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17 luglio 2026

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Le fraternità itineranti degli Ordini Mendicanti e la fioritura delle confraternite laicali, anche a Cuneo

09 dicembre 2023

Cuneo

cuneum-piantina-1662-San-Francesco-e-confraternita Gli schemi storici, tramandati nelle generazioni scolarizzate da fine ‘800, hanno posto quasi una decina di secoli sotto l’etichetta del Medioevo come tempo oscuro e piatto, ripartendo nel racconto del cammino della civiltà occidentale con il Rinascimento. In concreto ciò che è successo dopo la fine dell’Impero Romano fino al 1492, con la scoperta dell’America, sono rovine di barbari e beghe tra papi ed imperatori. Difficilmente si colgono nel tornante storico attorno all’anno Mille e nei tre secoli successivi le basi giuridiche della concezione di persona e di libertà, germinate come responsabilità morale e maturate nel diritto e nelle rivendicazioni fino alla rivoluzione francese; così si misconosce l’avvio di esperienze di forme sociali democratiche espresse dal sorgere dei comuni e praticate nelle confraternite; si fatica a cogliere la vivacità culturale di gran parte dell’Europa ancora largamente accomunata dalla lingua latina e nello stesso tempo aperta al forgiarsi delle lingue volgari moderne, tra cui l’italiano, che ha avuto in Francesco d’Assisi uno dei primi testimoni. Sono solo cenni ad una vivacità di cui in un precedente abbozzo, pubblicato su queste colonne, sono stati richiamati aspetti religiosi di anelito alla riforma attuata in forme radicali dal pullulare di sette eretiche. Si è pure ricordato come il monachesimo dopo il Mille ebbe rinnovate forme di austerità e di povertà dei singoli monaci, ad esempio con il lavoro manuale ed artigianale attuato dai cistercensi, con il risultato di nuova ricchezza per i monasteri. Così all’inizio del 1200, districandosi tra le resistenze della ricca gerarchia ecclesiastica e le radicali contestazioni di movimenti ereticali, sorsero le sorprendenti novità degli ordini mendicanti. Gli Ordini Mendicanti: le novità di San Domenico con preti itineranti e poveri La prima esperienza di ritorno alla “vita come gli Apostoli” fu intrapresa da san Domenico. Nato nel 1170 a Caleruega, nella Vecchia Castiglia, confinante con regni mussulmani della Spagna, ordinato prete verso il 1196, la sua attenzione di giovane prete, in occasione di un viaggio, si rivolse agli eretici catari. Infatti, per la cultura ed austerità, fu nominato canonico e coinvolto dal suo vescovo in un viaggio verso la Danimarca, nel 1201 scoprì l’eresia dei catari, nella loro forma più organizzata degli Albigesi, e nel resto del viaggio sperimentò l’ignoranza dei cristiani nella fede. Il viaggio lo portò a Roma, nel 1206, dove il papa Innocenzo III lo invitò a dedicarsi alla conversione degli albigesi, come urgenza prioritaria rispetto alla missione tra i mussulmani. Domenico si fermò per una decina d’anni a predicare nei villaggi vicino a Tolosa, vivendo in povertà e nel dialogo fruttuoso di conversioni, prima che lo stesso papa nel 1209 scatenasse una crociata contro questi eretici, perché avevano ucciso il legato pontificio che doveva trattare con loro. Il suo metodo di predicazione sullo stile apostolico di viaggiare poveramente di villaggio in villaggio, attirò dei compagni ed ebbe l’appoggio del vescovo di Tolosa, che li riconobbe come missionari diocesani. L’approvazione non era scontata sia per il dilagare della crociata armata contro gli Albigesi, sia soprattutto per due questioni ritenute contrarie alla vita religiosa: il non risiedere stabilmente in un monastero e vivere di elemosina, anche questuando, cosa contraria alla dignità di preti! Nel 1215 in occasione del IV concilio Lateranense Domenico chiese di essere riconosciuto come nuovo ordine religioso, ma questo concilio stabilì che non concedesse il riconoscimento di muove regole. Domenico ed i suoi confratelli