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Padre Marcello Graffino, frate ed esorcista

29 luglio 2023

Cuneo

Padre Marcello Graffino Padre Marcello Graffino (foto di Alma Delfino) È un uomo sorridente, di grande intelligenza e sensibilità, dai modi gentili e fini: padre Marcello Graffino è nato a Tarantasca il 23 settembre 1936, in una famiglia semplice: “I miei erano contadini. Eravamo quattro figli, due morti in tenera età. Avevamo quattro mucche e tre agnelli. Da mangiare per fortuna ce n’era e mio padre riusciva anche a fare il pane bianco!”. Che sognava di fare da bambino? “Non avevo nessuna idea! Ho fatto le Elementari a Tarantasca, davo una mano ai miei per guardare gli animali al pascolo, sono stato ‘affittato’ a Centallo e a Roata Chiusani, mi trattavano bene e mi hanno dato tanti punti di riferimento”. La chiamata come si è manifestata? “Ho avuto la grande fortuna di conoscere padre Ignazio… Lo incontravo di pomeriggio in parrocchia con altri ragazzi, e l’incontro con questo frate mi ha spiazzato! Ed è nato così in me il desiderio di essere come lui”. Il suo percorso? “A 14 anni sono entrato in seminario a Bra per frequentare le Medie e il Ginnasio, poi c’è stato l’anno del noviziato e la mia professione religiosa temporanea a Chivasso. A 23 anni ho fatto la ‘professione solenne’ con l’intenzione di vivere la vita religiosa per tutta la vita, nel convento di Busca e al Monte dei Cappuccini di Torino. Sono stati gli anni in cui ho studiato Teologia”. E poi? “Sono stato ordinato sacerdote nella Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino l’11 febbraio 1963, poi fino al 1977 sono stato viceparroco a Madonna di Campagna di Torino. Quindi ho vissuto a Revello con frate Mario Borello, dove ho fatto una bella esperienza con i giovani che, a distanza di anni, continua ancora con un legame di amicizie belle e profonde! Frate Mario era un uomo di Dio sincero e di cuore, un grande frate capace anche con le sue magnifiche lettere di stare vicino a chi era nel dolore e in difficoltà”. Altre esperienze? “Sono stato nella comunità di Pinerolo fino al 2001, dedicandomi specialmente alla vita interna della comunità dei frati nell’ambito formativo dei postulanti e assistendo i miei fratelli frati anziani e malati. Nel frattempo ero impegnato nell’Opera diocesana pellegrinaggi di Torino e seguivo anche un gruppo molto vivace di Rinnovamento dello Spirito”. E oggi dove si trova, padre Marcello? “Sono dal 2001 nella comunità di Chatillon, in Valle d’Aosta, e sono impegnato nelle Missioni popolari, con gruppi di missionari e missionarie, facendo fraternità con loro ed esercitando una capillare azione di evangelizzazione per scuotere le coscienze della gente, oggi sovente sopite. Nel 2016 ho ricevuto da Papa Francesco il “Mandato di missionario della Misericordia” per confessare situazioni riservate al Papa (in questo momento siamo più di mille confessori ad avere questo mandato). E sono tuttora esorcista nella Diocesi d’Aosta”. È felice di essere Cappuccino? “Sono felice di essere frate e mai ho avuto dubbi sulla scelta fatta! Amo la grande libertà di questa vita e poi nella comunità dei frati non sei solo. Il buon frate è quello che accetta gli altri e che perdona, soprattutto nella vita di comunità”. Come vede la Chiesa di oggi? “È uno po’ stanca e delusa, pur essendoci molte realtà stupende... Papa Francesco è carismatico, magnifico, non si lascia tappare la bocca, non offende mai gli altri ed è un grande esempio che contagia! Il Papa ha nemici, dentro e fuori la Chiesa. E dentro la Chiesa ci sono anche diversi talebani”. Le guerre di oggi? “Fanno piangere e soffrire. Quanta gente soffre in Russia e in Ucraina, ad esempio, per interessi economici, politici, di prestigio! Io provo delusione e sconforto per questo”. Un momento bello della sua vita? “Ce ne sono stati tanti!”. E uno brutto? “Quando nel luglio 1992 è morto mio fratello Luigi, frate come me, che si è tolto la vita. Per me è stato un dramma, per non essere riuscito a capire le sue difficoltà”. La montagna, per lei? “La libertà, l’aria buona e le bellezze del creato. Da contemplare!”. Il Monviso? “Ci sono salito quattro volte! Emozioni indescrivibili, non pensavo che sarei riuscito ad arrivare sulla vetta! Da lassù ho ringraziato Dio e ho pregato con i miei amici di cordata”. I frati oggi sono di meno: che ne pensa? “Siamo in diminuzione. La scelta di donarsi agli altri non interessa e anche la pandemia ha peggiorato la situazione. C’è un grande individualismo diffuso”. La preghiera? “È importante e vivere qui con gli altri frati è come essere in Paradiso”. Dio c’è? “Sì, io ne sono sicuro”. Quando incontra un genitore che ha perso un figlio cosa prova? “È una situazione veramente drammatica e disumana! Arriva gente che ancora piange perché non ha ‘digerito’ il grave lutto. A qualunque età, è un dramma terribile… Io di fronte a queste persone, così provate, soffro, prego, accolgo, ascolto e li accompagno come posso!”. Il demonio esiste? “Sì, c’è e parla attraverso le persone disturbate. Dal 2008 sono esorcista nella Diocesi di Aosta e posso dire che ho riscontrato 17 casi di persone effettivamente indemoniate, in questi anni. È molto faticoso, ma non ho mai avuto paura! Se c’è una persona effettivamente posseduta, voglio sempre due suoi parenti presenti durante la seduta. Poi arrivano altre persone, che sono esaurite, depresse o hanno problemi psichiatrici: li accolgo e facciamo insieme un cammino comunitario, fatto di adorazioni, catechesi, preghiere di liberazione e di guarigione”.
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