L'informazione quotidiana in Cuneo e provincia

7 luglio 2026 | Aggiornato alle 03:20

sport

Chiara Marrale, l’unica donna nell’Iron Bike 2023

05 agosto 2023

Cuneo

Cuneo. Al via dell’Iron Bike, la dura gara a tappe in mountain bike che si è tenuta dal 22 al 29 luglio con partenza da Entracque e traguardo finale a Sauze d'Oulx, c’era un’unica donna ed era una cuneese: Chiara Marrale. Infermiera al reparto di Medicina del Carle di Cuneo, 45 anni, sposata con un figlio di 11 anni, Chiara è abituata a gare difficili e che richiedono preparazioni lunghe e intense, ma di essere l’unica donna al via dell’Iron Bike davvero non se lo aspettava. L'intervista su La Guida in edicola giovedì 10 agosto. La durissima gara per bikers che si svolge nelle Alpi Occidentali e in cui c’è sempre tanta provincia Granda conta 600 km, da percorrersi in 7 tappe, e 27.000 metri di dislivello. Una corsa estrema, che mette a dura prova i corridori. Così è stato anche quest’anno, fin dalla prima tappa, da Entracque al Rifugio Fauniera, di 62 km e quasi 4.000 metri di dislivello. Ancora più dura la frazione del giorno successivo, la più terribile della corsa, dal Rifugio Fauniera a Revello, 118 km e le due salite al Colle della Gardetta e al Monte Bellino. Ancora con partenza nella Granda (Revello) anche la terza tappa, per poi continuare nella provincia di Torino, con arrivo a Prarostino. Poi le tappe Prarostino-Prali, Prali-Roure, Roure-Oulx e il gran finale Oulx-Sauze d’Oulx, ultimi 40 km da percorrere dopo una spettacolare partenza a piedi. Era la prima esperienza all’Iron Bike? “Avevo già provato questa gara cinque anni fa ma purtroppo sul percorso di una delle tappe eravamo stati sorpresi da una bomba d’acqua che mi aveva causato una grave ipotermia e non avevo potuto concludere il percorso. Correrla per intero, concludendo tutte le tappe, era il mio sogno nel cassetto ed esserci riuscita è davvero una grande soddisfazione per me. Sono abituata a pedalare in montagna con il mio gruppo di ciclo alpinismo, con cui faccio molte gite ad alta quota, ma l’Iron Bike rimaneva uno di quei sogni accarezzato ma mai raggiunto”. Chiara ha sempre amato il mondo della montagna, tanto d’estate quanto d’inverno, praticandolo con i suoi sport di stagione. Il ciclo alpinismo unisce due di questi sport, vale a dire il trekking e l’alpinismo con la mtb, e da subito l’ha trovato affascinante ed appagante. In questi anni di attività Chiara di cime ne ha collezionate tante, quasi tutte tra il Piemonte, la Valle d’Aosta e la Francia. La maggior parte comprese tra i 2.000 e i 3.000 metri di quota, ma alcune anche oltre, come Punta Rossa della Grivola (3.630 m) e Punta Tersiva (3.512 m), entrambe valdostane. Sapeva di essere l’unica quota rosa della gara? “Non sapevo di essere l’unica donna iscritta all’Iron di quest’anno, l’ho scoperto arrivata ad Entracque – racconta Chiara -. È stato strano scoprirlo. Da una parte c’è stato un po’ di dispiacere perché la competizione è uno stimolo importante e pensare di non avere nessuno con cui misurarsi mi è spiaciuto. Dall’altra, devo dire che mi sono vissuta la gara con più leggerezza, perché a quel punto l’unico obiettivo era completare i 7 giorni di gara e arrivare alla fine da finisher. Me la sono vissuta in modo serenissimo, perché a quel punto era solo più una gara contro me stessa. Anche se devo dire che un po’ di sana competizione l’ho ritrovata anche con gli uomini e qualcuno sono anche riuscita a mettermelo dietro. Eravamo 67 partenti e mi sono piazzata alla 54ª posizione, quindi meglio di qualche uomo ho fatto”. Qual è la difficoltà maggiore di una gara estrema come questa? “La cosa più difficile è data sicuramente dalle lunghe ore in sella. Ci sono tappe che durano oltre 10 ore e in quel caso il problema è la testa. Se si arriva ad iscriversi ad una gara del genere sicuramente il fisico è molto preparato, ma è la mente che può mollare. Io ero molto preparata fisicamente, venivo da mesi di preparazione mirata, ma non sapevo davvero come avrebbe risposto la testa. E il fisico segue la testa, quindi tutto dipende da quello. Devo dire che non mi è successo: sono rimasta sempre, lucida, calma e motivata, forse proprio perché l’obiettivo mi stava troppo a cuore e la volontà di raggiungerlo era troppo forte in me. Dopo 10 ore di pedalata può risultare difficile trovare ancora le forze per affrontare una salita di 1000 metri di dislivello. Questa è sicuramente la cosa più difficile”. Che ha detto la tua famiglia di questa impresa? “Mio figlio Andrea di 11 anni è stato orgogliosissimo di me. Credo forse questa sia stata la soddisfazione più grande. Aveva vissuto tutta la parte di preparazione, quando mi alzavo per allenarmi di notte, quindi abbiamo condiviso molto. Per lui è stata dura stare lontano da me 7 giorni, ma l’emozione di rivedermi alla fine, e poi sul palco, è stata grande. Mi porterò nel cuore sempre questo suo orgoglio per la sua mamma, la cosa più preziosa”. Cos’è l’Iron Bike? “Qualcosa di unico, non la definirei neanche una gara. È bello sognarla, stupendo prepararla e pazzesco viverla. Tutto portato la limite: le forze, le fatiche, le emozioni. E la condivisione con altre persone ‘folli’ è stupenda, anche se parlano lingue per me incomprensibili. Abbiamo dentro risorse infinite, e all’ Iron Bike ti stupisci di quante sono”.Scrivi qui il contenuto a pagamento