vennero quindi riconosciuti come religiosi sotto la regola di Sant’Agostino. Tuttavia la rapida crescita di religiosi e l’efficacia della loro condotta convinsero il nuovo papa Onorio III, presso cui giunse personalmente Domenico, ed il 22 dicembre 1216 il papa riconobbe la nuova comunità come Ordine dei Predicatori, lanciati nel mondo a conquistare i fratelli a Cristo, tramite lo studio, la contemplazione e la predicazione di Gesù Verità. Domenico intensificò i suoi viaggi di predicazione, che lo portarono fino a Bologna, dove morì il 6 agosto 1221. A quella data vi erano già 60 conventi di Predicatori. Gregorio IX, a lui legato da una profonda amicizia, lo canonizzerà il 3 luglio 1234. La sfida ulteriore di San Francesco: religiosi laici in missioni itineranti e nella povertà umile di “minori”  Un decennio dopo la via apostolica tracciata da Domenico, lo Spirito suscitò il percorso ancor più radicale di Francesco ad Assisi, incentrato semplicemente nella sequela della vita di Gesù, il Figlio di Dio venuto tra noi nella povertà ed umiltà e morto in croce per manifestare la misericordia di Dio. Francesco era nato nel 1182, mentre suo padre Pietro di Bernardone, commerciante in spezie e stoffe, era in Francia per commercio. Anche sua madre era una provenzale. Fu battezzato col nome di Giovanni, ma raccontano che il padre al rientro ne cambiò il nome, perché non voleva uno come Giovanni Battista, vestito di pelli di cammello, ma un Francesco secondo l’elegante moda provenzale. L’infanzia e la giovinezza di Francesco furono secondo le idee paterne. Nella turbolenta età comunale, il giovane ventenne partecipò alla guerra tra Assisi e Perugia, e fu fatto prigioniero ed ebbe modo di ripensare a se stesso. Così al rientro ad Assisi davanti ad un lebbroso, spinto dalla grazia di Dio, gli si avvicinò e lo baciò. E la sua vita fu sconvolta di gioia interiore. Riscoprì la misericordia di Gesù Cristo e provò a consultare il vangelo, prendendo la decisione di lasciare le ricchezze del padre per vivere l’umile libertà di dedicarsi ai poveri e a riparare la chiesetta di San Damiano. Nel 1209 quattro amici decisero di fare come lui, vivendo in capanne a Rivotorto e alla Porziuncola, vestendo un saio e percorrendo i paesi per predicare il Vangelo. Ovviamente per parlare di Gesù Cristo bisognava essere autorizzati almeno dal vescovo. Il vescovo di Assisi, Guido, prese di buon grado Francesco ed i suoi, ma, per il possibile sospetto tra i tanti gruppi ereticali, preferì mandarli dal papa. E Francesco e compagni, ormai in dodici, nel 1210 andarono dal papa Innocenzo III. Francesco aveva preparato una regola composta praticamente solo di frasi del Vangelo. Ovviamente il papa ritenne che fosse impossibile seguire una simile regola; grazie al cardinale Giovanni Colonna, che notò che la bocciatura significava ritenere incompatibile il Vangelo per i cristiani, il papa acconsentì verbalmente, chiedendo che tutti ricevessero almeno la tonsura come segno di vita religiosa per poter predicare. Lo sviluppo della via proposta da Francesco fu eccezionale: nel “capitolo delle stuoie” del 1221 si trovarono a Santa Maria degli Angeli in cinquemila. Si ripropose la questione di una regola, che Francesco rielaborò ed ebbe lo stesso anno una conferma ufficiosa; venne rivista con giuristi della curia papale ed approvata da papa Onorio III il 29 novembre 1223, cioè ottocento anni or sono! E due anni dopo la morte di Francesco, avvenuta nel 1226, su disposizioni del papa, frate Elia iniziò la costruzione del gran convento sul colle inferiore di Assisi, nel 1228, mentre papa Gregorio IX dichiarava santo Francesco. Dagli Ordini Mendicanti una nuova fioritura delle confraternite laicali Francesco accettò di entrare nello stato clericale, con la tonsura imposta dal papa, e poi accolse dei preti tra i suoi frati, ma inizialmente era contrario anche allo studio, perché lo riteneva una tentazione di superbia e vana scienza: doveva bastare