, di fronte a quei bambini che hanno sofferenze atroci che ho incontrato in diversi ospedali e penso che Dio non c’è, sennò queste situazioni molto dolorose non ci sarebbero!”.
La sua esperienza negli Ospedali?
“Al Niguarda di Milano, dove mi hanno operato, ho trovato medici e infermieri fantastici, professionali e sensibili! A Cuneo, al Santa Croce, ho trovato la dottoressa Zitta (oggi è a Mondovì): è meravigliosa! Lei ci ha sempre sostenuti, le siamo riconoscenti e non possiamo che ringraziarla! Poi ho girato ospedali di Marsiglia, di Parigi. A Verona mi aveva visitato un ‘luminare’… All’epoca, avevo 8 anni ed era il 2004, la Sanità funzionava discretamente bene: oggi tutto mi pare peggiorato. A Milano ad esempio oggi ci sono purtroppo diversi problemi nel farci seguire, e comunichi con loro solo via mail”.
Il lavoro a Saluzzo all’Unieuro?
“Mi sono trovato molto bene con i colleghi splendidi, dal 5 maggio al 30 novembre. Mi sono impegnato al massimo, ma sono restato un po’ deluso dal fatto che mi hanno lasciato a casa. Facevo un po’ di tutto e non mi tiravo indietro, svolgendo anche certe mansioni che non avrei dovuto fare. Nell’ultimo giorno di lavoro, mi hanno festeggiato e mi hanno regalato una simpatica medaglia. Tutti loro pensavano che io restassi, invece non è successo”.
Mattia, lei cosa spera che succeda nel suo futuro?
“Io spero di trovare una occupazione, sono disponibile a fare di tutto: dalla vendita nei negozi, a fare l’impiegato in ufficio, sto prendendo la patente europea dei computer… Non mi piace stare fermo a guardare il soffitto! Purtroppo ho fatto molte domande di lavoro, ma nemmeno mi rispondono: ho mandato decine di curriculum, ma nessuno li considera!”.
Il padre, artigiano, racconta che “Mattia è un buono e ha un carattere allegro, lui si è diplomato in Scienze umanistiche al Liceo, senza aiuti. Per sei mesi ha lavorato come addetto alle vendite a Saluzzo, dove si era trovato benissimo, è anche molto bravo sui pc, poi purtroppo lo hanno lasciato a casa. Lui appartiene alle ‘categorie protette’, ma parliamoci chiaro: diverse aziende pretendono da una persona diversamente abile che sia come gli altri, ma se hai un braccio ko, come puoi fare tutti i lavori di fatica che fanno gli altri? Ma nonostante l’handicap, riesce a fare tantissime cose! Perchè non mettono alla prova lui e quelli come lui?”.
È difficile questa situazione?
“Se Mattia lavora sta bene e si sente realizzato. Se invece non lavora, non è felice, trovandosi tante porte chiuse, come succede a tante altre persone come lui. Il Centro per l’impiego non serve a nulla, i diversamente abili nei fatti non sono considerati. Un collega di Mattia mi ha detto: ‘Mattia ci ha insegnato tante cose, noi abbiamo tante cose da imparare da lui!’ . Lui non si lamenta mai ed è abituato a stare in mezzo alla gente. E ieri mi sono arrabbiato, perché il ‘Consorzio socio assistenziale Monviso solidale’, che ci conosce, non ci ha comunicato che c’è un concorso per un collaboratore amministrativo part time per persona diversamente abile: Mattia ha i requisiti per partecipare al concorso e ha fatto la domanda in extremis! Io ho saputo per caso del concorso… Non vogliamo trattamenti di favore… Ma perché il Consorzio non avvisa i diversamente abili che c’è questa possibilità per loro? E poi c’è un altro problema serio...”.
Quale?
“I Comuni in molti concorsi pubblici pretendono la patente, e tagliano fuori così molti diversamente abili, perché una percentuale di loro non ha la patente. È assurdo! In Piemonte le norme sono più rigide che altrove: e Mattia che è iscritto al Centro per l’impiego di Saluzzo, ma non può fare domande di lavoro fuori dalla ‘Granda’ (dove le possibilità di lavoro sono più limitate)”.
Arriva la madre: “Io sono orgogliosissima di Mattia! Non ha mai fatto pesare la sua disabilità, è allegro e sereno, si gestisce da solo. Ma sono molto demoralizzata di fronte alle decine di porte chiuse incontrate: perché nella nostra società sono discriminati i giovani che hanno qualche problema di salute? Eppure sarebbe importante per un giovane di 27 anni avere un lavoro e la propria autonomia economica!”.
Mattia lancia un appello: “Spero altri disabili come me non si abbattano mai e reagiscano e non si diano per vinti. Per il lavoro, mi auguro di trovare un imprenditore che mi metta alla prova e mi faccia lavorare, rendendomi felice”.
Tra i datori di lavoro che leggono ‘la Guida’ ci sono sicuramente persone sensibili e attente agli altri: se qualcuno di loro vuole dare a Mattia la possibilità di una vita diversa, si faccia avanti e contatti la segreteria del giornale, per avere i suoi recapiti.
“Dopo tante porte chiuse, spero in un lavoro, un imprenditore che mi offra una possibilità”
27 gennaio 2024
Cuneo
La medaglia consegnata a Mattia dai colleghi dell’Unieuro di Saluzzo, nell’ultimo suo giorno di lavoro.
Mattia ha 28 anni e vive in un paese delle valle Varaita. La sua vita non è facile a causa di una emiparesi, è stato operato al cervello per una malattia rara e ha il braccio sinistro ko: ma Mattia è innamorato della vita e non si arrende di fronte alle difficoltà che incontra.
