cuneo
Nel corso del Medioevo la figura immaginaria del drago, fin da epoche remotissime pensato da numerosi racconti mitologici come multiforme mostro di immani proporzioni capace di mettere a repentaglio la vita stessa della specie umana, assume una sfumatura tutta particolare: esso viene infatti pensato come l’incarnazione stessa del male. Sarà per questa ragione che il drago nel Medioevo vedrà amplificati i suoi tratti prettamente demoniaci, ben evidenziati da una forma che, tratteggiandolo come un grosso rettile alato, di fatto tende a rimarcarne il suo legame identitario con l’antico serpente, in grado di sedurre con la sua astuzia Eva e Adamo.
A divenire centrale però, nella forma assunta dal drago nel Medioevo, non saranno tanto le sue sottili tecniche persuasorie, bensì la violenza che egli appare capace di esercitare, condensando in sé tutta la perfidia del male e tutta la ferocia che essa è capace di sprigionare. Ed è proprio il drago come espressione di una violenza devastante, in grado addirittura di uccidere col suo solo fiato tutte le persone che avevano la sventura di incontrarlo, a trasformarsi nel nemico contro il quale san Giorgio combatte fino a trafiggerlo, salvando così la giovane figlia del re dall’essere divorata dal terribile mostro. Se tuttavia san Giorgio vince la sua sfida uccidendo il drago, c’è un’altra santa che, entrando in conflitto con questo mostro dietro le cui sembianze si nasconde il diavolo stesso, è considerata così potente da riuscire a soggiogarlo senza nemmeno ucciderlo: santa Margherita.
Originaria di Antiochia e di nobile famiglia, santa Margherita era ovviamente una ragazza bellissima. Invisa al padre per essersi fatta battezzare a sua insaputa, mentre un giorno custodiva il gregge della sua nutrice a posarsi su di lei furono gli occhi del prefetto Olibrio. Quest’ ultimo, invaghitosi di lei, ordinò ai suoi servi: «Andate a prenderla: se è di condizione libera la farò mia sposa; se invece è una schiava sarà la mia concubina».
I servi eseguirono l’ordine e santa Margherita venne portata al cospetto del prefetto che le chiese «da che famiglia proveniva, il suo nome e la sua fede; ed ella rispose che di famiglia era nobile, che di nome si chiamava Margherita e che di religione era cristiana». La reazione del prefetto fu molto netta: «Le prime due cose vanno bene, perché sei nobile e sei bella come una perla. Ma la terza no: come può una ragazza così nobile e bella avere un dio crocefisso?». Ma Margherita, replicando «che Cristo fu crocifisso di sua volontà per redimerci e che ora viveva in eterno», suscitò l’ira del governatore che non ci pensò un attimo a farla gettare in carcere, invitandola a rinunciare alla sua fede e ad adorare gli dei pagani. Il fermo rifiuto di Margherita ebbe come conseguenza una prima serie di torture: «Il prefetto la fece legare al cavalletto, poi la fece dilaniare prima a colpi di bastone, poi con striglie di ferro, fino alle ossa, mentre il sangue sgorgava come da una fonte purissima». Proprio la vista di tanto sangue, insopportabile persino agli occhi del prefetto, lo indusse a sospendere il supplizio, inviando nuovamente Margherita in carcere.
«Quando Margherita fu lì, pregò e chiese a Dio di mostrarle materialmente il nemico che combatteva contro di lei: ecco apparve un grande drago che le si slanciò contro per divorarla, ma sparì non appena Margherita fece il segno della croce.
Altrove si legge che spalancò la bocca sul suo capo, le mise la lingua dietro il calcagno e la inghiottì d’un colpo; mentre però la stava trangugiando, Margherita si armò del segno di croce, e in grazia della croce si squarciò e la vergine uscì illesa».
Sebbene lo stesso Iacopo da Varagine rimarchi come «questa storia dell’inghiottimento e della rottura del drago non sembri autentica» e vada ritenuta priva di valore, ciò non basterà ad evitare che la figura di santa Margherita, sul piano iconografico, appaia quasi inscindibilmente legata al drago e alla sua sottomissione da parte di lei.
