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17 luglio 2026

economia

Dall’Euro in carta e moneta all’Euro digitale, un cambiamento epocale

29 ottobre 2023

Cuneo

Banconote di euro È di questi giorni la notizia che la Banca Centrale Europea ha deciso di avviare la seconda fase in vista dell’adozione dell’euro digitale. Conclusa la prima fase istruttoria, di analisi e studio, è stata, infatti, intrapresa quella preparatoria, della durata prevista di due anni e che dovrebbe portare, nell’arco complessivo di quattro o cinque anni, all’affiancamento di un euro dematerializzato all’attuale moneta in circolazione. Si tratta di una notizia che non ha sorpreso gli addetti ai lavori, che si attendevano che le autorità monetarie comunitarie decidessero di procedere speditamente in questa direzione. Le ragioni del percorso intrapreso e portato avanti stanno nella sempre maggiore diffusione di strumenti di pagamento elettronici alternativi al contante e nella necessità di non lasciare una parte così importante della circolazione monetaria al controllo di circuiti privati (a maggior ragione se extra-UE, come VISA e Mastercard). Le comunicazioni della BCE stanno spiegando che l’euro digitale sarà un mezzo di pagamento elettronico accessibile gratuitamente, sicuro e presidiato da adeguate garanzie di riservatezza. Gli importi in euro digitali saranno memorizzati in un portafoglio elettronico, che gli utenti potranno ottenere presso la propria banca o un intermediario pubblico. Con questo strumento sarà possibile effettuare tutti i normali pagamenti elettronici e dunque pagare presso un esercizio commerciale fisico o una Pubblica Amministrazione, oppure effettuare acquisti online o inviare denaro a un’altra persona. In ogni caso, ha comunicato la BCE, la decisione definitiva sull’emissione di un euro digitale verrà adottata solamente in un momento successivo e in seguito alle necessarie integrazioni del quadro normativo comunitario. La svolta è di quelle significative, probabilmente storiche, per ciò che riguarda la politica monetaria, ma non rappresenta un evento inatteso: un’economia sempre più digitalizzata richiede strumenti digitali e l’ingresso dell’operatore istituzionale comunitario in questo settore non può che essere visto con soddisfazione. Ciò detto, non bisogna cadere nell’errore di ridurre un passaggio di questo tipo a puro fatto di tipo tecnico. Il rapporto con il denaro, con la ricchezza e con i processi economici, infatti, coinvolge anche i comportamenti di spesa, la propensione al risparmio, la programmazione finanziaria e il modo di pensare la ricchezza stessa. Basti pensare alla percezione della spesa. Vedere le banconote uscire dal portafoglio produce ben altro effetto rispetto a un semplice click con il mouse di un computer oppure al passaggio di una carta su un terminale di un negozio oppure, ancora, al semplice tocco dello schermo di uno smartphone. La rapidità e la semplicità d’uso dei dispositivi che consentono di spostare somme, anche ingenti, richiede un livello di consapevolezza ancora maggiore di quanto non lo è stato fino ad oggi, poiché la fluidità del processo di pagamento, di per sé, può indurre ad abbassare il livello di attenzione del pagatore. Accanto alle necessarie attività di natura tecnica, quindi, sarebbe quanto mani opportuno e utile che vengano avviate le necessarie iniziative informative e formative dei cittadini, soprattutto di quelli più vulnerabili. La transizione, infatti, coinvolge aspetti anche più delicati di quelli che erano stati toccati ai tempi dell’abbandono della lira per l’euro. In quella circostanza, infatti, le abitudini che dovevano essere adeguate riguardavano il ritorno all’utilizzo di monete di valore non trascurabile, la necessità di acquisire familiarità con le nuove banconote e la corretta valutazione di prezzi, saldi di conti correnti e disponibilità economiche, espressi nella nuova divisa. Oggi, invece, un po’ per tutti, si tratta di passare dallo strumento di pagamento materiale a quello dematerializzato, con un salto che condizionerà processi, spesso, non consapevoli. Sarebbe bello, per una volta tanto, che venisse dato spazio, in qualità di formatori, anche a chi ha già confidenza con gli strumenti digitali e cioè ai giovani. I nostri ragazzi da tempo sono sintonizzati con ciò che è elettronico e digitale e hanno sviluppato una consapevolezza, probabilmente, superiore a quella diffusa tra le persone appartenenti ad altre generazioni. Si tratterebbe di uno scambio formativo intergenerazionale che potrebbe essere fecondo e alimentare quella solidarietà tra le generazioni che rimane, troppo spesso, solo una buona intenzione.  
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