il Vangelo come richiamo alla vita di Gesù. Ed era la persona di Gesù che egli cercava di imitare. Anche per questo nel 1219 affrontò il pellegrinaggio in Terra Santa, superando le contrapposizioni delle crociate. Curò la celebrazione del Natale nella stalla di Greccio nel 1223 e si  immerse nella meditazione della passione, nel 1224, fino a patire su di sé le ferite di Gesù in croce. Questo tipo di imitazione di Gesù non richiedeva le strutture che la vita religiosa dei monasteri aveva costruito, ma era rivolta a qualsiasi cristiano che volesse prendere sul serio Gesù. D’altro lato Francesco era ben radicato nei segni sacramentali del Signore, in particolare dell’Eucaristia, e quindi del riconoscimento dei ministeri ordinati di vescovi e preti, anche se molti di essi vivevano indegnamente il loro servizio. E nelle premesse della regola è ben fermo l’impegno all’obbedienza alla gerarchia ecclesiastica, come “minori”, cioè soggetti obbedienti ad ogni autorità al pari di ogni fedele. Tutto questo era possibile per ogni cristiano; ma l’elemento più radicale era la sua proposta di povertà, che sicuramente non sarebbe praticabile da chi lavora per sostenere sé e la propria famiglia. Nella presentazione della povertà Francesco è ben attento a distinguere tra proprietà, uso e disprezzo delle cose necessarie alla vita. Mentre chiede ai frati di rinunciare ad ogni forma di proprietà sia personale che come comunità, scegliendo la questua come segno di povertà, non si opporrà all’uso di quanto necessario e tanto meno arriverà al disprezzo delle cose. Basti considerare il suo Cantico delle Creature! E sul tipo di uso delle cose necessarie per vivere il francescanesimo discuterà per secoli, dividendosi ripetutamente in famiglie diverse: osservanti, conventuali, cappuccini… Di fatto la via tracciata da Francesco, con la precarietà dell’itineranza e dell’adattamento agli imprevisti quotidiani, aveva uno stile più vicino alla condizione sociale della gente comune dei paesi, che non alla rassicurante stabilità monastica. Così già nei suoi giorni sorsero dei gruppi di persone che ispiravano la loro vita alla freschezza della semplicità evangelica risvegliata da Francesco. La forma più classica che già da secoli riuniva cristiani più fervorosi era quella delle confraternite. Rapidamente, accanto al diffondersi dei frati minori, sorsero ovunque confraternite dedite a nuove forme di contemplazione della vita di Gesù nei misteri del Natale e della passione del Signore, affiancando le devozioni con la cura dei poveri. Tali confraternite ebbe pure un’approvazione ufficiale da papa Nicolò IV nel 1289. Anche a Cuneo, a pochi decenni dall’arrivo dei frati minori, a fine del ‘200, sorse la confraternita di Santa Croce, che nel 1319 promosse l’omonimo ospedale. Per questi nuclei di cristiani il fervore con cui si celebrava Gesù Cristo nella sua nascita povera e nella sofferenza della croce diventava il motivo per prendersi cura dei bambini abbandonati o dei malati soli. La confraternita di Santa Croce diventa una forma di socialità religiosa che va oltre i confini delle parrocchie e si prende cura di persone di tutta la città e del territorio circostante, dove col tempo sostenne il sorgere di altri nuclei laicali simili. Divenne un movimento fuori delle chiese, che erano il luogo di ascolto, di contemplazione e di lode, per svilupparsi fuori nelle processioni e nel servizio di misericordia. Il laicato cristiano aveva ritrovato uno slancio che per la forza interiore del legame tra vita religiosa ed opere misericordia superò i secoli. San Francesco e S Elisabetta   Nelle immagini, sopra: la confraternita di Santa Croce ebbe la sua prima sede proprio davanti alla chiesa di San Francesco (Cuneo nel disegno del Boetto del 1665); sotto: San Francesco d’Assisi e Santa Elisabetta d’Ungheria, patrona delle donne delle confraternite (Cuneo, San Francesco, affresco secolo XV).
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