La potenza del drago, espressa dalla sua grandezza e dalla ferocia aggressiva delle sue fauci spalancate, è rimarcata dall’affresco della santa dipinto da Pietro da Saluzzo nell’antica parrocchiale dei santi Filippo e Giacomo di Verzuolo (Figura 1). Santa Margherita, completamente avvolta dalle verdi ali del mostro pronto ad attaccarla e divorarla, vi appare a mani giunte ed assorta nella preghiera. Ad essere rimarcato con forza, del tutto in linea con quanto narrato dalla Legenda aurea, è dunque il forte contrasto determinato dal contrapporsi della furia aggressiva del drago e della imperturbabilità di Margherita, il cui volto mostra come del tutto impassibile a ciò che le sta accadendo intorno.
Fig. 1 Santa Margherita; Affresco (particolare); Pietro da Saluzzo; Metà XIV secolo; Antica Parrocchiale dei Santi Filippo e Gi
Sebbene in presenza del drago, accucciato ai piedi di Margherita in una posa che tradisce ancora un intento aggressivo, pur tenuto a bada dalla forza della santa, l’intento dell’iconografia dedicata alla martire di Antiochia nella chiesa di san Fiorenzo a Bastia Mondovì (Figura 2) sembra rimarcare soprattutto i tratti descrittivi con cui la Legenda aurea ne tratteggia il profilo. Mentre dunque la figura del drago sembra essere sottratto alla centralità dell’affresco precedentemente considerato, a venire sottolineate in questo caso sono la nobiltà e la bellezza della fanciulla: la prima evidenziata attraverso il raffinatissimo abito verde dalle maniche damascate e dal girocollo ornato con un ricercato ricamo; la seconda rimarcata dai biondi capelli sciolti e dal viso compito.
Fig. 2 - Santa Margherita; Affresco; Anonimo; Seconda Metà XV secolo; Chiesa di San Fiorenzo; Bastia Mondovì.
Anche in questo caso tuttavia a risultare centrale è l’atteggiamento di preghiera di santa Margherita, tra le cui mani giunte trova posto una piccola croce: quella servitale per rintuzzare l’assalto del drago. Proprio quest’ultimo perde invece ogni aggressività nella rappresentazione della santa di Antiochia inserita nella rappresentazione della volta della chiesa di san Domenico ad Alba (Figura 3).
Il mostro appare infatti accucciato ai suoi piedi, sottratto ormai ad ogni intento aggressivo e trasformato piuttosto in simbolo volto a chiarire in modo inequivocabile l’identità di Margherita stessa. I cui lineamenti non sono però quelli di una leggiadra fanciulla, ma piuttosto di una donna matura, sontuosamente abbigliata e seduta su un trono ligneo in una posa che ne mette in evidenza tutta l’autorevolezza di santa e di martire.
Fig. 3 - Santa Margherita; Affresco (particolare); Anonimo; XV secolo; Chiesa di San Domenico; Alba.
Se il fascino della figura del drago trasformò quest’ultimo in elemento quasi immancabile dell’iconografia di Santa Margherita d’Antiochia, non mancano però immagini di quest’ultima volte a rappresentare il suo supplizio attraverso la decapitazione: dopo essere stata tratta fuori dalla prigione ed aver sopportato ulteriori tormenti, la santa «si alzò e disse al boia: “Fratello, prendi la tua spada e colpiscimi”. Egli la colpì e le staccò la testa con un sol colpo: così Margherita ebbe la corona del martirio». Proprio su questo momento clou della sua vita si concentra la rappresentazione della santa dipinta all’interno della cappella marchionale di Revello (Figura 4). Mentre sullo sfondo della scena ad assistere al supplizio, circondato dai suoi consiglieri, è il prefetto stesso che l’ha ordinato.
Col capo reclinato in avanti egli assiste alla decapitazione della santa, collocata in una posizione centrale, in ginocchio e a mani giunte. Avvolta da un elegante abito di colore azzurro chiuso in vita da una sottile e poco vistosa cintura, Margherita spicca per i suoi capelli color biondo scuro che le scivolano sulle spalle, lasciando ben scoperta la parte posteriore del collo, e per la curiosa assenza dell’aureola che solitamente contraddistingue iconograficamente i santi. Ed alle sue spalle, mentre lei si prepara in preghiera a testimoniare in modo eroico la sua fede cristiana, il boia è pronto a colpirla con una lunga spada che, abbattendosi sul suo giovane collo, la decapiterà.
Fig. 4 - Decapitazione di Santa Margherita; Affresco; Anonimo; XV secolo; Cappella Marchionale; Revello.
