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17 luglio 2026

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Un “Piano cave” che amplia a dismisura tutti i poli estrattivi

09 luglio 2023

Cuneo

Bernezzo-Cava-Unicalce Riceviamo e pubblichiamo Lo sapete che verranno ampliati a dismisura tutti i poli estrattivi del territorio cuneese, con milioni di metri quadri in più da Alba a Vicoforte, da Fossano a Bagnolo? E che ci sono cave che raggiungeranno un’estensione dieci volte quella attuale? Se nessuno vi ha informato di questa eventualità e se questa ipotesi non vi piace, sappiate che la colpa è della Regione Piemonte. Infatti, la Giunta Cirio ha adottato il Piano Regionale per le attività estrattive (PRAE), ovvero il cosiddetto “Piano cave”. Si tratta di uno strumento importante - previsto dalla legge regionale 23 del 2016, che detta la disciplina delle attività estrattive - perché serve a stabilire dove si può scavare (cioè identifica bacini e poli estrattivi) e quanto di può scavare (in base ai fabbisogni di mercato). Quella legge, voluta dall’allora Giunta Chiamparino, fu il frutto di un lavoro di mediazione tra i molteplici interessi che hanno a che fare con l’attività estrattiva, che non sono solo quelli delle imprese ma anche il paesaggio, l’ambiente, la salute, l’agricoltura, la tutela delle acque sotterranee come delle aree verdi protette.  Il “Piano cave” predisposto dalla Giunta Cirio, oggetto di confronto con le sole associazioni di categoria del settore estrattivo, tradisce lo spirito della legge regionale, limitandosi a dare il via libera alle imprese e trascurando tutto il resto. Un vero e proprio scempio ambientale e paesaggistico: nei prossimi dieci anni, infatti, si potranno estrarre 300 milioni di metri cubi di terreno, il triplo del decennio precedente.  Si tratta di volumi esorbitanti. Per quanto riguarda gli aggregati per le costruzioni e le infrastrutture (sabbia e ghiaia), saranno autorizzabili ben 101 milioni di metri cubi, a fronte di un fabbisogno calcolato su quanto estratto negli ultimi 10 anni pari a 63 milioni di metri cubi. A cui si devono aggiungere i 95 milioni di metri cubi autorizzati ma non ancora scavati, per un totale complessivo di 196 milioni. Sul fronte pietre ornamentali e materiali industriali, il totale dell’estraibile è pari a 306 milioni di metri cubi, contro un fabbisogno di 96.  Alle critiche delle opposizioni si aggiungono poi le osservazioni contenute nelle 93 pagine della Valutazione ambientale strategica (Vas) dell’assessorato regionale all’Ambiente, che di fatto “boccia” il PRAE.  Tra i casi davvero clamorosi ci sono quelli che riguardano il polo di Caraglio (località Cascina Nuova, Tetto Bianco, Prata, Bernanzini, Tetto Fraschè), dove oggi le attività autorizzate interessano un’estensione di 508mila metri quadri ed è prevista un’area di sviluppo di 1 milione e 327mila metri quadri, e quello di Bernezzo (cava del Cugino), dove agli attuali 385mila metri quadri si aggiungeranno ben 2 milioni e 328mila. E poi Roccavione, località Dormiosa, dove è previsto un aumento di 136mila metri quadri (oggi sono 192mila), e Roaschia (Monfranco, Ciapelaruta, Tabanot), dove la cava triplicherà, infatti agli attuali 432mila si aggiungeranno altri 813mila! Ci sono poi le situazioni di Robilante (Snive Colla Bassa) con 3 milioni e 221mila (oggi sono 792mila), oltre ai 100mila previsti in località Gavota Noisa in aggiunta agli attuali 400mila, di Valdieri (località San Lorenzo) con oltre 1 milione  (oggi sono 268mila) e di Vernante (Tetti Filibert) con 498mila in aggiunta agli attuali 76mila: qui a preoccupare è anche il fatto che ci troviamo in un’area dichiarata di notevole interesse pubblico da un punto di vista paesaggistico (Alpi Marittime) e storico (palazzine di caccia di Valdieri). Ma l’elenco che interessa il territorio cuneese è davvero impressionante: Alba, Fossano, Govone, Cherasco, Bagnolo, Cortemilia, Dogliani, Bagnasco, Scarnafigi, Casalgrasso, Brossasco, Rossana, Villanova di Mondovì, San Michele di Mondovì, Niella Tanaro, Vicoforte, Monastero di Vasco, Pianfei e Frabosa Sottana. Eppure, proprio Alberto Cirio quando era parlamentare europeo si era detto favorevole al blocco della proliferazione delle cave. Cosa gli ha fatto cambiare idea? Cosa può giustificare questi numeri abnormi? Non abbiamo all’orizzonte straordinari investimenti in opere pubbliche e infrastrutture. L’edilizia è orientata al recupero e alle ristrutturazioni più che alla costruzione del nuovo. Cementificazione, dissesto idrogeologico, distruzione del paesaggio e dell’ambiente: è questo il futuro che ci attende. Il “Piano cave” non è per nulla connesso ai bisogni reali dell’economia, si limita ad assecondare i cavatori, cancella qualunque programmazione, passa sopra alle teste dei Sindaci (il cui ruolo viene limitato alla formulazione di un parere in attesa dell’approvazione definitiva del PRAE), trasforma il Piemonte in una groviera. Non solo: i cittadini potranno scoprire che si sta scavando un nuovo bacino estrattivo vicino alle loro abitazioni o che si sta ampliando una cava esistente senza esser stati in alcun modo informati preventivamente.  Nei prossimi mesi il “Piano cave” sarà portato in Consiglio regionale per la discussione e l’approvazione definitiva. C’è ancora tempo e modo per correggere gli errori commessi. La mobilitazione degli abitanti di Druento, nel torinese, dimostra che è possibile: grazie a loro è prevalso il buon senso e il Consiglio regionale ha “stralciato” quella nuova cava dal PRAE.  Tornando alla domanda iniziale: lo sapete che potrebbero ampliare tutte le cave del cuneese? Se non lo sapete e siete preoccupati, è il momento di farvi sentire!  Daniele Valle, vice Presidente del Consiglio regionale del Piemonte Maurizio Marello, Consigliere regionale Pdambiente
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