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Marisa e Ricky: la vita in alta montagna, tra mucche e formaggi

26 agosto 2023

Cuneo

Riccardo Isoardo e Marisa Ellena Riccardo Isoardo (Ricky) è nato a Cuneo il 18 luglio 1965 e vive a Castelmagno: “Mio padre si chiamava Magno Isoardo, mia mamma era Maria Viano. Abbiamo sempre vissuto qui a Chiappi, avevano sei mucche e io sono figlio unico”. I suoi giochi da ragazzo? Ci divertivamo con niente, a me piaceva la fionda! Giocavo con la mia cugina Elsa e a Chiappi c’erano allora una decina di famiglie. Le elementari le ho fatte qui a Castelmagno e poi fino alla terza media sono stato nel Convitto di Pradleves: stavo bene, ma pativo un po’ la lontananza da casa (dove tornavo nei fine settimana, per ripartire il lunedì). Come era la vita a Castelmagno, allora? Meglio di adesso, la gente era più buona mentre oggi ci sono troppe cattiverie, invidie e gelosie! Io sognavo di fare il Carabiniere, invece ho poi fatto la guardia giurata per quasi nove anni, da 23 a 32 anni. Viaggiavo da Castelmagno a Moretta, 10 ore di lavoro più due per il viaggio… e avevo anche fuso l’auto! Nel 1997 ho deciso di cambiare vita e dal 1998 mi sono messo a fare l’allevatore, con 4 mucche. Sono arrivato ad averne 18, oggi sono 12, perché il fieno è troppo caro e le spese sono diventate insostenibili. Conosce i suoi animali? Certo, uno per uno! Briciola, il toro Fagiolino, Smeralda, Viky, Bianchina, Luna.. Io le mucche le tratto il meglio possibile, mi alzo tutte le mattine alle 5 per mungerle e lavoro fino all’ora di cena. D’estate le teniamo all’aperto nei prati sotto il Santuario. Le piace il suo lavoro? Sì, però purtoppo c’è troppa burocrazia che ci complica la vita! Le feste per noi non esistono, così come le ferie, perché agli animali sei legato tutti i giorni! Produciamo un formaggio nostrale (tipo Castelmagno) che è molto apprezzato, arrivano per comprarlo anche dall’estero: noi agli animali non diamo mangimi. Per fare un buon formaggio, ci va il latte buono di alta montagna e tanta passione! Mia moglie Marisa mi aiuta a fare i formaggi. La fatica più grande è di certo la sveglia alle 5 del mattino! Poi qui nell’azienda facciamo tutto il resto: la legna, la pulizia delle strade d’inverno quando nevica e tutto quello che è necessario per poter vivere qui a Chiappi. La soddisfazione più grande? Vedere tante persone che ritornano, perché vogliono portarsi a casa il nostro formaggio. Arriva la moglie Marisa Ellena, classe 1971, originaria di Marmora: “Ci siamo conosciuti a casa mia, in valle Maira. Ci siamo sposati il 25 ottobre 1997 nel Santuario di Castelmagno e dopo abbiamo fatto una grande festa, con 200 invitati! Abbiamo due figlie: Noemi (nata il 6 maggio 2000, era da 17 anni che a Chiappi non c’erano stati più neonati!) e Roberta (nata il 31 marzo 2003). Entrambe lavorano in una Locanda di Chiappi, sono molto brave e ci sostengono in tanti modi”.  Che valori avete cercato di trasmettere a loro? L’onestà, il lavoro e la sincerità. Loro continuano a vivere qui a Chiappi e non si lamentano mai. Qui d’estate c’è movimento e c’è molto lavoro da fare, d’inverno invece i ritmi sono più tranquilli. Per permettere a loro di andare a scuola facevamo quattro viaggi con l’auto, ed erano centoquaranta chilometri ogni giorno! È stata dura, e anche impegnativo dal punto di vista economico e con più auto che sono fuse, in quegli anni… Marisa, quali sono le soddisfazioni per lei? Innantitutto il vedere che le nostre figlie sono cresciute bene e stanno bene qui. Saranno loro a decidere poi se vogliono continuare a vivere in alta quota, o scendere in pianura. Lo Stato aiuta la montagna? Ricky: No. E se possono ti complicano ancora di più la vita, che è già difficile, con ripetuti controlli e una burocrazia che è davvero asfissiante! I burocrati e i politici non hanno idea di cosa significa vivere in alta montagna, purtroppo e dei tanti problemi che affrontiamo ogni giorno. Con Marisa abbiamo però imparato a sopportare le tante cose che non vanno e io sono ormai 26 anni che ‘resisto’ qui, ai piedi del Santuario. Ma non abbiamo tante balle per la testa... Come vedete il futuro delle nostre montagne? Non siamo ottimisti. Siamo rimasti in pochi a vivere nelle Terre Alte… E siamo contenti che Roberta e Noemi hanno scelto di fare altri lavori, e non il nostro. Cosa è importante per voi? Innanzitutto le nostre figlie! E la salute. E poi bisogna avere un po’ di soldi che ti permettano di fare il giro. Siamo credenti, ma per pregare Dio non abbiamo bisogno di andare in chiesa. Preghiamo da casa e dai prati, nei diversi momenti della giornata”.
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