Mattia, come è la sua vita?
“È una vita tutto sommato normale, con un braccio fuori uso. Io guido un mezzo senza patente, purtroppo per legge non me la danno. Mi sposto usando i mezzi pubblici, se devo raggiungere luoghi più lontani”.
Dove trova la forza per sorridere?
“Sono felice di vivere, so che non mi devo arrendere: e noto che c’è tanta gente che sta peggio di me. Io non mi abbatto, e la forza di volontà mi aiuta. Nella vita bisogna lottare: non c’è nessuno che ti regala niente!”.
Lei è credente?
“Faccio fatica a credere, di fronte a quei bambini che hanno sofferenze atroci che ho incontrato in diversi ospedali e penso che Dio non c’è, sennò queste situazioni molto dolorose non ci sarebbero!”.
La sua esperienza negli Ospedali?
“Al Niguarda di Milano, dove mi hanno operato, ho trovato medici e infermieri fantastici, professionali e sensibili! A Cuneo, al Santa Croce, ho trovato la dottoressa Zitta (oggi è a Mondovì): è meravigliosa! Lei ci ha sempre sostenuti, le siamo riconoscenti e non possiamo che ringraziarla! Poi ho girato ospedali di Marsiglia, di Parigi. A Verona mi aveva visitato un ‘luminare’… All’epoca, avevo 8 anni ed era il 2004, la Sanità funzionava discretamente bene: oggi tutto mi pare peggiorato. A Milano ad esempio oggi ci sono purtroppo diversi problemi nel farci seguire, e comunichi con loro solo via mail”.
Il lavoro a Saluzzo all’Unieuro?
“Mi sono trovato molto bene con i colleghi splendidi, dal 5 maggio al 30 novembre. Mi sono impegnato al massimo, ma sono restato un po’ deluso dal fatto che mi hanno lasciato a casa. Facevo un po’ di tutto e non mi tiravo indietro, svolgendo anche certe mansioni che non avrei dovuto fare. Nell’ultimo giorno di lavoro, mi hanno festeggiato e mi hanno regalato una simpatica medaglia. Tutti loro pensavano che io restassi, invece non è successo”.
Mattia, lei cosa spera che succeda nel suo futuro?
“Io spero di trovare una occupazione, sono disponibile a fare di tutto: dalla vendita nei negozi, a fare l’impiegato in ufficio, sto prendendo la patente europea dei computer… Non mi piace stare fermo a guardare il soffitto! Purtroppo ho fatto molte domande di lavoro, ma nemmeno mi rispondono: ho mandato decine di curriculum, ma nessuno li considera!”.
Il padre, artigiano, racconta che “Mattia è un buono e ha un carattere allegro, lui si è diplomato in Scienze umanistiche al Liceo, senza aiuti. Per sei mesi ha lavorato come addetto alle vendite a Saluzzo, dove si era trovato benissimo, è anche molto bravo sui pc, poi purtroppo lo hanno lasciato a casa. Lui appartiene alle ‘categorie protette’, ma parliamoci chiaro: diverse aziende pretendono da una persona diversamente abile che sia come gli altri, ma se hai un braccio ko, come puoi fare tutti i lavori di fatica che fanno gli altri? Ma nonostante l’handicap, riesce a fare tantissime cose! Perchè non mettono alla prova lui e quelli come lui?”.
È difficile questa situazione?
“Se Mattia lavora sta bene e si sente realizzato. Se invece non lavora, non è felice, trovandosi tante porte chiuse, come succede a tante altre persone come lui. Il Centro per l’impiego non serve a nulla, i diversamente abili nei fatti non sono considerati. Un collega di Mattia mi ha detto: ‘Mattia ci ha insegnato tante cose, noi abbiamo tante cose da imparare da lui!’ . Lui non si lamenta mai ed è abituato a stare in mezzo alla gente. E ieri mi sono arrabbiato, perché il ‘Consorzio socio assistenziale Monviso solidale’, che ci conosce, non ci ha comunicato che c’è un concorso per un collaboratore amministrativo part time per persona diversamente abile: Mattia ha i requisiti per partecipare al concorso e ha fatto la domanda in extremis! Io ho saputo per caso del concorso… Non vogliamo trattamenti di favore… Ma perché il Consorzio non avvisa i diversamente abili che c’è questa possibilità per loro? E poi c’è un altro problema serio...”.
Quale?
“I Comuni in molti concorsi pubblici pretendono la patente, e tagliano fuori così molti diversamente abili, perché una percentuale di loro non ha la patente. È assurdo! In Piemonte le norme sono più rigide che altrove: e Mattia che è iscritto al Centro per l’impiego di Saluzzo, ma non può fare domande di lavoro fuori dalla ‘Granda’ (dove le possibilità di lavoro sono più limitate)”.
Arriva la madre: “Io sono orgogliosissima di Mattia! Non ha mai fatto pesare la sua disabilità, è allegro e sereno, si gestisce da solo. Ma sono molto demoralizzata di fronte alle decine di porte chiuse incontrate: perché nella nostra società sono discriminati i giovani che hanno qualche problema di salute? Eppure sarebbe importante per un giovane di 27 anni avere un lavoro e la propria autonomia economica!”.
Mattia lancia un appello: “Spero altri disabili come me non si abbattano mai e reagiscano e non si diano per vinti. Per il lavoro, mi auguro di trovare un imprenditore che mi metta alla prova e mi faccia lavorare, rendendomi felice”.
Tra i datori di lavoro che leggono ‘la Guida’ ci sono sicuramente persone sensibili e attente agli altri: se qualcuno di loro vuole dare a Mattia la possibilità di una vita diversa, si faccia avanti e contatti la segreteria del giornale, per avere i suoi recapiti.