L’iconografia cuneese di Santa Margherita di Antiochia e il suo coraggioso rifiuto di sacrificare agli dei pagani
10 dicembre 2023
Cuneo
Nel corso del Medioevo la figura immaginaria del drago, fin da epoche remotissime pensato da numerosi racconti mitologici come multiforme mostro di immani proporzioni capace di mettere a repentaglio la vita stessa della specie umana, assume una sfumatura tutta particolare: esso viene infatti pensato come l’incarnazione stessa del male. Sarà per questa ragione che il drago nel Medioevo vedrà amplificati i suoi tratti prettamente demoniaci, ben evidenziati da una forma che, tratteggiandolo come un grosso rettile alato, di fatto tende a rimarcarne il suo legame identitario con l’antico serpente, in grado di sedurre con la sua astuzia Eva e Adamo.
A divenire centrale però, nella forma assunta dal drago nel Medioevo, non saranno tanto le sue sottili tecniche persuasorie, bensì la violenza che egli appare capace di esercitare, condensando in sé tutta la perfidia del male e tutta la ferocia che essa è capace di sprigionare. Ed è proprio il drago come espressione di una violenza devastante, in grado addirittura di uccidere col suo solo fiato tutte le persone che avevano la sventura di incontrarlo, a trasformarsi nel nemico contro il quale san Giorgio combatte fino a trafiggerlo, salvando così la giovane figlia del re dall’essere divorata dal terribile mostro. Se tuttavia san Giorgio vince la sua sfida uccidendo il drago, c’è un’altra santa che, entrando in conflitto con questo mostro dietro le cui sembianze si nasconde il diavolo stesso, è considerata così potente da riuscire a soggiogarlo senza nemmeno ucciderlo: santa Margherita.
Originaria di Antiochia e di nobile famiglia, santa Margherita era ovviamente una ragazza bellissima. Invisa al padre per essersi fatta battezzare a sua insaputa, mentre un giorno custodiva il gregge della sua nutrice a posarsi su di lei furono gli occhi del prefetto Olibrio. Quest’ ultimo, invaghitosi di lei, ordinò ai suoi servi: «Andate a prenderla: se è di condizione libera la farò mia sposa; se invece è una schiava sarà la mia concubina».
I servi eseguirono l’ordine e santa Margherita venne portata al cospetto del prefetto che le chiese «da che famiglia proveniva, il suo nome e la sua fede; ed ella rispose che di famiglia era nobile, che di nome si chiamava Margherita e che di religione era cristiana». La reazione del prefetto fu molto netta: «Le prime due cose vanno bene, perché sei nobile e sei bella come una perla. Ma la terza no: come può una ragazza così nobile e bella avere un dio crocefisso?». Ma Margherita, replicando «che Cristo fu crocifisso di sua volontà per redimerci e che ora viveva in eterno», suscitò l’ira del governatore che non ci pensò un attimo a farla gettare in carcere, invitandola a rinunciare alla sua fede e ad adorare gli dei pagani. Il fermo rifiuto di Margherita ebbe come conseguenza una prima serie di torture: «Il prefetto la fece legare al cavalletto, poi la fece dilaniare prima a colpi di bastone, poi con striglie di ferro, fino alle ossa, mentre il sangue sgorgava come da una fonte purissima». Proprio la vista di tanto sangue, insopportabile persino agli occhi del prefetto, lo indusse a sospendere il supplizio, inviando nuovamente Margherita in carcere.
«Quando Margherita fu lì, pregò e chiese a Dio di mostrarle materialmente il nemico che combatteva contro di lei: ecco apparve un grande drago che le si slanciò contro per divorarla, ma sparì non appena Margherita fece il segno della croce.
Altrove si legge che spalancò la bocca sul suo capo, le mise la lingua dietro il calcagno e la inghiottì d’un colpo; mentre però la stava trangugiando, Margherita si armò del segno di croce, e in grazia della croce si squarciò e la vergine uscì illesa».
Sebbene lo stesso Iacopo da Varagine rimarchi come «questa storia dell’inghiottimento e della rottura del drago non sembri autentica» e vada ritenuta priva di valore, ciò non basterà ad evitare che la figura di santa Margherita, sul piano iconografico, appaia quasi inscindibilmente legata al drago e alla sua sottomissione da parte di lei.
