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20 luglio 2026

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I novant’anni di padre Miguel

24 settembre 2023

Cuneo

Don Michelangelo Ramero (Padre Miguel) Padre Michelangelo Ramero (Miguel), missionario a Curitiba (Brasile) dal 1964, è tornato nel paese natio per festeggiare i suoi primi 90 anni. Mercoledì 20 settembre, giorno del suo compleanno, alle 19 ha concelebrato la Messa di ringraziamento nella chiesa di Madonna delle Grazie con il parroco don Paolino e con i sacerdoti missionari don Flavio, don Piero e altri tre confratelli. Padre Michelangelo è nato a Tetto Nuovo (Spinetta) il 20 settembre 1933 in una famiglia composta dai genitori Dalmazzo e Teresa, da cinque fratelli e tre sorelle. Dopo aver frequentato le scuole elementari a Spinetta, le medie e le superiori (teologia e filosofia) nel seminario di Cuneo, viene ordinato sacerdote il 29 giugno 1958 nella chiesa di Spinetta con altri quattro compagni di studio. Collabora come curato per tre anni nella parrocchia di San Benigno e per altri tre in quella di Bernezzo. L’11 febbraio 1964 si imbarca dal porto di Genova insieme a don Bartolomeo Otta, con destinazione il Brasile, come missionario della diocesi di Cuneo nell’ambito del progetto “Fidei donum” di Papa Giovanni XXIII . Il 24 febbraio gli viene assegnata la missione di Cascavel. “Ero andato con il mio confratello per evangelizzare - ha raccontato - ma mi venne subito dato l’incarico di amministratore della nascente cattedrale. In Brasile ogni parrocchia è composta da tante comunità che il missionario riesce a malapena a visitare una volta all’anno. La mia prima visita fu alla comunità di Aparecidinha, sulle rive del fiume Iguazù, dove celebrai la Messa e impartii 120 battesimi a bambini, giovani e adulti. Nel febbraio 1967 venni mandato a Curitiba come formatore di venti studenti di filosofia e teologia. La parrocchia che mi era stata affidata contava 9.000 abitanti; adesso Curitiba conta circa due milioni di persone ed è considerata la città ‘modello’ del Brasile”. Come si vive a Curitiba? “La città si è evoluta: dal 1964 al 1985 la dittatura militare ha obbligato la gente dei campi a trasferirsi in città, ha costruito tante industrie e i contadini sono stati assunti come operai. Sono state istituite scuole professionali per i lavoratori. Ma i salari erano bassi e, siccome non c’era lavoro per tutti, nella periferia si sono create le ‘favelas’ dove la gente ancora oggi vive alla giornata. Nello stato del Paranà (capitale Curitiba) i contadini, con l’aiuto della Chiesa, hanno costituito il movimento “Senza terra”: hanno occupato le terre abbandonate e organizzato un’agricoltura familiare basata sulle cooperative che smerciano i prodotti anche nei grandi centri di distribuzione”. Come è organizzato il sistema socio-sanitario? “Ci sono le “Sus” (sistema unico di salute): in ogni quartiere sono attivi i servizi ambulatoriali a cui la popolazione può accedere gratuitamente, come anche negli ospedali dove i pazienti sono curati e trattati bene. Chi se lo può permettere accede all’assistenza privata”. Qual è il livello di istruzione? “La scuola è obbligatoria dai 6 ai 15 anni. Il 50% della popolazione frequenta la scuola pubblica, e l’altra metà quella privata. Ci sono le scuole professionali e fino ai 16 anni i giovani sono considerati apprendisti operai. Purtroppo la disoccupazione è alta. Chi lavora paga i contributi per raggiungere la pensione (60 anni per le donne e 65 per gli uomini)”. Che tipo di governo c’è in Brasile? Dopo gli anni pesanti del governo Balsonaro (che non nascondeva il suo apprezzamento per la dittatura militare), siamo passati al governo democratico di Luiz Inácio Lula da Silva (al suo terzo mandato) che ha dato impulso a tutti i settori: politico-amministrativo, economico, istruzione, sanità. Quali servizi ha svolto dopo il pensionamento? “Sono andato in pensione nel 1993, a 60 anni. Fino a 75 anni sono rimasto a Curitiba, poi il Vescovo mi ha mandato come missionario all’isola Miele (nell’oceano Atlantico, con un perimetro di 35 chilometri) dove non c’erano sacerdoti. Ho lasciato l’isola nel 2015 con sei comunità ben organizzate. Ora sono ancora vice curato in sei parrocchie: collaboro con il sacerdote, celebro qualche Messa, faccio visita ad anziani e ammalati. Abbiamo organizzato gruppi parrocchiali che portano la chiesa nelle case. L’80% della popolazione è cattolica, ci sono anche 30 comunità di Pentecostali”. Che bilancio può fare della sua vita missionaria? “Guardando indietro ho dovuto superare varie difficoltà. Ringrazio il Signore per i bellissimi anni che mi ha concesso, ricchi di gioie e soddisfazioni per i buoni frutti che ho raccolto dove ho seminato il Vangelo”. Nel 1995 padre Miguel è stato nominato cittadino onorario di Curitiba. Alla domanda di don Paolino “Dove ti senti in casa?” ha risposto: “In Brasile. Qui mi sento fuori casa, ma torno volentieri almeno una volta all’anno per ritrovare i miei parenti e per mantenere il legame con la mia terra di origine”.  Il 2 ottobre don Miguel farà ritorno nella sua missione a Curitiba.       
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