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Il frate che ha impedito la chiusura del convento di San Giovanni di Saluzzo

03 dicembre 2023

Cuneo

Padre Lorenzo Merivot (foto di Alma Delfino) Oggi abita da solo, nell’alloggio sopra il porticato del chiostro quattrocentesco della chiesa di San Giovanni, uno dei ‘gioielli’ di Saluzzo. Padre Lorenzo Merivot è nato il 21 aprile 1942 a Nus, in valle d’Aosta. Il Servo di Maria si occupa di ogni necessità dell’edificio religioso e anche di suonare le campane della chiesa, agendo sulle tre corde che pendono a lato della navata centrale, ciascuna collegata a una campana di dimensioni diverse: “Ho imparato a suonarle da frate Gioachino, che per anni aveva  fatto anche il sacrestano”. Che ricordi ha dei suoi genitori? Mio padre Felice lavorava in una fabbrica della Montecatini, a Saint Marcel e lavorava anche la terra con mia madre, Giuseppina, che faceva la casalinga. Da bambino davo già una mano a guardare gli animali. Dei quattro fratelli e sorelle che eravamo, sono restato solo più io. La povertà l’ha conosciuta? Per fortuna no, da mangiare ce n’era sempre. E io da bambino sognavo di fare il meccanico. E invece? Un giorno a casa nostra è arrivato padre Anselmo Arneodo e mi ha detto: ‘Ma Lorenzo, non hai voglia di entrare in Seminario?’. Io, che avevo 16 anni, gli ho risposto: ‘Mi piacerebbe, ma non so bene cosa sia il Seminario!’. E così alla fine sono entrato nel Seminario dei Servi di Maria a Rivoli. Ho dei ricordi bellissimi di quegli anni: eravamo una sessantina di aspiranti frati... Facevamo anche degli scherzi ai professori, quando si distraevano: tante le birichinate da ragazzi che abbiamo combinato! Ultimati gli studi, il 4 aprile 1970 sono stato ordinato Servo di Maria. Che incarichi ha avuto? A Rivoli seguivo i futuri frati, ad Alessandria mi occupavo dei giovani che frequentavano l’Oratorio, a Torino sono stato il superiore della basilica di Superga. Poi nel 1976 sono arrivato qui a Saluzzo, nel convento di San Giovanni, dove c’erano padre Francesco Moioli, fra Gioachino Papini e padre Virgilio Palazzo (grande studioso, che però non riusciva a piantare un chiodo!). E poi cosa è successo? Sono rimasto da solo qui, perché i miei superiori volevano chiudere il convento di San Giovanni, ma io non ero d’accordo. Affinchè io non lasciassi Saluzzo, nel 2002 era nato un comitato di lotta fra i fedeli e si erano raccolte anche delle firme. I miei superiori alla fine mi hanno detto: ‘Se vuoi stare lì a Saluzzo, arrangiati!’. E io ho pensato: ‘Ce la posso fare, anche se resto da solo’. E così è stato. Con loro ho chiuso ogni rapporto, sono stato poi incardinato in Diocesi dal primo settembre 2017 e da quel momento ho l’incarico di occuparmi della chiesa di San Giovanni, che fino al Cinquecento era la chiesa principale di Saluzzo e ora fa parte della parrocchia del Duomo. Le sue giornate, oggi? Mi sveglio alle 6 del mattino, prendo il caffè e poi prego. Alle 8 apro le porte della chiesa e nell’arco della giornata faccio quello che c’è da fare. I turisti arrivano di continuo, tutti i mesi dell’anno: molti sono anche gli stranieri e io li accolgo volentieri. Poi ovviamente celebro le Messe, facendo attenzione a non fare omelie troppo lunghe: pochi pensieri, detti bene, sono sufficienti e non bisogna stufare i fedeli! Che effetto le fa vivere a San Giovanni? Qui mi trovo bene, qui c’è quell’armonia spirituale che non trovi in tutti gli edifici religiosi. Sovente, recitando il Rosario da solo, contemplo le volte magnifiche della chiesa. E un giorno ho scoperto che ci sono anche delle lumache affrescate, che ci ricordano che chi va piano, va sano e va lontano... Le soddisfazioni, per lei? Mi accorgo sovente che tante sono le persone che mi vogliono bene e che apprezzano quello che cerco di fare. Le Messe domenicali sono sempre frequentate (tante le persone che arrivano anche da fuori) e devo dire che la Provvidenza c’è: tante volte l’ho toccato con mano e ringrazio di cuore queste persone generose. L’altro giorno una persona mi ha portato cinque chili di pasta e io ho pensato: ‘Ma cosa ne faccio di così tanta pasta?’ Ma poi è arrivata una donna anziana, che fa fatica ad arrivare alla fine del mese: e gliel’ho allora regalata. Le fatiche? Sinceramente non ne trovo, e non sono superiori a quelle di una persona anziana che vive da sola. Lo spirito mariano è rimasto in me e io recito ancora sempre le preghiere e faccio i riti dei Servi di Maria. Padre Lorenzo, un ricordo simpatico di questi anni? Quella cagnolina che mi faceva da sacrestano! E durante un matrimonio che stavo celebrando, si è piazzata, tranquilla, tra gli sposi, felici di questa situazione. Cosa pensa della Chiesa cattolica di oggi? Non mi pongo tanto il problema: noto che nella Chiesa c’è un po’ di tutto, ma ci pensa lo Spirito Santo! Papa Francesco come lo trova? È molto paterno! È molto umile ed ha anche la capacità di avvicinare le persone che in apparenza sono lontane. I più grandi nemici li ha dentro la Chiesa e di sicuro non ha un compito facile da svolgere. Le guerre che si combattono oggi? Non so più cosa pensare! Come sempre, a morire sono le persone innocenti, purtroppo. I conflitti sono azioni diaboliche. Alla morte lei pensa? So che arriverà anche per me, i problemi restano per quelli che rimangono. Io spero di non dover soffrire troppo. Dovessi rivivere, rifarei le cose che ho fatto, se Dio è contento di me. Padre Lorenzo, cosa deve fare un valido uomo di Dio? Deve essere capace soprattutto di ascoltare la gente, per poter capire i loro problemi e dialogare con loro. Il Natale cosa è per lei? È la vita nuova che inizia nel Cristo. Purtroppo il Natale e la Pasqua sono stati rovinati dal consumismo.  
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