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14 luglio 2026

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“Troppa speculazione oggi intorno alla montagna”

17 dicembre 2023

Cuneo

Roberto Ribero (Foto Alma Delfino) Roberto Ribero (Foto Alma Delfino) Roberto Ribero, nato a Cuneo 40 anni fa, vive in valle Grana: “I miei genitori, papà operaio e mamma infermiera, sono due appassionati di montagna; il mio attaccamento alla valle Grana, e più in generale alla montagna arriva dal vissuto da piccolo. Senza saperlo, tanto i miei genitori, quanto i miei nonni mi hanno dato un sacco di spunti, appigli e conoscenze che, rielaborate molti anni dopo, sono la base del mio modo di intendere la montagna. E poi lo sport, che seguo a 360°. A livello di formazione il tassello decisivo è stato il Liceo classico”. Roberto, cosa sognava di fare da bambino? Il giornalista. Quando posso scrivo qualcosa sul mio blog personale che intendo come diario di riflessioni sulle tematiche montane e delle aree marginali. Quando ha iniziato a lavorare? Ho avuto un po’ di esperienze diverse, ma sicuramente quella in cui ho imparato cosa significhi faticare è stata quella in BioValGrana. Si trattava di una cooperativa che oggi, a distanza di quasi otto anni dalla chiusura, mi sentirei di definire in anticipo sui tempi Che lavoro fa oggi? Sono uno dei membri di ‘EmotionAlp’, la cooperativa di lavoro che si ispira al concetto di cooperativa di comunità. La cooperativa nasce con due obiettivi ben precisi: il primo, il fornire ai soci fondatori uno strumento societario. Parallelamente però abbiamo voluto trovare la configurazione migliore per permettere nuovi ingressi, nuovi progetti e nuove posizioni lavorative. Siamo attivi nella gestione degli impianti sportivi di Pradleves, conosciuti soprattutto per la pista di pattinaggio su ghiaccio artificiale, sulla gestione della ‘Porta di valle’ della valle Grana presso il Filatoio di Caraglio e sui servizi di biglietteria e visite guidate all’interno della struttura. Oltre a ciò, proviamo a proporre attività turistica sul territorio della valle Grana e non solo in quella, proprio per questo ci sentiamo a casa nella strategia di ‘Terres Monviso’, che ha nelle valli una ricchezza enorme! Cosa rappresenta la montagna per lei? È un ambiente di vita, anche se oggi la popolazione alpina è molto inferiore rispetto al passato. Non riesco ad immaginare una montagna senza animali al pascolo, botteghe, agricoltori o artigiani. La montagna oggi soffre, a partire dallo stato di difficoltà che attanaglia tutti i comuni e dalla necessità di rivederne la governance. Il fallimento delle Unioni Montane per come sono state concepite è evidente: anche laddove ci sono amministratori bravi e preparati e tecnici capaci, la macchina è troppo complicata. Allo stesso tempo però, un po’ per lavoro, un po’ per passione vedo parecchie realtà che sviluppano progetti alternativi, che guardano al futuro. Vecchi e nuovi cittadini delle valli che hanno idee e la tenacia per provare a farne impresa. Ecco, questo capitale di persone è per me la montagna attuale. Oltre, ovviamente alla bellezza dei nostri luoghi, che non è in discussione.  Il turismo oggi in valle Grana: chi arriva e per cosa? Arrivano per diverse motivazioni, ma ne citerei tre su tutte. La bellezza dei luoghi da vivere con discipline outdoor, il patrimonio gastronomico, e l’offerta culturale sulla quale si può e si deve lavorare per una sua messa a sistema in grado di renderlo fruibile. La valle Grana su cosa deve puntare secondo lei? Sulla sua autenticità, sulla sua comunità ancora viva, ma che rischia di trasformarsi in spettatrice rispetto a interessi terzi che la fanno diventare semplicemente campo di gioco e non attrice protagonista della sua storia. Penso che più che creare nuove attività, debba mettere a sistema le eccellenze che ha e renderle chiaramente visibili. Una sua giornata tipo? Non ho una giornata tipo, proprio per la varietà delle nostre attività, ed è uno stimolo per crescere. La fatica più grande? Quello che mi stanca di più è vedere quanta speculazione c’è oggi intorno alla montagna. Dalle truffe sui contributi agli alpeggi, alla speculazione sull’acqua, per arrivare alle decine di progetti di valorizzazione del patrimonio in cui la montagna anzichè essere beneficiario diventa meramente terre-no di gioco per protagonisti che nulla hanno a che vedere con lo sviluppo sociale ed economico della comunità!  Lei è pentito o felice della scelta di vita che ha fatto? Spesso, come tutti, si guarda a chi ha fatto scelte diverse chiedendosi se non sarebbe stato meglio compiere scelte analoghe. Le scelte fatte sono questo, un percorso verso me stesso che sono contento di aver fatto e che è lontano dall’essere un punto di arrivo. La soddisfazione più grande? Sicuramente quella di vedere curiosità da parte di persone più giovani nella nostra struttura e la loro volontà di capire cosa facciamo. Il mondo di oggi come lo vede? Penso che il cambiamento climatico da un lato, gli spostamenti massicci di persone sul globo terrestre, e la ridefinizione degli equilibri politici ed economici in corso a livello mondiale, stiano generando un profondo cambiamento per il genere umano.  Cosa mette al primo posto nella sua vita? Sul piano personale sicuramente gli affetti familiari, oltre a questa sfera il bene comunitario.  
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