La potenza del drago, espressa dalla sua grandezza e dalla ferocia aggressiva delle sue fauci spalancate, è rimarcata dall’affresco della santa dipinto da Pietro da Saluzzo nell’antica parrocchiale dei santi Filippo e Giacomo di Verzuolo (Figura 1). Santa Margherita, completamente avvolta dalle verdi ali del mostro pronto ad attaccarla e divorarla, vi appare a mani giunte ed assorta nella preghiera. Ad essere rimarcato con forza, del tutto in linea con quanto narrato dalla Legenda aurea, è dunque il forte contrasto determinato dal contrapporsi della furia aggressiva del drago e della imperturbabilità di Margherita, il cui volto mostra come del tutto impassibile a ciò che le sta accadendo intorno.
Fig. 1 Santa Margherita; Affresco (particolare); Pietro da Saluzzo; Metà XIV secolo; Antica Parrocchiale dei Santi Filippo e Gi
Sebbene in presenza del drago, accucciato ai piedi di Margherita in una posa che tradisce ancora un intento aggressivo, pur tenuto a bada dalla forza della santa, l’intento dell’iconografia dedicata alla martire di Antiochia nella chiesa di san Fiorenzo a Bastia Mondovì (Figura 2) sembra rimarcare soprattutto i tratti descrittivi con cui la Legenda aurea ne tratteggia il profilo. Mentre dunque la figura del drago sembra essere sottratto alla centralità dell’affresco precedentemente considerato, a venire sottolineate in questo caso sono la nobiltà e la bellezza della fanciulla: la prima evidenziata attraverso il raffinatissimo abito verde dalle maniche damascate e dal girocollo ornato con un ricercato ricamo; la seconda rimarcata dai biondi capelli sciolti e dal viso compito.
Fig. 2 - Santa Margherita; Affresco; Anonimo; Seconda Metà XV secolo; Chiesa di San Fiorenzo; Bastia Mondovì.
Anche in questo caso tuttavia a risultare centrale è l’atteggiamento di preghiera di santa Margherita, tra le cui mani giunte trova posto una piccola croce: quella servitale per rintuzzare l’assalto del drago. Proprio quest’ultimo perde invece ogni aggressività nella rappresentazione della santa di Antiochia inserita nella rappresentazione della volta della chiesa di san Domenico ad Alba (Figura 3).
Il mostro appare infatti accucciato ai suoi piedi, sottratto ormai ad ogni intento aggressivo e trasformato piuttosto in simbolo volto a chiarire in modo inequivocabile l’identità di Margherita stessa. I cui lineamenti non sono però quelli di una leggiadra fanciulla, ma piuttosto di una donna matura, sontuosamente abbigliata e seduta su un trono ligneo in una posa che ne mette in evidenza tutta l’autorevolezza di santa e di martire.
Fig. 3 - Santa Margherita; Affresco (particolare); Anonimo; XV secolo; Chiesa di San Domenico; Alba.
Se il fascino della figura del drago trasformò quest’ultimo in elemento quasi immancabile dell’iconografia di Santa Margherita d’Antiochia, non mancano però immagini di quest’ultima volte a rappresentare il suo supplizio attraverso la decapitazione: dopo essere stata tratta fuori dalla prigione ed aver sopportato ulteriori tormenti, la santa «si alzò e disse al boia: “Fratello, prendi la tua spada e colpiscimi”. Egli la colpì e le staccò la testa con un sol colpo: così Margherita ebbe la corona del martirio». Proprio su questo momento clou della sua vita si concentra la rappresentazione della santa dipinta all’interno della cappella marchionale di Revello (Figura 4). Mentre sullo sfondo della scena ad assistere al supplizio, circondato dai suoi consiglieri, è il prefetto stesso che l’ha ordinato.
Col capo reclinato in avanti egli assiste alla decapitazione della santa, collocata in una posizione centrale, in ginocchio e a mani giunte. Avvolta da un elegante abito di colore azzurro chiuso in vita da una sottile e poco vistosa cintura, Margherita spicca per i suoi capelli color biondo scuro che le scivolano sulle spalle, lasciando ben scoperta la parte posteriore del collo, e per la curiosa assenza dell’aureola che solitamente contraddistingue iconograficamente i santi. Ed alle sue spalle, mentre lei si prepara in preghiera a testimoniare in modo eroico la sua fede cristiana, il boia è pronto a colpirla con una lunga spada che, abbattendosi sul suo giovane collo, la decapiterà.
Fig. 4 - Decapitazione di Santa Margherita; Affresco; Anonimo; XV secolo; Cappella Marchionale; Revello.