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9 luglio 2026

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Paolo Robaldo, dal festival di Chambery a Cuneo

05 novembre 2023

Cuneo

Paolo Robaldo Cuneo - Paolo Robaldo è il titolare della libreria “L’Ippogrifo” di Cuneo e ha partecipato, sin dalle origini, all’ideazione e alla realizzazione di Scrittorincttà, collaborando con Mario Cordero, Alessandro Barbero e molti altri appassionati del mondo della cultura e della lettura. Dalla Francia, se pur con numerose difficoltà, il progetto di una manifestazione del libro è approdato a Cuneo per contagiare, come un virus, le persone all’amore per la lettura e renderle in grado di ragionare con la propria mente.  A novembre, Scrittorincittà tornerà a Cuneo, festeggiando i suoi 25 anni. Com’è nato questo Festival letterario? Nel 1998, Mario Cordero era funzionario alla cultura e aveva proposto un progetto, Scrittorincittà,  su modello di un festival francese presente un piccola città francese, simile a Cuneo,  in cui si recavano numerosi autori, provenienti da Parigi, per presentare i propri libri. Così, Mario Cordero, il docente universitario Alessandro Barbero ed io provammo ad  importare quel tipo di festival, a Cuneo, ma non fu facile adattarlo alle abitudini che abbiamo qui: in Francia, ci sono molti scrittori di professione, mentre da noi sono pochi e, per lo più, si tratta di giornalisti e di docenti che, in parallelo, scrivono; inoltre, noi abbiamo poco a cuore l’aspetto commerciale del libro, mentre gli autori francesi hanno un rapporto diretto con il loro pubblico, a volte, presentando e vendendo i libri personalmente, uno ad uno. Tuttavia, in Italia e a Cuneo, un modello simile non è pensabile. Nel tempo, l’impianto organizzativo di Scrittorincittà è cambiato e, da due anni, la libreria è collocata nella zona della Provincia dove prima c’era il bar: così, è più funzionale per la vendita. Durante la pandemia, Scrittorincittà è stato solo online e l’impatto del Coronavirus si è avvertito: è vero che abbiamo potuto ascoltare persone geograficamente lontane, ma questa settimana di incontri è una festa, basata sull’iterazione tra le persone e, se di mezzo c’è una videocamera che filtra la comunicazione, si ha una conferenza e non più un dialogo con l’autore ed il proprio vicino. Infatti, a pandemia rientrata, nonostante il costo ridotto, le videoconferenze sono pressoché scomparse. Per lei, che cosa significa il tema “Argento vivo”? Ci sono delle edizioni che l’hanno particolarmente colpita? Il nome scelto per questa edizione indica l’entusiasmo che si prova nel vivere tutti insieme le esperienze, nello scambiarsi opinioni, partecipando a temi ampi e generali. “Argento vivo” è un titolo volutamente generico ed è pensato per gli adulti e per i ragazzi. Scrittorincittà investe molto sui ragazzi, perché sono gli adulti di domani e agire su di loro, dando il buon esempio, è fondamentale. Quest’anno sono in programma oltre 200 incontri e potrà sembrare difficile orientarsi, soprattutto considerando che si terranno in una settimana, ma penso che ognuno troverà il proprio filone di argomenti interessanti. Personalmente, ho apprezzato sempre tutte le edizioni di Scrittorincittà ma, forse, le prime avevano una marcia in più: erano innovative, in Italia prima di analogo non c’era nulla di simile, e, nonostante Cuneo sia una semplice città di provincia rispetto alla grande Milano, il festival si è esteso, è noto nel mondo dell’editoria e ha un pubblico attento.  Negli anni, ci sono stati momenti durante il festival che l’hanno fatta riflettere come libraio e come persona?  In ogni edizione, sono presenti questi momenti. A volte, ho potuto seguire solo sommariamente gli incontri letterari, ma ognuno di essi fa riflettere ed è questa l’essenza di Scrittorincittà: lasciarsi coinvolgere e partecipare in maniera più attiva rispetto al mero programma televisivo.  Lo scrittore Daniel Pennac ha indicato i celebri “Dieci diritti del lettore”. Lei li condivide e, eventualmente, a quali si appella più spesso? Le proposte di lettura devono essere ampie, libere e democratiche: davanti al manuale che segue una determinata corrente politica è necessario ce ne sia un altro che faccia da contraltare. Poi, nella narrativa e nella saggistica, si sceglie un libro pesando incontri e i propri gusti ma, se non è così, bisogna avere il diritto di interromperlo: questo è il sale della democrazia. La lettura stimola le idee, ci permette di andare contro il pensiero unico e le semplificazioni e per ciò, a scuola, i docenti fanno bene a imporre letture diverse e aggiuntive al manuale di base: leggere è fondamentale per pensare con la propria testa, perché ci rende padroni di strumenti utili a compiere scelte importanti. Non è importante come si legge, se in libreria o in biblioteca o su un tablet, ma bisogna leggere per diventare uomini e donne responsabili.
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